Le omelie del S. Curato d’Ars: le grandezze di Maria

Le omelie del S. Curato d'Ars: le grandezze di Maria

«Perchè il Signore ha guardato la bassezza della sua serva»
(Luca 1,48)

Se vediamo la santa Vergine, fratelli miei, abbassarsi, nella sua umiltà, al di sotto di tutte le creature, vediamo altresì questa umiltà elevarsi al di sopra di tutto ciò che non è Dio.
No, non sono stati i grandi della terra a farla salire a questo supremo grado di dignità in cui abbiamo la fortuna di contemplarla oggi.
Le tre persone della Santissima Trinità l’hanno stabilita su questo trono di gloria; esse l’hanno proclamata Regina del cielo e della terra, rendendola depositaria di tutti i tesori celesti.

No, fratelli miei, non comprenderemo mai le grandezze di Maria, e il potere che Gesù Cristo, suo Figlio, le ha donato; non conosceremo mai bene il desiderio che ella ha di renderci felici.
Ella ci ama come suoi figli; ella gioisce del potere che Dio le ha dato, per poterci essere più utile.
Sì, Maria è la nostra Mediatrice, è lei che presenta al suo divin Figlio tutte le nostre preghiere, le nostre lacrime e i nostri gemiti; è lei che ci attira le grazie necessarie per la nostra salvezza.

Lo Spirito Santo ci dice che Maria, fra tutte le creature, è un prodigio di grandezza, un prodigio di santità, e un prodigio d’amore.
Quale felicità per noi, fratelli miei, quale speranza per la nostra salvezza!
Ravviviamo la nostra fiducia verso questa buona e tenera Madre, considerando:
1°- la sua grandezza
2°- il suo zelo per la nostra salvezza;
3°- ciò che dobbiamo fare per piacerle e per meritare la sua protezione.

Parlare delle grandezze di Maria, fratelli miei, significa voler diminuire l’idea sublime che ve ne siete fatta (nel senso che le parole finiscono per svalutare certe verità; n.d.a.).
Infatti sant’Ambrogio ci dice che Maria è elevata a un grado così alto di gloria, di onore e di potenza, che gli stessi angeli non possono comprenderlo; questo è riservato a Dio solo.
Da qui deduco che tutto ciò che potrete ascoltare, non sarà mai nulla, in confronto a ciò che ella è agli occhi di Dio.

L’elogio più bello che la Chiesa ci possa donare è dire che Maria è la Figlia del Padre Eterno, la Madre del Figlio di Dio, Salvatore del mondo, la Sposa dello Spirito Santo.

Se il Padre Eterno ha scelto Maria come sua figlia per eccellenza, quale torrente di grazie non dovrà versare nella sua anima?
Ella ne ha ricevute, da sola, più di tutti gli angeli e i di tutti i santi messi insieme.

Egli iniziò col preservarla dal peccato originale, grazia che è stata accordata soltanto a lei.
Egli l’ha stabilita in questa grazia, con la perfetta certezza che non la perderà mai.
Sì, fratelli miei, il Padre Eterno la arricchisce dei doni del cielo, in proporzione della grande dignità alla quale l’aveva elevata.
Egli formò in lei un tempio vivo della Santissima Trinità.
Diciamo ancora meglio: Egli fece per lei tutto ciò che era possibile fare per una creatura.
Se il Padre Eterno si è presa tanta cura nei confronti di Maria, noi vediamo anche lo Spirito Santo venire ad abbellirla Egli stesso a un tale grado, che dall’istante del suo concepimento, ella diviene oggetto delle compiacenze delle tre Persone divine.
Maria sola ha la fortuna di essere la figlia del Padre Eterno, e lei sola è la Madre del Figlio e la Sposa dello Spirito Santo (figli di Dio sono tutti i credenti in Cristo; n.d.a).
A causa di queste dignità incomparabili, ella si vede associata alle tre Persone della Santa Trinità, per formare il corpo adorabile di Gesù Cristo.
E’ di lei che Dio doveva servirsi per sconvolgere o per rovinare l’impero del demonio.
E’ lei che le tre Persone divine usarono per salvare il mondo, donandogli un Redentore.
Avreste mai pensato che Maria fosse un tale abisso di grandezza, di potenza e d’amore?
Dopo il corpo adorabile di Gesù Cristo, ella costituisce il più bell’ornamento della corte celeste…

Possiamo affermare che il trionfo della santa Vergine in cielo, è il compimento di tutti i meriti di questa augusta Regina del cielo e della terra.
Fu in quel momento che ricevette l’ultimo ornamento della sua incomparabile dignità di Madre di Dio.
Dopo aver subito per qualche tempo le diverse miserie della vita e le umiliazioni della morte, ella andò a godere una vita, la più gloriosa e la più felice di cui una creatura possa mai godere.

