Il card. Burke: “C’è una confusione molto pericolosa e con la confusione arrivano anche le divisioni”

Il card. Burke: “C’è una confusione molto pericolosa e con la confusione arrivano anche le divisioni”

di Gabriel Ariza

10 aprile 2017

Andiamo a trovare il Cardinal Burke nel suo appartamento vicino a Città del Vaticano. Una delle prime cose che l’ospite vede entrando in casa è un ritratto di Papa Francesco che campeggia nell’anticamera.

Raymond Leo Burke è nato in Wisconsin il 30 giugno 1948. Nel 2003 è stato nominato arcivescovo di San Louis in Missouri, una delle più antiche e prestigiose diocesi degli Stati Uniti. Dato il suo prestigio internazionale come canonista, nel 2008 Benedetto XVI l’ha nominato Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nel quale è rimasto sino a quando Francesco l’ha destinato all’Ordine di Malta.
Molto devoto al Sacro Cuore di Gesù, gli ha consacrato la sua diocesi e gli ha anche dedicato un altare nella cattedrale di Saint Louis.
Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il Cardinale per parlare dei dubia, della crisi nell’Ordine di Malta, dei primi tre mesi della presidenza di Trump e di alcune altre questioni.
L’intervista è presieduta da tre immagini: una sua foto col Papa emerito Benedetto XVI, la reliquia di San Raimondo di Penafort, il suo santo patrono, e una scultura napoletana della Dormizione di San Giuseppe, che è stata recentemente donata al cardinale.

Come valuta i primi mesi di Donald Trump alla Casa Bianca?

È chiaramente un momento molto difficile perché i cittadini degli Stati Uniti hanno indicato di volere che loro Paese prenda una nuova direzione e il presidente Trump sta cercando di soddisfare il desiderio espresso dal popolo che lo ha eletto. Ma non è così semplice perché ci sono molte forze che sono contrarie e lui è un nuovo presidente e deve trovare il modo migliore per realizzare le cose buone che vuole fare. Quindi penso che tutto filerà liscio ma i primi 100 giorni sono stati difficili. Non c’è dubbio. Non lo conosco personalmente. Non gli ho mai parlato personalmente, ma penso che sia molto determinato ad adempiere al mandato che ho ricevuto dal popolo degli Stati Uniti.

Pensa che ci sia adesso più speranza che il movimento pro-vita vinca più battaglie come ha detto Mike Pence durante la marcia per la vita?

Certamente, il presidente Trump su questo è molto chiaro, anche se in passato non lo è stato così tanto. Adesso dice molto chiaramente che capisce la dignità inviolabile della vita innocente e indifesa e che le leggi degli Stati Uniti devono proteggere i non nati.

Quindi pensa che il nuovo governo sia veramente impegnato a difendere la vita?

Sicuramente, il vicepresidente Pence per molto tempo è stato uno dei leader politici nel movimento pro-life.

Pensa che il sorgere della destra alternativa e i limiti alla globalizzazione siano buone notizie per la libertà?

Penso che la cosa importante sia che la Chiesa coinvolga questi politici che hanno molte buone idee e parli con loro in modo da offrire loro la direzione che suggeriscono gli studi sociali cattolici, che è sempre il rispetto del bene comune, perché in ogni programma politico ci possono essere aspetti che sono molto buoni ma ce ne possono essere altri che non sono buoni o che devono essere migliorati e perfezionati.
La cosa più importante per noi, per la Chiesa, non è di politicizzarci, o di prendere parte in un partito in un altro, ma di parlare con questi leader che mostrano molti segni positivi e assisterli, in modo che la loro visione e i loro programmi possano servire nel miglior modo possibile al bene comune.

Il Vaticano sta costruendo ponti o muri con l’amministrazione Trump?

Non ne so nulla perché non ho comunicazioni con la Segreteria di Stato che è l’organo preposto a questo. Devo ammettere che constato che l’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale del Vaticano, manifesta una linea costantemente negativa riguardo al presidente Trump e non penso che questo aiuti.

Il giornalista Jason Horovitz ha detto al New York Times che lei ha avuto un incontro con Stephen K. Bannon. Questo incontro è veramente esistito o è una bufala?

