Film: The Passion of the Christ – Mel Gibson

Film: The Passion of the Christ - Mel Gibson

Recensione di Mario Palmaro

Mel Gibson ci strappa a questa beata tiepidezza intellettualistica e ci costringe a vedere un Dio fatto carne, una carne dilacerata e sanguinante, senza sconti e senza omissioni.

“Mentre davanti ai miei occhi scorrevano le immagini del film che racconta in due ore e sei minuti la passione di Cristo dal Getsemani alla resurrezione, ho subito pensato che quest’opera sarà bersagliata da critiche durissime. Non tanto per le reazioni del mondo ebraico, né per le opposizioni dei non credenti o dei fedeli di altre religioni. Il vero pericolo per Mel Gibson e per il suo film sarà rappresentato (sembra un paradosso) dal mondo cattolico.
Perché c’è una porzione di teologi autorevoli e influenti, d’élite ma tutt’altro che marginali, che non potranno perdonare all’attore-regista australiano di credere così fermamente alla storicità dei Vangeli. Quando i dotti teologi di cui sopra vedranno sullo schermo Pietro che taglia un orecchio a Malco nel tentativo di impedire l’arresto di Gesù, e poi vedranno che Cristo compie un miracolo riattaccando l’orecchio e guarendo completamente lo sconcertato servitore, e quando quegli stessi teologi demitizzanti vedranno la terra tremare dopo la morte di Cristo in croce; beh, la loro sorpresa e il loro sconcerto sarà grande e rumoroso.
Per farsi un’idea basta leggere come in questi giorni una delle agenzie di stampa cattoliche italiane stia trattando il film di Gibson: una pagina intera di giudizi negativi, di critiche dal sapore surreale e un po’ fantasioso. Si obietta a Gibson, nell’ordine, di aver dato troppa importanza al Calvario nella vita di Cristo (sic), di aver ridotto la sua resurrezione a un fatto egoistico e privato (ma nel sepolcro non risulta che ci fosse una platea ad assistere all’evento come in un moderno reality show), e ancora, testuale, che Gesù “ha donato la sua vita e nessuno gliel’ha tolta”.
Perché tanto accanimento? Dove è finito quel mondo cattolico dialogante e pronto a trovare semi preziosi di fede anche in pellicole che offrono un’immagine caricaturale e negativa della Chiesa e della sua fede? Possibile che Pasolini o Fellini siano sdoganati, e il povero Mel Gibson (che fa del suo meglio per far rivivere a milioni di persone le ore più decisive della storia) sia sommerso di critiche senza appello? Purtroppo, il nostro uomo è vittima di un pregiudizio: poiché frequenta ambienti tradizionalisti, è scattato nei suoi confronti un fuoco di sbarramento a prescindere. La sensazione è che non si giudichi tanto la pellicola, ma il suo autore. Alla base di tutto vi è una concezione teologica che ha messo per anni l’accento sul “messaggio”, sulla “parola”, sul “libro”, quasi che “il Verbo si fosse fatto carta”.
Mel Gibson ci strappa a questa beata tiepidezza intellettualistica e ci costringe a vedere un Dio fatto carne, una carne dilacerata e sanguinante, senza sconti e senza omissioni. È un realismo, una crudezza per intenderci, che ritroviamo in certe pellicole che hanno efficacemente descritto la Shoah, e in quel caso nessuno fra i cattolici gridò allo scandalo.”
Mario Palmaro

Fonte: Il Giornale, 6 marzo 2004

Guarda il provino del film:

Approfondimenti

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Interpretare Gesù nel film di Mel Gibson ha distrutto la mia carriera: Hollywood mi ha chiuso le porte in faccia! Mel Gibson mi aveva avvertito, ma non sono pentito, anzi, quella pellicola ha rafforzato la mia fede

«Interpretare Gesù nel film di Mel Gibson La Passione di Cristo ha distrutto la mia carriera, ma non mi pento affatto di avere accettato. Anzi, quell’occasione ha rafforzato la mia fede».

Parole del protagonista della pellicola, Jim Caviezel. Che ha spiegato al Daily Mail: «Gibson mi aveva avvertito che sarebbe stata dura. E già durante le riprese del film sono stato colpito da un fulmine e mi sono slogato una spalla in una scena della crocifissione. Ma non avevo ancora visto il peggio». Secondo Caviezel, dopo l’uscita de La Passione di Cristo e le polemiche che hanno accompagnato la pellicola, «sempre più persone a Hollywood mi hanno chiuso le porte, lasciandomi fuori. Così, piano piano, mi sono trovato ai margini del cinema. Ero consapevole del fatto che questo sarebbe potuto accadere e non mi pento della scelta che ho fatto. Come cattolico e come attore».

Caviezel, che ha recitato in film come Il conte di Montecristo, Angel Eyes e La sottile linea rossa prima de La Passione di Cristo era una delle stelle nascenti di Hollywood.

