Le omelie del S. Curato d’Ars: il rispetto umano

Le omelie del S. Curato d'Ars: il rispetto umano

E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo
(Matteo 11,6)

Niente, fratelli miei, di più glorioso e di più onorevole per un cristiano, che portare il nome sublime di figlio di Dio, di fratello di Gesù Cristo.
Ma, nello stesso tempo, non c’è niente di più infame che avere vergogna di manifestarlo, ogni volta che se ne presenta l’occasione.

Non ci meravigliamo di vedere degli ipocriti mostrare, come possono, una pietà esteriore per attirarsi la stima e la lode degli uomini, mentre i loro cuori sono divorati dai peccati più infami.

Questi ciechi, vorrebbero gioire degli onori che sono inseparabili dalla virtù, senza darsi la pena di praticarla (tra le tante disgrazie dei nostri tempi, almeno ci è risparmiato tale rischio, dal momento che la pietà e la virtù sono considerate piuttosto un connotato negativo e un motivo di derisione…n.d.a.).

Noi siamo ancora meno meravigliati di vedere dei buoni cristiani nascondere, come meglio possono, le loro buone opere agli occhi del mondo, per paura che la vanagloria si insinui nel loro cuore e che i vani applausi degli uomini non ne facciano perdere loro il merito e la ricompensa.

Ma, fratelli miei, dove troviamo una vigliaccheria più criminale e una abominazione più detestabile della nostra, allorchè, facendo professione di credere in Gesù Cristo, essendoci impegnati con i più sacri giuramenti a camminare sulle sue tracce, a sostenere i suoi interessi e la sua Gloria, a costo della nostra stessa vita, siamo poi così vigliacchi che, alla prima occasione, violiamo le promesse che gli abbiamo fatte sul sacro fonte battesimale.

Ah! disgraziati, che cosa facciamo?
Chi è Colui che stiamo rinnegando?
Ahimè! abbandoniamo il nostro Dio, il nostro Salvatore, per collocarci tra gli schiavi del demonio che ci inganna, e che non cerca altro che la nostra perdizione e la nostra infelicità eterna!

Oh! maledetto rispetto umano! quante anime trascini nell’inferno!

Ma per farvene meglio comprendere la bassezza, vi mostrerò:
1- Quanto il rispetto umano, e cioè la vergogna di fare il bene, oltraggi il buon Dio;
2- Come colui che lo pratica, dimostri uno spirito debole e meschino.

Non parleremo, fratelli miei, di tutti quegli empi di prima categoria, che impiegano il loro tempo, la loro scienza e la loro povera vita a distruggere la nostra santa religione, ammesso che lo possano.

Questi sciagurati sembra che non vivano per altro scopo che per annientare le sofferenze, i meriti della morte e della passione di Gesù Cristo.
Costoro hanno impiegato, chi le loro forze, chi la loro scienza, per infrangere quella pietra sulla quale Gesù Cristo ha costruito la sua Chiesa (il santo curato viveva in tempi di efferato anticlericalismo, seguito alla rivoluzione francese, e di cui egli stesso è stato vittima più volte; n.d.a.).

Ma, questi insensati, saranno loro che si infrangeranno contro questa pietra della Chiesa, che è la nostra santa religione, la quale sussisterà sempre, malgrado tutti i loro sforzi.

Infatti, fratelli miei, dove sfocia tutta la furia dei persecutori della Chiesa, quali un Nerone, un Massimino, un Diocleziano, e tanti altri che hanno creduto che, con la forza delle loro armi, avrebbero raggiunto lo scopo di farla sparire dalla faccia della terra?

Ma è accaduto esattamente il contrario: il sangue di tanti martiri non è servito, come dice Tertulliano, che a fare fiorire più che mai la religione, e il loro sangue, sembrava un seme che produceva il cento per uno.

Disgraziati! cosa vi ha fatto questa bella e santa religione, per perseguitarla a tal punto, mentre soltanto essa può rendere felice l’uomo sulla terra?
Ahimè! quante lacrime e quali grida emettono ora nell’inferno, dove riconoscono molto chiaramente che questa religione, contro la quale si sono scatenati, li avrebbe potuti condurre in cielo!
Ma ormai sono solo rimpianti inutili e superflui! (prima ancora di parlarne, il curato ci da un esempio concreto di coraggiosa mancanza di rispetto umano, rischiando probabili ritorsioni; saremo capaci di avere il medesimo coraggio, rischiando magari qualche denuncia, un domani ormai prossimo, in cui qualche legge dello stato laicista vada contro il dettato della morale cristiana? n.d.a.).

Vedete ancora questi altri empi che hanno fatto tutto ciò che hanno potuto per distruggere la nostra santa religione, per mezzo dei loro scritti, come un Voltaire, un Jean-Jacques Rousseau, un Diderot, un Alembert, un Volney e tanti altri, che hanno trascorso la loro vita senza fare altro che vomitare per mezzo dei loro scritti, tutto quello che il demonio poteva ispirare loro.

