Guarire il nostro cuore non è compito nostro – Gesù tu sei la mia speranza, tu sei il cuore della mia anima

Guarire il nostro cuore non è compito nostro - Gesù tu sei la mia speranza, tu sei il cuore della mia anima

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di venerdì 16 marzo 2018.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Approfondimenti

Lettera integrale di p Pio a Rachelina

 

San Giovanni Rotondo, 30 luglio 1917

I.M.I.D.F.C.

1.   Mia carissima Rachelina,

Gesù sia con te sempre e ti trasformi tutta in lui! Rispondo con sollecitudine alla tua lettera e ciò non per dirti altro che “io chiedo continuamente nelle mie preghiere e nella santa messa molte grazie per l’anima tua”; “ma specialmente il divino amore: esso è tutto per noi, è il nostro miele, mia carissima figliuola, nel quale e col quale tutte le affezioni e tutte le azioni e sofferenze debbono essere addolcite. Mio Dio, quant’è felice il regno interno, quando vi regna questo sant’amore! quanto sono beate le potenze dell’anima nostra, allorché ubbidiscono ad un re sì saggio! No, mia buona figliuola, sotto la sua ubbidienza, e nel suo stato, egli non permette che vi abitino i gravi peccati, né tampoco alcuno affetto ai più leggieri. E’ vero che egli lascia approdare alle frontiere, alfin di esercitare le virtù interne alla guerra e renderle valorose, e permette che gli spioni, che sono i peccati veniali e le imperfezioni, corrano qua e là nel suo regno; ma questo nol permette che per farci conoscere che senza di lui saremmo in preda ai nostri nemici.

Umiliamoci molto, mia cara figliuola, e confessiamo pure che se Dio non fosse la nostra corazza ed il nostro scudo, noi saremmo immantinente trafitti da ogni specie di peccato. Egli è perciò che dobbiamo sempre tenerci in Dio colla perseveranza nei nostri santi esercizi”.

2. D’altronde bisogna sempre aver coraggio, e se ci sopraggiunge qualche languore di spirito, corriamo ai piedi di Gesù in sacramento e mettiamoci tra i celesti profumi, e saremo indubitatamente rinvigoriti.

3. Non saprei dirti altro per l’apprensione che hai delle prove, a cui il buon Dio ti va assoggettando, né per il timore che hai nel soffrirle. Non ti dissi la prima volta che ti parlai dell’anima tua, che ti applicavi troppo a considerare ciò che ti accade nella tentazione? che non bisogna considerarlo che in grosso modo? che le donne, e gli uomini ancora, alcune volte riflettono troppo sui loro mali, e che ciò avviluppa i loro pensieri gli uni negli altri, di modo che i timori ed i desideri imbarazzano talmente l’anima che non può svincolarsene?

Ti supplico per l’amore di Dio, mia buona figliuola, non temere punto, giacché egli non vuol farti alcun male, amalo molto; giacché vuol farti molto bene, sottoponiti alle sue divine operazioni. Vai a rifugiarti nelle tue risoluzioni e respingi le riflessioni che fai su ciò che soffri.

Che posso io mai dire per arrestare la moltitudine dei tuoi pensieri? Non ti dar troppo fastidio di guarire il tuo cuore, giacché la tua pena lo renderebbe più infermo. Non ti sforzare troppo a vincere le tue tentazioni, giacché questa violenza le fortificherebbe di più; disprezzale, e non ti ci fissare.

4. Rappresenta alla tua immaginazione Gesù crocifisso tra le tue braccia e sul petto, e di’ cento volte, baciando il suo costato: “Quest’è la mia speranza, la viva sorgente della mia felicità; quest’è il cuore dell’anima mia; mai nulla mi separerà dal suo amore; io lo posseggo e non lo lascerò, finché non mi mette nel luogo di sicurezza”.

Digli spesso: “Che cosa posso io avere sulla terra, o che posso pretendere nel cielo, se non voi, o mio Gesù? Voi siete il Dio del mio cuore e l’eredità che io desidero eternamente”.
5. Di che dunque bisogna temere? Ascolta nostro Signore che dice ad Abramo ed anche a te: “Non temere, io sono il tuo proteggitore”.

Sii dunque ferma nelle tue risoluzioni; resta nella barca in cui ti ha posto, e venga pur la tempesta. Viva Gesù, tu non perirai. Egli dormirà, ma a tempo opportuno si desterà per renderti la calma.
6. Vorrei ancora trattenermi a lungo con te, ma nol posso più. Sono rimasto solo. Padre Paolino è partito questa mattina per accompagnare i ragazzi al noviziato. Lascio immaginare a te lo strazio che provo per la separazione di questi carissimi figliuoli che il mio cuore amava teneramente. Ma fiat! Ossequiami la superiora Assunta e tutto il rimanente della beata comitiva. A tutte auguro ogni bene dal Signore e tutte saluto nel bacio santo di Gesù ed in lui mi dico tuo umilissimo servitore

padre Pio, cappuccino.

Rachelina è fin da ieri afflitta da una febbre che la costringe a rimanere a letto. Povera figliuola!

 

1 Le parole tra virgolette le aveva scritto padre Pio a padre Benedetto il 27 luglio. Cf. Epist. I, pp. 915 916.

2Gen. 15, 1.

3Cf. Mt. 8, 23 ss.

4 Sette alunni del seminario serafico di San Giovanni Rotondo, postulanti alla vita religiosa cappuccina, erano stati accompagnati da p. Paolino al noviziato di Cesena, della provincia religiosa di Bologna. Cf. Epist. I, p. 926, nota 1.

5 Potrebbe essere la sorella del p. Paolino, chiamata scherzosamente “superiora”, dalla quale si sarebbe recata Rachelina con alcune amiche spirituali.

6 Cioè la nipote Rachelina Gisolfi, la quale forse a causa della malattia non aveva accompagnato la zia nel viaggio.

Letture del giorno

Venerdì della IV settimana di Quaresima

PRIMA LETTURA (Sap 2,1.12-22)
Condanniamolo a una morte infame.

Dicono [gli empi] fra loro sragionando:
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita non è come quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa,
e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti
e si vanta di avere Dio per padre.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati;
la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio,
non sperano ricompensa per la rettitudine
né credono a un premio per una vita irreprensibile.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato.

Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano i giusti e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.

Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.

Canto al Vangelo (Mt 4,4b)
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!

VANGELO (Gv 7,1-2.10.25-30)
Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora.

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.