«Tutto è cambiato nel 2004, quando molti mass media mi hanno attaccato per avere partecipato al film e la potente Jewish Anti-Defamation League mi ha bollato come anti-semita per avere accettato la parte in una pellicola forte. Gibson mi aveva avvertito anche di questo».

A proposito delle recenti traversie legali e personali di Mel Gibson, Jim Caviezel ha detto che «si tratta di un terribile peccatore, ma proprio perché tale più che delle nostre opinioni sui suoi comportamenti ha bisogno delle nostre preghiere». Poi l’attore corre ad un ricordo molto forte della sua vita: «L’incontro con Giovanni Paolo II nel marzo del 2004: mi ha ricevuto con la mia famiglia in udienza e abbiamo parlato per alcuni minuti.

Quell’esperienza mi ha fatto sentire letteralmente come nelle braccia di Dio. E ha ulteriormente rafforzato la mia fede».

Andrea Alfieri

Fonte: Avvenire, 6/05/2011

web melgibson

Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta

COSA L’HA SPINTA HA REALIZZARE QUESTO PROGETTO?

L’idea si è delineata gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 12 anni da quando, verso i 35 anni, ho cominciato ad indagare sulle radici della mia fede. Ho sempre creduto in Dio, alla sua esistenza, e sono stato educato a credere in un certo modo. Ma verso i 30 anni stavo andando alla deriva e altre cose avevano preso il primo posto. A quel punto mi sono reso conto che avevo bisogno di qualcosa di più se volevo salvarmi. Sentii l’esigenza di fare una ricerca più approfondita del Vangelo, di ricostruire l’intera storia… E’ stato lì che l’idea ha cominciato a sfiorare la mia mente. Ho cominciato a vederla realisticamente, a ricrearla nella mia mente in modo che avesse un senso per me, così da esserne coinvolto. Questo è ciò che voglio portare sullo schermo.

SONO STATI FATTI GIÀ TANTI FILM SULLA VITA DI CRISTO. PERCHÉ FARNE UN ALTRO?

Non credo che gli altri film abbiano colto la forza reale di questa storia. Voglio dire, ne avete mai visto qualcuno? O sono approssimativi nella storia, o hanno pessime colonne sonore… Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta. È come viaggiare indietro nel tempo e vedere gli eventi svolgersi esattamente come si sono svolti.

COME FA AD ESSERE SICURO CHE LA SUA VERSIONE SIA COSÌ PRECISA?

Abbiamo fatto una ricerca. Racconto la storia così come la racconta la Bibbia. Credo che la storia, così come è realmente avvenuta, parli da sola. Il Vangelo è una sceneggiatura completa e questo è ciò che filmeremo.

SEMBRA UNA SVOLTA RISPETTO ALLE SOLITE PRODUZIONI DI MEL GIBSON. LA SUA SPECIALITÀ È L’AZIONE, L’AVVENTURA, LA STORIA D’AMORE. PERCHÉ HA DECISO DI FARE UN FILM RELIGIOSO?

Faccio quello che ho sempre fatto: raccontare storie. Credo che siano importanti nel linguaggio che parlo meglio: il cinema. Sono convinto che le storie più grandi siano storie di eroi. Le persone aspirano a qualcosa di superiore e indirettamente, attraverso l’eroismo, elevano in questo modo il loro spirito.

Non esiste storia di eroismo più grande di questa, sull’amore più grande che si possa avere, cioè donare la propria vita per qualcuno. La Passione è la più grande storia di avventure di tutti i tempi. Credo che sia la storia d’amore più grande di tutti i tempi; Dio che si fa uomo e gli uomini che lo uccidono, se non è azione questa, niente lo è.

CHI VORRÀ VEDERE UN FILM COME QUESTO?

Credo che interessi tutti. La vicenda ha ispirato l’arte, la cultura, il comportamento, i governi, i regni, i paesi… ha influenzato il mondo più di quanto si possa immaginare. E’ un evento cardine nella storia che ci ha resi ciò che oggi siamo. Credenti e non credenti, tutti ne siamo stati influenzati.

Così tante persone sono alla ricerca del significato della vita e si fanno molte domande. Verranno cercando delle risposte, qualcuno le troverà, qualcun’altro no.

ALLORA QUESTO FILM NON È SOLO PER I CRISTIANI?

“Ghandi” è stato in cima alle classifiche dei film più noleggiati, ma non era un film solo per gli induisti. Questo film è per tutti, per credenti e non credenti, Gesù Cristo è senza dubbio una delle figure storiche più importanti di tutti i tempi. Provi a citare una persona che ha avuto un impatto più grande sul corso della storia…

MA SE QUESTO FILM MIRA A FAR RIVIVERE IL VANGELO, NON RISULTERÀ OFFENSIVO PER I NON CRISTIANI?