Noi ci stupiamo, talvolta, che Gesù, che amava tanto sua madre, l’abbia lasciata così a lungo sulla terra, dopo la sua risurrezione.
La ragione di ciò, è che voleva, con questo ritardo, procurarle una gloria più grande, e che, del resto, gli apostoli avevano ancora bisogno della sua persona per essere consolati e guidati.
E’ Maria che ha rivelato agli apostoli i più grandi segreti della vita nascosta di Gesù Cristo.
E’ ancora Maria che ha innalzato lo stendardo della verginità, che ne ha fatto conoscere tutto lo splendore, tutta la bellezza, e che ci mostra l’inestimabile ricompensa riservata a questo stato di santità.

Ma riprendiamo, fratelli, continuiamo a seguire Maria fino al momento in cui ella lascia questo mondo.
Gesù Cristo volle che, prima di essere elevata al cielo, ella potesse ricevere ancora una volta tutti i suoi apostoli.
Tutti, eccetto san Tommaso, furono miracolosamente trasportati intorno al suo povero letto.
Per un eccesso di quella umiltà che ella aveva sempre posseduto in altissimo grado, ella baciò i piedi a tutti, e chiese loro la benedizione (il curato, come nell’omelia su Giovanni Battista, ma con una fonte diversa, in questo panegirico mariano, attinge a piene mani alle omelie di Ribadenèira, riportando leggende non presenti nel Vangelo canonico, ma derivanti da apocrifi o altre fonti inaffidabili; purtroppo, occorre notare che il nostro curato scade moltissimo di livello, ogni qual volta scopiazza da altri autori, fidandosi troppo della loro scarsa preparazione teologica.
Ciò che è stato detto, vale per tutte le altre intemperanze dottrinali e semi-eresie che ritroveremo nel corso dell’omelia; n.d.a.).

Qusto atto la preparò all’eminente gloria alla quale suo Figlio doveva elevarla.
In seguito, Maria impartì a tutti la sua benedizione.

Mi sarebbe impossibile farvi comprendere le lacrime che effusero in quel momento gli apostoli, per la perdita che stavano subendo.
La santa Vergine non era forse, dopo il Salvatore, tutta la loro felicità, e tutta la loro consolazione?
Ma Maria, per addolcire un po’ le loro pene, promette loro di non dimenticarli una volta salita da sua Figlio.
Si pensa che lo stesso angelo che le aveva annunciato il mistero dell’Incarnazione, sia venuto a indicarle, da parte di suo Figlio, l’ora della morte.
La santa Vergine rispose all’angelo: «Ah! quale felicità! e quanto ho desiderato questo momento!».

Dopo questa felice notizia, ella volle fare il suo testamento, che fu subito fatto.
Ella aveva due tuniche, e le donò a due vergini, che la servivano da molto tempo.
Ella allora si sentì ardere di tanto amore che la sua anima, simile a una fornace ardente, non poteva più restare nel suo corpo.
O felice momento!… (certe invenzioni leggendarie, o certe corbellerie più recenti su presunte vite della Madonna, rivelate alla Valtorta o in alcune apparizioni e allucinazioni, rendono un pessimo servizio alla semplicità silenziosa e modesta della vera e unica Maria di Nazaret: quella raccontata nei Vangeli; n.d.a.).

Possiamo mai vedere , fratelli miei, le meraviglie che si operarono alla sua morte, senza sentire un ardente desiderio di vivere santamente, per morire santamente?
E’ vero, non dobbiamo aspettarci di morire d’amore, ma almeno speriamo di morire nell’amore di Dio.
Maria non teme affatto la morte, poichè la morte la mette in possesso della perfetta felicità; ella sa che il cielo l’attende, e che ne sarà lei uno dei più begli ornamenti.
Suo Figlio e tutta la corte celeste avanzano per celebrare questa splendida festa; tutti i santi e le sante del cielo non aspettano che gli ordini di Gesù, per venire a cercare questa Regina, e venirla a portare in trionfo nel suo regno.
Tutto è preparato, nel cielo, per riceverla; ella va a gustare degli onori, al si sopra di tutto quello che si possa immaginare.

