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Le apparizioni della Madonna “della Medaglia Miracolosa” a Rue du Bac (Parigi)

Le apparizioni della Madonna "della Medaglia Miracolosa" a Rue du Bac (Parigi)

Le apparizioni a S. Caterina Labourè e l’origine della Medaglia Miracolosa

Da Giugno a Dicembre del 1830 Suor Catherine Labouré (Fain-lès-Moutiers, 2 maggio 1806 – Parigi, 31 dicembre 1876), allora giovane novizia delle Figlie della Carità di S. Vincenzo de Paoli, ricevette l’immensa grazia di intrattenersi per ben tre volte con la Vergine presso la cappella della Casa di Rue du Bac 140 a Parigi. Leggiamo il racconto delle apparizioni dal diario di S. Caterina.

La prima apparizione

“Venuta la festa di S.Vincenzo (19 luglio) la buona Madre Marta (la direttrice delle novizie) ci fece alla vigilia un’istruzione sulla devozione dovuta ai Santi e specialmente sulla devozione alla Madonna. Questo mi accese sì gran desiderio di vedere la SS. Vergine, che andai a letto col pensiero di vedere in quella stessa notte la mia buona Madre Celeste […].”

“Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: «Suor Labouré! Suor Labouré!» Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: «Venite in cappella; la Madonna vi aspetta».  […] Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. […] Finalmente giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: «Ecco la Madonna, eccola!»”.

“Sentii un rumore come il fruscio di vesti di seta venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di S. Giuseppe, e vidi la S.Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la SS. Vergine, ma tutta simile a Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso. Io ero incerta se si trattasse della Madonna. Ma il fanciullino che era lì mi disse «Ecco la Madonna!». Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Madonna. Quel fanciullino mi parlò allora non più con voce di bambino, ma d’uomo alto e robusto; e disse parole forti. Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria… Fu quello il momento più dolce della mia vita”.

“Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire; m’insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che colà io avrei ricevuto tutti i conforti a me necessari”.

Nel lungo colloquio che segue Caterina riceve l’annuncio di una missione e la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto il 2 Febbraio 1840.

La seconda e la terza apparizione

Nel settembre 1830 ha luogo la seconda apparizione e infine la terza, la più importante, il 27 novembre 1830. È questa la data che viene assunta come ricorrenza della memoria di tale ciclo di apparizioni.

Suor Caterina si trova in meditazione, nella cappella, quando le appare dunque la Madonna, che la veggente stessa descrive così: «Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco aurora… Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà. (In seguito Caterina dirà di aver visto anche un serpente di colore verdastro e chiazzato di giallo, sotto i piedi della Vergine, simbolo di quella inimicizia originaria di cui parla la Genesi, al cap. 3, laddove si dice della Donna che schiaccia la testa del serpente che le insidia il calcagno: proprio questa immagine si ripropone agli occhi di Caterina Labourè, che prosegue nella descrizione della Vergine Maria…). Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse mandavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi… Alcune pietre preziose non mandavano raggi… “Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi’ mi disse la Vergine».

«Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole “Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona”… E la Vergine Santissima aggiunse ”Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano”. In quel momento… ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro piuttosto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (che sta per Maria, NdR) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (che sta per “Iesus”, NdR) . Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine, l’altro trapassato da una spada. Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione».

 

La quarta apparizione

Nel dicembre 1830 ha luogo la quarta e ultima apparizione. Caterina si trova ancora nella cappella, durante la preghiera, e, dopo aver sentito un fruscio familiare, ecco apparire la Vergine Maria, ancora una volta nell’ambito della immagine della Medaglia Miracolosa già vista il 27 novembre precedente. Indicando i raggi che escono dalle sue mani, la Madonna dice alla veggente: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più». Si chiudono così le apparizioni a Caterina, la quale riferisce l’accaduto al proprio confessore, il Padre Aladel, che però intima alla religiosa di non pensare a queste cose. La reazione negativa è simile alla chiusura che, inizialmente, manifestano pure i suoi superiori dinnanzi alla richiesta di far coniare la Medaglia Miracolosa. Soltanto due anni dopo, grazie all’autorizzazione dell’arcivescovo di Parigi, mons. De Quelen, si procede a coniare i primi 1.500 esemplari della medaglia. È il 30 giugno 1832. Le grazie ottenute sono fin da subito così numerose – soprattutto tra i malati di colera in seguito all’epidemia che ha colpito Parigi dal febbraio 1832 – che immediatamente si indica la Medaglia come “Miracolosa” e come tale la conosciamo ancora noi oggi.

