Triduo di preparazione alla memoria delle apparizioni della “Medaglia Miracolosa” – Terzo giorno

Triduo di preparazione alla memoria delle apparizioni della "Medaglia Miracolosa" - Terzo giorno

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di giovedì 26 novembre 2015, terzo giorno del triduo in preparazione alla memoria delle apparizioni della Madonna a Rue du Bac (Parigi), comunemente note come apparizioni della “Madonna della Medaglia Miracolosa”.

Tema dell’omelia: La miracolosa conversione di Alphonse Ratisbonne – Seconda parte

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Approfondimenti

Le apparizioni della Madonna a Rue du Bac, Parigi (Medaglia Miracolosa)

Leggi il nostro articolo completo

La conversione di Alphonse Marie Ratisbonne – Seconda parte

Lo stesso Ratisbonne nella deposizione del 18 febbraio 1842, affermò: “Fino a 23 anni sono vissuto senza alcuna religione, perfino senza credere in Dio… Ho sempre riso delle apparizioni e ho sempre rifiutato di credere ai miracoli”. Era quindi ben lontano dal pensare che proprio lui avrebbe dovuto farne esperienza, nei pochi giorni che aveva deciso di passare ancora a Roma.

Il 20 gennaio andò ad accomiatarsi dal barone Teodoro de Bus­sieres. Lo trovò per strada in carrozza. Il barone lo fece salire e lo pregò di accompagnarlo un momento alla vicina chiesa di Sant’An­drea delle Fratte, per predisporre i funerali di un amico, il Conte Augusto La Ferronay, deceduto improvvisamente il giorno 17.

Erano ormai le 12,45, quando il superiore, P Giuseppe Manti­neo, fu avvertito dal sacrestano che il de Bussières voleva parlargli. L’assenza di Teodoro non durò più di 10-12 minuti ed il Rati­sbonne ingannò l’attesa gironzolando per la chiesa ed osservando distrattamente marmi e dipinti.

L’attuale cappella dell’Apparizione era allora dedicata a S. Michele Arcangelo e all’Angelo Custode, ma vi era anche un piccolo quadro che rappresentava l’Arcangelo Raffaele, guida del giovane Tobia. Tobia era uno dei nomi di Alfonso.

Terminata la sua commissione, Teodoro ritornò in chiesa, ma non vide l’amico. Solo in un secondo momento lo trovò inginoc­chiato nella cappella di S. Michele come in estasi.

“Dovetti toccarlo tre o quattro volte – affermerà nella lettera a Teodoro Ratisbonne, il fratello sacerdote di Alfonso, scritta due giorni dopo, il 22 gennaio 1842 -, e poi finalmente volse verso di me la faccia bagnata di lacrime, con le mani giunte e con un espressione impossibile a rendersi… Poi estrasse dal petto la medaglia miracolosa, la coprì di baci e di lacrime, e proferì queste parole: – Ah, come sono feli­ce, quanto è buono Dio, che pienezza di grazia e di felicità, come sono infelici coloro che non sanno niente!”

Da parte sua Alfonso scrive nella sua lettera autobiografica quanto segue: “Ogni descrizione, sia pur sublime, non sarebbe che una profanazione dell’ineffabile verità. Ero là, prosteso, irrorato dalle mie lacrime, ed il cuore mi batteva forte quando il Signor de Bussières mi richiamò alla vita. Non potevo rispondere alle sue domande incal­zanti. Alla fine afferrai la medaglia che mi pendeva dal collo e baciai con effusione l’immagine della Vergine raggiante di grazie… Oh! era Lei, sì era Lei!”

Calmata alquanto la prima emozione, Alfonso chiede all’amico di condurlo subito da un confessore, che lo prepari a ricevere il Battesimo, protestando che avrebbe parlato soltanto dopo che il sacerdote gliene avesse dato il permesso.

Viene accompagnato prima in albergo e poi al “Gesù”, dal P Filippo Villefort, il quale gli ordina di raccontare quanto aveva visto e sperimentato.

 “Maria non ha parlato, ma io ho compreso tutto!”

Alfonso Ratisbonne stringe in mano la medaglia miracolosa e, quando la commozione gli spezza la parola, la bacia ed esclama: “L’ho vista, l’ho vista, l’ho vista!”