Per uscire da questo mondo, Maria non subisce affatto la malattia, poichè ella è esente dal peccato.
Malgrado la sua tarda età, il suo corpo non divenne mai decrepito come quello degli altri mortali, ma al contrario, sembrava che nella misura che si avvicinava alla fine, acquistasse nuovo splendore.

San Giovanni Damasceno ci dice che fu lo stesso Gesù Cristo che venne a cercare sua madre.
E così scomparve questo meraviglioso astro che per settantadue anni ha rischiarato il mondo.
Sì, fratelli miei, ella riceve suo Figlio, ma sotto un aspetto molto diverso da quello in cui lo aveva visto allorchè, tutto coperto di sangue, era stato inchiodato sulla croce.

O Amore divino, ecco la più bella vittoria di tutte le tue conquiste!
Non potevi fare niente di più, ma neppure potevi fare niente di meno.
Sì, fratelli miei, se bisognava che la madre di un Dio morisse, ella non poteva morire che per un trasporto d’amore!
O bella morte! o morte felice! o morte desiderabile! Ah! come essa è risarcita per quel torrente di umiliazioni e di dolori di cui la sua santa anima è stata inondata durante la sua vita mortale!
Sì, ella rivede suo Figlio, ma completamente diverso da come lo aveva visto durante la sua dolorosa passione, tra le mani dei suoi carnefici, portando la sua croce, coronato di spine, senza poterlo consolare.
Oh! no, ella non lo vede più sotto questa triste apparenza, capace di annientare anche le creature meno sensibili; ma lo vede, dico, tutto splendente di luce, rivestito di una gloria che è tutta la gioia e la felicità del cielo; ella vede gli angeli e i santi che lo circondano, lo lodano, lo benedicono e lo adorano, fino all’annientamento (sic!).
Sì, ella rivede questo tenero Gesù, esente da tutto ciò che lo possa far soffrire.
Ah! chi di noi non vorrebbe faticare, pur di andare a raggiungere la Madre e il Figlio, in quel luogo di delizie?
Qualche piccolo momento di combattimenti e di sofferenze, è grandemente ricompensato.

Ah! fratelli miei, quale morte felice!
Maria non teme nulla, perchè ella ha sempre amato il suo Dio; ella non rimpiange nulla, perchè non ha mai posseduto nient’altro che il suo Dio.
Vogliamo morire senza nessuna paura?
Viviamo come Maria, nell’innocenza; fuggiamo il peccato, che è tutta la nostra infelicità, nel tempo e per l’eternità!
Se siamo stati così disgraziati da commetterlo, sull’esempio di san Pietro, piangiamo fino alla nostra morte, e che il nostro rammarico non finisca che con la nostra stessa vita.
Sull’esempio del santo re Davide, scendiamo nella tomba versando lacrime; laviamo le nostre anime nell’amarezza delle nostre lacrime (quanto più la penitenza è seria, tanto più cresce la deterrenza verso il peccato; più la si minimizza con una falsa fiducia nel perdono facile e a portata di mano, tanto più il peccato acquista potere e si radica nell’anima; n.d.a.).
Vogliamo, come Maria, morire senza rimpianti?
Viviamo come lei, senza attaccarci alle cose create; facciamo come lei, non amiamo che Dio solo, non desideriamo altro che Lui, non cerchiamo nient’altro che di piacere a Lui in tutto ciò che facciamo.
Felice il cristiano che non lascia niente, per trovare tutto!…

Accostiamoci ancora un istante a questo povero giaciglio, che è così fortunato per sostenere questa perla preziosa, questa rosa sempre fresca e senza spine, questo globo di gloria e di luce, che deve dare un nuovo splendore a tutta la corte celeste.
Si dice che gli angeli intonarono un cantico di gioia nell’umile dimora dove si trovava il suo santo corpo, e che ella era ripiena di un profumo così gradevole, che sembrava che tutte le dolcezze del cielo vi fossero discese.

