Le omelie del S. Curato d’Ars:la preghiera

Le omelie del S. Curato d'Ars:la preghiera

«In verità vi dico: tutto ciò che domanderete al Padre mio, nel mio Nome, Egli ve lo accorderà»
(Giovanni 16,23)

No, fratelli miei, non c’è nulla di più consolante per noi, delle promesse che Gesù Cristo ci fa nel Vangelo, dicendoci che tutto quello che domanderemo a suo Padre, nel suo Nome, ce lo accorderà.

Non contento di ciò, fratelli miei, non soltanto ci permette di chiedergli ciò che desideriamo, ma arriva perfino a comandarcelo, Egli stesso ce ne prega.
Diceva ai suoi apostoli: «E’ da tre anni che sono con voi, e voi non mi chiedete nulla: Domandate, dunque, affinchè la vostra gioia sia piena e perfetta».

Ciò dimostra che la preghiera è la sorgente di tutti i beni e di ogni felicità che possiamo sperare sulla terra.
Da questo si deduce, fratelli miei, che se siamo così poveri, così privi di luce e di beni della grazia, è perchè non preghiamo, o perchè preghiamo male.

Ahimè! fratelli miei, diciamolo gemendo: una gran parte di voi non sa neppure che cosa significhi pregare, e altri provano una grande ripugnanza per un esercizio che è così dolce e così consolante per un buon cristiano.

A volte vediamo qualcuno che prega, ma che non ottiene nulla, e questo dipende dal fatto che prega male: cioè, senza preparazione, e senza sapere nemmeno che cosa voglia chiedere al buon Dio.

Ma, per farvi meglio sentire la grandezza del bene che la preghiera ci attira, fratelli miei, vi dirò che tutti i mali che ci sommergono sulla terra, provengono solo dal fatto che non preghiamo, o che preghiamo male; e se volete conoscerne la ragione, eccovela.
Se noi avessimo la fortuna di pregare il buon Dio come si deve, ci sarebbe impossibile cadere nel peccato; e se fossimo esenti dal peccato, ci ritroveremmo, per così dire, come Adamo prima della sua caduta.

Per spingervi, fratelli miei, a pregare spesso, e a pregare come si deve, io vi mostrerò:
1°- che senza la preghiera è impossibile salvarci;
2°- che la preghiera è onnipotente davanti a Dio;
3°- quali sono le qualità che deve avere una preghiera, per essere gradita a Dio e meritoria per chi la fa.

Per mostrarvi, fratelli miei, il potere della preghiera e le grazie che ci attira dal Cielo, vi dirò che è stato soltanto per mezzo della preghiera, che tutti i giusti hanno avuto la felicità di perseverare.

La preghiera è per la nostra anima, ciò che la pioggia è per la terra. Coltivate una terra finchè volete; se manca la pioggia, tutto ciò che farete non servirà a nulla.
Allo stesso modo, fate tutte le buone opere che volete, se non pregate spesso, e come si deve, voi non vi salverete mai; perchè la preghiera apre gli occhi della nostra anima, le fa sentire la grandezza della sua miseria, la necessità di fare ricorso a Dio, e le fa paventare la sua debolezza.

Un cristiano conta in tutto e per tutto su Dio solo, e niente su se stesso.
Sì, fratelli miei, è per mezzo della preghiera che tutti i giusti hanno perseverato.
Infatti, chi ha portato tutti questi santi a fare sacrifici così grandi, come abbandonare tutti i loro beni, i loro genitori e tutte le loro comodità, per andare a trascorrere il resto della vita nelle foreste, per piangervi i propri peccati?

E’ la preghiera, fratelli miei, che infiammava i loro cuori col pensiero di Dio, col desiderio di piacergli, e di vivere unicamente per Lui.

Vedete la Maddalena: quale fu la sua occupazione, dopo la conversione?
Vedete san Pietro; vedete ancora san Luigi re di Francia, che nei suoi viaggi, invece di trascorrere le notti nel suo letto, le passava in chiesa, per pregare, chiedendo a Dio il dono prezioso di perseverare nella sua Grazia.

