Il Santo Scapolare Sacramento di Maria

Il Santo Scapolare Sacramento di Maria

FONTE:

Atti del Congresso Internazionale Carmelitano per il settimo Centenario del Sacro Scapolare (1950), raccolti a cura del Comitato Italiano VII Centenario dello Scapolare.

CONSIDERAZIONI TEOLOGICHE SUL SACRO SCAPOLARE

Il Santo Padre Pio XII nella sua venerata Lettera dell’11 febbraio 1950 in occasione del settimo centenario dello Scapolare, afferma che la devozione al santo Abitino «è larghissimamente diffusa tra i fedeli cristiani, con ubertosi frutti spirituali».
Il Congresso Internazionale Carmelitano ha dato una prova concreta della universalità di questa devozione e della simpatia che riscuote i tutte le parti del mondo e presso tutte le categorie di persone.
Tuttavia è ancora possibile incontrare, nell’esercizio del ministero sacerdotale, delle anime buone e religiose, che avanzano dubbi e incertezze sull’utilità dello Scapolare. La diffidenza — e qualche rara volta l’ostilità — assumono gradazioni e sfumature molteplici. Dalle anime timorose e ingenue, che non indossano lo Scapolare, per paura che un oggetto esteriore sia di ostacolo all’interiorità e purezza della loro fede, si arriva al disprezzo di chi vede nel culto del santo Abitino una forma di fanatismo religioso o di feticismo pagano.
Le presenti considerazioni hanno lo scopo di sciogliere le obiezioni dei cattivi, diradare le incertezze dei timidi, giustificare la condotta di tutti i Confratelli del Carmine che nello Scapolare cercano conforto e salvezza.

Presupposto

La religione è essenzialmente interiore. Consiste nel conoscere e nell’amare Dio, sottoponendo la nostra volontà alla Sua. Questi atti sono propri dell’anima razionale e spirituale.
Ma in noi vi è anche un corpo. Esso costituisce una parte integrale della nostra personalità: coopera con l’anima nell’esercizio del bene e sarà partecipe con essa della sanzione eterna. Ogni forma di attività umana porta questa impronta di «spirituale-corporale». E questo carattere lo troviamo anche nel culto religioso.
S.Tommaso dice che l’uomo, essendo composto di anima e di corpo, deve offrire a Dio una duplice adorazione, «cioè spirituale che consiste nell’interiore devozione della mente, e corporale che consiste nell’esteriore umiliazione del corpo» (2, 2-84-a, 2).
Così la religione, pur restando essenzialmente interiore, deve avere anche un elemento esterno. Una religione puramente spirituale, come è quella degli angeli, quantunque molto bella, non corrisponde alle esigenze reali della nostra natura. Per questo il culto esteriore è sempre stato in uso nella Chiesa Cattolica, e la Liturgia, con il suo apparato di riti e oggetti sacri, è stata in ogni tempo di valido aiuto alle anime per elevarsi a Dio.
La funzione di queste cerimonie e riti esterni è illustrata da S.Tommaso: la mente umana è condotta alle cose invisibili attraverso le visibili, e perciò anche nel culto religioso si usano segni corporali che eccitano sentimenti spirituali di unione con Dio (cfr. 2, 2-81-7).
Per questo il S.Ufficio, il 4 settembre 1687, condannò la seguente proposizione: «Dio ci chiama a sè non nelle figure e nei quadri, ma nell’interno dove abita» (De Guibert, Doctr. Spir., 450).
L’uso dei riti, cerimonie e oggetti sacri è quindi giustificato e non è affatto in contrasto con la natura eminentemente interiore del cattolicesimo. Sparisce così la prima difficoltà opposta alla devozione del Sacro Scapolare. Nella sua esteriorità esso deve portare ad un rafforzamento della nostra unione con Dio e con Maria, e perciò non costituisce alcun pericolo per la purezza della nostra fede.
Questo apparirà ancora più chiaro spingendo innanzi la nostra indagine. Provata la legittimità dell’uso di oggetti e cerimonie esterne in genere, e dello Scapolare in ispecie, cerchiamo di determinarne l’efficacia.