Nel 1836 viene soddisfatta un’altra richiesta avanzata dalla Madonna nel corso delle apparizioni, tramite la fondazione dell’Associazione delle Figlie di Maria Immacolata. Tra le conversioni che vennero miracolosamente operare in virtù di questa medaglia miracolosa, non possiamo non citare quella dell’ebreo Alphonse de Ratisbonne (1812-1884), avvocato e banchiere. Di animo intriso di sentimenti di profonda ostilità al cristianesimo, si trovava a Roma nel 1842 per motivi di salute. Recatosi in visita presso la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, ebbe una visione della Madonna così come essa appare sulla medaglia fatta coniare da Santa Caterina. Profondamente impressionato da quanto accaduto, Ratisbonne si convertì e nel 1847 fu ordinato sacerdote, dapprima come gesuita e poi come membro dei “Sacerdoti di Nostra Signora di Sion”, congregazione di cui fondò una sede in Palestina.

Verso la fine del 1876 S. Caterina predisse la sua prossima morte che avvenne il 31 dicembre dello stesso anno. Introdotta la Causa per la sua Beatificazione e Canonizzazione nell’anno 1907, fu beatificata il 28 maggio 1933 da Pio XI e canonizzata il 27 luglio 1947 da Pio XII.

Il significato dei simboli sulla medaglia

Medaglia Miracolosadi Diego Manetti

Sul fronte della Medaglia campeggia la scritta “O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te”. Questa scritta ha il valore di una profezia, poiché alcuni anni dopo, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamerà il dogma della Immacolata Concezione, riconoscendo come Maria, per una singolarissima grazia, abbia ottenuto il privilegio, in vista di essere strumento dell’Incarnazione di Dio, di essere senza peccato fin dal suo concepimento. Dopo quattro anni dalla proclamazione del dogma, nel 1858, la Madonna si presenterà a Bernadette proprio come “Immacolata Concezione”.

Maria è senza peccato perché così può degnamente ricevere il Figlio di Dio e accogliere nel suo grembo il Verbo, il Cristo. Ma proprio in virtù di questa sua immacolatezza Maria è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano nella lotta contro il demonio. In quanto Immacolato, il cuore della Madonna non è lambito in alcun modo dal veleno del Serpente antico, cioè dalla seduzione del peccato con la quale il diavolo cerca di distruggere l’amicizia che lega un’anima a Dio Padre.

Questo ruolo di Maria è proprio evidenziato dal fatto che la Madonna si erga in piedi su un emisfero circondato dalle spire del serpente. Perché Maria è in piedi sul mondo? Perché Lei è la Regina, chiamata a vincere, nel nome di Suo Figlio Gesù, le potenze delle Tenebre, divenendo così Corredentrice, secondo quanto in particolare la Vergine ha rivelato a Ida Peerdeman nelle apparizioni della “Signora di tutti i popoli” avvenute ad Amsterdam dal 1945 al 1959 (approvate dalla Chiesa). Le braccia aperte della Vergine e i raggi che fuoriescono dalle mani della Madonna dicono che la Madonna vince il demonio elargendo le grazie che Ella ottiene da Dio, intercedendo presso il Padre in favore di quanti a Lei ricorrono con fiducia e devozione. Il demonio viene sconfitto nel cuore di ogni uomo attraverso la scelta, individuale e responsabile, che avviene nel profondo dell’animo di ogni persona. Come a dire: Gesù ha già sconfitto il diavolo, una volta per sempre, ma ognuno di noi è chiamato a fare sua questa vittoria, e ciò è possibile in virtù delle grazie che Maria stessa ci ottiene, quale Celeste Mediatrice presso il Padre.