Ma, senza andare tanto lontano, fratelli miei, non vediamo noi stessi che, dal momento in cui trascuriamo le nostre preghiere, perdiamo subito il gusto delle cose del Cielo, e non pensiamo che a quelle della terra; e che se poi riprendiamo la preghiera, sentiamo rinascere in noi il pensiero e il desiderio delle cose del Cielo?

Sì, fratelli miei, se abbiamo la fortuna di essere nella Grazia di Dio, o facciamo ricorso alla preghiera, oppure possiamo essere certi di non perseverare a lungo sul cammino del Cielo.

In secondo luogo diciamo, fratelli miei, che tutti i peccatori, senza un miracolo straordinario, che accade molto raramente, devono in genere la loro conversione a nient’altro che alla preghiera.

Guardate santa Monica, quello che fa, per domandare la conversione di suo figlio: ora si prostra ai piedi del suo Crocifisso, pregando e piangendo; ora va dalle persone più sagge, per chiedere l’aiuto delle loro preghiere.

Guardate sant’Agostino stesso, quando volle seriamente convertirsi; guardatelo nel giardino, dedito alla preghiera e alle lacrime, allo scopo di commuovere il cuore di Dio, e trasformare il proprio.

Sì, fratelli miei, per quanto possiamo essere peccatori, se facciamo ricorso alla preghiera, e se preghiamo come si deve, siamo sicuri che il buon Dio ci perdonerà.

Ah! fratelli miei, non stupiamoci che il demonio faccia tutto ciò che può per farci trascurare le nostre preghiere, o per farcele fare male; è perchè egli comprende bene, meglio di noi, quanto la preghiera sia temibile per l’inferno, e come sia impossibile che il buon Dio possa rifiutarci ciò che gli chiediamo per mezzo della preghiera.

Oh! quanti peccatori uscirebbero dal peccato, se avessero la fortuna di fare ricorso alla preghiera.

In terzo luogo, io affermo che tutti i dannati si sono dannati, perchè non hanno pregato, o hanno pregato male.
Da questo concludo, fratelli miei, che senza la preghiera, non possiamo fare altro che perderci per tutta l’eternità, mentre, con la preghiera ben fatta, siamo sicuri di salvarci.

Sì, fratelli miei, tutti i santi erano talmente convinti che la preghiera fosse loro assolutamente necessaria, per salvarsi, che essi non si accontentavano di trascorrere il giorno a pregare, ma anche le notti intere.

Perchè, fratelli miei, noi proviamo tanta ripugnanza per un esercizio così dolce e così consolante?
Ahimè! fratelli miei, è perchè, facendolo male, non abbiamo mai potuto provare le dolcezze che i santi vi provavano.

Guardate sant’Ilarione, che pregò per cento anni, senza discontinuità, e questi cento anni di preghiera furono così corti che la sua vita gli sembrò che passasse come un lampo.

Infatti, fratelli miei, una preghiera ben fatta, è un olio profumato che si espande per tutta l’anima, e sembra già farle pregustare la felicità della quale godono i beati nel Cielo.
Ciò è tanto vero, che leggiamo nella vita di san Francesco d’Assisi, che sovente, quando pregava, cadeva nel rapimento, al punto che non riusciva a distinguere se fosse sulla terra o in Cielo, tra i beati.
E’ perchè era invaso dal fuoco divino che la preghiera accendeva nel suo cuore, e che gli comunicava un calore sensibile.

Un giorno che si trovava in chiesa, sentì dentro di sè un amore così violento, che si mise a gridare ad alta voce: «Mio Dio, non posso più contenermi!».

«Ma, pensate voi, questo succede solo a coloro che sanno pregare bene, e fare delle belle preghiere».
Fratelli miei, non sono nè le lunghe, nè le belle preghiere che Dio considera, ma quelle che si fanno dal fondo del cuore, con un grande rispetto e un sincero desiderio di piacere a Dio. Eccovene un bell’esempio.