Andiamo, fratelli miei, accompagniamo almeno in spirito questo sacro convoglio; seguiamo questo tabernacolo in cui il Padre aveva racchiuso tutti i suoi tesori, e che deve essere chiuso, per qualche tempo, come lo è stato il corpo del suo divin Figlio (la Madonna è stata assunta in cielo, nello stesso tempo, in anima e corpo; n.d.a.).

Il dolore e igemiti resero silenziosi gli apostoli e tutti i fedeli venuti in folla per vedere ancora una volta la Madre del loro Redentore.
Ma essendo rientrati in sè, cominciarono tutti a cantare inni e cantici per onorare il Figlio e la Madre.
Una parte degli angeli salì in cielo per condurre in trionfo quest’anima senza uguale; l’altra restò sulla terra per celebrare l’ossequio verso il santo corpo.
Ora vi chiedo, fratelli miei, chi sarebbe capace di dipingerci questo bello spettacolo?
Da una parte, si sentivano gli spiriti beati impiegare tutta la loro industria celeste, per testimoniare la grande gioia che provavano per la gloria della loro Regina; dall’altra, si vedevano gli apostoli e un gran numero di fedeli, levare la loro voce per assecondare l’armonia di questi canti celesti.

San Giovanni Damasceno ci dice che prima di mettere il suo corpo nella tomba, essi ebbero tutti la felicità di baciare le sue mani sante e sacre, che tante volte avevano portato il Salvatore del mondo.
In quel momento, non ci fu nessun malato che non ricevesse la guarigione; non ci fu una sola persona a Gerusalemme, che non domandasse qualche grazia al buon Dio, per la mediazione di Maria, e che non la ottenesse.
Dio agiva così per mostrarci che tutti coloro che, in seguito, avrebbero fatto ricorso a lei, sarebbero stati sicuri di ottenere tutto.

Quando ciascuno, ci dice lo stesso santo, ebbe appagato la propria devozione e ricevuto l’effetto delle sue domande, si pensò alla sepoltura della Madre di Dio.
Gli apostoli, secondo il costume dei Giudei, ordinarono di lavare il corpo santo e di imbalsamarlo. Incaricarono quindi di quest’ufficio due vergini al servizio di Maria.
Costoro, per un evento del tutto miracoloso, non poterono nè vedere nè toccare il santo corpo (sono le farneticazioni di una malintesa pietà! n.d.a.).
Si credette di dover riconoscere in ciò la Volontà di Dio, e si seppellì il corpo con tutti i vestiti.

Se Maria, sulla terra, fu di una umiltà senza pari, la sua morte e la sua sepoltura non furono da meno, per la grandezza delle meraviglie che allora si operarono.
Furono gli stessi apostoli che portarono il prezioso deposito (il feretro), e questo corteo santo e sacro, attraversò la città di Gerusalemme, fino al luogo della sepoltura, che era il borgo del Getsemani, nella valle di Giosafat.
Tutti i fedeli l’accompagnarono con le fiaccole in mano; molti si aggiungevano a questa truppa devota, che portava l’arca della nuova alleanza e la conduceva al luogo del suo riposo.

San Bernardo ci dice che gli angeli facevano essi stessi la loro processione, precedendo e seguendo il corpo della loro Sovrana, con cantici di gioia; tutti coloro che erano presenti, udivano il canto di questi angeli, e dappertutto dove passava questo santo corpo, si spandeva un profumo delizioso, come se tutte le dolceze e i profumi celesti fossero discesi sulla terra.
Ci fu, ci dice questo santo, un maledetto giudeo che, morendo di rabbia nel vedere che si rendeva tanto onore alla Madre di Dio, si gettò sul corpo per farlo cadere nel fango; ma non lo aveva ancora toccato, che le sue mani caddero disseccate.
Essendosi pentito, pregò san Pietro di farlo avvicinare al corpo della santa Vergine.
Mentre lo stava toccando, le sue mani si ricomposero da sole, come se non si fossero mai staccate.