Doppia funzione: simbolica e causativa

Possiamo affermare senz’altro che i riti e gli oggetti sacri hanno una doppia funzione: simbolica e causativa.
Anzitutto sono un simbolo, ossia «una figura o rappresentazione esteriore di una realtà spirituale, non percepibile ai sensi» (Leo von Rudloff, Piccola dogmatica per laici, Morcelliana 1942, pag. 138).
Finché il nostro spirito è legato alla carne, durante questa vita terrena, tutto a noi viene attraverso i sensi, anche le idee e i sentimenti. «Niente vi è nell’intelletto che non sia passato per i sensi», dicevano gli Scolastici. Perciò l’uomo si serve di segni e figure materiali per richiamare idee e cose spirituali. Questa è dunque la prima funzione che hanno i riti e oggetti sacri in uso nella Chiesa.
Anche la vita civile ha le sue cerimonie e i suoi simboli. La bandiera nazionale non è che un oggetto materiale e di poco valore entitativo, ma tutti la rispettano e salutano, come simbolo della Patria. «Si innalza la bandiera — esclamava Monsabrè — cittadini: in piedi; ecco la patria». «Simboli e gesti hanno una parte immensa nella nostra vita, e sono seriamente obbligati a tenerne conto coloro che si stupiscono dei riti religiosi» (Sertillanges, Catechismo degli increduli, S.E.I. 1944, pag. 224).
La capacità evocativa dei segni può essere naturale o convenzionale. Il fumo richiama naturalmente il fuoco, perchè l’effetto è legato e suppone sempre la causa: i colori di una bandiera rappresentano una Nazione solo perchè sono stati scelti liberamente come suo emblema.
Nessun segno o simbolo materiale è di per sè atto a rappresentare una realtà spirituale, perciò i riti e gli oggetti religiosi hanno sempre un valore convenzionale. Tuttavia possono avere delle analogie che li rendono più adatti a significare un determinato effetto che producono. Così il lavaggio nel Battesimo, pur essendo materiale, esprime assai bene la purificazione interiore che viene prodotta dal Sacramento.
Il santo Scapolare è un segno convenzionale. Il piccolo panno ha un valore particolare solo perchè la Madonna lo ha dato come pegno della sua protezione. Il suo valore evocativo consiste soprattutto in questo: quando lo vediamo noi ricordiamo che esso ci fu donato da Maria e che ad esso sono legate determinate promesse. Se la Vergine ci ha dato un dono, vuol dire che ci ama e che si interessa di noi. Possiamo dunque confidare in Lei, invocarla sempre.
Per manifestarci il suo affetto, la Madonna poteva scegliere qualunque dono. In realtà a san Simone Stock diede lo Scapolare, cioè una veste. Questo, perchè lo Scapolare è il più adatto ad esprimere le intenzioni misericordiose della Madre di Dio. Lo Scapolare è una veste: è la madre che prepara la prima veste ai figli e che sempre ne cura gli indumenti. Con lo Scapolare, Maria vuol assicurarci che eserciterà verso di noi le funzioni e le cure materne. La veste ricopre tutto il corpo e lo difende dalle intemperie e dai rigori del freddo. Con lo Scapolare Maria intende e si impegna a difenderci dalle tentazioni e da ogni sorta di male, vestendoci della sua protezione.
Questa è dunque la prima funzione dello Scapolare: ricordarci l’amore di Maria, la sua maternità spirituale, la sua protezione costante.
Naturalmente questo porta a delle conseguenze logiche e cioè alla corrispondenza. Perciò nello Scapolare troviamo anche, di riflesso, un invito alla imitazione delle virtù di Maria. Così il simbolismo e il magistero dello Scapolare si allarga, come ben compendia anche il Santo Padre nella succitata Lettera Apostolica. Questo alto simbolismo dello Scapolare e l’influsso morale che conseguentemente esercita in noi, sono sufficienti a giustificare il nostro culto e l’ansia che ci pervade di farlo conoscere a tutti i cristiani.
Ma possiamo trovare nello Scapolare qualche cosa di ancora più importante.

UN SEGNO EFFICACE

È noto che alcuni riti o segni esterni del culto cattolico, non solo significano una realtà spirituale, ma la contengono e la causano. Questo non si può spiegare naturalmente, ma è facilissimo all’onnipotenza di Dio. Un uomo, dipingendo o scolpendo l’immagine di Dio, non può fare che Dio sia realmente presente nè conferire a quella rappresentazione alcuna efficacia superiore al suo potere evocativo.
Dio, Creatore e sovrano della natura e del soprannaturale, può legare al segno sensibile la cosa significata, anche se spirituale, e dargli la capacità di comunicarla. Abbiamo l’esempio dei Sacramenti. In essi, il segno esterno, risultante dalla materia e dalla forma, produce la grazia soprannaturale che si effonde nell’anima. Il Concilio dì Trento definisce che i Sacramenti «contengono» e «danno» la grazia che significano. Per ciò i Sacramenti sono «segni efficaci della grazia». Segni, in quanto rappresentano una realtà distinta da loro: efficaci, in quanto danno ciò che significano.
Abbiamo detto che anche lo Scapolare è un segno, in quanto ci ricorda l’amore e la protezione di Maria. Possiamo dire anche che lo Scapolare è un segno efficace?
Le parole della Vergine a san Simone Stock suonano così:

«Questo sarà per te e per tutti i Carmelitani il privilegio, che chiunque morirà con questo (scapolare) non patirà il fuoco eterno».

