Le omelie del S. Curato d’Ars: la santa Comunione

Le omelie del S. Curato d'Ars: la santa Comunione

«Il pane che Io vi darò, è la mia carne, per la vita del mondo»
(Giovanni 6,52)

Chi di noi, fratelli miei, avrebbe mai potuto comprendere che Gesù Cristo avrebbe spinto il suo amore verso le sue creature, fino a donare loro il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso, perchè servisse da nutrimento alle nostre anime, se non fosse stato Lui stesso a dircelo?

E che! fratelli miei, un’anima che si nutre del suo Salvatore… e questo, ogni volta che lo desideri!…
O abisso di bontà e d’amore di un Dio per le sue creature!…

San Paolo ci dice, fratelli miei, che il Salvatore, rivestendosi della nostra carne, ha nascosto la sua Divinità, e ha portato la sua umiliazione fino all’annientamento.

Ma, istituendo il sacramento adorabile dell’Eucaristia, ha velato perfino la sua umanità, e non ha lasciato trasparire altro che le viscere della sua Misericordia.

Oh! fratelli miei, guardate di cosa sia capace l’amore di un Dio per le sue creature!…
No, fratelli miei, fra tutti i sacramenti, non ce n’è nessuno che possa essere paragonato a quello dell’Eucaristia.

Nel sacramento del Battesimo, riceviamo, è vero, la qualità di figli di Dio, e di conseguenza, abbiamo parte al suo Regno eterno; in quello della Penitenza, le piaghe della nostra anima vengono guarite e l’amicizia del nostro Dio ci è restituita; ma nel sacramento adorabile dell’Eucaristia, non soltanto riceviamo l’applicazione del suo Sangue prezioso, ma anche l’Autore stesso di ogni grazia.

San Giovanni ci dice che Gesù Cristo, avendo amato gli uomini sino alla fine, trovò il modo di salire al Cielo senza abbandonare la terra; Egli prese del pane nelle sue mani sante e venerabili, lo benedisse e lo trasformò nel suo Corpo; poi prese del vino, e lo trasformò nel suo Sangue prezioso, e diede a tutti i sacerdoti, nella persona degli apostoli, il potere di fare lo stesso miracolo, tutte le volte che avessero pronunciato le stesse parole, affinchè questo miracolo d’amore potesse restare con noi, servirci da nutrimento, consolarci e tenerci compagnia (come al solito, il curato fa confusione con le citazioni bibliche: proprio Giovanni è l’unico che non fa nessun accenno all’istituzione dell’eucaristia, a differenza dei tre sinottici; n.d.a.).

«Colui, ci dice, che mangia la mia carne e beve il mio sangue, vivrà eternamente; ma colui che non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà la vita in sè».

Oh! fratelli miei, quale felicità per un cristiano aspirare a un così grande onore, com’è quello di nutrirsi al pane degli angeli!…
Ma, ahimè! quanto pochi lo comprendono!…

Ah! fratelli miei, se noi comprendessimo la grandezza della felicità che abbiamo, di poter ricevere Gesù Cristo, non lavoreremmo continuamente per meritarlo?

Per farvi concepire un’idea della grandezza di tale felicità, vi mostrerò:
1°- quanto sia grande la felicità di colui che riceve Gesù Cristo nella santa Comunione;
2°- i frutti che dobbiamo trarne.

Sapete tutti, fratelli miei, che la prima disposizione per ricevere degnamente questo grande sacramento, è quella di esaminare per bene la propria coscienza, dopo aver invocato la luce dello Spirito Santo, e aver confessato bene i propri peccati, con tutte le circostanze che possono renderli più gravi o cambiarne la specie, facendoli conoscere così come Dio ce li farà conoscere quando ci giudicherà.

Inoltre, occorre avere un grande dolore per averli commessi, ed essere pronti a sacrificare tutto ciò che abbiamo di più caro, piuttosto che commetterli di nuovo.

Infine, occorre avere un grande desiderio di unirci a Gesù Cristo.
Guardate la premura dei Magi, nel cercare Gesù Cristo nella sua mangiatoia; vedete la santa Vergine; guardate la Maddalena, come si affretta a cercare il Salvatore risuscitato.

Non voglio, fratelli miei, cominciare a mostrarvi tutta la grandezza di questo sacramento: ciò non è concesso a un uomo; bisognerebbe essere Dio stesso, per narrarvi la grandezza delle sue meraviglie; poichè ciò che ci getterà nello stupore per tutta l’eternità, è il fatto che, pur essendo così miserabili, abbiamo ricevuto un Dio così grande.

Tuttavia, fratelli miei, per darvene un’idea, vi mostrerò che Gesù Cristo non è mai passato in un luogo, durante la sua vita mortale, senza spandervi le sue benedizioni più abbondanti e, di conseguenza, quanto devono essere grandi e preziosi i beni che ricevono coloro che sono così felici da riceverlo nella santa Comunione! o, per meglio dire, tutta la nostra felicità in questo mondo, consiste nel ricevere Gesù Cristo nella santa Comunione.

E questo è molto facile da comprendere, poichè la santa Comunione è vantaggiosa non solo per la nostra anima, perchè la nutre, ma anche per il nostro corpo, come vedremo.

Leggiamo nel Vangelo che essendo entrato Gesù Cristo nella casa di santa Elisabetta, sebbene fosse rinchiuso nel seno di sua Madre, Elisabetta e suo figlio furono ripieni di Spirito Santo, e san Giovanni fu perfino purificato dal peccato originale, e sua madre gridò: «Ah! da dove mi viene una felicità così grande, e cioè che la Madre del mio Dio si degni di venire da me?».

Vi lascio pensare, fratelli miei, quanto sia ancora più grande la felicità di colui che riceve Gesù Cristo nella santa Comunione, non nella sua casa, come santa Elisabetta, ma nel fondo del suo cuore, ed è padrone di guardarlo, non sei mesi, come santa Elisabetta, ma per tutta la sua vita!