Sul retro della medaglia sta una Croce, appoggiata sulla “I” di “Iesus” che sormonta la “M” di “Maria”. La Croce è il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e quindi sul demonio, a causa del quale la morte è entrata nel mondo, come ricorda la Sacra Scrittura. La Croce è la via per vincere il diavolo, il peccato e la morte, dunque, e questa Croce “poggia” su Gesù perché sulla sua morte e resurrezione si fonda la possibilità, per ognuno di noi, di partecipare della sua vittoria e guadagnare la Gloria del Cielo. Ma questa vittoria di Gesù nella croce a sua volta “poggia” sulla “M” di Maria, come a dire che la Madonna è lo strumento di cui Gesù si serve per realizzare la sua vittoria.

A questo proposito S. Luigi Maria Grignion de Montfort dice nel suo bellissimo “Trattato della vera devozione a Maria”: come Gesù è venuto al mondo la prima volta attraverso Maria, così Egli deve tornarvi la seconda ancora per mezzo della Madonna. È proprio così dunque: Maria prepara la strada per il ritorno di Cristo. Ecco perché la Madonna è così presente in questi ultimi tempi, per guidare l’umanità confusa e sofferente ad affrontare il tempo della prova restando saldi nella fede. E’ una vittoria che si gioca nel cuore, nell’intimo di ognuno. Perché di un combattimento spirituale si tratta. Ed ecco dunque i due cuori attraverso i quali questa vittoria sul Male si è realizzata, una volta per tutte, e può realizzarsi ogni giorno, per ogni uomo: il Cuore di Gesù, circondato di spine che ricordano la corona che il Crocefisso ha amato ricevere in nostro favore, e il Cuore di Maria, trapassato da quella spada che il vecchio Simeone aveva predetto accogliendo la Vergine al tempio (Lc 2, 35), simbolo di quei dolori che la Madonna ha saputo accogliere nel Suo Cuore in favore di ognuno di noi, rispondendo in pieno abbandono e illimitato amore a quell’incarico che Gesù le ha assegnato affidandole l’umanità intera, dalla Croce, quand’Ella era ai suoi piedi, insieme a Giovanni (Gv 19, 25-27). I due cuori sono circondati da dodici stelle, che richiamano le dodici stelle che ornano il capo della Donna vestita di Sole di cui parla l’Apocalisse al cap. 12, e che rappresentano i dodici apostoli, cioè la Chiesa, intendendo che l’intera Chiesa di Dio è chiamata a seguire l’invito della Madonna, associandosi alla missione salvifica di Cristo, unendo ogni fedele il proprio cuore ai cuori di Gesù e di Maria.

La conversione di Alphonse Marie Ratisbonne

La storia della Chiesa è piena di conversioni, ma alcune sono più imprevedibili di altre. Così si può dire della conversione dell’avvocato Alphonse Marie Ratisbonne, di famiglia ebrea, ateo, scettico, cinico e fortemente anticlericale, trascorse la vita nell’ozio e nei piaceri ma in pochissimi istanti e attraverso esperienze apparentemente casuali abbandonò tutta la sua vita passata per dedicarsi a ciò che per tutta la vita aveva odiato: Dio e la Chiesa.

Partiamo dall’inizio di questa imprevedibile storia: siamo nel 1839, Alphonse ha 27 anni, è laureato in giurisprudenza e già avviato alla carriera di banchiere. E’ fidanzato con Flore, sua cugina, e i due vorrebbero sposarsi rapidamente. La fidanzata però, è ancora in età minore, e gli anziani di famiglia, per guadagnar tempo, decidono di far allonta­nare Alphonse da Strasburgo con un lungo viaggio turistico, ovun­que gli sia gradito. Egli decide per l’Oriente, attraverso la Costa Azzurra, l’Italia, Malta e l’Egeo. Costantinopoli sarà la meta conclusiva.