Mi dicono che mi fu presentato anni fa ma certamente non abbiamo avuto un incontro a quel tempo. In effetti non mi ricordo di averlo incontrato. Mi dicono che gli sono stato presentato, ma per essere molto sincero con lei, io non mi ricordo che faccia abbia, non ho mai avuto un incontro con lui.

Quindi non ha un legame con l’amministrazione Trump?

No, non ce l’ho.

I Dubia: qual è la principale ragione per cui i quattro cardinali hanno reso pubblici i dubia?

Perché c’è così tanta confusione nella Chiesa a proposito di questioni fondamentali che riguardano il male morale intrinseco, la Santa Comunione e la giusta disposizione per ricevere la Santa Comunione, l’indissolubilità del matrimonio.
C’è così tanta confusione che abbiamo chiesto in anzitutto al Santo Padre di avere la bontà di chiarificare queste questioni, queste questioni fondamentali. Abbiamo limitato la nostra richiesta a queste quattro domande nei dubia. Quando non c’è stata risposta, dato che molte persone ci dicevano: “Ma perché vuoi cardinali non fate il vostro dovere e non date un insegnamento chiaro su queste questioni?” abbiamo capito che dovevamo far sapere alle persone dei dubia. Certo, stiamo cercando di fare del nostro meglio, stiamo cercando di recepire dal Santo Padre la direzione in cui la Chiesa deve andare oggi. Perché c’è una confusione molto pericolosa nella Chiesa e, con la confusione, avvengono le divisioni. Sacerdoti contro sacerdoti e disaccordo tra fedeli cattolici circa la possibilità di ricevere i sacramenti per chi vive in un’unione maritale invalida. Abbiamo trovato disaccordo perfino tra i vescovi e questo non dovrebbe essere… Questo non è per il bene della Chiesa.

Perché solo quattro cardinali hanno firmato i dubbia?

Posso dirle che ci sono più di quattro cardinali che sostengono i dubia ma per diverse ragioni non vogliono dirlo pubblicamente. Noi quattro cardinali che le abbiamo firmate semplicemente sapevamo che era il nostro dovere, non pensando che avremmo dovuto avere un certo numero di cardinali dalla nostra parte. Noi quattro sapevamo che dovevamo farlo e quindi l’abbiamo fatto.

Quindi avete supporto privato da altri cardinali?

Sì.

Cosa direbbe a coloro che dicono che state sfidando il Papa?

Non c’è nessuna sfida al Papa. Infatti, la pratica di porre dubia o domande al Papa è una pratica molto antica nella Chiesa, e il documento mostrava rispetto per il Papa che comanda la Chiesa in un momento critico o in un tempo di confusione o in un tempo perfino di errore.
Quindi se lei ha letto i dubia, siamo stati molto rispettosi. Non abbiamo mosso accuse al Santo Padre. Semplicemente gli chiediamo per il bene della Chiesa di chiarire queste questioni.

Lei ha parlato di casi precedenti di correzione formale al Papa nella storia della Chiesa…

Penso ad esempio a Papa Giovanni XXII, che aveva un insegnamento erroneo a proposito della visione beatifica. Alcuni vescovi e teologi gliel’hanno fatto presente. In un primo momento egli resistette la loro correzione ma poi, prima della morte, ritrattò le sue affermazioni erronee.
Ci sono altri casi simili a questo nella storia della Chiesa. Alcune a proposito di materie pratiche di grande importanza, persino sull’amministrazione dei beni temporali. Per esempio, i cardinali sono andati dal Santo Padre e gli hanno detto “a nostro parere non state amministrando bene i beni della Chiesa”, e il Papa si corresse.

Pensa che ci sarà una correzione formale pubblica a Papa Francesco?

Questo ancora non è chiaro. Normalmente, prima di fare un passo del genere, i cardinali andrebbero nuovamente dal Santo Padre personalmente per dirgli: Santo Padre, la materia è così grave che dobbiamo correggerla, e ritengo che il Santo Padre a quel punto risponderà.

Ma non pensa che l’intervista del cardinal Müller a “il Timone” sia stata una risposta ai dubia?