Allorchè il santo vegliardo Simeone che, dopo tanti anni, sospirava la felicità di poter vedere Gesù Cristo, lo ricevette solo nelle sue mani, egli ne fu così trasportato dalla gioia, e così rapito che, non riuscendo più a contenersi, gridò nel suo trasporto d’amore: «O Signore, che cosa posso desiderare adesso sulla terra, dal momento che i miei occhi hanno visto il Salvatore del mondo?… Ora posso morire in pace!».

Ma, ancora una volta, fratelli miei, quale differenza tra il riceverlo nelle braccia, contemplarlo per qualche istante, e riceverlo nel proprio cuore?… O mio Dio, quanto poco conosciamo la nostra fortuna!…

Allorchè Zaccheo, sentendo parlare di Gesù Cristo, desiderò grandemente vederlo, essendone impedito dalla folla numerosa che accorreva da tutte le parti, salì su di un albero.
Ma il Signore, avendolo visto, gli disse: «Zaccheo, scendi, perchè oggi voglio abitare in casa tua».
Egli allora si affretta a scendere e corre a preparare come meglio può, per ricevere il Salvatore.
Entrando nella sua casa, Egli disse: «Oggi questa casa ha ricevuto la salvezza».
Zaccheo, vedendo la grande carità di Gesù Cristo, che era venuto ad alloggiare presso di lui, gli dice: «Signore, io darò la metà dei miei beni ai poveri, e renderò il doppio a tutti coloro ai quali ho fatto qualche torto».
In tal modo, fratelli miei, la sola visita di Gesù Cristo, da un grande peccatore ricavò un grande santo, perchè ebbe la fortuna di perseverare fino alla morte.

Leggiamo nel Vangelo che, quando Gesù Cristo entrò nella casa di san Pietro, costui lo pregò di guarire sua suocera, che era travagliata da una febbre violenta.
Gesù Cristo comandò alla febbre di lasciarla, e all’istante ella fu guarita, al punto che li servì a tavola.

Vedete ancora questa donna, che era afflitta da una perdita di sangue; ella si diceva fra sè: «Se potessi, se solo avessi la fortuna di toccare un lembo del suo mantello, sarei guarita»; e infatti, quando il Salvatore passò, ella si gettò ai suoi piedi e fu perfettamente guarita.

Quale fu ancora la causa per cui il Salvatore andò a risuscitare Lazzaro, morto da quattro giorni?…
Non fu forse perchè quello lo aveva spesso accolto a casa sua, che Egli gli dimostrò un così grande attaccamento, da versare copiose lacrime?

Gli uni gli chiedevano la vita, gli altri la guarigione del loro corpo, e nessuno si ritirava senza aver ottenuto ciò che desiderava.

Vi lascio pensare se Egli voglia accordare tutto ciò che gli si domanda.
Quali torrenti di grazie non dovrà accordare, allorchè è Lui stesso a venire nei nostri cuori, per fissarvi la sua dimora, per il resto dei nostri giorni?
Oh! fratelli miei, quale felicità per colui che riceve Gesù Cristo nella santa Comunione, se è ben disposto!…
Ah! chi potrà mai comprendere la felicità di un cristiano che riceve Gesù Cristo nel suo cuore, che, per questo diventa un piccolo Cielo; lui, da solo, è altrettanto ricco, quanto tutto il Cielo messo insieme!

«Ma, mi direte voi, perchè allora la maggior parte dei cristiani sono così insensibili a questa felicità, al punto che parecchi la disprezzano addirittura, e deridono coloro che sono così fortunati da riceverlo?».

Ahimè! mio Dio, quale disgrazia è paragonabile a questa?
Accade che questi poveri miserabili, non hanno mai conosciuto nè gustato la grandezza di tale felicità.
Infatti, fratelli miei, una creatura che si nutre e si disseta del suo Dio, che ne fa il suo Pane quitidiano! o miracolo dei miracoli! o amore degli amori!… o felicità delle felicità, che nemmeno gli angeli conoscono!…
O mio Dio! quale gioia per un cristiano che abbia la fede, il quale, alzandosi dalla Tavola santa, se ne va via portandosi nel cuore tutto il Cielo!
Ah! felice la casa in cui questi cristiani abitano!… quale rispetto non si dovrà avere per essi, durante tutta la giornata!
Avere nella propria casa un secondo Tabernacolo dove il buon Dio risiede realmente, in corpo e anima!…

«Ma, forse voi mi direte ancora, se questa felicità è così grande, perchè la Chiesa ce ne fa il comandamento, di comunicarci una volta all’anno?».

Questo comandamento, fratelli miei, non è fatto per i buoni cristiani, esso si rivolge ai cristiani rilassati e indifferenti verso la salvezza della loro povera anima.

Fin dall’inizio della Chiesa, la più grande punizione che si poteva imporre ai cristiani era quella di privarli di questa felicità; tutte le volte che essi avevano la fortuna di assistere alla santa Messa, tutte le volte si comunicavano.

Mio Dio! come può essere che dei cristiani restino tre, quattro o cinque o sei mesi, senza fornire questo nutrimento celeste alla loro povera anima? La lasciano morire di miseria!… Mio Dio! quale disgrazia e quale accecamento!…, pur avendo tanti rimedi per guarirla e un nutrimento così capace di conservarla in salute!…

Ahimè, fratelli miei, diciamolo gemendo, non si risparmia nulla per un corpo che presto o tardi sarà distrutto e mangiato dai vermi, mentre un’anima creata a Immagine di Dio, un’anima immortale, è disprezzata e trattata con la massima crudeltà!…

La Chiesa, vedendo come ormai i cristiani perdevano di vista la salvezza delle loro povere anime, sperando che il timore del peccato avrebbe fatto aprire loro gli occhi, ne fece un comandamento che li avrebbe obbligati a comunicarsi tre volte l’anno, a Natale, a Pasqua, e a Pentecoste.
Ma in seguito, vedendo che i cristiani divenivano sempre più insensibili alla loro infelicità, la Chiesa ha finito per obbligarli ad accostarsi al loro Dio, non più di una volta all’anno.