Ahimè! è vero, hanno fatto del male, hanno fatto perdere delle anime, ne hanno trascinate tante nell’inferno, insieme a loro stessi; ma non hanno affatto potuto distruggere la religione, come credevano; essi si sono sfracellati contro questa pietra.
Ma non hanno infranto la pietra sulla quale Gesù Cristo ha costruito la sua Chiesa, e che dovrà esistere fino alla fine del mondo.

Dove sono andati a finire adesso questi poveri empi?
Ahimè! nell’inferno, dove piangono la loro infelicità e quella di tutti coloro che hanno trascinato con sè.

Non diciamo ancora nulla, fratelli miei, di questi altri empi che, senza mostrarsi apertamente nemici della religione, poichè ne praticano ancora qualche esteriorità, malgrado ciò, di tanto in tanto, fanno qualche piccolo apprezzamento, per esempio, sulla virtù o sulla pietà di coloro che non hanno il coraggio di imitare.

Dimmi, amico mio, che ti ha fatto questa religione che hai ereditato dai tuoi avi, i quali la hanno praticata così fedelmente davanti ai tuoi occhi, della quale tante volte ti hanno detto che ella sola poteva fare la felicità dell’uomo sulla terra, e che, abbandonandola, non potremo che essere infelici?

E dove pensi, amico mio, che ti porterà la tua piccola empietà?
Ahimè! amico mio, nell’inferno, per farti piangere sul tuo accecamento.

Non diciamo niente neppure di quei cristiani che non sono cristiani che di nome (si ricordi che il santo sta passando in rassegna varie tipologie di cristiani, per individuare quelli che, propriamente, peccano di rispetto umano; n.d.a.); questi compiono il loro dovere di cristiani in una maniera così miserabile che vi farebbero morire di compassione.

Guardatene uno, durante la sua preghiera fatta con noia, dissipazione, senza rispetto (verso Dio; n.d.a.).
Vedetelo mentre si trova in chiesa, senza devozione: l’ufficio divino, secondo lui, comincia sempre troppo presto, e finisce sempre troppo tardi; il prete non è ancora sceso dall’altare, che essi sono già fuori.

Riguardo alla frequenza dei sacramenti, non c’è bisogno di parlarne: se qualche volta vi si avvicinano, è con una certa indifferenza, che fa capire che essi non capiscono affatto quello che fanno.

Tutto ciò che ha una relazione col servizio di Dio, è compiuto con un disgusto spaventoso.

Dio mio! che anime perdute per l’eternità!
O mio Dio, quanto è piccolo il numero di coloro che entreranno nel regno dei cieli, poichè ve ne sono tanto pochi che fanno quello che devono, per meritarlo?

Ma, mi direte adesso: quali sono dunque quelli che si rendono colpevoli di rispetto umano?
Fratelli miei, ascoltatemi un istante, e lo saprete.

Dapprima, vi dirò con san Bernardo che, da qualunque lato consideriamo il rispetto umano, che consiste nella vergogna di adempiere i propri doveri di religione a causa del mondo, tutto ci dimostra che in esso c’è disprezzo di Dio e delle sue grazie, e accecamento dell’anima.

Dico in primo luogo, fratelli miei, che la vergogna di fare il bene, per paura di essere disprezzato o deriso da parte di alcuni empi sciagurati, o di qualche ignorante, è un disprezzo terribile che nutriamo, verso la Presenza del buon Dio, davanti al quale noi siamo, e che potrebbe, all’istante, gettarci nell’inferno.

Perchè, fratelli miei, quei cattivi cristiani vi deridono e volgono in ridicolo la vostra devozione?
Ahimè! fratelli miei, eccovi la vera ragione: è perchè, non avendo la forza di fare ciò che voi fate, ce l’hanno con voi, perchè risvegliate i rimorsi della loro coscienza; ma siate certi che, nel loro cuore, non vi disprezzano affatto, ma, al contario, vi stimano molto.

Se vogliono ricevere un buon consiglio, o chiedere una grazia al buon Dio, non si rivolgeranno a quelli che sono come loro, ma a voi che hanno deriso, almeno a parole.

Amico mio, ti vergogni di servire il buon Dio, per paura di essere disprezzato?
Allora, amico mio, guarda dunque Colui che è morto su questa croce; chiedigli se si sia vergognato di essere disprezzato, e di morire nella maniera più vergognosa su questa croce infamante.
Ah! come siamo ingrati verso Dio, che sembra quasi che trovi la sua gloria nel rendere pubblico, di secolo in secolo, il fatto che Egli ci abbia scelto come suoi figli.

O mio Dio! Com’è cieco e detestabile l’uomo che ha paura di una frase miserabile come: “che ne diranno?”, mentre non teme di offendere un Dio così buono.
Dico anche che il rispetto umano ci fa disprezzare tutte le grazie che il buon Dio ci ha meritato con la sua morte e con la sua passione (si noti come il santo preferisca di solito l’espressione “morte e passione”, al posto di “passione e morte”, che si usa normalmente: procede per ordine di importanza e di straordinarietà, piuttosto che per ordine cronologico; n.d.a.).