Sì, lo penso. Certamente è molto attinente alla intera discussione, e chiarisce bene l’insegnamento della Chiesa in queste materie. Penso, ma non lo so con certezza perché non ne ho ho parlato al cardinale, che l’intervista sia uno sforzo pastorale, da parte sua, di presentare con chiarezza gli insegnamenti della Chiesa.

Ma il Papa ancora non ha risposto…

Per quanto ne so non a me e non penso nemmeno agli altri cardinali. Non penso che abbia dato alcuna risposta.

Per quanto riguarda la data della correzione formale?

A dire il vero non ne posso parlare perché è una materia che deve essere gestita con grande rispetto e delicatezza e non voglio suggerire una data che potrebbe in qualsiasi modo influenzare negativamente la gestione della questione o che mostri mancanza di rispetto a chiunque ne sia coinvolto.

Nei momenti precedenti e successivi alla pubblicazione dei dubia siete stati in contatto con il Papa emerito?

No, non ho mai parlato con lui dei dubia.

La crisi dell’ordine di Malta è finalmente conclusa?

Questa è una domanda alla quale è difficile rispondere. Per il momento sono completamente rimosso da qualsiasi coinvolgimento con l’ordine di Malta. Sebbene ancora detenga il titolo di Cardinale Patrono, il Papa ha detto chiaramente che l’unica persona che può trattare le questioni dell’ordine di Malta nel nome del Santo Padre è l’arcivescovo Becciu. Quindi non so.
In aprile ci dovrebbe essere l’elezione di un nuovo Gran Maestro ed è mia speranza che venga scelto un leader eccellente tra i cavalieri professi, il quale potrebbe iniziare a riconciliare le cose e condurre l’ordine nella corretta direzione. Il Santo Padre mi ha detto chiaramente nella sua lettera del 1 dicembre dell’anno scorso che nutre serie preoccupazioni per l’ordine di Malta. Queste preoccupazioni, a mio giudizio, sono certamente giustificate e la nuova dirigenza dovrà affrontarle.

Il Papa le ha chiesto di espellere i massoni dell’ordine di Malta?

Il Papa su questo è stato molto chiaro: un massone non può essere membro dell’Ordine di Malta. E così mi ha detto che se ci sono dei cavalieri che persistono nell’essere membri della massoneria devono essere espulsi. Quindi, sì, ci stavo lavorando.

C’era un conflitto di interessi tra i membri della commissione designata dalla Santa sede come hanno detto alcuni vaticanisti e anche il Gran Maestro?

Questo è importante per la crisi dell’Ordine di Malta e questa faccenda deve essere chiarita molto bene. Perché per qualsiasi persona con un po’ di buonsenso qui sta succedendo qualcosa di molto strano. A proposito di questo grosso lascito, una parte del quale, alla fine, è stata lasciata all’ordine di Malta, non si sa bene chi sia il donatore, quale sia l’esatta natura del lascito, come venga amministrato, e questo non è giusto. Queste cose devono essere chiare.
E allora è molto strano che le tre persone che erano direttamente coinvolte nella questione di questo lascito dato all’ordine siano poi diventate il cosiddetto “gruppo” che ha indagato su tutta la questione della rimozione del Gran Cancelliere e hanno raccomandato che dovesse essere reinsediato.

Il fratello di Von Boeselager è stato nominato allo IOR

Ad Albrecht von Boeselager, il Gran Cancelliere, è stato chiesto di dare le dimissioni e quando ha rifiutato è stato perciò sollevato dall’incarico. Pochi giorni dopo suo fratello è stato nominato alla commissione di controllo dell’Istituto per le Opere della Religione, quello che chiamiamo la banca vaticana. Sembra veramente strano.

Dopo la nomina di Becciu qual è il suo ruolo nell’organizzazione?

In questo momento non ho un ruolo, ho un titolo ma non ho funzione.

Ha le mani legate…

Sì. Rispetto l’ordine del Santo padre e non ho niente da fare nell’Ordine in questo momento.

Lei è stato il maggior obiettivo della crisi?