O mio Dio! che disgrazia e che accecamento che un cristiano sia costretto con delle leggi a cercare la propria felicità!
E quindi, fratelli miei, anche se non aveste nessun altro peccato sulla coscienza che quello di non fare il vostro precetto pasquale, voi sareste dannati.

Ma ditemi, fratelli miei, quale profitto potete mai ricavarne, lasciando la vostra anima in uno stato così infelice?…
Voi vi sentite tranquilli e contenti, voi dite, ammeso che bisogna credervi.
Ma ditemi, dove potete trovare questa tranquillità e questa contentezza?
Forse perchè la vostra anima non aspetta che il momento in cui la morte la colpirà, per trascinarla nell’inferno?
E’ forse perchè il demonio è il vostro padrone?
Mio Dio! quale accecamento e quale disgrazia per colui che ha perso la fede!

Perchè poi, fratelli miei, la Chiesa ha stabilito l’uso del pane benedetto, che si distribuisce durante la santa Messa, e che, per la benedizione che la Chiesa gli dà, si distingue dalle cose ordinarie?

Se non lo sapete, fratelli miei, ve lo dirò.
Lo si fa per consolare i peccatori, e nello stesso tempo per coprirli di confusione.
Dico, per consolare i peccatori, perchè, almeno, prendendo questo pane benedetto, gli si offre una qualche partecipazione alla felicità di coloro che ricevono Gesù Cristo, unendosi ad essi con un grande desiderio di riceverlo, e con una fede viva.

Ma è anche per coprirli di confusione: infatti, quale confusione, se la loro fede non è già del tutto spenta, veder andare un padre o una madre, un fratello o una sorella, un vicino o una vicina, alla tavola santa, per nutrirsi del Corpo adorabile di Gesù Cristo, e vedersene privare essi stessi!

O mio Dio! quale disgrazia, e tanto più grande, perchè non la si comprende!…
Sì, fratelli miei, tutti i santi padri ci dicono che ricevendo Gesù Cristo nella santa Comunione, noi riceviamo ogni sorta di benedizioni, per il corpo e per l’eternità.
Infatti, se io chiedessi a un bambino: «Dobbiamo desiderare di comunicarci?».
«Sì, mi risponderebbe».
«E perchè?».
«A causa degli effetti eccellenti che la santa Comunione produce in noi».
«Ma quali sono questi effetti?».
Egli mi risponderebbe: «La santa Comunione ci unisce intimamente a Gesù Cristo, affievolisce la nostra inclinazione al male, accresce in noi la vita della grazia: essa è per noi l’inizio e il pegno della vita eterna».

Io affermo che la santa Comunione ci unisce intimamente a Gesù Cristo; un’unione così intima, fratelli miei, che Gesù Cristo stesso ci dice: «Colui che mangia la mia carne, e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui; la mia carne è vero cibo, e il mio sangue è vera bevanda»; perciò, fratelli miei, per mezzo della santa Comunione, il Sangue adorabile di Gesù Cristo scorre realmente nelle nostre vene, la sua carne è veramente mescolata con la nostra; ciò che fa dire a san Paolo: «Non sono più io che agisco, che penso, ma è Gesù Cristo che agisce e che pensa, in me.
Non sono più io che vivo, ci dice, ma è Gesù Cristo che vive in me».

San Leone ci dice che, quando abbiamo la grande fortuna di comunicarci, noi racchiudiamo realmente il Corpo adorabile e il Sangue prezioso di Gesù Cristo, e la sua Divinità, in noi stessi.

Ditemi, comprendete bene tutta la grandezza di questa felicità?
Ah! no, no, fratelli miei, soltanto in Cielo la comprenderemo.
O mio Dio! una creatura arricchita di un tale dono!…

Io dico ancora che, ricevendo Gesù Cristo nella santa Comunione, noi riceviamo un aumento della grazia; cosa facile da comprendere, poichè, ricevendo Gesù Cristo, riceviamo la sorgente di ogni sorta di benedizioni spirituali, che nascono nella nostra anima.

Infatti, fratelli miei, colui che riceve Gesù Cristo, sente la fede ravvivarsi in se stesso; ci sentiamo più penetrati dalle verità della nostra santa religione; percepiamo meglio la gravità del peccato e i suoi danni; il pensiero del Giudizio ci spaventa di più e la perdita di Dio ci diventa più penosa.

Ricevendo Gesù Cristo, il nostro spirito si fortifica; restiamo fermi nei combattimenti, le nostre intenzioni diventano più pure, in tutto ciò che facciamo, e il nostro amore si infiamma sempre di più.

Il pensiero di possedere Gesù Cristo nel nostro cuore, il piacere che proviamo in quel momento felice, sembra unirci e legarci talmente a Dio, che il nostro cuore non può pensare e non può desiderare che Dio solo.

Il pensiero del perfetto possesso di Dio, ci riempie talmente, che la nostra vita ci sembra lunga; proviamo invidia, non per quelli che vivono a lungo, ma per coloro che si dipartono di buonora, per andare a riunirsi a Dio, per sempre.
Tutto ciò che ci annuncia il disfacimento del nostro corpo ci rallegra.

Ecco, fratelli miei, il primo effetto che la santa Comunione produce in noi, se siamo così fortunati da ricevere Gesù Cristo degnamente.

Noi diciamo che la santa Comunione indebolisce la nostra inclinazione al male, cosa molto facile da comprendere.
Il Sangue prezioso di Gesù Cristo, che scorre nelle nostre vene, e il suo Corpo adorabile, che si mescola col nostro, non può fare altro che distruggere, o almeno, affievolire grandemente l’inclinazione al male che il peccato di Adamo vi aveva fatto nascere.
Ciò è così vero, fratelli miei, che quando si è ricevuto Gesù Cristo, si sente un nuovo gusto per le cose del Cielo, e un nuovo disprezzo per le cose create.

Ditemi, fratelli miei, come volete che l’orgoglio possa trovare ingresso in un cuore che ha appena ricevuto un Dio che, discendendo nella sua anima, si è umiliato fino all’annientamento? Potrebbe mai credere che, di per se stesso, valga qualcosa?
Al contrario, non troverà abbastanza di che umiliarsi e disprezzarsi?

