La giustizia dell’Amore di Dio – Dal riflettere sui nostri mali non viene nulla di buono

La giustizia dell'Amore di Dio - Dal riflettere sui nostri mali non viene nulla di buono

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di giovedì 15 marzo 2018.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Approfondimenti

Lettera integrale di p Pio a Rachelina

 

San Giovanni Rotondo, 30 luglio 1917

I.M.I.D.F.C.

1.   Mia carissima Rachelina,

Gesù sia con te sempre e ti trasformi tutta in lui! Rispondo con sollecitudine alla tua lettera e ciò non per dirti altro che “io chiedo continuamente nelle mie preghiere e nella santa messa molte grazie per l’anima tua”; “ma specialmente il divino amore: esso è tutto per noi, è il nostro miele, mia carissima figliuola, nel quale e col quale tutte le affezioni e tutte le azioni e sofferenze debbono essere addolcite. Mio Dio, quant’è felice il regno interno, quando vi regna questo sant’amore! quanto sono beate le potenze dell’anima nostra, allorché ubbidiscono ad un re sì saggio! No, mia buona figliuola, sotto la sua ubbidienza, e nel suo stato, egli non permette che vi abitino i gravi peccati, né tampoco alcuno affetto ai più leggieri. E’ vero che egli lascia approdare alle frontiere, alfin di esercitare le virtù interne alla guerra e renderle valorose, e permette che gli spioni, che sono i peccati veniali e le imperfezioni, corrano qua e là nel suo regno; ma questo nol permette che per farci conoscere che senza di lui saremmo in preda ai nostri nemici.

Umiliamoci molto, mia cara figliuola, e confessiamo pure che se Dio non fosse la nostra corazza ed il nostro scudo, noi saremmo immantinente trafitti da ogni specie di peccato. Egli è perciò che dobbiamo sempre tenerci in Dio colla perseveranza nei nostri santi esercizi”.

2. D’altronde bisogna sempre aver coraggio, e se ci sopraggiunge qualche languore di spirito, corriamo ai piedi di Gesù in sacramento e mettiamoci tra i celesti profumi, e saremo indubitatamente rinvigoriti.

3. Non saprei dirti altro per l’apprensione che hai delle prove, a cui il buon Dio ti va assoggettando, né per il timore che hai nel soffrirle. Non ti dissi la prima volta che ti parlai dell’anima tua, che ti applicavi troppo a considerare ciò che ti accade nella tentazione? che non bisogna considerarlo che in grosso modo? che le donne, e gli uomini ancora, alcune volte riflettono troppo sui loro mali, e che ciò avviluppa i loro pensieri gli uni negli altri, di modo che i timori ed i desideri imbarazzano talmente l’anima che non può svincolarsene?

Ti supplico per l’amore di Dio, mia buona figliuola, non temere punto, giacché egli non vuol farti alcun male, amalo molto; giacché vuol farti molto bene, sottoponiti alle sue divine operazioni. Vai a rifugiarti nelle tue risoluzioni e respingi le riflessioni che fai su ciò che soffri.

Che posso io mai dire per arrestare la moltitudine dei tuoi pensieri? Non ti dar troppo fastidio di guarire il tuo cuore, giacché la tua pena lo renderebbe più infermo. Non ti sforzare troppo a vincere le tue tentazioni, giacché questa violenza le fortificherebbe di più; disprezzale, e non ti ci fissare.

4. Rappresenta alla tua immaginazione Gesù crocifisso tra le tue braccia e sul petto, e di’ cento volte, baciando il suo costato: “Quest’è la mia speranza, la viva sorgente della mia felicità; quest’è il cuore dell’anima mia; mai nulla mi separerà dal suo amore; io lo posseggo e non lo lascerò, finché non mi mette nel luogo di sicurezza”.

Digli spesso: “Che cosa posso io avere sulla terra, o che posso pretendere nel cielo, se non voi, o mio Gesù? Voi siete il Dio del mio cuore e l’eredità che io desidero eternamente”.
5. Di che dunque bisogna temere? Ascolta nostro Signore che dice ad Abramo ed anche a te: “Non temere, io sono il tuo proteggitore”.

Sii dunque ferma nelle tue risoluzioni; resta nella barca in cui ti ha posto, e venga pur la tempesta. Viva Gesù, tu non perirai. Egli dormirà, ma a tempo opportuno si desterà per renderti la calma.
6. Vorrei ancora trattenermi a lungo con te, ma nol posso più. Sono rimasto solo. Padre Paolino è partito questa mattina per accompagnare i ragazzi al noviziato. Lascio immaginare a te lo strazio che provo per la separazione di questi carissimi figliuoli che il mio cuore amava teneramente. Ma fiat! Ossequiami la superiora Assunta e tutto il rimanente della beata comitiva. A tutte auguro ogni bene dal Signore e tutte saluto nel bacio santo di Gesù ed in lui mi dico tuo umilissimo servitore

padre Pio, cappuccino.

Rachelina è fin da ieri afflitta da una febbre che la costringe a rimanere a letto. Povera figliuola!

 

1 Le parole tra virgolette le aveva scritto padre Pio a padre Benedetto il 27 luglio. Cf. Epist. I, pp. 915 916.

2Gen. 15, 1.

3Cf. Mt. 8, 23 ss.

4 Sette alunni del seminario serafico di San Giovanni Rotondo, postulanti alla vita religiosa cappuccina, erano stati accompagnati da p. Paolino al noviziato di Cesena, della provincia religiosa di Bologna. Cf. Epist. I, p. 926, nota 1.

5 Potrebbe essere la sorella del p. Paolino, chiamata scherzosamente “superiora”, dalla quale si sarebbe recata Rachelina con alcune amiche spirituali.

6 Cioè la nipote Rachelina Gisolfi, la quale forse a causa della malattia non aveva accompagnato la zia nel viaggio.

Letture del giorno

Giovedì della IV settimana di Quaresima

PRIMA LETTURA (Es 32,7-14)
Desisti dall’ardore della tua ira.

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: “Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra”? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 105)
Rit: Ricòrdati di noi, Signore, per amore del tuo popolo.

Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
si prostrarono a una statua di metallo;
scambiarono la loro gloria
con la figura di un toro che mangia erba.

Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
meraviglie nella terra di Cam,
cose terribili presso il Mar Rosso.

Ed egli li avrebbe sterminati,
se Mosè, il suo eletto,
non si fosse posto sulla breccia davanti a lui
per impedire alla sua collera di distruggerli.

Canto al Vangelo (Gv 3,16)
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!

VANGELO (Gv 5,31-47)
Vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».