Quando il corpo della Madre di Dio fu deposto con rispetto nel sepolcro, i fedeli si ritirarono a Gerusalemme; ma gli angeli continuarono a cantare per tre giorni, le lodi di Maria.
Gli apostoli venivano, gli uni dopo gli altri, per unirsi agli angeli che restavano al di sopra della tomba.
Alla fine dei tre giorni, san Tommaso, che non aveva assistito alla morte della Madre di Dio, andò a chiedere a san Pietro l’opportunità di vedere ancora una volta il corpo verginale. Andarono dunque al sepolcro, e non trovarono più nient’altro che i vestiti. Gli angeli l’avevano portata in cielo, e infatti non li si udiva più (si discute tra i teologi se l’Assunzione della Vergine sia avvenuta col passaggio immediato dalla vita terrena a quella celeste, oppure se sia stato necessario anche per lei il pedaggio della morte fisica, con la successiva assunzione del corpo; sostanzialmente non cambia nulla, tranne che sono in gioco interessi “turistico-teologici”, che vanno dall’Asia minore, Efeso, a Gerusalemme; n.d.a.).

Per farvi una descrizione fedele del suo ingresso glorioso e trionfante in cielo, bisognerebbe, fratelli miei, essere Dio stesso, il quale, in quel momento, volle prodigare a sua Madre tutte le ricchezze del suo amore e della sua riconoscenza.
Possiamo dire che Egli riunì allora tutto ciò che fosse capace di abbellire il suo trionfo nel cielo.
«Apritevi porte del cielo, ecco la vostra Regina, che abbandona la terra per abbellire i cieli con la grandezza della sua gloria, con l’immensità dei suoi meriti e della sua dignità».

Quale spettacolo estasiante! mai il cielo aveva visto entrare una creatura così bella, così compiuta, così perfetta e così ricca di virtù.
«Chi è costei, dice lo Spirito Santo, che si leva dal deserto di questa vita, tutta ricolma di delizie e d’amore, appoggiata al braccio del suo Diletto?» (Cantico dei Cantici 8,5).
Avvicinatevi e guardate: le porte del cielo si aprono e tutta la corte celeste si prostra davanti a lei come davanti alla sua Sovrana.
Gesù Cristo stesso la conduce nel suo trionfo, e la fa sedere sul più bel trono del suo Regno.
Le tre Persone della Santissima Trinità le mettono sulla testa una corona brillante e la la rendono depositaria di tutti i tesori del cielo (come in certe raffigurazioni pittoriche; ma in cielo la cose vanno molto diversamente; n.d.a.).
Oh! fratelli miei, quale gloria per Maria! ma anche, quale motivo di speranza per noi, saperla così elevata in dignità, e conoscere bene il grande desiderio che ella ha, di salvare le nostre anime!

Quale amore non nutre verso di noi?
Ella ci ama come suoi figli; avrebbe voluto morire per noi se fosse stato necessario.
Indirizziamoci a lei con una grande confidenza, e saremo sicuri che, per quanto miserabili possiamo essere, ella ci otterrà la grazia della conversione.
Ella si prende tanta cura della salvezza della nostra anima, ella desidera tanto la nostra felicità!…

Leggiamo nella vita di san Stanislao, grande devoto della Regina del cielo, che un giorno, trovandosi in preghiera, chiese alla santa Vergine di mostrarsi a lui col Bambino Gesù.
Questa preghiera fu così gradita al buon Dio, che in quello stesso momento Stanislao vide apparire davanti a sè la santa Vergine, tenendo il santo fanciullo tra le braccia.
Un’altra volta, essendo malato in una casa di luterani, che non volevano permettergli di comunicarsi, si rivolse alla santa Vergine e la pregò di procurargli questa felicità.
Aveva appena terminato la preghiera che vide un angelo portargli la santa Ostia, accompagnato dalla santa Vergine.
In una circostanza pressochè simile, gli accadde la stessa cosa: un angelo gli portò Gesù Cristo, dandogli la santa Comunione.
Vedete, fratelli miei, come Maria si prende cura della salvezza di coloro che confidano in Lei?

Come siamo felici per avere una Madre che ci precede nella pratica delle virtù che dobbiamo avere, se vogliamo andare in cielo e piacere a Dio!
Ma stiamo molto attenti a non disprezzare nè lei, nè il culto che le si rende.