Un cuore che abbia appena ricevuto un Dio che è così puro, che è la santità stessa, non sentirà nascere in sè l’orrore più esecrabile per qualunque peccato d’impurità? Non sarà forse pronto a lasciarsi fare a pezzi, piuttosto che consentire, non dico a una cattiva azione, ma anche a un cattivo pensiero? (il curato ragiona sempre, com’è ovvio, dal suo punto di vista, essendo dotato di un carattere monolitico e non molto complesso e travagliato; ma non tutti sono come lui, e nessuno deve scoraggiarsi di fronte a certe sue affermazioni irrealistiche e, a volte, un po’ bigotte; n.d.a.).

Un cuore che ha appena ricevuto, nella santa Comunione, Colui a cui tutto appartiene, e che ha trascorso la sua vita nella più grande povertà; che non aveva nemmeno «dove posare il suo capo», santo e sacro, se non su un pugno di paglia; Colui che è morto tutto nudo sulla croce, ditemi, questo cuore, potrebbe mai attaccarsi ai beni del mondo, vedendo la maniera in cui Gesù Cristo si è comportato?

Una lingua che per qualche istante è stata così fortunata da sorreggere il suo Creatore e il suo Salvatore, potrebbe mai essere impiegata per pronunciare parole sporche, o per dei baci impuri?
No, senza dubbio; essa non oserebbe farlo mai.

Degli occhi che, qualche istante fa, desideravano così vivamente contemplare il loro Creatore, che è più puro dei raggi del sole, potrebbero mai, fratelli miei, dopo tale felicità, fissarsi su degli oggetti impuri?
Non mi senbra proprio che ciò sia possibile.

Un cuore che poco fa è servito da trono a Gesù Cristo, potrebbe mai scacciarlo per piazzarvi il peccato, o piuttosto il demonio stesso?.
Sappiate che, un cuore che sia stato per una volta catturato dai casti abbracci del suo Salvatore, non potrebbe mai trovare altra felicità, se non in Lui.

Un cristiano che abbia appena ricevuto Gesù Cristo morto per i suoi nemici, potrebbe mai avercela con chi gli ha inflitto qualche pena? No, senza dubbio; il suo piacere consisterà nel fare loro del bene, finchè potrà.

Perciò san Beranardo diceva ai suoi religiosi: «Figli miei, se vi sentite meno portati verso il male, e più verso il bene, ringraziatene Gesù Cristo, che vi accorda questa grazia nella santa Comunione».

Diciamo anche che la santa Comunione è per noi «il pegno della vita eterna», nel senso che la santa Comunione ci assicura il Cielo; sono come delle caparre che il Cielo ci invia, per dirci che sarà un giorno la nostra dimora; e, ancor più, Gesù Cristo risusciterà i nostri corpi tanto più gloriosi, in proporzione a come lo abbiamo ricevuto spesso e degnamente.

Oh! fratelli miei, se potessimo comprendere bene quanto Gesù Cristo ama venire nel nostro cuore!…
Una volta che vi sia entrato, non vorrebbe più uscirne, non può più separarsi da noi nè durante la nostra vita, nè dopo la nostra morte!…

Leggiamo nella vita di santa Teresa, che essendo apparsa dopo la sua morte a una religiosa, in compagnia di Nostro Signore, quella religiosa, stupita nel vedere Gesù Cristo apparire insieme a lei, chiese a Gesù Cristo perchè le fosse apparso in quel modo.
Il Salvatore stesso rispose che Teresa, durante la sua vita, gli era stata così unita nella santa Comunione, che non poteva più separarsene.

No, fratelli miei, non ci sono altre azioni che abbelliscano il nostro corpo per il Cielo, come la santa Comunione.

Oh! fratelli miei, quale gloria riceveranno coloro che si sono comunicati molto spesso e degnamente, durante la loro vita!…
Il Corpo adorabile di Gesù Cristo, e il suo Sangue prezioso, che saranno diffusi dappertutto, nel nostro corpo, assomiglieranno a un bel diamante in una garza, che, sebbene nascosto, risplende ancora meglio (il paragone è oscuro; n.d.a.).

Se ne dubitate ascoltate san Cirillo d’Alessandria, che ci dice che colui che riceve Gesù Cristo nella santa Comunione, è talmente unito a Lui, che sono simili a due pezzi di cera che vengano fusi, e che finiscano per formare un pezzo solo, e che sono talmente mescolati e confusi insieme, che non li si può più sgrovigliare (ma non si “fondono” affatto le individualità di ciascuno; n.d.a.).

Oh! fratelli miei, quale felicità per un cristiano che comprenda ciò!…
Santa Caterina da Siena gridava, nei suoi trasporti d’amore: «O mio Dio! O mio Salvatore! ah! quale eccesso di carità e di bontà verso le tue creature, per donarti loro con tanta premura! E donandoti, Tu doni loro tutto ciò che hai e tutto ciò che sei!
Mio tenero Salvatore, diceva, io ti scongiuro, bagna la mia anima col tuo Sangue prezioso, nutri il mio corpo col tuo Corpo adorabile, affinchè il mio corpo e la mia anima non vivano che per Te, e non aspirino ad altro, se non a piacerti e a possederti».

Santa Maddalena de’ Pazzi, ci dice che basterebbe una sola Comunione, fatta con un amore tenero e un cuore molto puro, per elevarci alla più alta perfezione.

La beata Vittoria diceva a coloro che vedeva languire, nel cammino del Cielo: «O figli miei, perchè vi trascinate sulla via della salvezza? Perchè avete così poco coraggio per lavorare, per meritare la grande felicità di andare a sedervi alla Tavola santa, e mangiarvi il Pane degli angeli che dona tanta forza ai deboli?
Oh! se sapeste come questo Pane celeste addolcisce le miserie della vita! Oh! se per una volta aveste gustato quanto Gesù Cristo sia buono e benevolo, per colui che lo riceve nella santa Comunione!… Andate, figli miei, mangiate questo pane dei forti, e ritornerete ricolmi di gioia e di coraggio; non desidererete nient’altro che la sofferenza, i tormenti e i combattimenti, per piacere a Gesù Cristo».