Dominandosi a stento, riesce a fare il seguente racconto, secondo la “Relazione autentica” di Teodoro de Bussières:

“Stavo da poco in chiesa, quando all’improvviso l’intero edificio è scomparso dai miei occhi e non ho visto che una sola cappella sfolgorante di luce. In quello splendore è apparsa in piedi, sull’ailtare, grande, fulgida, piena di mae­stà e di dolcezza, la Vergine Maria, così come è nella Medaglia Mira­colosa. Una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi e sembrava volesse dir­mi: – Così va bene!-. Lei non ha parlato, ma io ho compreso tutto!”.

Il barone prosegue il suo scritto dicendo: “Per condurre a termi­ne questo breve racconto, Ratisbonne aveva dovuto interrompersi di frequente per riprendere fiato, per padroneggiare la commozione che l’opprimeva. Noi lo ascoltavamo con un santo spavento misto di gioia… “.

Nello spazio di tre minuti – commenta sempre Teodoro de Bus­sières – Alfonso aveva fatto un’esperienza in cui gli era stato dato tutto. Egli accettò di essere afferrato da Dio, con un cambiamento radicale, totale e definitivo di tutto il suo essere”. Per tutta la vita Alfonso Ratisbonne vivrà di questa illuminazione di un istante, pur “conservando – dice un suo biografo – le debolezze, la vivacità e le asprezze di un carattere appassionato, impetuoso, indipendente e perfino originale”.

Alfonso stesso, nella deposizione del Processo canonico del 18­19 febbraio 1842, proverà a spiegare ciò che, in quel momento di illuminazione della grazia, aveva istantaneamente capito: “Alla pre­senza della SS. Vergine, quantunque non mi dicesse una parola, com­presi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica: in una parola capii tutto!”

La notizia della conversione miracolosa dell’ebreo Alfonso Ratisbonne si diffuse subito, non solo a Roma, ma in tutta Europa. Già la sera del 23 gennaio 1842, domenica, dal pulpito di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi, il fratello, Don Teodoro, narrò l’apparizione dell’Immacolata a Roma e la conversione dell’e­breo.

Il P Villefort che si prese l’incarico di prepararlo al Battesi­mo constatò una nuova meraviglia, che tutti attribuirono alla SS. Vergine. Alfonso apparve inaspettatamente già ben preparato nella dottrina cattolica. “Si trovò in lui – attestò il P Roothaan -, dopo la sua conversione, il senso della fede in maniera concreta ed efficace, facendogli comprendere, penetrare e ritenere con facilità quanto gli veniva proposto, al punto che in pochissimi giorni fu istruito in modo più che sufficiente”. In particolare si manifestò in Alfonso, una fede vivissima nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.

Il 29 gennaio pertanto, egli subì l’esame dal Card. Mezzofanti, a cui era commessa la cura del Catecumenato, e fu ammesso a rice­vere in forma solenne il Battesimo, nella chiesa del Gesù, il matti­no del 31 gennaio.

La chiesa era gremita di gente, tra cui spiccava il fior fiore del­la nobiltà romana. Il nome di Battesimo prescelto dall’interessato fu quello di “Maria” e il suo padrino fu il barone Teodoro de Bussiéres.

Alfonso fu battezzato dal Card. Costantino Patrizi, Vicario Generale di Sua Santità, che gli amministrò anche il sacramento della Cresima.

Subito dopo, Mons. Felice Dupanloup, oratore di fama e futu­ro vescovo di Orléans, intrattenne l’uditorio con una commovente omelia in lingua francese.

Si passò quindi alla celebrazione della S. Messa, durante la qua­le il Ratisbonne poté ricevere per la prima volta Gesù Eucaristia.

Il nuovo cristiano si fermò ancora presso i Padri Gesuiti per sei settimane e fu ricevuto in udienza particolare dal Santo Padre, Gre­gorio XVI. Secondo una testimonianza della biografia di Santa Caterina Labouré, il Papa fece vedere al Ratisbonne in quella occa­sione, la Medaglia Miracolosa, che egli aveva ricevuto in dono e che teneva in capo al suo letto.

Nel frattempo il Vicariato di Roma istruì un regolare processo canonico sull’apparizione dell’Immacolata e sulla conversione subi­tanea dell’ebreo. Le 17 sessioni si svolsero dal 17 febbraio 1842 al 1° aprile. Furono chiamati a deporre nove testimoni, primo dei quali il veggente.