San Francesco Borgia ci racconta che un grande peccatore, al suo letto di morte, non voleva sentir parlare nè di Dio nè della sua anima, nè della confessione.
San Francesco, che si trovava allora nel paese di questo disgraziato, si mise a pregare Dio per lui; mentre pregava in lacrime, udì una voce che gli diceva: «Vai, Francesco, vai a portare la mia croce a quel disgraziato; esortalo alla penitenza!».
San Francesco, corre verso il malato che era già tra le braccia della morte.
Ahimè! egli aveva già chiuso il suo cuore alla grazia.
San Francesco lo pregò di avere pietà della sua anima, di domandare perdono al buon Dio; ma no, tutto era perduto per lui.
Il santo udì ancora altre due volte la stessa voce che gli diceva: «Vai, Francesco, porta la mia croce a questo disgraziato».
Il santo gli mostrò ancora il suo crocifisso, che era tutto coperto di sangue, che colava da tutte le parti; disse al peccatore che quel sangue adorabile gli avrebbe ottenuto il perdono, se avese chiesto misericordia.
Ma no, tutto fu perduto; quello morì bestemmiando il santo Nome di Dio, e la sua disgrazia derivava dal fatto che aveva disprezzato la santa Vergine, mentre le si rendeva l’onore del culto.

Ah! fratelli miei, stiamo molto attenti a non disprezzare mai nulla di ciò che si riferisce al culto di Maria, questa Madre così buona, così incline a soccorrerci, alla minima fiducia che abbiamo in lei!

Eccovi alcuni esempi che vi mostreranno che, se saremo stati fedeli alla minima pratica di devozione verso la santa Vergine, mai ella permetterà che moriamo nel peccato.

Si racconta nella storia che un giovane libertino si dedicava, senza alcun rimorso, a tutti i vizi che il suo cuore desiderava.
Ma una malattia lo arrestò nel mezzo dei suoi disordini morali; per quanto fosse libertino, non aveva comunque mai mancato di dire ogni giorno un’Ave Maria; era l’unica preghiera che faceva, e per giunta la feceva molto male: non era altro che una semplice abitudine.

Dopo che si seppe che la sua malattia era senza speranza di guarigione, si andò a cercare il prete della parrocchia, che venne a visitarlo, e lo esortò a confessarsi.
Ma il malato gli rispose che se doveva morire, preferiva morire così com’era vissuto e che, se dovese scamparla, sarebbe tornato a vivere non altrimenti di com’era vissuto fino ad allora.
Questa fu la risposta che diede a tutti coloro che vollero parlargli di confessione.
Si era in una grande costernazione; nessuno osava più parlargliene, per paura di fornirgli l’occasione di vomitare le stesse bestemmie e le stesse empietà.
Nel frattempo, uno dei suoi compagni, ma, più saggio di lui, che spesso lo aveva ripreso a causa dei suoi disordini, andò a trovarlo.
Dopo avergli parlato di diverse cose, gli disse senza giri di parole: «Dovresti senz’altro, amico mio, pensare a convertirti».
«Amico mio, replicò il malato, io sono un peccatore troppo grande; tu sai bene la vita che ho trascorso».
«Ebbene! prega la santa Vergine, che è il rifugio dei peccatori».
«Ah! ho detto ogni giorno un’Ave Maria: ecco tutte le preghiere che ho fatto. Credi forse che mi serva a qualcosa?».
«E come! replicò l’altro, questo ti servirà per tutto! Non le hai forse domandato di pregare per te nell’ora della morte? E’ dunque adesso che ella sta pregando per te» (si riferisce alle parole “adesso e nell’ora della nostra morte”, nella seconda parte dell’Ave Maria; n.d.a.).
«Poichè pensi che la santa Vergine prega per me, va’ a cercare il signor curato, per che mi confessi subito».
Pronunciando queste parole, si mise a versare torrenti di lacrime.
«Perchè piangi?» gli chiese l’amico.
«Ah! potrei mai piangere abbastanza, dopo aver condotto una vita così criminale, dopo aver offeso un Dio tanto buono, che vuole ancora perdonarmi?
Vorrei poter piangere lacrime di sangue per mostrare al buon Dio come sono rammaricato per averlo tanto offeso; ma il mio sangue è troppo impuro, per poterlo offrire a Gesù Cristo in espiazione dei miei peccati. Ciò che mi consola è il fatto che Gesù Cristo, mio Salvatore, ha offerto il suo Sangue a suo Padre, per me; è in Lui che spero».
Il suo amico, ascoltando questo discorso, e vedendo colare le lacrime, si mise a piangere di gioia insieme a lui.
Questo cambiamento era così straordinario, che lo attribuì alla protezione della santa Vergine.
In quel momento arrivò il curato e, molto stupito al vederli piangere entrambi, domandò loro che cosa fosse successo.
«Ah! Signore, rispose il malato, io piango i miei peccati! Ahimè! comincio molto tardi a piangerli! Ma io so che i meriti di Gesù Cristo sono infiniti e che la sua Misericordia è senza limiti; ho ancora speranza che il buon Dio avrà pietà di me».
Il prete, stupito, gli chiese che cosa avesse prodotto in lui un tale cambiamento.
«La santa Vergine, disse il malato, ha pregato per me, ed è questo che mi ha fatto aprire gli occhi sul mio stato miserabile».
«Vorresti confessarti?».
«Oh! sì, signore, voglio confessarmi, e anche ad alta voce; poichè ho dato scandalo con la mia cattiva vita,voglio che si sia testimoni del mio pentimento».
Il sacerdote gli disse che questa modalità non era necessaria e che bastava, per riparare gli scandali, sapere che si era confessato.
Quello si confessò con tanto dolore e lacrime, che il prete fu obbligato più volte a fermarsi per lasciarlo piangere.
Ricevette i sacramenti con tali segni di pentimento, che si sarebbe creduto che ne sarebbe morto.