Santa Caterina da Genova era così affamata di questo Pane celeste, che non poteva vederlo nelle mani del sacerdote, senza sentirsi morire d’amore; tanto grande era il desiderio di possederlo, che gridava: «Ah! Signore, vieni dentro di me! mio Dio, vieni a me, non posso più contenermi! Ah! mio Dio, vieni, per favore, nel fondo del mio cuore; no, mio Dio, io non posso più resistere. Tu sei tutta la mia gioia, tutta la mia felicità, e l’unico nutrimento della mia anima!».

Sì, fratelli miei, se potessimo concepire solo un po’, la grandezza di questa felicità, non potremmo desiderare la vita per nessun altro motivo, se non per potere avere la felicità di fare di Gesù Cristo il nostro pane quotidiano.

No, fratelli miei, tutte le cose create non avrebbero per noi più alcuna importanza, noi le disprezzeremmo, per attaccarci a Dio solo, e tutte le nostre vie e le nostre azioni non tenderebbero ad altro che a renderci ogni giorno più degni di riceverlo.

Tuttavia, fratelli miei, se abbiamo la fortuna di ricevere tanti beni con la santa Comunione, per meritare tutti questi doni, dobbiamo anche lavorare da parte nostra, per rendercene degni; cosa che ora vedremo in un modo particolare.

Se chiedessi a un bambino quali sono le disposizioni necessarie per fare una buona Comunione, cioè per ricevere degnamente il Corpo adorabile di Gesù Cristo e il suo Sangue prezioso, al fine di ricevere le grazie accordate a tutti coloro che sono ben disposti, quello mi risponderebbe: «Ci sono due specie di disposizioni, le une riguardano l’anima, le altre riguardano il corpo».

Poichè Gesù Cristo viene sia nel nostro corpo che nella nostra anima, dobbiamo rendere degni, sia l’una che l’altro, di una tale felicità.

Io dico che la prima disposizione è quella che riguarda il corpo, ossia, essere a digiuno, non aver mangiato nulla nè bevuto, nè aver messo nulla nella bocca, nemmeno… (omessa l’ultima parola; n.d.a.), dopo mezzanotte.
Se dubitate che fosse più di mezzanotte, dovete rinviare la vostra Comunione a un altro giorno (stupisce alquanto questa casistica, dopo le elevazioni misticheggianti fatte in precedenza, ma, per il curato, com’è in tutta la Tradizione, la mistica presuppone un meticoloso percorso disciplinare, non è come la mistica satanica, del tutto priva di ascesi,che vige ai nostri giorni; n.d.a.).
Vi sono alcuni che si comunicano, sebbene dubitino che fosse dopo mezzanotte; così vi esponete a commettere un grosso peccato, o almeno, a non raccogliere nessun frutto dalla vostra Comunione, che sarebbe una grande disgrazia, neppure se si fosse all’ultimo giorno del precetto pasquale, o di un giubileo, di di una grande festa; insomma, non bisogna mai farlo, qualunque ne sia il pretesto.

Vi sono delle donne che assaggiano il cibo dei loro piccoli, che se lo mettono nella bocca, e che credono che non valga nulla.
Non ci contate affatto, perchè è molto difficile fare certe cose, senza che non scivoli nulla nella gola (probabilmente si riferisce all’usanza delle mamme che assaggiano la pappa dei loro bambini, anche per assicurarsi che non scotti; n.d.a.).

Inoltre dico che bisogna indossare un abbigliamento appropriato; non intendo ricco, ma che non sia lercio o strappato, ma che sia stato lavato e rammendato, a meno che non se ne possieda nessun altro.

Vi sono di quelli che non hanno di che cambiarsi, oppure non lo fanno per pigrizia, e non si cambiano la biancheria, o la camicia.

Quanto a coloro che non ne hanno, non fa nulla; ma coloro che ne hanno fanno male, perchè vuol dire mancare di rispetto verso Gesù Cristo, che vuol venire nei loro cuori.

Bisogna essersi pettinati, e avere il viso e le mani a posto; non si deve venire mai alla santa Tavola, senza avere indossato le calze, buone o cattive che siano.

Non si devono assolutamente approvare quelle persone giovani le quali, recandosi alla santa Tavola, non fanno alcuna differenza tra il momento in cui si recano al ballo o alla danza; io non riesco a capire come possono andare, mettendo in mostra la propria vanità, a ricevere un Dio umiliato e disprezzato.
Mio Dio, mio Dio, quale contraddizione!…

La terza disposizione è la purezza del corpo.
Questo sacramento è chiamato “il pane degli angeli”, per mostrarci che, per riceverlo degnamente, bisogna avvicinarsi alla purezza degli angeli, il meglio possibile.

San Giovanni Crisostomo ci dice che coloro che hanno la disgrazia di lasciar trascinare il proprio cuore su qualche oggetto impuro, devono stare molto attenti a non andare a mangiare il Pane degli angeli, altrimenti il Signore li punirà.

Agli inizi della Chiesa, una persona che avesse peccato contro la santa virtù della purezza, era condannato a rimanre per tre anni senza comunicarsi; e se vi ricadeva, ne veniva privato per sette anni: cosa che è facile da comprendere, perchè questo peccato insozza sia l’anima che il corpo.

San Giovanni Crisostomo ci dice che la bocca che riceve Gesù Cristo, e il corpo che lo racchiude, devono essere più puri dei raggi del sole.
Insomma, bisogna che tutto il nostro esterno annunci a coloro che ci vedono, che ci stiamo preparando a qualcosa di grande.

Converrete con me che, se le disposizioni del corpo sono così necessarie, vi lascio pensare quanto quelle dell’anima lo siano ancora di più, per meritare le grazie che Gesù Cristo vuole portarci, venendo in noi con la santa Comunione.

