Le omelie del s. Curato d’Ars: il mondo passa e noi con lui

Le omelie del s. Curato d'Ars: il mondo passa e noi con lui

Il mondo passa; noi passiamo con lui. I re, gli imperatori, tutti se ne andranno. Si è fagogitati nell’eternità, da dove non si ritorna più. Non resta che una sola cosa: salvare la propria anima (la salvezza delle anime, unica “santa ossessione” del curato d’Ars, e scopo di ogni vera pastorale e di ogni autentica vita cristiana, oggi sembra essersi quasi del tutto ecclissata, e, purtroppo, ad ogni livello della scala gerarchica…; n.d.a.).

I santi non erano affatto attaccati ai beni della terra; essi si preoccupavano unicamente di quelli del cielo. La gente del mondo, al contrario, non pensa che al tempo presente.

Un buon cristiano fa come coloro che vanno in paesi stranieri per accumulare dell’oro: essi non pensano affatto ad abitarvi, e non hanno a cuore se non il pensiero di rivedere la loro patria, una volta che avranno fatto fortuna. Bisogna fare anche come i re. Quando stanno per essere spodestati, essi mandano avanti i loro tesori; questi tesori li attenderanno. Allo stesso modo un buon cristiano invia tutte le sue buone opere alla porta del cielo.

Il buon Dio ci ha messi sulla terra, per vedere come ci comporteremo, e se lo ameremo; ma nessuno ci rimane. Un uomo che era stato condannato a cento anni di galera, si dice che, scontata la pena, ne uscì. Al suo ritorno tutti erano scomparsi (i compaesani che conosceva), riconosceva solo le case…

Se riflettessimo, noi eleveremmo senza tregua il nostro sguardo verso il cielo, nostra vera patria.
Invece ci lasciamo trascinare qua e là per il mondo, tra ricchezze, gioie della materia, e non pensiamo all’unica cosa che dovrebbe preoccuparci.

Guardate i santi: come erano distaccati dal mondo e dalla materia! come consideravano tutto ciò con disprezzo! (non esagerazioni del curato, ma pura essenza neotestamentaria; n.d.a.).
Un religioso, avendo perso i suoi genitori, si ritrovò padrone di molti beni. Non appena gli fu comunicata la notizia: “Da quanto tempo i miei genitori sono morti? chiese.
– Da tre settimane, gli risposero.
– E ora ditemi: una persona che è morta, può ereditare?
– No di certo, risposero.
– Ebbene! non posso ereditare da chi è morto tre settimane fa, io che sono morto da vent’anni!”. (si riferiva alla vita religiosa, ma anche cristiana in genere, che il NT considera come un morire al mondo; n.d.a.).
Ah! i santi comprendevano il nulla, la vanità di questo mondo e la felicità di lasciare tutto per questa bella speranza del cielo!

Vi sono due specie di avari: l’avaro del cielo e l’avaro della terra. L’avaro della terra non spinge il suo pensiero al di là del tempo; egli non possiede mai abbastanza ricchezze; egli ammassa…ammassa sempre. Ma quando arriverà il momento della morte, non avrà più nulla. Io ve l’ho detto spesso: succede come a coloro che fanno troppe provviste per l’inverno, ma poi, quando arriva la raccolta seguente, non sanno più cosa farne; serve solo a metterli in imbarazzo. Noi non portiamo via nulla, ma lasciamo tutto.

Che ne direste voi di una persona, che accumulasse in casa delle provviste che poi sarà costretta a gettare, altrimenti marcirebbero, e lasciasse invece le perle preziose, l’oro, i diamanti, che ella potrebbe conservare, portare con sè dappertutto dovunque vada, e che farebbero la sua fortuna?… Ebbene! figli miei, noi facciamo proprio così: noi ci attacchiamo alla materia, a ciò che deve finire, e non pensiamo ad acquistarci il cielo, il solo vero tesoro.

Un buon cristiano, un “avaro del cielo”, fa ben poco conto dei beni della terra; egli non pensa ad altro che ad abbellire la sua anima, ad accumulare ciò che dovrà appagarlo per sempre, ciò che dovrà sempre durare. Guardate i re, gli imperatori, i grandi della terra: essi sono molto ricchi; ma sono contenti? Se amano il buon Dio, si; altrimenti no, non sono affatto contenti. Io trovo che non ci sia nessuno da compiangere tanto, quanto i ricchi che non amano il buon Dio!

I santi non erano attaccati ai beni, come noi; essi erano attaccati a ciò che li doveva appagare per tutta l’eternità.

Andate pure di mondo in mondo, di regno in regno, di ricchezza in ricchezza, di piacere in piacere, ma non vi troverete la vostra felicità. La terra intera non può appagare un’anima immortale, più di come un pizzico di farina nella bocca di un affamato non può saziarlo.

Dopo che gli apostoli ebbero visto Nostro Signore salire al cielo, trovarono la terra così triste, così vile e così spregevole, che correvano dietro ai supplizi che li avrebbero presto raggiunti, per riunirli al loro buon Maestro. La madre dei Maccabei che vide morire i suoi sette figli, e che morì sette volte, diceva loro per incoraggiarli: “Guardate il cielo…”.

Nostro Signore ricompensava la fede dei santi, mostrando loro sensibilmente il cielo. C’erano quelli che passeggiavano in Paradiso (si riferisce alle visioni di alcuni santi). Santo Stefano, mentre lo lapidavano, vedeva il cielo aperto sopra la sua testa. San Paolo vi fu rapito e dichiarò di non poter fornire nessuna idea di ciò che aveva visto (perchè si trattava di cose ineffabili). Santa Teresa vide il cielo e, come lei stessa dice, tutto sulla terra non le sembrò più nient’altro che spazzatura.

Ma no, ahimè!, noi non siamo altro che materia. Noi strisciamo sulla terra e non sappiamo elevarci in alto. Siamo troppo grassi, troppo pesanti. La terra è un ponte per attraversare l’acqua (significato oscuro; forse per esprimere la funzione solo provvisoria e strumentale della terra; n.d.a).

Un cattivo cristiano non può comprendere quella bella speranza del cielo, che consola, che anima un buon cristiano.Tutto ciò che costituisce la felicità dei santi, gli sembra duro, scomodo.

Considerate, figli miei, questi pensieri consolanti: con chi saremo noi in cielo? Con Dio che è nostro Padre, con Gesù Cristo che è nostro fratello, con la santa Vergine che è nostra Madre, con gli angeli e i santi che sono nostri amici.

Un re diceva con rammarico nei suoi ultimi istanti di vita: “Bisogna dunque che io lasci il mio regno per andare in un paese dove non conosco nessuno!”. Egli non aveva mai pensato alla felicità del cielo. Occorre fin da ora farsi degli amici, per poi ritrovarli dopo la morte, e così non avremo affatto paura, come questo re, di non conoscere nessuno.

fonte: https://jean-marievianney.blogspot.com