In questi momenti gli torna alla mente suo fratello, Theodore. Non lo sente da molti anni, infatti Theodore si è fatto sacerdote cattolico! Che ironia! Alphonse non poteva sopportare la scelta del fratello, perciò aveva troncato i rapporti con lui. Ma a sua insaputa, il fratello sacerdote lo affidava tutti i giorni all’Immacolata Concezione, affinché potesse cambiar vita (e pensare che il dogma dell’Immacolata verrà proclamato solo anni dopo!).

Come tappa del suo lungo viaggio Alphonse giunse il 5 gennaio a Roma, dove constatò con dolore le condizioni degli ebrei nel ghetto. Nella Città Eterna incontrò fortuitamente un suo vecchio compagno di scuola di Strasburgo, Gustavo de Bussières, protestante pietista. Con gioia rinnovarono la loro amicizia e proseguirono insieme la visita alla città. Gustavo propose a Ratisbonne anche una visita al fratello, barone Teodoro.

Alphonse non voleva accettare quest’ultimo invito, anzitut­to perché il barone si era convertito al cattolicesimo ed era un neo­fito oltremodo fervente e poi perché si era fatto amico di suo fratello sacerdote. Tuttavia non poté esimersi, pur adducendo impegni da assolvere e protestando che doveva ritorna­re a Napoli, come aveva promesso agli amici, per ripartire il giorno 20 gennaio per Malta.

Alla fine decise di recarsi alla casa del barone il 15 gennaio, semplicemente per presentare un biglietto di scuse e andarsene via. Contrariamente ai suoi piani, però, il domestico che gli aprì la porta, non comprendendo una parola di francese, lo annunciò e lo intro­dusse subito nel salotto.

Alphonse fu accolto con gentilezza e con gioia dalla famiglia de Bussières. Era presente anche un altro ospite, il Conte De Caroli.

Dopo i primi convenevoli, la conversazione fu portata sul pia­no religioso. Alphonse fu letteralmente assalito, ma si difese, contrattaccando e formulando giudizi sarcastici contro il Catto­licesimo ed il governo papale, che lasciava gli ebrei di Roma nella miseria e nel degrado. Poi vomitò veleno e bestemmie contro la Religione Cattolica, come fosse la superstizione più grande e deleteria, non badando che erano presenti anche le bambine del barone. Protestò di essere nato ebreo e di voler morire ebreo, e terminò esclamando seccamente che era tempo perso volerlo convertire, perché sarebbero stati necessari due miracoli: uno per persuaderlo del suo errore e un altro per muoverlo.

A questo punto Teodoro de Bussières intervenne, cercando di smorzare il tono della conversazione e facendo una proposta:

– Giacché lei detesta la superstizione – disse il barone -, e professa dottrine tanto liberali e poiché è uno spirito forte e cosi illuminato, avrebbe il coraggio di sottoporsi ad una prova molto innocente?

– Quale prova?

– Sarebbe di portare su di sè un oggetto che ora le darò. Eccolo; è una medaglia della Santa Vergine. Le par cosa proprio ridicola, non è vero? Ma in quanto a me, io dò molto valore a questa medaglia.

“La proposta” – afferma il Ratisbonne nel suo racconto -, “mi stupì per la sua puerile singolarità. Non mi aspettavo di cadere in una simile facezia. Il mio primo impulso fu di ridere stringendomi nelle spalle, ma poi mi venne in mente che quella scena poteva divenire un delizioso capitolo delle mie impressioni di viaggio e consentii a prendere la meda­glia, come una prova autentica che avrei offerto alla mia fidanzata.

Detto fatto: mi si mette la medaglia al collo non senza sforzo, per­ché il cordone era troppo corto e la testa non vi passava. Infine, tira tira, avevo la medaglia sul petto ed esclamai con uno scoppio di risa:  – Ah! eccomi cattolico, apostolico, romano!”.