Sì, fratelli miei,allorchè ci rechiamo alla santa Tavola, se vogliamo ricevere Gesù Cristo con delle buone disposizioni, bisogna che la nostra coscienza non ci rimproveri nulla; occorre che siamo convinti di aver impiegato tutto il tempo necessario per esaminarci, al fine di individuare bene i nostri peccati.
Bisogna che la nostra coscienza non ci rimproveri nulla, riguardo all’accusa che abbiamo fatto dei nostri peccati (in confessione), e che ci troviamo nella sincera risoluzione di fare, con la grazia di Dio, tutto ciò che dipende da noi per non ricadervi; occorre che abbiamo un grande desiderio di compiere, il meglio che possiamo, la penitenza che ci sia stata data.

Per meglio essere penetrati della grandezza dell’azione che andiamo a compiere, bisogna, come prima cosa, considerare la santa Tavola come il tribunale di Gesù Cristo, dove verremo giudicati (un’altra “stecca” teologica del curato, troppo preoccupato di salvaguardare la serietà dell’azione sacramentale; se venisse oggi nelle nostre chiese…; n.d.a.9.

Se abbiamo avuto la disgrazia di non accusare bene i nostri peccati, di averne evitato o camuffato qualcuno, dobbiamo essere ben persuasi che non è affatto Gesù Cristo che andiamo ad accogliere, ma il demonio.
Oh! fratelli miei, quale orrore piazzare lo stesso Gesù Cristo ai piedi del demonio!…
(chi si fosse scandalizzato per quest’ultima affermazione del curato, si legga 1 Corinzi 11, 27-31!…; n.d.a.).

Leggiamo nel Vangelo che quando Gesù Cristo istituì il sacramento adorabile dell’Eucaristia, lo fece in un ambiente appropriato e ben ammobiliato, per mostrarci come dobbiamo prenderci cura per abbellire la nostra anima di ogni specie di virtù, prima di ricevere Gesù Cristo nella santa Comunione.

E, ancora di più, prima di donare il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso, Gesù Cristo si alzò da tavola, e andò a lavare i piedi dei suoi apostoli, per farci meglio concepire come dobbiamo essere esenti dai peccati, anche quelli più leggeri, ossia che non dobbiamo avere alcun attaccamento ai peccati veniali.

Dobbiamo rinunciare perfettamente a noi stessi, in tutto ciò che non è contrario alla nostra coscienza (la coscienza, alla fine, resta l’unico e inappellabile giudice di qualunque nostra scelta; n.d.a.); non
dobbiamo frapporre alcuna difficoltà a rivolgere la parola a coloro che ci hanno fatto soffrire qualche pena, nè dobbiamo rifiutare di vederli, ma dobbiamo portarli nel profondo del nostro cuore…

Diciamo ancora meglio, fratelli miei, quando andiamo a ricevere il Corpo di Gesù Cristo nella santa Comunione, dovremmo sentirci nello stato di morenti, che stanno per apparire con fiducia, davanti al Tribunale di Gesù Cristo (come al solito, il curato non ha molto buon gusto nell’iconologia; n.d.a.).

Ci dice sant’Agostino: «Se volete comunicarvi in maniera tale da piacere a Gesù Cristo, dovete distaccarvi da tutto ciò che possa, sia pure per poco, dispiacere al buon Dio».

San Giovanni Crisostomo ci dice: «Quando siete caduti in qualche peccato mortale, dovete confessarvene al più presto; ma dovete stare per qualche tempo lontani dalla santa Tavola, per avere il tempo di fare penitenza.
Deplorate, ci dice, la disgrazia di quelle persone che, dopo aver confessato dei grossi peccati mortali, chiedono subito la santa Comunione, credendo che la sola confessione non sia sufficiente.
Dobbiamo anche piangere i nostri peccati, e farne penitenza, prima di avere la felicità di ricevere Gesù Cristo nei nostri cuori».

San Paolo dice a tutti noi, «di purificare bene le nostre anime dai loro peccati, prima di mangiare il Pane degli angeli, che è il Corpo adorabile di Gesù Cristo, e il suo Sangue prezioso, perchè se la nostra anima non fosse ben pura, noi ci attireremmo ogni sorta di disgrazie, sia in questo mondo che nell’altro» (1 Corinzi 11,27-31!).

San Bernardo ci dice: «Per comunicarsi degnamente, bisogna fare come il serpente, quando vuole bere a suo agio. Affinchè l’acqua gli sia di profitto, lascia il suo veleno. Anche noi dobbiamo fare la stessa cosa: quando vogliamo ricevere Gesù Cristo, dobbiamo abbandonare il bostro veleno, che è il peccato, che è il veleno della nostra anima e di Gesù Cristo; ma, ci dice questo grande santo, occorre disfarsene subito.
Oh! figli miei, ci dice, non avvelenate Gesù Cristo nei vostri cuori!» (a san Bernardo si perdona tutto, anche queste leggende sui serpenti e questo paragone troppo ardito; n.d.a.).

Sì fratelli miei, coloro che si accostano alla santa Tavola senza avere purificato per bene il loro cuore, devono temere grandemente di provare il medesimo castigo di quel servitore che osò mettersi a tavola, senza avere il vestito nuziale.
Il padrone comandò ai suoi ufficiali di prenderlo, legarlo piedi e mani, e gettarlo nelle tenebre. Allo stesso modo Gesù Cristo dirà, nell’ora della morte, a coloro che avranno avuto la disgrazia di riceverlo nel loro cuore, senza essersi convertiti: «Perchè avete avuto l’audacia di ricevermi nel vostro cuore, insozzato da tanti peccati?».

No, fratelli miei, non dimentichiamo mai che per comunicarci, dobbiamo esserci prima convertiti, e con una sincera determinazione a perseverare (com’è logico, si tratta di una conversione sincera, a livelli di una intenzione altrettanto sincera e non ipocrita; n.d.a.).

Abbiamo visto che quando Gesù Cristo volle donare il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso ai suoi apostoli, per mostrare loro come dovessero essere puri, per poterlo ricevere, arrivò fino al punto di lavare loro i piedi.