Non aveva forse ragione san Bernardo a dirci che colui che è sotto la protezione di Maria è al sicuro, e che mai si è vista la santa Vergine abbandonare una persona che abbia compiuto qualche atto di pietà in suo onore?
No, fratelli miei, ciò non si è mai visto nè si vedrà mai.
Vedete come la santa Vergine abbia ricompensato un’Ave Maria che quel giovane aveva detto tutti i giorni e, per giunta, nel modo in cui la diceva lui?
Tuttavia avete visto che ella fece un miracolo, piuttosto che lasciarlo morire senza confessione.

Quale felicità per noi invocare Maria, in modo che ella ci salvi e ci faccia perseverare nella grazia!
Quale motivo di speranza pensare che, malgrado i nostri peccati, ella si offre senza sosta a Dio per chiedere il nostro perdono!
Sì, fratelli miei, è lei che rianima la nostra speranza in Dio; è lei che gli presenta le nostre lacrime; è lei che ci impedisce di cadere nella disperazione, quando pensiamo ai nostri peccati!

Il beato Alfonso de’ Liguori racconta che uno dei suoi compagni, sacerdote, un giorno vide entrare in una chiesa un giovane il cui aspetto denunciava un’anima divorata dai rimorsi.
Il prete si avvicinò al giovane e gli disse: «Vorresti cofessarti, amico mio?».
Costui risponde di sì ma, allo stesso tempo, chiede di essere ascoltato in un luogo ritirato, perchè la sua confessione sarebbe stata lunga.
Quando furono soli, il nuovo penitente parlò in questi termini: «Padre mio, io sono uno straniero e un gentiluomo; ma non credo di poter mai diventare oggetto delle misericordie di Dio, che ho tanto offeso con la mia vita criminale.
Senza parlare degli omicidi e delle infamie di cui mi sono reso colpevole, ti dirò che avendo disperato della mia salvezza, mi sono abbandonato a ogni sorta di peccato, meno per appagare le mie passioni, che per oltraggiare il buon Dio, e soddisfare l’odio che nutro contro di Lui.
Proprio questa mattina, sono andato alla Tavola santa per commettere un sacrilegio: la mia intenzione era quella di calpestare sotto i piedi la santa Ostia, se le persone presenti non me lo avessero impedito; (e in quel momento restituì al suo confessore la santa Ostia che aveva conservato in una carta).
Passando davanti a quella chiesa, aggiunse, mi sono sentito spinto a entrare, al punto che non ho potuto resistere; ho provato dei rimorsi così violenti, che laceravano talmente la mia coscienza, che, nella misura in cui mi avvicinavo al tuo confessionale, piombavo in una grande disperazione.
Se tu non fossi uscito per avvicinarti a me, sarei uscito dalla chiesa; non capisco veramente come sia potuto succedere che io mi trovi così, in ginocchio davanti a te per confessarmi».
Ma il sacerdote gli disse: «Hai forse compiuto qualche buona opera che ti abbia meritato una tale grazia? hai forse offerto qualche sacrificio alla santa Vergine, o hai implorato la sua assistenza, poichè tali conversioni sono frutto ordinariamente degli effetti della potenza di questa buona madre?».
«Padre mio ti sbagli, avevo un crocifisso e l’ho gettato per disprezzo».
«Ma rifletti bene, questo miracolo non è accaduto senza una qualche ragione».
«Padre mio, dice il giovane portando la mano sul suo scapolare, ecco tutto quello che ho conservato».
«Ah! amico mio, gli dice il prete abbracciandolo, non vedi che è la santa Vergine che ti ha ottenuto questa grazia, e che è stata lei ad attirarti in questa chiesa che le è consacrata?».
A queste parole il giovane si effuse in lacrime; entrò in tutti i dettagli della sua vita criminale e siccome il suo dolore cresceva ogni giorno, cadde ai piedi del suo confessore come morto; rinvenuto, completò la sua confessione.
Prima di lasciare la chiesa, promise di raccontare ovunque la grande misericordia che Maria aveva ottenuto da suo Figlio, per lui.