Non era ancor tutto finito. Il de Bussières, “santa­mente importuno”, volle anche che l’amico accettasse, prima di andarsene, copia della preghiera di S. Bernardo alla Vergine, il Memorare, in versione francese.

Secondo la “Relazione autentica” del barone, il Ratisbonne uscendo mormorò tra se: “Ecco un individuo originale e molto indi­screto! Vorrei vedere che cosa direbbe, se io lo tormentassi per fargli reci­tare una preghiera ebraica!”.

Tuttavia, giunto in albergo, Alphonse lesse più volte la preghie­ra, non trovandovi nulla di straordinario, e la imparò quasi a memoria.

Lo stesso Ratisbonne nella deposizione del 18 febbraio 1842, affermò: “Fino a 23 anni sono vissuto senza alcuna religione, perfino senza credere in Dio… Ho sempre riso delle apparizioni e ho sempre rifiutato di credere ai miracoli”. Era quindi ben lontano dal pensare che proprio lui avrebbe dovuto farne esperienza, nei pochi giorni che aveva deciso di passare ancora a Roma.

Il 20 gennaio andò ad accomiatarsi dal barone Teodoro de Bus­sieres. Lo trovò per strada in carrozza. Il barone lo fece salire e lo pregò di accompagnarlo un momento alla vicina chiesa di Sant’An­drea delle Fratte, per predisporre i funerali di un amico, il Conte Augusto La Ferronay, deceduto improvvisamente il giorno 17.

Erano ormai le 12,45, quando il superiore, P Giuseppe Manti­neo, fu avvertito dal sacrestano che il de Bussières voleva parlargli. L’assenza di Teodoro non durò più di 10-12 minuti ed il Rati­sbonne ingannò l’attesa gironzolando per la chiesa ed osservando distrattamente marmi e dipinti.

L’attuale cappella dell’Apparizione era allora dedicata a S. Michele Arcangelo e all’Angelo Custode, ma vi era anche un piccolo quadro che rappresentava l’Arcangelo Raffaele, guida del giovane Tobia. Tobia era uno dei nomi di Alfonso.

Terminata la sua commissione, Teodoro ritornò in chiesa, ma non vide l’amico. Solo in un secondo momento lo trovò inginoc­chiato nella cappella di S. Michele come in estasi.

“Dovetti toccarlo tre o quattro volte – affermerà nella lettera a Teodoro Ratisbonne, il fratello sacerdote di Alfonso, scritta due giorni dopo, il 22 gennaio 1842 -, e poi finalmente volse verso di me la faccia bagnata di lacrime, con le mani giunte e con un espressione impossibile a rendersi… Poi estrasse dal petto la medaglia miracolosa, la coprì di baci e di lacrime, e proferì queste parole: – Ah, come sono feli­ce, quanto è buono Dio, che pienezza di grazia e di felicità, come sono infelici coloro che non sanno niente!”

Da parte sua Alfonso scrive nella sua lettera autobiografica quanto segue: “Ogni descrizione, sia pur sublime, non sarebbe che una profanazione dell’ineffabile verità. Ero là, prosteso, irrorato dalle mie lacrime, ed il cuore mi batteva forte quando il Signor de Bussières mi richiamò alla vita. Non potevo rispondere alle sue domande incal­zanti. Alla fine afferrai la medaglia che mi pendeva dal collo e baciai con effusione l’immagine della Vergine raggiante di grazie… Oh! era Lei, sì era Lei!”

Calmata alquanto la prima emozione, Alfonso chiede all’amico di condurlo subito da un confessore, che lo prepari a ricevere il Battesimo, protestando che avrebbe parlato soltanto dopo che il sacerdote gliene avesse dato il permesso.

Viene accompagnato prima in albergo e poi al “Gesù”, dal P Filippo Villefort, il quale gli ordina di raccontare quanto aveva visto e sperimentato.

 “Maria non ha parlato, ma io ho compreso tutto!”