Si, fratelli miei, a causa del rispetto umano, noi annulliamo tutte le grazie che il buon Dio ci aveva destinate per salvarci.
Oh! maledetto rispetto umano, quante anime trascini all’inferno!

In secondo luogo, dico che il rispetto umano presuppone l’accecamento più deplorevole.
Ahimè! non facciamo affatto attenzione a quello che perdiamo.
Ah! fratelli miei, quale disgrazia per noi! perdiamo il nostro Dio, che nulla potrà mai rimpiazzare.
Perdiamo il cielo con tutti i suoi beni e i suoi piaceri!

Ma un altra disgrazia è che prendiamo il demonio come nostro padre, e l’inferno con tutti i suoi tormenti, come nostra eredità e nostra ricompensa.
Scambiamo le nostre dolcezze e le nostre gioie eterne con sofferenze e lacrime.

Ah! amico mio, a cosa pensi? Quali saranno i tuoi rimpianti per tutta l’eternità?
Ah! Mio Dio! ci si potrà mai pensare e vivere ancora come schiavi del mondo?

E’ vero, mi direte voi, che colui il quale teme il mondo, nell’adempiere i suoi doveri di religione, è molto sciagurato, dal momento che il buon Dio ci ha detto che, colui che si vergogna di servirlo davanti agli uomini, non sarà riconosciuto da Lui, davanti a suo Padre, nel giorno del Giudizio.

Ma, mio Dio! temere il mondo, perchè dunque, dal momento che sappiamo che bisogna assolutamente essere disprezzati dal mondo, per piacere a Dio?
Se temete il mondo, non c’è affatto bisogno che diveniate cristiani.

Sapete bene che, sul sacro fonte del battesimo, avete giurato, alla presenza di Gesù Cristo stesso, che avreste rinunciato al demonio e al mondo, che vi sareste impegnavati a seguire Gesù Cristo, portando la sua croce, carichi di obbrobri e di disprezzo.
Se temete il mondo, ebbene! rinunciate al vostro battesimo e donatevi a questo mondo, a cui tanto temete di dispiacere (il “profeta” don Vianney, anche in questo caso anticipa i tempi: si pensi all’attuale fenomeno degli “sbattezzati”!).

Ma, mi direte voi, quand’è che agiamo per rispetto umano?

Amico mio, ascoltami bene
E’ un giorno in cui vai alla fiera, o ti trovi in albergo, dove si mangia carne in un giorno proibito, e ti si prega di mangiarne; e tu, accontentandoti di abbassare gli occhi e di arrossire, invece di dire che sei cristiano, che la tua religione te lo proibisce, ne mangi come gli altri pensando: “Se non faccio come loro, mi prenderanno in giro”.
Ti scherniranno, amico mio? Ah! è certo un grave danno! (in senso ironico; n.d.a.).
Eh! mi dirai, sarebbe molto peggio il danno che farei se diventassi la causa di tutte le cattive ragioni che si direbbero contro la religione, del male che farei mangiando la carne.
(Il continuo passaggio da “fratelli miei”, ripetuto in continuazione, ad “amico mio”, serve ad ammortizzare la durezza, a volte eccessiva, delle ammonizioni del santo, ma, più di tutto, esprime la premura e lo zelo buono che lo animano, conditi di puro amore per le anime, mai sfiorati dal benchè minimo disprezzo o disistima; n.d.a.).

Dimmi, amico mio, faresti più male?
Se i martiri avessero temuto tutte quelle bestemmie, tutte quelle imprecazioni, avrebbero quindi dovuto rinunciare alla loro religione?
Tanto peggio per quelli che agiscono male (si riferisce ai persecutori dei martiri e ai beffeggiatori dei cristiani coerenti; n.d.a.).

Ahimè! fratelli miei, per meglio dire, non è abbastanza che gli altri disgraziati abbiano crocifisso Gesù Cristo con la loro cattiva vita; occorre anche che vi uniate a loro, per far soffrire di più Gesù Cristo?
Temete di essere derisi?
Ah! sciagurati, guardate Gesù Cristo sulla croce, e vedrete ciò che Egli ha fatto per voi.

Ma voi dite di non ricordarvi quando avete rinnegato Gesù Cristo?

E’ stato quel giorno che trovandovi con due o tre persone, sembrava che non aveste le mani, o che non sapeste fare il segno della croce, e che guardavate se avevano gli occhi su di voi, e che vi foste accontentati di dire il vostro Benediciteo il vostro rendimento di grazie, nel vostro cuore, o che andaste in un cantuccio per dire quelle preghiere.

E’ stato quell’altro giorno che, passando vicino a una croce, faceste finta di non vederla, e sembrava che diceste che il buon Dio non è per noi che è morto.

Dite di non sapere quando avete avuto del rispetto umano?