Si racconta, nella vita di san Bonaventura, che è un grande dottore delle Chiesa, che un religioso molto semplice gli disse: «Padre mio, io che sono poco istruito, pensi che possa pregare il buon Dio, e amarlo?».
San Bonaventura gli rispose: «Ah! amico mio, sono principalmente costoro, che sono più cari a Dio, e che gli sono più graditi».
Quel buon religioso, tutto stupito per questa bella notizia, si va a mettere alla porta del monastero, dicendo a tutti quelli che passavano: «Venite, amici, ho da darvi una bella notizia: il dottore san Bonaventura mi ha detto che noi altri, sebbene ignoranti, possiamo amare il buon Dio come i dotti; quale felicità per noi, poter amare il buon Dio e piacergli, senza sapere nulla!».

Da questo, fratelli miei, si deduce che non c’è niente di più facile che pregare il buon Dio, e che non c’è niente di più confortante.

Noi diciamo che la preghiera è un’elevazione del nostro cuore verso Dio.
Per meglio dire, fratelli miei, è un dolce intrattenimento di un figlio con suo Padre, di un suddito col suo Re, di un servo col suo Padrone, di un amico col suo Amico, nel cui seno depone i suoi dispiaceri e le sue pene.

Per esprimervi ancora meglio questa felicità, vi aggiungo che nella preghiera, una vile creatura, è accolta da Dio nelle sue braccia, per effondere su di lei ogni sorta di benedizioni.
Che vi dirò ancora, fratelli miei?
La preghiera è l’unione di tutto ciò che vi è di più vile, con tutto ciò che vi è di più grande, di più potente, di più perfetto, sotto ogni aspetto.

Ditemi, fratelli miei, occorre altro, per farci comprendere la felicità della preghiera e la necessità della preghiera?
Da tutto ciò, fratelli miei, voi vedete che la preghiera ci è assolutamente necessaria se vogliamo piacere a Dio e salvarci.

D’altra parte, noi non possiamo trovare la nostra felicità sulla terra, se non amando Dio; e non possiamo amarlo se non pregandolo.
Noi vediamo che Gesù Cristo, per incoraggiarci a fare spesso ricorso a Lui, con la preghiera, ci promette di non rifiutarci mai nulla, se lo preghiamo come si deve.
Ma, senza fare grandi giri di pensiero, per dimostrare a noi stessi che dobbiamo pregare spesso, voi non dovete fare altro che aprire il vostro catechismo, e vi troverete che il dovere di un buon cristiano è quello di pregare la mattina e la sera, e spesso, nel corso della giornata: in una parola: sempre.

Io dico che al mattino, un cristiano che desidera salvare la sua anima deve, dall’istante in cui si sveglia, fare il segno della croce, donare il suo cuore a Dio, offrirgli tutte le sue azioni, e prepararsi a fare la sua preghiera.

Non bisogna mai lavorare prima di farla; ma farla in ginocchio, dopo aver preso dell’acqua benedetta, e farla davanti al proprio Crocifisso.

Non perdiamo mai di vista, fratelli miei, che è al mattino che il buon Dio ci prepara tutte le grazie che ci sono necessarie per trascorrere santamente la giornata; perchè il buon Dio conosce tutte le occasioni che avremo, di peccare, tutte le tentazioni che il demonio ci offrirà durante il giorno, e, se preghiamo in ginocchio, e come si deve, Egli ci dà tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per non soccombere.

E’ per questo che il demonio fa tutto ciò che può per farci trascurare questa preghiera, o per farcela fare male, essendo molto convinto, come confessò un giorno per bocca di un posseduto, che se può avere il primo momento della giornata, è sicuro di poter avere tutto il resto.