Dalla severa inchiesta risultò che non vi era stata traccia di allu­cinazione o di autosuggestione fanatica. La cappella di S. Michele non aveva alcuna statua o quadro della SS. Vergine, che avesse potuto colpire la fantasia del veggente.

Il Ratisbonne, secondo la testimonianza del P Villefort, ripete­va, più meravigliato degli altri: “Quale grazia! Proprio a me che, un ora prima, bestemmiavo ancora!”

Il 3 giugno 1842, con un decreto apposito il Card. Costantino Patrizi, Vicario dell’Urbe, “udita la relazione, visto il processo, visti gli esami dei testi e i documenti, dopo matura considerazione, richie­sto il parere anche dei teologi e di altri uomini di pietà, secondo la for­mula del Concilio Tridentino… pronunciò e dichiarò definitivamente che constava pienamente la verità dell’insigne miracolo operato da Dio Ottimo Massimo, per intercessione della Beata Maria Vergine, cioé la istantanea e perfetta conversione di Alfonso Maria Ratisbonne dall’ebraismo.”

Alfonso era stato prevenuto delle sofferenze che avrebbe incon­trato, anche con un segno profetico, che manifestò in un secondo tempo al P Villefort. Nella notte dal 19 al 20 gennaio infatti, aveva sognato una croce scura, priva della figura del Cristo, che lo segui­va ovunque, e questa visione l’aveva accompagnato per gran parte della notte e del giorno seguente, benché si sforzasse di cacciarne il ricordo.

Quando esaminò più attentamente la parte posteriore della Medaglia Miracolosa, scoprì con gioia la croce che campeggia nel centro, ma capì anche che significava sofferenza e sacrificio. “Que­sta croce che avete visto – gli aveva detto il P Roothaan, Superiore Generale dei Padri Gesuiti, mostrandogli il Crocifisso del suo scrit­toio -, quando sarete battezzato, bisognerà non solo adorarla, ma anche portarla!”

La prima dura prova fu il martirio del cuore, degli affetti più cari. Egli cercò di spiegare a Flora, la fidanzata, che cosa gli era acca­duto, ma inutilmente. La ragazza gli rinfacciò di aver trovato a Roma “un’altra donna”!. Lo zio gli negò la mano di sua figlia, temendo a buon diritto un matrimonio cattolico, e gli altri parenti non ebbero che parole di maledizione. “Dalla mia famiglia – con­fessò nella sessione del 1 ° marzo del Processo canonico -, ho ricevu­to soltanto lettere sprezzanti, nelle quali ero denominato assassino della mia fidanzata, di suo padre, di mio zio e di tutte le persone a me più care. Queste parole sarebbero state sufficienti per uccidermi di dolore, senza il conforto della Fede… “.

Ratisbonne diventò sacerdote e dopo sei anni di studi entrò prima nell’Ordine dei Gesuiti ed in seguito andò nella Congregazione delle Religiose di Nostra Signora di Sion ad aiutare suo fratello Theodore.

Scarica il racconto della conversione di Ratisbonne

Il Memorare di S. Bernardo

Testo latino:

Memorare, piissima Virgo Maria, a saeculo non esse auditum quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua petentem suffragia esse derelictum.

Ego, tali animatus confidentia, ad te, Virgo virginum Mater, curro; ad te venio, coram te gemens, peccator, assisto.

Noli, Mater Verbi, verba mea despicere, sed audi propitia et exaudi. Amen.”


Testo italiano:

“Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito al mondo che alcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia chiesto il tuo soccorso, e sia stato abbandonato.

Animato da tale fiducia, a te ricorro, o Madre Vergine delle vergini; a te vengo, dinnanzi a te mi prostro, peccatore pentito.

Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami benevola ed esaudiscimi. Amen.”

(S. Bernardo di Chiaravalle)

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

Triduo di preparazione alla memoria delle apparizioni della “Medaglia Miracolosa” – Terzo giorno

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Siamo così giunti all’ultimo giorno di questa Novena e di questo Triduo in preparazione alla Memoria della Madonna della Medaglia Miracolosa, della quale celebreremo la memoria domani mattina, a Dio piacendo; avremo anche la possibilità di ricevere questa Medaglia benedetta. In questo ultimo giorno, come vi ho precedentemente detto, volevo concludere la storia della conversione prodigiosa e miracolosa di Alphonse Marie Ratisbonne, la più grande storia di conversione legata alla Medaglia di Rue du Bac.