E’ stato quel giorno che trovandovi in compagnia, mentre si dicevano parole sporche, contrarie alla virtù della purezza, o contro la religione, voi non osaste riprendere quelle persone, e addirittura, nel timore che vi deridessero, avete sorriso.

Ma, mi direte voi, ci si è costretti, altrimenti si sarebbe derisi troppo spesso.
E tu temi, amico mio, di essere deriso?
Fu proprio questa paura che portò san Pietro a rinnegare il suo divin Maestro, ma ciò non impedì che commettesse un grosso peccato, che avrebbe pianto per tutta la sua vita.

Dite ancora di non sapere quando avete avuto del rispetto umano?

E’ stato un giorno che il buon Dio vi diede l’ispirazione di andarvi a confessare; sentivate di averne bisogno, ma poi pensaste che ci si sarebbe presi gioco di voi, che vi avrebbero trattati da bigotti.

E’ stata una volta che avevate avuto il pensiero di andare alla santa Messa durante la settimana, e che potevate andarvi; ma avete detto in cuor vostro che ci si sarebbe presi gioco di voi, e che avrebbero detto: Beati loro che non hanno niente da fare, e possono vivere di rendita.

Quante volte questo maledetto rispetto umano vi ha impedito di assistere al catechismo, alla preghiera della sera!
Quante volte, stando a casa vostra, e facendo qualche preghiera o qualche lettura spirituale, vi siete nascosti, vedendo venire qualcuno!
Quante volte il rispetto umano vi ha fatto violare la legge del digiuno o dell’astinenza, e non avete osato dire che digiunavate e che non potevate mangiare di grasso!
Quante volte non avete osato dire il vostro Angelus davanti agli altri, o vi siete accontentati di dirlo nel vostro cuore, o siete usciti per dirlo di fuori!
Quante volte non avete fatto le preghiere del mattino o della sera, perchè vi siete trovati con persone che non le facevano mai; e tutto questo, per paura che ci si burlasse di voi!

Andate, poveri schiavi del mondo, attendete l’inferno, dove sarete precipitati; lì avrete sicuramente il tempo di rimpiangere il bene che il mondo vi ha impedito di fare.

Ah! mio Dio, quale triste vita conduce colui che vuole piacere sia al mondo che al buon Dio!
No, amico mio, ti sbagli. Oltre al fatto che vivrai sempre infelice, non raggiungerai mai il risultato di piacere al mondo e al buon Dio; questo è tanto impossibile quanto porre fine all’eternità.

Ecco il consiglio che ti voglio dare, così sarai meno infelice: o donati tutto al buon Dio o tutto al mondo (cfr. Apocalisse 3,15); non cercare e non seguire che un solo maestro, e, una volta che sarai al suo seguito, non lo abbandonare.

Non vi ricordate dunque, ciò che Gesù Cristo ha detto nel Vangelo: “Non potete servire Dio e il mondo” (cfr. Matteo 6,24; n.d.a.), e cioè che non potete seguire il mondo con i suoi piaceri, e Gesù Cristo con la sua croce?

Non è forse vero che voi avete la compiacenza di stare sia con Dio che con il mondo?
Parlando più chiaramente: bisognerebbe che la vostra coscienza, che il vostro cuore vi permettesse di essere al mattino alla tavola santa e la sera alla danza; una parte del giorno in chiesa e il resto nei cabarets o nei giochi; in un momento parlare del buon Dio, e un altro momento dire delle sconcerie o piuttosto delle calunnie contro il prossimo; una volta, fare del bene al vostro vicino, e un altra, fargli un torto, come dire, che con i buoni farete il bene e parlerete del buon Dio, con i cattivi, farete il male.

Ah! fratelli miei, quanto male ci fa commettere la compagnia dei cattivi!
Quanti peccati eviteremmo, se avessimo la fortuna di fuggire la gente senza religione!
Sant’Agostino ci dice che molte volte, essendosi trovato con i cattivi, si era vergognato di non avere la stessa loro malizia e, affinchè non lo si biasimasse, raccontava il male che nemmeno aveva fatto.

Povero cieco” Quanto avrai da piangere! che triste vita!…
Oh! maledetto rispetto umano, quante anime trascini nell’inferno! Oh! di quanti crimini sei la causa! Ah! come è colpevole il disprezzo che facciamo, delle grazie che il buon Dio vuole accordarci per poterci salvare!

Ahimè! quanti hanno cominciato la loro condanna a causa del rispetto umano, poichè, nella misura in cui hanno disprezzato le grazie che il buon Dio voleva dare loro, anche la fede si è spenta in essi; e così, a poco a poco, hanno percepito di meno la gravità del peccato, la perdita del cielo, gli oltraggi che facevano a Dio con il peccato.
Essi hanno finito per cadere nella paralisi, e cioè non hanno più preso coscienza dello stato infelice della loro povera anima: e così rimangono nel peccato, e la maggior parte di loro vi perisce.