Alfonso Ratisbonne stringe in mano la medaglia miracolosa e, quando la commozione gli spezza la parola, la bacia ed esclama: “L’ho vista, l’ho vista, l’ho vista!”

Dominandosi a stento, riesce a fare il seguente racconto, secondo la “Relazione autentica” di Teodoro de Bussières:

“Stavo da poco in chiesa, quando all’improvviso l’intero edificio è scomparso dai miei occhi e non ho visto che una sola cappella sfolgorante di luce. In quello splendore è apparsa in piedi, sull’ailtare, grande, fulgida, piena di mae­stà e di dolcezza, la Vergine Maria, così come è nella Medaglia Mira­colosa. Una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi e sembrava volesse dir­mi: – Così va bene!-. Lei non ha parlato, ma io ho compreso tutto!”.

Il barone prosegue il suo scritto dicendo: “Per condurre a termi­ne questo breve racconto, Ratisbonne aveva dovuto interrompersi di frequente per riprendere fiato, per padroneggiare la commozione che l’opprimeva. Noi lo ascoltavamo con un santo spavento misto di gioia… “.

Nello spazio di tre minuti – commenta sempre Teodoro de Bus­sières – Alfonso aveva fatto un’esperienza in cui gli era stato dato tutto. Egli accettò di essere afferrato da Dio, con un cambiamento radicale, totale e definitivo di tutto il suo essere”. Per tutta la vita Alfonso Ratisbonne vivrà di questa illuminazione di un istante, pur “conservando – dice un suo biografo – le debolezze, la vivacità e le asprezze di un carattere appassionato, impetuoso, indipendente e perfino originale”.

Alfonso stesso, nella deposizione del Processo canonico del 18­19 febbraio 1842, proverà a spiegare ciò che, in quel momento di illuminazione della grazia, aveva istantaneamente capito: “Alla pre­senza della SS. Vergine, quantunque non mi dicesse una parola, com­presi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica: in una parola capii tutto!”

La notizia della conversione miracolosa dell’ebreo Alfonso Ratisbonne si diffuse subito, non solo a Roma, ma in tutta Europa. Già la sera del 23 gennaio 1842, domenica, dal pulpito di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi, il fratello, Don Teodoro, narrò l’apparizione dell’Immacolata a Roma e la conversione dell’e­breo.

Il P Villefort che si prese l’incarico di prepararlo al Battesi­mo constatò una nuova meraviglia, che tutti attribuirono alla SS. Vergine. Alfonso apparve inaspettatamente già ben preparato nella dottrina cattolica. “Si trovò in lui – attestò il P Roothaan -, dopo la sua conversione, il senso della fede in maniera concreta ed efficace, facendogli comprendere, penetrare e ritenere con facilità quanto gli veniva proposto, al punto che in pochissimi giorni fu istruito in modo più che sufficiente”. In particolare si manifestò in Alfonso, una fede vivissima nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.

Il 29 gennaio pertanto, egli subì l’esame dal Card. Mezzofanti, a cui era commessa la cura del Catecumenato, e fu ammesso a rice­vere in forma solenne il Battesimo, nella chiesa del Gesù, il matti­no del 31 gennaio.

La chiesa era gremita di gente, tra cui spiccava il fior fiore del­la nobiltà romana. Il nome di Battesimo prescelto dall’interessato fu quello di “Maria” e il suo padrino fu il barone Teodoro de Bussiéres.

Alfonso fu battezzato dal Card. Costantino Patrizi, Vicario Generale di Sua Santità, che gli amministrò anche il sacramento della Cresima.

Subito dopo, Mons. Felice Dupanloup, oratore di fama e futu­ro vescovo di Orléans, intrattenne l’uditorio con una commovente omelia in lingua francese.

Si passò quindi alla celebrazione della S. Messa, durante la qua­le il Ratisbonne poté ricevere per la prima volta Gesù Eucaristia.