Non lo so. Tutto lo sviluppo è così strano, mi è difficile capire quale fosse il fine ultimo. Certamente, una cosa è chiara, il reinsediamento del Gran Cancelliere era uno dei principali obiettivi. Se il piano si prefiggesse anche la mia rimozione come Cardinale Patrono, questo non lo so.

Si è detto che essere mandato nell’isola di Guam fosse una punizione del Papa a causa dei dubia. Tuttavia, la visita era stata pianificata da mesi anche prima della pubblicazione dei dubia. È un altro esempio delle bufale che il nuovo presidente Trump denuncia così spesso?

È notizia falsa o inventata. Penso che fosse ottobre quando mi fu chiesto di essere presidente del tribunale ecclesiastico di cinque giudici che dovevano giudicare il caso del vescovo Apuron. In altre parole, il tribunale deve giudicare la verità riguardo le accuse che sono state fatte contro l’Arcivescovo di Guam e quindi questo viaggio a Guam era pianificato in maniera completamente indipendentemente dalle difficoltà riguardanti i dubia o le difficoltà nell’ordine di Malta. Quindi il dato di fatto è che sono andato là per ragioni molto specifiche e ci sono andato per tre giorni. Difficile chiamarlo esilio.

Quali sono i suoi rapporti col Santo Padre?

Non gli parlo dall’incontro che ho avuto con lui a novembre dell’anno scorso. L’ho salutato dopo l’incontro del Collegio Cardinalizio della Curia Romana prima di Natale, ma non gli ho parlato, e non mi ha dato udienza. Quindi non so ciò che pensa.

Quindi gli ha chiesto udienza?

E in tutta la questione della crisi dell’ordine di Malta?

Non ho avuto l’opportunità nè l’occasione di parlargliene.

Cosa pensa dei delle recenti affermazioni del Generale dei Gesuiti, che mettono in dubbio il rigore dei Santi Evangelisti?

Questo è completamente sbagliato. A dire il vero, trovo incredibile che egli possa fare questo genere di affermazioni. Anche queste necessitano di essere corrette. È ragionevole pensare che le parole dei Vangeli, che secoli di studi hanno appurato essere le dirette parole di Nostro Signore, adesso non siano le parole di Nostro Signore perché non sono state registrate con un registratore? È incomprensibile.

Ma non è un semplice errore…

È un errore grave, che deve essere corretto.

E chi può correggere queste affermazioni?

Direi la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo del Papa a salvaguardia della verità della fede e della morale.

Vatileaks: la fuga di notizie ha parlato di 1000 appartamenti di proprietà della Santa Sede sparsi per Roma. Lei pensa che il fatto che la Chiesa sia la principale detentrice immobiliare della caput mundi tolga credibilità al messaggio evangelico?

Innanzi tutto non so come stiano veramente le cose. Quello che direi è questo: non penso che se la Chiesa ha delle grandi proprietà immobiliari questo le tolga credibilità, ma il modo in cui la proprietà è amministrata influenza molto la credibilità della Chiesa. Infatti, avendo tutte queste proprietà, la Chiesa potrebbe usarle per molte buoni scopi, ma l’amministrazione deve essere strettamente conforme alle leggi della Chiesa. Non sto dicendo che non lo sia, ma da parte mia l’unico scandalo sarebbe se in qualche modo queste proprietà non sono gestite correttamente.

La diplomazia vaticana è cambiata così tanto negli ultimi anni… Come valuta che la Santa Sede abbia trattato come coniuge l’amante omosessuale del presidente del Lussemburgo?

Penso che si debba fare qualcosa per tutelare l’immagine pubblica che viene data da questi gesti. Nel passato, la Santa Sede, semplicemente, in modo molto discreto e rispettoso, rifiutava di permettere una simile cosa. Dobbiamo ritornare a questo perché permettendo apertamente questo gesto, viene data la forte impressione che adesso la Santa sede approvi tali situazioni. Quindi deve essere reso ben chiaro. Penso anche che si debbano chiarire bene i termini per la scelta di coloro che sono invitati ufficialmente a venire a parlare alle conferenze alla Santa Sede. Non capisco come persone che si sono apertamente opposte alla Chiesa e ai suoi insegnamenti possano essere invitate a queste conferenze.