Leggiamo nel Vangelo che Gesù Cristo, nelle sue missioni, colmava di ogni sorta di grazie i luoghi dove passava.
A volte era un cieco, al quale rendeva la vista; altre volte erano dei sordi che faceva udire; qui c’era un lebbroso che Egli guariva, là c’era un morto al quale rendeva la vita.
Tuttavia vediamo che ce ne sono ben pochi che rendono pubblici i benefici che hanno appena ricevuti; lo fanno soltanto nel momento in cui si trovano ai piedi di Gesù Cristo (in realtà, nella mggior parte dei casi, era Gesù stesso a esigere il silenzio sull’accaduto, per custodire il “segreto messianico”, e non si trattava di rispetto umano, come il curato sembra credere; n.d.a.).

E da dove derivava ciò, fratelli miei?
E’ perchè essi temevano i Giudei, poichè bisognava essere amici dei Giudei o di Gesù Cristo; e allora, quando si trovavano vicino a Gesù Cristo, lo riconoscevano, e quando erano con i Giudei, sembrava che li approvassero con il loro silenzio.

Ecco precisamente ciò che facciamo noi: quando siamo soli, allorchè riflettiamo su tutti i benefici che abbiamo ricevuti dal buon Dio, non possiamo fare a meno di testimoniargli la nostra riconoscenza per essere nati cristiani, e per essere stati confermati; ma, quando ci troviamo con i libertini, sembriamo avere i loro stessi sentimenti, applaudendo con i nostri sorrisi o con il nostro silenzio, alla loro empietà.

Oh! quale indegna preferenza, esclama san Massimo! Ah! maledetto rispetto umano, quante anime trascini all’inferno!
Ahimè! fratelli miei, quale tormento proverà una persona che vuole piacere e vivere così, come ne abbiamo un bell’esempio nel Vangelo.

Vi leggiamo che il re Erode era preso da un amore profano per Erodiade.
Questa barbara cortigiana aveva una figlia che danzava davanti a lui con tanta grazia, che egli le promise la metà del suo regno.
Ma la sciagurata si guardò bene dal domandargliela, non era abbastanza per lei; essendo andata a trovare la madre, per chiedere consiglio su quello che bisognava dire al re, la madre, più infame della figlia, le presentò un piatto: «Va’, le dice, chiedi al re che metta la testa di giovanni Battista su questo piatto, e poi portamelo»; e questo perchè san Giovanni Battista le rimproverava la sua cattiva vita.

Il re, a questa domanda, fu preso da terrore; poichè, da una parte stimava Giovanni Battista, egli biasimava la morte di un uomo che era così degno di vivere.
Che cosa farà? Quale partito prenderà?
Ah! maledetto rispetto umano, che cosa combini?
Egli non voleva affatto far morire Giovanni Battista; ma, d’altra parte, ha paura che ci si burli di lui, per il fatto che, essendo re, non mantenga la parola.
Vai, dice questo re disgraziato a un carnefice, vai a tagliare la testa di Giovanni Battista; preferisco far gridare la mia coscienza, pittosto che ci si burli di me.

Ma quale orrore! allorchè la testa apparve nella sala, gli occhi e la bocca, benchè chiusi, sembravano rimproverargli il suo crimine e minacciarlo con i più terribili castighi.
A questo spettacolo, egli frenette e impallidì.
Ahimè! come è da compiangere colui che si lascia condurre dal rispetto umano! ( l’episodio narrato dai vangeli: Matteo 14,6-11 e parr. è arricchito dal santo curato con particolari che servono a drammatizzare e a far visualizzare meglio il racconto ai suoi ascoltatori; è un espediente che il santo utilizza spesso, e con grande maestria; n.d.a.).

E’ vero che il rispetto umano non ci impedisce sempre di fare delle buone opere.
Ma quante buone opere delle quali il rispetto umano ci fa perdere il merito!
Quante buone opere che non compiremmo mai, se non sperassimo di esserne lodati e stimati dal mondo!
Quanta gente non viene in chiesa che per rispetto umano, pensando che, se una persona non pratica più la religione, almeno esteriormente, non si ha più fiducia in lei, secondo il detto: “Dove non c’è religione, non c’è coscienza”!
Quante madri che sembrano avere cura dei loro figli, solo per essere stimate agli occhi del mondo!
Quanti si riconciliano con i loro nemici, perchè temono che si perda la stima che si ha di loro!
Quante persone non si comporterebbero bene, se non sapessero che ci guadagnano con l’essere lodate dal mondo?
Quanti sono più riservati nelle parole e più modesti in chiesa, a causa del mondo!
Oh! maledetto rispetto umano, che guadagni tante buone opere che condurrebbero molti cristiani in cielo, mentre non faranno altro che gettarle nell’inferno!
(in ossequio al detto “non è tutto oro ciò che luccica”, il santo curato smonta e smaschera tanti atteggiamenti che sembrano virtuosi all’esterno, ma che sono marci all’interno, per difetto di giusta motivazione o di purezza di intenzione: cfr.Luca 11,39!).