Lui, come abbiamo visto ieri, aveva accettato per gioco, per sfida, di indossare la Medaglia Miracolosa e con molta insofferenza, non credendoci assolutamente perché era ebreo, accettò anche di dire la preghiera del Memorare di San Bernardo, che spero siate andati a leggere e che spero impariate a dire ogni giorno, mattina e sera, per affidarvi, per consacrarvi alla Madonna, per chiedere la Sua protezione; è una preghiera molto breve ma nello stesso tempo molto bella.

Innanzitutto, diciamo che lui è andato avanti in questo gioco, è andato avanti con costanza in questa sfida, per amicizia, seppur non profondissima, e probabilmente anche per orgoglio ha voluto fare questa cosa che gli chiedeva il suo amico barone.

Succede che in una notte, tra il 19 e il 20 gennaio, lui ebbe un sogno che lo inquietò e lo turbò tantissimo, perché in questo sogno lui vide apparire davanti a sé una croce nera con una forma un po’ particolare, senza sopra il Cristo. Questo sogno, che lo svegliò immediatamente e lo sconvolse, fu quello che precedette l’apparizione della Beata Vergine Maria nel giorno successivo.

Lui in quel giorno era andato a trovare un amico per invitarlo al suo matrimonio, che doveva avvenire da lì a breve, e in quel mentre incontra il barone de Bussières, il quale gli dice che deve andare a Sant’Andrea delle Fratte per organizzare le esequie di un suo amico, morto due giorni prima, gli chiede di accompagnarlo, lui acconsente e va insieme al barone.

Questi gli chiede di attenderlo qualche minuto in chiesa mentre va in sagrestia, e lui, nel suo racconto, dice che era lì, che aspettava, e ad un certo punto ha visto un cagnolino nero che gli saltava davanti e dopo questo cagnolino non vide più nulla, tutta la chiesa sparì e vide solo l’apparizione immediata della Beata Vergine Maria.

Lui scrive: «Ero là, prosternato, bagnato nelle mie lacrime, col cuore scombussolato, quando il barone de Bussières mi chiamò alla realtà. Non potevo rispondere alle sue domande precipitose, afferrai la Medaglia che avevo al petto e baciai con effusione l’immagine della Vergine, risplendente di grazia, era davvero Lei! Non sapevo dove mi trovavo, non sapevo se ero Alphonse Marie o un altro, sentivo un così totale mutamento che mi credevo un altro me stesso, tentavo di ritrovarmi e non mi ritrovavo, la gioia più ardente mi esplose in fondo all’anima, non potei parlare, non volli rivelare nulla, in me sentivo qualcosa di solenne e di sacro che mi fece chiamare un sacerdote».

La Madonna in questa apparizione non dice nulla, non dice una parola, niente, semplicemente lui dirà che la Madonna gli fece un gesto con una mano per indicargli di mettersi in ginocchio e basta, ma non disse niente, non affidò messaggi; non disse nulla, semplicemente apparve, lo fece inginocchiare e poi disparve.

Lui La vide esattamente come nell’immagine che aveva sul petto della Medaglia Miracolosa.

Eppure, il solo incontro con la Vergine Maria, lo cambia radicalmente a tal punto che non sa più neanche chi è.

La cosa che credo dobbiamo sottolineare è questo sentire, questa percezione interna di solenne e di sacro. Abbiamo bisogno anche noi di fare un’esperienza di Dio vera, che faccia nascere in noi questo sentire solenne e sacro!

Quanto deserto abbiamo dentro di noi, dove non sentiamo più la sacralità, dove non sentiamo più la solennità della presenza di Dio, dove il nostro rapporto con Dio è una roba banale, è una roba superficiale, fredda, sterile, distaccata, senza devozione, abitudinaria.

Quando si incontra veramente il Signore, dentro si sente un qualcosa di sacro, si sente uno spirito di sacralità, di solennità, ci si sente investiti di una presenza e, anche se non ci dice niente, quel segno di sacralità e di solennità che sentiamo dentro è il segno della presenza di Dio, si sente un mutamento interno.

Lui scrive: «Il mondo non era più nulla per me, le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più, i pregiudizi della mia infanzia non avevano lasciato la minima traccia, l’amore del mio Dio aveva a tal punto preso il posto di qualsiasi altro amore, che la mia stessa fidanzata mi appariva sotto una nuova luce, l’amavo come un oggetto che Dio tiene nelle Sue mani, come un dono prezioso che fa amare ancora di più il donatore».