Come Paul Ehrlich…

Esattamente, come Paul Ehrlich, un caso esemplare.

Sì, ma il responsabile di quell’invito è stato il cardinal Ravasi, che ha scritto ne “Il Sole 24 ore” la lettera “Cari fratelli massoni…”

Sì, non ho ancora letto il libro (Alberto Bárcena: Masonería, religión y política). Ma chiunque ne sia il responsabile, è anche responsabile di dare una risposta a quello che ha fatto.

La lettera del Cardinal Ravasi?

Non ho letto la lettera. Non l’ho letta, ma ne ho sentito parlare.

Islam: il cardinal Sarah ha messo in guardia da due minacce, l’Islam e la teoria di genere. Lei pensa che l’Islam sia adatto alla coesistenza nel mondo occidentale?

Condivido la preoccupazione del cardinal Sarah. Queste sono due grandi minacce del tempo presente. Sono anche seriamente convinto che uno dei principali modi per scongiurarle sia attraverso l’educazione. Dobbiamo accertarci che nelle nostre scuole ed università sia insegnata la verità. Sia sulla natura umana stessa che su tutta la questione della teoria di genere, che è una creazione completamente artificiale di una certa ideologia. E deve essere insegnata anche la verità circa l’Islam. La natura dell’Islam è una forma di governo. Tramite le sue credenze o principi intende governare il mondo. E anche circa Allah. La figura di Allah nel Corano e in altri scritti islamici è completamente differente dal Dio della tradizione giudaico-cristiana.

Quali ragioni di speranze ha una famiglia cattolica nel mondo odierno, marcato da una cultura della morte e dove l’ideologia di genere è considerata come l’unica verità sull’essere umano?

Certamente c’è ragione di speranza perché Cristo dà sempre la sua grazia agli individui e alle famiglie. E tutta questa situazione può essere trasformata attraverso gli individui e le famiglie. Viaggio molto in diverse parti del mondo. In America e ovunque io vada trovo bravi giovani e brave giovani famiglie e altre famiglie che forse non sono giovani ma sono famiglie cattoliche molto impegnate. Questo mi dà speranza, perché quanto più possiamo incoraggiarci l’uno con l’altro ad essere fedeli a Gesù Cristo, tanto più il mondo può essere trasformato.

Che consiglio darebbe a queste famiglie cattoliche che vogliono che loro figli crescano nella libertà?

Il mio consiglio è di rendere la preghiera, specialmente la Santa Eucarestia, la confessione regolare, il centro della vita familiare; di prestare grande attenzione a educare i loro figli con chiarezza negli insegnamenti della Chiesa e nella legge morale e, in terzo luogo, lavorare con altre famiglie per incoraggiarsi a vicenda e diventare una grande forza per il bene del mondo.

Il Papa ha dichiarato che d’ora in poi i matrimoni celebrati dai sacerdoti della FSSPX verranno riconosciuti.

Non l’ho ancora letto. Questa è un’azione molto significativa del Santo Padre, indica anche che in qualche modo ci deve essere una riconciliazione della FSSPX perché fondamentalmente quello che il Papa sta dicendo è che i sacerdoti di questa fraternità, quando sono testimoni di matrimoni, stanno esercitando giurisdizione nella Chiesa Romana Cattolica. Quindi questo è molto interessante.

Lei pensa che una prelatura personale sia una buona via per la riconciliazione?

Sono convinto che sarebbe una via molto efficace per la riconciliazione.

Sarebbe una buona notizia?

Sì. Prego per questo e spero che avvenga. Ma la riconciliazione ovviamente deve essere basata su un’intesa comune. Non possiamo solo augurarcela. In altre parole, se non c’è una comune visione delle cose, ciò che riconciliamo si tradurrà in ogni genere di conflitto e difficoltà. Dobbiamo assicurarci che ci sia la stessa visione riguardo a tutte le domande che nel passato la FSSPX ha avuto circa la Chiesa, la Santa Sede e la direzione in cui va la Chiesa Cattolica.

Fonte: InfoVaticana
Traduzione nostra.