Con questo ci vuole mostrare che non saremo mai abbastanza purificati dai nostri peccati veniali. E’ vero che i peccati veniali non rendono indegne le nostre comunioni, ma essi sono la causa per cui non approfittiamo quasi per nulla della nostra fortuna.

La prova è lampante: guardate come per tutta la vita abbiamo fatto le comunioni; ebbene! siamo forse divenuti migliori?
No, senza dubbio, e la vera causa di ciò è che
noi conserviamo quasi sempre le nostre cattive abitudini, e che non ce ne correggiamo nè una volta nè l’altra.
Noi abbiamo in orrore quei grossi peccati che danno la morte alla nostra anima; ma per tutte quelle piccole impazienze, per quelle mormorazioni, quando ci capita qualche miseria, qualche dispiacere o qualche contraddizione, quelle piccole storture in ciò che diciamo, tutto questo non ci costa nulla.

Converrete con me che, malgrado tante confessioni e tante comunioni, voi restate sempre gli stessi, e che le vostre confessioni, dopo tanti anni, non sono altro che la ripetizione degli stessi peccati i quali, benchè veniali, vi fanno perdere ugualmente tutto il merito delle vostre comunioni.

Vi si sente dire, con ragione, che non valete di più una volta rispetto a un’altra (nel senso che le risorse personali sono sempre le stesse, e anche i fallimenti; n.d.a.); ma chi vi impedisce di correggervi dai vostri errori?…

Se siete sempre gli stessi, è perchè non volete fare qualche piccolo sforzo per correggervi; non volete soffrire affatto, nè essere contraddetti in nulla; vorreste che tutti vi amassero e avessero una buona opinione di voi, cosa molto difficile.

Cerchiamo di lavorare, fratelli miei, a distruggere tutto ciò che possa, sia pure un po’, dispiacere a Gesù Cristo, e vedremo come le nostre comunioni ci faranno camminare a grandi passi verso il Cielo; e più ne faremo, più ci sentiremo distaccati dal peccato e condotti verso Dio.

San Tommaso ci dice che la purezza di Gesù Cristo è così grande, che il minimo peccato veniale gli impedisce di unirsi a noi, così intimamente come Egli vorrebbe.

Per ricevere Gesù Cristo come si dovrebbe, occorre avere nello spirito una grande purezza d’intenzione.
Ci sono di quelli che pensano al mondo, se saranno stimati o disprezzati: questo non serve a nulla.
Altri fanno la Comunione per l’abitudine di doverci andare in determinati giorni.
Ecco, fratelli miei, delle povere comunioni, che mancano della purezza d’intenzione.

Fratelli miei, ciò che ci deve condurre ad accostarci alla santa Tavola è:
1°- perchè Gesù Cristo ce lo comanda, sotto pena di non avere la vita eterna;
2°- il fatto che ne abbiamo grande bisogno per fortificarci contro il demonio;
3°- per distaccarci dalla vita terrena e attaccarci a Dio.

Noi diciamo che per avere la grande felicità di ricevere Gesù Cristo, felicità così grande, che tutti gli angeli ci portano invidia… (pensiero sospeso) essi possono bensì amarlo e adorarlo come noi, ma non hanno la fortuna di poterlo ricevere come noi, cosa che sembra elevarci al di sopra degli stessi angeli.

Da ciò, fratelli miei, vi lascio intendere con quale purezza, con quale amore, ci dobbiamo presentare a Gesù Cristo, per riceverlo.

Ci dobbiamo comunicare, per ricevere le grazie di cui abbiamo bisogno.
Se abbiamo bisogno dell’umiltà, della pazienza e della purezza, ebbene! fratelli miei, noi troveremo tutto ciò nella santa Comunione, e tutte le altre virtù necessarie ad un cristiano.

Inoltre dobbiamo accostarci alla santa Tavola, per unirci a Gesù Cristo, affinchè egli ci cambi in “altri se stesso”, cosa che succede a coloro che lo ricevono santamente.
Se ci comunichiamo spesso e degnamente, i nostri pensieri, i nostri desideri, e anche tutte le nostre azioni e i nostri progetti, avranno lo stesso scopo che aveva Gesù Cristo, quando era sulla terra: ameremmo Dio, saremmo toccati dalle miserie spirituali e temporali del nostro prossimo, non penseremmo affatto ad attaccarci alla terra, il nostro cuore e il nostro spirito non penserebbe e non respirerebbe altro che il Cielo!

Sì, fratelli miei, per fare una buona Comunione, bisogna avere una fede viva e coinvolgente, in questo mistero; siccome questo sacramento è un “mistero della fede”, occorre credere veramente che Gesù cristo è realmente presente nella santa Eucaristia, e che vi è vivo e glorioso com’è in Cielo.

In altri tempi, fratelli miei, il sacerdote, tenendo la santa Eucaristia nelle sue mani, diceva ad alta voce: «Credete, fratelli miei, che il Corpo adorabile e il Sangue prezioso di Gesù Cristo è veramente in questo sacramento?».
Allora tutti i fedeli rispondevano: «Sì, lo crediamo».
O quale felicità per un cristiano venirsi a sedere alla tavola dei vergini e mangiare il pane dei forti!…
No, fratelli miei, non vi è nulla che ci renda così temibili al demonio, della santa comunione, e, ancora di più, essa ci conserva non solo la purezza dell’anima, ma anche quella del corpo.

Guardate santa Teresa, che era divenuta così gradita a Dio per mezzo della santa Comunione, che ella faceva molto spesso e molto degnamente, che un giorno Gesù Cristo le apparve e le disse che gli era così gradita che, quand’anche non esistesse nessun Cielo, egli ne creerebbe uno solo per lei.

Leggiamo nella sua vita che una domenica di Pasqua, dopo la santa Comunione, ella fu così rapita in Dio, che quando ritornò in se stessa, si sentì la bocca tutta piena del Sangue adorabile di Gesù Cristo, che sembrava uscire dalle sue vene; e ciò le comunicò tanta dolcezza, che credette di morire d’amore.