La Vergine Santissima non promette di salvare i suoi devoti, o quanti l’onoreranno in qualsiasi modo. La salvezza è legata esclusivamente al santo Scapolare, anzi, con maggior precisione, al santo Scapolare rivestito in punto di morte. È dunque proprio lo Scapolare che salva, che, portato sempre con devozione, nell’ora della morte opera la nostra liberazione dal rischio della rovina suprema.
Lo Scapolare non riceve questa sua efficacia salvatrice della sua materialità, come neppure l’acqua del Battesimo purifica l’anima in virtù delle sue forze naturali. L’acqua del Battesimo santifica in virtù dei meriti di Gesù Cristo. Lo Scapolare salva in virtù della mediazione di Maria. La Santa Vergine, secondo la dottrina ormai accettata dalla Chiesa, è la Mediatrice di tutte le grazie. Essa dispone dei tesori della Redenzione e distribuisce le divine misericordie in base a quanto le suggerisce il suo cuore materno. È questo un diritto della sua sovranità di grazia. Può quindi legare le grazie anche ad un rito o ad una preghiera. E di fatto ha legato la grazia immensa della certa liberazione dall’inferno, al portare lo Scapolare in punto di morte.
Possiamo quindi affermare che lo Scapolare è un segno efficace di salvezza. Simboleggia e realizza la protezione e la difesa dell’anima dai pericoli maggiori, specialmente dalla perdizione eterna.

UN’OBIEZIONE

Questa esposizione dell’efficacia del santo Scapolare, può far nascere un dubbio: il problema della vita eterna si riduce ad un meccanismo molto comodo, si indossa il santo Abitino, e la salvezza è assicurata, all’infuori di ogni sforzo e di ogni preoccupazione spirituale. L’assurdità di questa proposizione è evidente.
La Santa Vergine intende aiutare i volonterosi, non proteggere i pigri e i cattivi. Questo è un presupposto costante — e da non dimenticare mai — dell’economia della nostra salute.
Ci riferiamo ancora una volta alla teoria sacramentaria. Il Concilio di Trento definisce che i Sacramenti causano la grazia «ex opere operato» (D. B. 851), il che equivale a dire che il rito sacramentale, posto validamente, è di per sè causativo di grazia, indipendentemente dagli atti meritori del ministro e dei soggetto. Ogni Sacramento valido è quindi santificante, ma perchè la sua efficacia si attui nel soggetto, è necessario che questi sia disposto a riceverla, allontanando da sè l’obice, ossia l’attacco al peccato.
Anche nei Sacramenti l’azione divina, nella sua efficacia, si mette in dipendenza e presuppone l’azione libera dell’uomo. Nulla di meccanico, quindi, ma tutto è logico e profondamente umano.
Lo stesso si deve dire dello Scapolare. Esso assicura la vita eterna. Ciò vuol dire che da parte sua ha ricevuto la capacità di salvare, facendo giungere al soggetto le grazie e gli aiuti necessari per arrivare al porto della vita eterna. Ma è necessario che l’anima stessa cooperi all’azione protettrice di Maria.
Se per l’efficacia dei Sacramenti ci vuole «l’assenza dell’obice», per l’efficacia dello Scapolare si esige «la buona volontà», ossia la cooperazione.
Maria Santissima si mette al nostro fianco per aiutarci nel cammino, non per sostituirsi a noi nella conquista del cielo.
Il Prefazio della Messa della Madonna del Carmine dice che lo Scapolare assicura la salvezza a chi «muore piamente» (pie morientibus). La parola «pie», piamente, non venne detta dalla Madonna, ma è un sottinteso evidente, che la Chiesa rende esplicito.
Anche Gesù disse: «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue vivrà in eterno» (Giov. 6, 59). La santa Comunione infatti è la sorgente della vita e della salvezza. Ma molti si comunicano e si dannano, perchè non corrispondono alla grazia del Signore.
Sul piano della vita soprannaturale non vi è nulla di meccanico. Tutto dipende dall’azione di Dio, e dalla nostra cooperazione.

LA FAMIGLIA DI MARIA

Sant’Agostino dice che in ogni religione, sia vera che falsa, i membri non si possono riunire, se non vi sono dei segni sensibili, che servono di distintivo e di vincolo di unione (Contra Faustum, ML 42, 355).
Nella Religione Cattolica i segni sensibili sono i sette Sacramenti istituiti da Nostro Signor Gesù Cristo.
Anche i devoti di Maria hanno bisogno di un segno sensibile per riconoscersi tra di loro e distinguersi dagli altri. E la Madonna stessa ha dato loro, come divisa e bandiera, il santo Scapolare.
La devozione alla Madonna consiste essenzialmente nella venerazione e nell’amore. Questi atti interiori, per loro natura, sfuggono ad ogni controllo umano. Lo Scapolare esprime in forma sensibile i sentimenti del cuore, costituisce un’affermazione pubblica di fede e d’amore nella mamma celeste, ed è un segno di riconoscimento per tutti i suoi devoti.
Ogni cristiano può onorare la Madonna nel modo che crede migliore, invocarla con i titoli che gli piacciono maggiormente. Lo Scapolare non deve soffocare le altre devozioni mariane. La Santa Vergine lo ha donato come vincolo d’oro che lega al suo Cuore Immacolato e unisce tra di loro tutti i figli della sua predilezione.
Lo Scapolare è il Sacramento di Maria, il distintivo di quanti appartengono alla immensa famiglia dei suoi devoti.
In esso vi è tutta la tenerezza materna di Maria, la sua protezione, il suo affetto.
Nello Scapolare, il sigillo della nostra dedizione, il canto della nostra speranza.

P.Albino del B. G., O. C. D.