Ma, mi direte voi, ce ne vuole, per evitare che il mondo non si mescoli per nulla in tutto quello che si fa.
Ma, fratelli miei, noi non ci aspettiamo la nostra ricompensa dal mondo, ma da Dio solo: se mi si loda, io so bene che non lo merito, essendo così peccatore; se mi si disprezza, non è niente di straordinario per un peccatore come me, che ho tante volte disprezzato il buon Dio, con i miei peccati; merito molto di più.

D’altra parte, Gesù Cristo non ha forse detto: “Beati coloro che saranno disprezzati e perseguitati”?
E chi sono quelli che vi disprezzano?
Ahimè! dei poveri peccatori che non hanno il coraggio di fare ciò che voi fate, che, per nascondere un poco la loro vergogna, vorrebbero che voi agiste come loro; è un povero cieco che, ben lungi dal disprezzarvi, dovrebbe trascorrere la sua vita a piangere la sua sciagura.
Le sue derisioni vi mostrano quanto egli sia da compiangere e degno di compassione.
Egli agisce come una persona che ha perso il senno, che corre nelle foreste, che si rotola per terra o si getta nei precipizi, gridando a coloro che la vedono, di fare come lei; ella ha un bel gridare, ma voi lasciatela fare e compiangetela, perchè ignora la sua disgrazia.

Allo stesso modo, fratelli miei, lasciamo che questi poveri disgraziati gridino e deridano i buoni cristiani; lasciamo gli insensati nella loro demenza; lasciamo i ciechi nelle loro tenebre; ascoltiamo le grida e le urla dei condannati; ma non temiamo nulla, seguiamo la nostra strada; essi fanno molto male a se stessi, senza farne affatto a noi; abbiamone compassione, e camminiamo per la nostra strada.

Sapete perchè gli altri vi deridono? Perchè vedono che voi li temete, e che un nonnulla vi fa arrossire.
Non è la vostra pietà che essi deridono, ma soltanto la vostra incostanza e la vostra pusillanimità, nel seguire il vostro capo (Gesù Cristo, alla cui sequela un cristiano sceglie di collocarsi; n.d.a.).
Guardate la gente del mondo,con quanta audacia segue il suo capo! (si riferisce al demonio o al mondo; n.d.a.).
Non si gloriano forse di essere libertini, ubriachi, persecutori, vendicativi?
Guardate un impudico: forse che teme di vomitare le sue oscenità davanti a tutti?
Perchè questo, fratelli miei? Perchè sono costretti a seguire il loro padrone, che è il mondo; non pensano e non cercano che di piacergli; anche se soffrono tanto, nulla li può fermare.

Ecco, fratelli miei, ciò che dovreste fare voi, se voleste fare come loro.
Non dovreste temere nè il mondo nè il demonio; non dovreste cercare nè volere se non quello che possa piacere al vostro Padrone, che è Dio stesso.

Converrete con me, che i mondani sono molto più costanti nel fare tutti i loro sacrifici per piacere al loro padrone, che è il mondo, rispetto a noi, che non facciamo tutto ciò che dobbiamo per piacere al nostro Padrone, che è il nostro Dio.

Ma ora ricominciamo da un’altra prospettiva.

Dimmi, amico mio, perchè mai tu deridi coloro che fanno professione di pietà, o, se non hai capito bene, coloro che fanno preghiere più lunghe delle tue, che frequentano più spesso i sacramenti di quanto tu non faccia, e che fuggono gli applausi del mondo?

Delle tre cose l’una, fratelli miei: o voi guardate queste persone come ipocrite, o deridete la pietà in se stessa, oppure, infine, siete infastiditi da coloro che valgono più di voi.

Per trattarli da ipocriti, bisognerebbe che aveste letto nel loro cuore, e che voi foste perfettamente convinti che tutta la loro devozione è falsa.

E che! fratelli miei, non vi sembra naturale che quando vediamo compiere qualche buona opera a qualcuno, pensiamo che il loro cuore sia buono e sincero?
Perciò, vedete come il vostro linguaggio e il vostro giudizio siano ridicoli.

Voi vedete un comportamento esteriore buono nel vostro vicino, e voi dite o pensate che all’interno non valga nulla.
Ecco, si dice di solito, un buon frutto; certamente l’albero che lo porta è di buona specie, e così lo giudicate bene.
Ma, quando si tratta di giudicare la gente buona, direte tutto il contrario: ecco dei buoni frutti; ma l’albero che lo porta non vale nulla!
No, fratelli miei, no, non siate così ciechi nè così insensati da ragionare in questo modo.

In secondo luogo, ammettiamo che voi deridiate la pietà in se stessa; o per meglio dire, voi non deridete quella persona perchè prega a lungo o spesso e con riverenza: no, non è per questo, perchè anche voi pregate (o almeno, se non lo fate, mancate a uno dei vostri primi doveri).

Forse la deridete perchè frequenta i sacramenti?
Ma voi non siete giunti fino ad ora senza accostarvi ai sacramenti, vi si è visti al tribunale della Penitenza, vi si è visti sedervi alla santa tavola.