Il nuovo cristiano si fermò ancora presso i Padri Gesuiti per sei settimane e fu ricevuto in udienza particolare dal Santo Padre, Gre­gorio XVI. Secondo una testimonianza della biografia di Santa Caterina Labouré, il Papa fece vedere al Ratisbonne in quella occa­sione, la Medaglia Miracolosa, che egli aveva ricevuto in dono e che teneva in capo al suo letto.

Nel frattempo il Vicariato di Roma istruì un regolare processo canonico sull’apparizione dell’Immacolata e sulla conversione subi­tanea dell’ebreo. Le 17 sessioni si svolsero dal 17 febbraio 1842 al 1° aprile. Furono chiamati a deporre nove testimoni, primo dei quali il veggente.

Dalla severa inchiesta risultò che non vi era stata traccia di allu­cinazione o di autosuggestione fanatica. La cappella di S. Michele non aveva alcuna statua o quadro della SS. Vergine, che avesse potuto colpire la fantasia del veggente.

Il Ratisbonne, secondo la testimonianza del P Villefort, ripete­va, più meravigliato degli altri: “Quale grazia! Proprio a me che, un ora prima, bestemmiavo ancora!”

Il 3 giugno 1842, con un decreto apposito il Card. Costantino Patrizi, Vicario dell’Urbe, “udita la relazione, visto il processo, visti gli esami dei testi e i documenti, dopo matura considerazione, richie­sto il parere anche dei teologi e di altri uomini di pietà, secondo la for­mula del Concilio Tridentino… pronunciò e dichiarò definitivamente che constava pienamente la verità dell’insigne miracolo operato da Dio Ottimo Massimo, per intercessione della Beata Maria Vergine, cioé la istantanea e perfetta conversione di Alfonso Maria Ratisbonne dall’ebraismo.”

Alfonso era stato prevenuto delle sofferenze che avrebbe incon­trato, anche con un segno profetico, che manifestò in un secondo tempo al P Villefort. Nella notte dal 19 al 20 gennaio infatti, aveva sognato una croce scura, priva della figura del Cristo, che lo segui­va ovunque, e questa visione l’aveva accompagnato per gran parte della notte e del giorno seguente, benché si sforzasse di cacciarne il ricordo.

Quando esaminò più attentamente la parte posteriore della Medaglia Miracolosa, scoprì con gioia la croce che campeggia nel centro, ma capì anche che significava sofferenza e sacrificio. “Que­sta croce che avete visto – gli aveva detto il P Roothaan, Superiore Generale dei Padri Gesuiti, mostrandogli il Crocifisso del suo scrit­toio -, quando sarete battezzato, bisognerà non solo adorarla, ma anche portarla!”

La prima dura prova fu il martirio del cuore, degli affetti più cari. Egli cercò di spiegare a Flora, la fidanzata, che cosa gli era acca­duto, ma inutilmente. La ragazza gli rinfacciò di aver trovato a Roma “un’altra donna”!. Lo zio gli negò la mano di sua figlia, temendo a buon diritto un matrimonio cattolico, e gli altri parenti non ebbero che parole di maledizione. “Dalla mia famiglia – con­fessò nella sessione del 1 ° marzo del Processo canonico -, ho ricevu­to soltanto lettere sprezzanti, nelle quali ero denominato assassino della mia fidanzata, di suo padre, di mio zio e di tutte le persone a me più care. Queste parole sarebbero state sufficienti per uccidermi di dolore, senza il conforto della Fede… “.

Ratisbonne diventò sacerdote e dopo sei anni di studi entrò prima nell’Ordine dei Gesuiti ed in seguito andò nella Congregazione delle Religiose di Nostra Signora di Sion ad aiutare suo fratello Theodore.

Scarica il volantino con tutte le informazioni sulla Medaglia Miracolosa

Scarica la novena da iniziare il 18 novembre

Scarica il testo della Supplica alla Madonna della Medaglia Miracolosa da recitare il 27 novembre alle ore 17.30

Scarica la Coroncina alla Madonna della Medaglia Miracolosa

Leggi una storia di conversione legata alla Medaglia Miracolosa

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