«Vidi, ci dice, il mio divin Salvatore che mi disse: Figlia mia, voglio che questo Sangue adorabile, che causa tanto amore, sia impiegato per salvarti; non pensare mai che la mia Misericordia ti abbandoni.
Quando ho sparso questo Sangue prezioso, ho provato solo dolore e amarezza, ma a te, quando lo riceverai, esso ti comunicherà solo dolcezza e amore».

Molte volte, quando aveva la grande felicità di comunicarsi, gli angeli discendevano in folla dal Cielo, e sembrava che si unissero a lei, per lodare il Salvatore che ella aveva la fortuna di portare nel suo cuore.

Molte volte, vedevano santa Teresa sollevata dagli angeli alla Tavola santa, e portata su un’alta tribuna. Oh! fratelli miei, se avessimo compreso per una volta, quanto è grande questa fortuna, non avremmo bisogno di essere sollecitati a venire a condividere questa felicità.

Santa Gertrude domandò un giorno a Gesù Cristo che cosa bisognasse fare per riceverlo il più degnamente possibile.
Gesù Cristo le rispose che bisognava avere tanto amore quanto tutti i santi messi insieme, ma che il solo desiderio che aveva avuto, sarebbe stato ricompensato.

Volete sapere, fratelli miei, come dovete comportarvi quando volete avere la felicità di ricevere il buon Dio?
Fate come quel buon cristiano che si comunicava ogni otto giorni; egli ne impiegava tre in azioni di grazie, e gli altri tre, per prepararsi. Ebbene! chi vi impedisce di compiere anche voi tutte le vostre azioni per questo scopo?

Durante questo tempo, intrattenetevi con Gesù Cristo, che regna nel vostro cuore; pensate che verrà sull’altare, e che di là passerà nel vostro cuore, per visitare la vostra anima e arricchirla di ogni sorta di beni e di felicità.

Bisogna implorare la santa Vergine, gli angeli e i santi, affinchè preghino il buon Dio per noi, perchè possiamo riceverlo il più degnamente possibile.

Nel giorno stabilito (per la Comunione), bisognerà venire più di buonora alla santa Messa, e ascoltarla ancora meglio delle altre volte. Bisogna che il nostro spirito e il nostro cuore siano senza sosta ai piedi del Tabernacolo, che sospirino continuamente quel felice momento; occorre che i nostri pensieri non siano più di questo mondo, ma tutti per il Cielo, e che siamo talmente inabissati nel ricordo di Dio, da sembrare di essere morti al mondo.

Dovete avere il vostro salterio o il vostro rosario, e recitare i vostri atti con tutto il fervore che potete, per ravvivare in voi la fede, la speranza, e un grande amore per Gesù Cristo, che, tra qualche istante, farà del vostro cuore il suo Tabernacolo, o, se volete, un piccolo Cielo.

Mio Dio! quale felicità e quale onore, per dei miserabili come noi!
Dobbiamo testimoniargli un grande rispetto.
Siamo così miserabili!… Ma speriamo ugualmente che egli abbia pietà di noi.

Dopo aver recitato le vostre orazioni, dovete offrire la vostra Comunione, o per voi stessi o per altri; poi vi alzerete per andare alla santa Tavola con molta modestia; ciò indicherà che andate a compiere qualcosa di grande; vi metterete in ginocchio, e vi sforzerete di rianimare in voi la fede, che vi faccia sentire la grandezza della vostra felicità.
Bisogna che il vostro spirito e il vostro cuore appartengano totalmente a Dio.
State bene attenti a non girare mai la testa, tenete i vostri occhi chiusi a metà, le mani giunte, e recitate il vostro “Confesso a Dio”.
Se siete in attesa di comunicarvi, dovete eccitarvi a un grande amore per Gesù Cristo, pregandolo umilmente di degnarsi di venire nel vostro povero e miserabile cuore.

Dopo che avrete avuto la grande fortuna di comunicarvi, dovete alzarvi con modestia, ritornare al vostro posto, mettervi in ginocchio, e non prendere subito un libro o un rosario; dovete intrattenervi un momento con Gesù Cristo, che avete la fortuna di ospitare nel vostro cuore, dove, per circa un quarto d’ora, Egli è presente in Corpo e Anima, come durante la sua vita mortale.

O infinita felicità! chi mai potrà comprenderla?…
Ahimè! quasi nessuno la comprende!…

Dopo aver domandato al buon Dio tutte le grazie che desiderate per voi stessi e per gli altri, potete riprendere il vostro salterio, e continuare.

Dopo aver detto le vostre preghiere dopo la Comunione, dovete invitare la santa Vergine, tutti gli angeli e tutti i santi, a ringraziare il buon Dio per voi.
Dovete stare molto attenti a non sputare, almeno per una mezz’ora, dopo la santa Comunione.

Non dovete uscire subito, dopo la santa Messa, ma fermarvi un istante, per domandare al buon Dio di confermarvi nelle vostre buone risoluzioni (ricordiamo che i famosi “istanti” del curato, possono durare anche più di un’ora, come le sue omelie; n.d.a.).

Quando uscite dalla chiesa, non dovete fermarvi a chiacchierare, ma, pensando alla felicità che avete, di racchiudere in voi Gesù Cristo, dovete andarvene a casa vostra.
Se vi rimarrà qualche momento tra i vari servizi, dovete impiegarlo per fare una buona lettura, o per fare una visita al Santo Sacramento, per ringraziare il buon Dio della grazia che vi ha fatto al mattino; mentre dovete intrattenervi negli affari mondani il meno possibile.

Dovete vegliare con molta cura su tutti i vostri pensieri, sulle vostre parole e sulle vostre azioni, in modo da conservare la grazia del buon Dio per tutta la vita.

Che cosa bisogna concludere da tutto ciò, fratelli miei?…
Nient’altro che questo: tutta la nostra felicità consiste nel condurre una vita degna di ricevere spesso Gesù Cristo, perchè solo così potremo sperare quel Cielo, che io vi auguro…

fonte: https://jean-marievianney.blogspot.com