Era cambiato tutto a tal punto che lui, come suo fratello, diventerà sacerdote; non solo si converte, non solo viene battezzato, ma diventa sacerdote.

Questo incontro lo ha completamente mutato, completamente, cioè non solo lo ha convertito da ebreo a cristiano cattolico, ma addirittura lo ha consacrato sacerdote.

Questi incontri, che noi facciamo ogni giorno con Gesù nell’Eucarestia, producono un mutamento simile?

Vedere la Madonna non è niente al confronto del ricevere ogni giorno la Santissima Eucarestia! Niente!

Non è niente, perché nella Santissima Eucarestia noi ci cibiamo del Corpo e del Sangue di Cristo!

Quando facciamo la Comunione, noi avvertiamo dentro questo senso di sacralità e di solennità? Avvertiamo dentro che ci portiamo il Corpo di Gesù, veramente, realmente, sostanzialmente presente?

Questo vuol dire incontrare il Signore!

La Medaglia Miracolosa ci deve condurre a Gesù!

Noi dovremmo accostarci all’Eucarestia esattamente come ha fatto la Vergine Maria!  Quando andiamo a fare la Santa Comunione, dovremmo dirci, come mi disse quel Santo sacerdote una volta: «Padre Giorgio, io, quando consacro, quando tocco l’Eucarestia mi dico sempre: “Toccala e consacrala esattamente come farebbe la Vergine Maria, come la Vergine Maria toccherebbe e ha toccato il Corpo di Cristo!”»

E io a voi dico: «Ricevete il Signore esattamente come Lo ricevette la Vergine Maria, come Lo riceveva Lei, con quella sacralità, con quella solennità, con quella devozione, con quella effusione di sentimenti, di lacrime, di ringraziamento, di affidamento a sé».

La Medaglia ci deve condurre ad una fede più vera, più solenne e più sacra!

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

Letture del giorno

Prima lettura

Dn 6,12-28 – Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni.



In quei giorni, alcuni uomini accorsero e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio. Subito si recarono dal re e gli dissero riguardo al suo decreto: «Non hai approvato un decreto che chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica a qualsiasi dio o uomo all’infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni?». Il re rispose: «Sì. Il decreto è irrevocabile come lo sono le leggi dei Medi e dei Persiani». «Ebbene – replicarono al re –, Daniele, quel deportato dalla Giudea, non ha alcun rispetto né di te, o re, né del tuo decreto: tre volte al giorno fa le sue preghiere».
Il re, all’udire queste parole, ne fu molto addolorato e si mise in animo di salvare Daniele e fino al tramonto del sole fece ogni sforzo per liberarlo. Ma quegli uomini si riunirono di nuovo presso il re e gli dissero: «Sappi, o re, che i Medi e i Persiani hanno per legge che qualunque decreto emanato dal re non può essere mutato».
Allora il re ordinò che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni. Il re, rivolto a Daniele, gli disse: «Quel Dio, che tu servi con perseveranza, ti possa salvare!». Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato riguardo a Daniele. Quindi il re ritornò al suo palazzo, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta nessuna concubina e anche il sonno lo abbandonò.
La mattina dopo il re si alzò di buon’ora e allo spuntare del giorno andò in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino, il re chiamò Daniele con voce mesta: «Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?». Daniele rispose: «O re, vivi in eterno! Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male».
Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancora giunti al fondo della fossa, che i leoni si avventarono contro di loro e ne stritolarono tutte le ossa.
Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: «Abbondi la vostra pace. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l’impero a me soggetto si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele,
perché egli è il Dio vivente,
che rimane in eterno;
il suo regno non sarà mai distrutto
e il suo potere non avrà mai fine.
Egli salva e libera,
fa prodigi e miracoli in cielo e in terra:
egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni».

Salmo responsoriale

Dn 3

A lui la lode e la gloria nei secoli.

Benedite, rugiada e brina, il Signore.
Benedite, gelo e freddo, il Signore. 

Benedite, ghiacci e nevi, il Signore.
Benedite, notti e giorni, il Signore.

Benedite, luce e tenebre, il Signore.
Benedite, folgori e nubi, il Signore.

Benedica la terra il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.

Canto al Vangelo

Lc 21,28

Alleluia, alleluia.
Risollevatevi e alzate il capo, 
perché la vostra liberazione è vicina.
Alleluia.

Vangelo

Lc 21,20-28 – Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».