PER ESEMPIO, IL RUOLO AVUTO DALLE AUTORITÀ EBRAICHE NELLA MORTE DI GESÙ. SE LEI DESCRIVE QUESTO NON RISCHIA DI ESSERE OFFENSIVO?

Questa non è una storia di ebrei contro cristiani. Gesù stesso era un ebreo, sua madre era un’ebrea e così lo erano i 12 apostoli. È la verità che, come dice la Bibbia, “È venuto tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”; non posso nasconderlo.

Ma questo non significa che i peccati del passato fossero peggiori dei peccati del presente. Cristo ha pagato il prezzo per tutti i nostri peccati. La lotta tra bene e male e l’immenso potere dell’amore vengono prima della razza e della cultura. Questo film è sulla fede, sulla speranza, sull’amore e il perdono. Queste sono cose di cui il mondo potrebbe fare maggior uso, specialmente di questi tempi. Questo film vuole infondere speranza, non offendere.

ALCUNE PERSONE PENSERANNO COMUNQUE CHE LEI VUOLE IMPORRE IL SUO CREDO AGLI ALTRI. NON È COSÌ?

Non ho inventato questa storia. L’unica cosa che io ho fatto è stata quella di crederci. È qualcosa che succede dentro di te e poi necessariamente si manifesta all’esterno. Io sto solo cercando di raccontarlo nel miglior modo possibile, meglio di quanto sia stato fatto finora. Quando hai a che fare con una storia realmente accaduta, è responsabilità del regista renderla il più accurata possibile. Chi ha una mentalità aperta la apprezzerà per quello che è.

E LE SCENE DI VIOLENZA? IL PUBBLICO NON CONSIDERERÀ INOPPORTUNE QUELLE PIÙ REALISTICHE?

Per qualcuno sarà così, ma, dico io, questo è il modo in cui si sono verificati i fatti. Non c’è violenza gratuita in questo film. Non credo comunque che sia adatto ai minori di 12 anni a meno che non si tratti di un bambino molto maturo. E’ un film abbastanza forte.

Penso che siamo stati abituati a vedere delle crocifissioni all’acqua di rose e ci siamo dimenticati di quello che realmente avveniva. Sappiamo che Gesù è stato flagellato, che ha portato la sua croce, che gli sono stati messi dei chiodi alle mani e ai piedi, ma raramente ci soffermiamo a pensare cosa questo realmente significhi.

Crescendo non mi sono reso conto di ciò che questo ha comportato per Cristo. Non mi sono reso conto di quanto deve essere stato duro. L’orrore di ciò che Gesù ha sofferto per la nostra redenzione non mi coinvolgeva realmente. Comprendere quello per cui è dovuto passare, anche solo ad un livello umano, mi fa sentire non solo compassione, ma anche in debito: desidero ripagarlo per l’immensità del suo sacrificio.

CHE DIRE DELLA BARRIERA LINGUISTICA? LEI STA GIRANDO IN DUE LINGUE ORMAI MORTE – LATINO E ARAMAICO? E NON HA INTENZIONE DI USARE I SOTTOTITOLI. NON SARÀ UN IMPEDIMENTO?

Le pitture di Caravaggio non hanno i sottotitoli, ma la gente comprende il messaggio. Lo “Schiaccianoci” non ha i sottotitoli, ma la gente comprende il messaggio. Sono convinto che l’immagine supererà la barriera linguistica. È ciò che spero.

Ciò che mi interessa è di rendere la storia più realistica possibile. C’è qualcosa di sorprendente nel vedere un film nel linguaggio originale. La realtà esce allo scoperto e ti prende, c’è un coinvolgimento completo. So che stiamo solo ricreando, ma facciamo del nostro meglio affinché lo spettatore abbia la sensazione come di essere realmente presente.

E credo che sia piuttosto controproducente dire alcune di queste cose usando una lingua moderna.

Succede come quando tu senti dire “essere o non essere” e ti viene istintivo rispondere fra te e te “questo è il problema”. Ma se tu senti pronunciare le parole come sono state pronunciate all’epoca, rimani sorpreso. Vedo che questo succede quando lavoriamo. Vedi le cose più chiaramente durante la recitazione, nelle sfumature dei personaggi, nel movimento della cinepresa – è il movimento, è la scelta dei tempi, è tutto questo. All’improvviso tutto mi appare molto chiaro. E’ in quel momento che comincio a girare.

QUANDO AVRÀ CONCLUSO QUESTO PROGETTO SARÀ UNA DELUSIONE PER LEI TORNARE A SOGGETTI MENO SUBLIMI?

No, sarà un sollievo fare qualcosa di più leggero considerato che in questo progetto sento un forte carico di responsabilità. Spero solo di poter rendere giustizia alla storia. Non si può piacere a tutti, ma, lo ripeto, non è questo il mio scopo.

Fonte: Zenit

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