Come siamo fortunati, fratelli miei, per avere una madre così buona e così dedita alla salvezza delle nostre anime!
Tuttavia non bisogna accontentarsi di pregare, ma bisogna anche praticare tutte le altre virtù che sappiamo essere gradite a Dio.
Un grande servo di Maria, san Francesco da Paola, un giorno fu chiamato da Luigi XI, sperando di ottenere la sua guarigione.
Il santo riscontrò nel re ogni sorta di buone disposizioni, egli si dedicava a molte buone opere e preghiere, in onore di Maria.
Diceva tutti i gironi il suo rosario, faceva molte elemosine per onorare la santa Vergine, portava su di sè molte reliquie.
Ma, sapendo che non aveva molta modestia e che non controllava le sue parole, e che sopportava presso di sè persone di vita cattiva, san Francesco da Paola gli disse piangendo: «Principe, pensi forse che tutte le tue devozioni siano gradite alla santa Vergine?
No, no, principe, comincia a imitare Maria, e sarari sicuro che ella ti tenderà la mano».
Infatti, dopo aver fatto la confessione di tutta la sua vita, ricevette tante grazie e tanti mezzi di salvezza, che morì nella maniera più edificante, dicendo che Maria gli aveva acquistato il cielo con la sua protezione.

Il mondo è pieno di monumenti che attestano le grazie che la santa Vergine ci può ottenere; guardate tutti quei santuari, tutti quei quadri, tutte quelle cappelle, in onore di Maria.
Ah! fratelli miei, se avessimo una tenera devozione verso Maria, quante grazie otterremmo tutti noi, per la nostra salvezza!

Oh! padri e madri, se tutte le mattine metteste tutti i vostri figli sotto la protezione della santa Vergine, ella pregherebbe per essi, e li salverebbe insieme a voi.
Oh! come il demonio teme la devozione verso la santa Vergine!…
Egli si lamentava un giorno fortemente, col beato Francesco, che due specie di persone lo facevano molto soffrire.
Anzitutto quelle che contribuiscono a diffondere la devozione alla santa Vergine, e poi quelle che indossano il santo scapolare.

Ah! fratelli miei, volete ancora dell’altro per lasciarvi ispirare una grande fiducia nella santa Vergine, e il desiderio di consacrarci interamente a lei, mettendo la nostra vita, la nostra morte e la nostra eternità, nelle sue mani?
Quale consolazione per noi, nei nostri dispiaceri, nelle nostre pene, sapere che Maria vuole e può soccorrerci!
Sì, possiamo dire che colui che ha la fortuna di avere una grande fiducia in Maria, ha la salvezza assicurata; non si è mai sentito dire che colui che abbia messo la sua salvezza nelle mani di Maria, si sia dannato.

Riconosceremo nell’ora della morte come la santa Vergine ci abbia fatto evitare tanti peccati, e come ella ci abbia fatto compiere il bene che non avremmo mai fatto, senza la sua protezione.
Prendiamola per nostro modello, e saremo sicuri di camminare bene nel cammino del cielo.
Ammiriamo in lei quell’umiltà, quella purezza, quella carità, quel disprezzo della vita, quello zelo per la gloria di suo Figlio e per la salvezza delle anime.
Sì, fratelli miei, doniamoci e consacriamoci a Maria, per tutta la nostra vita.
Felice colui che vive e muore sotto la protezione di Maria: il cielo gli è assicurato!
E’ quello che vi auguro.

fonte: https://jean-marievianney.blogspot.com