Quindi, voi non disprezzate questa persona, solo perchè adempie meglio di voi i suoi doveri religiosi, essendo perfettamente convinti del pericolo in cui siamo di perderci, e, di conseguenza, del bisogno che abbiamo di fare spesso ricorso alla preghiera e ai sacramenti, per perseverare nella Grazia del buon Dio, e sapendo che, dopo questo mondo, non avremo più altre possibilità: bene o male bisognerà restarci per tutta l’eternità.

No, fratelli miei, non è nulla di tutto ciò che ci infastidisce nella persona del nostro vicino (più praticante di noi; n.d.a.); ma è piuttosto che, non avendo il coraggio di imitarlo, non vorremmo nemmeno soffrire la vergogna della nostra tiepidezza; ma vorremmo trascinarlo nelle nostre sregolatezze o nella nostra vita mediocre.

Quante volte non diciamo: a cosa servono tutte queste smorfie, a cosa serve trattenersi tanto in chiesa, andarci di buon mattino, e tutto il resto?

Ah! fratelli miei, il fatto è che la vita delle persone di pietà, serie, è la condanna della nostra vita rilassata e tiepida.
E’ molto facile comprendere che la loro umiltà e il disprezzo che essi fanno di se stessi, condanna la nostra vita orgogliosa, che non vuole soffrire nulla, che vorrebbe che il mondo intero ci amasse e ci lodasse; non vi è dubbio che la loro dolcezza e la loro bontà verso tutti, susciti vergogna alla nostra animosità e alla nostra collera; è ben vero che la loro modestia, la loro riservatezza in tutto il loro comportamento, condanna la nostra vita mondana e piena di scandali.

Non è forse solo questo che ci tormenta nella persona del nostro prossimo?
Non è forse vero che ci dà fastidio, quando sentiamo parlar bene degli altri e pubblicare le loro buone azioni?
Si, senza dubbio, la loro devozione, il loro rispetto per la chiesa ci condanna, fa ombra alla nostra vita tutta vaporosa e alla nostra indifferenza per la nostra salvezza.

Così come siamo portati naturalmente a scusare negli altri i difetti che abbiamo noi stessi, allo stesso modo siamo sempre portati a disapprovare negli altri le virtù che non abbiamo il coraggio di praticare (riemerge di tanto in tanto l’acuta intuizione psicologica del santo; n.d.a.): è ciò che vediamo ogni giorno.

Un libertino è contento di trovare un altro libertino che lo applauda nelle sue sregolatezze; ben lungi dal distoglierlo, l’altro lo incoraggia.
Un vendicativo si rallegrerà di essere con un altro vendicativo per consigliarsi insieme, al fine di trovare il modo di vendicarsi dei loro nemici (“similes cum similibus”; n.d.a.).

Ma, mettete una persona saggia insieme a un libertino, una persona che è sempre pronta a perdonare, con un vendicativo: subito vedrete i malvagi scatenarsi contro i buoni e saltar loro addosso.

Perchè accade ciò, fratelli miei, se non perchè non avendo essi la forza per fare quello che fanno i buoni, vorrebbero poterli trascinare dalla loro parte, in modo che la loro vita santa non sia una continua censura della loro propria vita?

Ma, se volete comprendere l’accecamento di coloro che deridono le persone che compiono meglio il loro dovere di cristiani, rispetto a loro stessi, ascoltatemi un istante.

Cosa direste voi di una persona povera che porta invidia a un ricco, se questo povero non fosse ricco solo perchè non lo vuole?
Forse che non gli direste: Amico mio, perchè parli male di questa persona perchè è ricca? Non dipende che da te esserlo anche tu, anzi anche più di lui, se lo vuoi.

Allo stesso modo, fratelli miei, perchè siamo portati a biasimare coloro che sono più saggi? Non dipende che da noi essere come loro, e ancora di più, se lo vogliamo: le persone che praticano la religione, che fanno più di noi, non ci impediscono di essere altrettanto saggi e anche più di loro, se lo vogliamo.

Dico dunque che le persone senza religione disprezzano coloro che ne fanno professione…; anzi, per meglio dire, non li disprezzano, ma fanno solo finta di disprezzarle, perchè, nel profondo del cuore, sono piene di stima per loro (non sembra del tutto chiara l’argomentazione del santo curato, sia perchè, essendo un uomo come noi, aveva i suoi momenti di confusione e di stanchezza, sia perchè, procedendo, come fa, in modo ciclico e non lineare, ritorna a più riprese sullo stesso argomento, che gli sta particolarmente a cuore; in fondo è meglio così: nessuno è perfetto; n.d.a).

Volete una prova di ciò? eccola.
Chi è che preferisce frequentare una persona, anche senza devozione, per trovare qualche conforto nelle sue pene, o qualche consolazione nelle sue tristezze e nelle sue sofferenze?
Credete forse che ella si accosti a un’altra persona senza religione, come lei?

No, amico mio, no. Ella sa bene che una persona senza religione non potrà consolarla, nè darle dei buoni consigli.
Ella andrà a cercare proprio quelle persone che in altri momenti ha deriso.
Ella è fin troppo convinta che soltanto una persona saggia e timorata di Dio potrà consolarla e addolcire le sue pene.

Infatti, fratelli miei, quante volte trovandoci inabissati nella tristezza o in qualche altra miseria, siamo andati a trovare qualche persona saggia, e, dopo un quarto d’ora di conversazione, ci siamo sentiti completamente cambiati e ci siamo ritirati dicendo: Quanto sono felici coloro che amano il buon Dio, e anche coloro che gli girano intorno!
Io ero desolato, non facevo che piangere, mi disperavo: per un piccolo istante sono stato con quella persona, e mi sono sentito del tutto confortato.
E’ ben vero tutto ciò che mi ha detto: che il buon Dio non aveva permesso questo se non per il mio bene, e che tutti i santi e le sante avevano sopportato cose molto più dure delle mie, e che valeva la pena molto di più soffrire in questo mondo piuttosto che nell’altro.
Poi finiamo per dire: Appena avrò un’altra pena, subito ritornerò da questa persona per essere consolato.

Oh! bella religione, quanto sono felici coloro che ti praticano, e quanto grandi e preziose sono le dolcezze e le consolazioni che tu ci procuri!…

Ebbene! fratelli miei, vedete dunque che voi deridete coloro che non lo meritano affatto; voi dovete, al contrario, ringraziare infinitamente il buon Dio di avere in mezzo a voi alcune anime buone che sanno calmare la collera di Dio; senza di esse, noi saremmo ben presto schiacciati dalla sua giustizia.

Ma, a ben considerare, una persona che fa bene le sue preghiere, che non cerca altro che di piacere al buon Dio, che ama rendere servizio al prossimo, che sa donargli perfino il necessario (non soltanto il superfluo; n.d.a.) pur di aiutarla, che perdona volentieri coloro che gli fanno qualche sgarbo, non potete assolutamente dire che una persona così agisca male, ma tutto il contrario.

Ella è degna di essere lodata e stimata da tutti.
E tuttavia è proprio questa persona che voi disprezzate; non è forse vero che non pensate a ciò che dite?
E’ vero, pensate dentro di voi; ella è più felice di noi (?).

Aspetta, amico mio, ascoltami, e ti dirò ciò che dovresti fare: ben lungi dal biasimarla e dal deriderla, dovresti fare ogni sforzo possibile per imitarla; unirti ogni mattina alle sue preghiere e a tutte le azioni che farà durante la giornata.
Ma, mi dirai, per fare quello che fa, occorre farsi troppa violenza e compiere troppi sacrifici. E ce ne vuole!

Ma non tanto quanto pensi: è tanto difficile fare bene le tue pregiere la mattina e la sera?
E’ tanto difficile ascoltare la Parola di Dio con rispetto, chiedendo al buon Dio la grazia di saperne approfittare?
E’ tanto difficile non uscire dalla chiesa durante le istruzioni? non lavorare nel giorno santo della domenica? non mangiare carne nei giorni proibiti e disprezzare i mondani che vogliono assolutamente perdersi?

Se temi che ti manchi il coraggio, porta il tuo sguardo sulla Croce dove Gesù Cristo è morto, e vedrai che il coraggio non ti mancherà.
Guarda questa folla di martiri che hanno tanto sofferto, quanto tu non potresti mai comprendere, nel timore di perdere le loro anime.
Sono essi forse dispiaciuti per avere disprezzato il mondo e quella frase “che ne dirà la gente”?

Concludiamo, fratelli miei, dicendo: Quante poche persone ci sono, che servono veramente il buon Dio!
Gli uni cercano di distruggere la religione, se potessero, con la forza delle loro armi, come facevano i re e gli imperatori pagani; gli altri, con le loro empie grida, vorrebbero avvilirla e farla perdere, se potessero; altri ancora la deridono in coloro che la praticano; e infine, altri vorrebbero sì praticarla, ma hanno paura di farlo davanti al mondo.

Ahimè! fratelli miei, quanto è piccolo il numero di coloro che scelgono il cielo, poichè sono soltanto quelli che combattono continuamente e vigorosamente il demonio e le loro inclinazioni, e che disprezzano il mondo e tutte le sue derisioni!

Dal momento che, fratelli miei, noi attendiamo la nostra ricompensa e la nostra felicità da Dio solo, perchè vorremmo amare il mondo, visto che abbiamo promesso con giuramento di odiarlo e di disprezzarlo per seguire solo Gesù Cristo, portando la nostra croce ogni giorno della nostra vita? (allude alle solenni promesse battesimali, che pochi ricordano di avere anche confermato, da adulti (?) col sacramento della Cresima o Confermazione).

Felici coloro, fratelli miei, che non cercano che Dio solo e che disprezzano tutto il resto!
E’ questa felicità…
(Come altre volte, l’omelia resta incompiuta, anche se ormai si avviava alla conclusione).

 

fonte: https://jean-marievianney.blogspot.com