Chi di noi, fratelli miei, potrebbe ascoltare, senza piangere di compassione, questi poveri cristiani che osano dire di non avere il tempo per pregare!
Non avete il tempo! poveri ciechi; qual è l’azione più preziosa, lavorare per piacere a Dio e per salvare la vostra anima, oppure andare a dar da mangiare alle vostre bestie che sono nella scuderia, o chiamare i vostri figli o i vostri domestici, per mandarli a rimuovere la terra o il letame? (Interessante come il curato concepisca la preghiera come una fatica e un lavoro di primaria importanza, secondo la concezione degli antichi padri del deserto; n.d.a.).

Mio Dio, com’è cieco l’uomo!…
Non avete il tempo! ma ditemi, ingrati, se il buon Dio vi avesse fatti morire questa notte, avreste forse lavorato?
Se il buon Dio vi avesse mandato tre o quattro mesi di malattia, avreste forse lavorato?
Andate, miserabili, voi meritate che il buon Dio vi abbandoni al vostro accecamento, e che vi faccia perire.

Noi pensiamo che sia troppo, donargli qualche minuto per ringraziarlo delle grazie che ci accorda ad ogni istante.
Voi dite che dovete fare il vostro lavoro.
Ma, amico mio, ti sbagli grandemente; tu non hai altro lavoro da fare, se non quello di piacere a Dio e di salvare la tua anima; tutto il resto non è un tuo lavoro: se non lo fai tu, lo farà qualche altro, ma se perdi la tua anima, chi la salverà?

Vai via! tu sei un insensato; quando sarai all’inferno, allora capirai che cosa ti sarebbe convenuto fare, e che, disgraziatamente, non hai fatto.

«Ma, mi direte voi, quali sono i vantaggi che riceviamo dalla preghiera, perchè dobbiamo pregare tanto spesso?».

Fratelli miei, ecco. La preghiera fa in modo che le nostre croci siano meno pesanti, essa addolcisce le nostre pene e noi siamo meno attaccati alla vita; essa attira sopra di noi lo sguardo della Misericordia di Dio, fortifica la nostra anima contro il peccato, ci fa desiderare la penitenza e ce la fa praticare con piacere; essa ci fa sentire e comprendere come il peccato oltraggi il buon Dio.

Per meglio dire, fratelli miei, per mezzo della pregheira noi possiamo piacere a Dio, arricchiamo le nostre anime, e ci assicuriamo la vita eterna.
Ditemi, fratelli miei, occorre altro, per indurci a far sì che la nostra vita non sia altro che una preghiera continua, per ottenere la nostra unione con Dio?

Quando si ama qualcuno, si ha forse bisogno di vederlo, per pensare a lui? (sta sfatando il detto: “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, n.d.a.).
No, senza dubbio. Allo stesso modo, fratelli miei, se amiamo il buon Dio, la preghiera ci sarà tanto familiare quanto il respiro.

Tuttavia, fratelli miei, vi dirò che, per pregare in modo che essa ci possa attirare tutti questi beni, non basta impiegarvi un istante, in tutta fretta, e cioè, con precipitazione.
Il buon Dio vuole che vi trascorriamo un tempo conveniente, che abbiamo almeno il tempo per chiedergli le grazie che ci sono necessarie, per ringraziarlo per i suoi benefici, e per gemere sulle nostre colpe passate, chiedendogliene perdono.

«Ma, mi direte voi, come possiamo pregare senza interruzione?».
Fratelli miei, niente di più facile. Consiste nell’occuparci del buon Dio, di tanto in tanto, durante il nostro lavoro; ora facendo un atto d’amore, per testimoniargli che lo amiamo, perchè è buono e degno di essere amato; ora, facendo un atto di umiltà, riconoscendoci indegni delle grazie di cui non cessa di colmarci; ora facendo un atto di fiducia, poichè, benchè miserabili, sappiamo che Egli ci ama e che vuole renderci felici.

Oppure penseremo alla morte e alla passione di Gesù Cristo, lo vedremo nel giardino degli ulivi, portando la sua croce; ci ricorderemo della sua incoronazione di spine, della sua crocifissione; o, se volete, della sua Incarnazione, della sua nascita, della sua fuga in Egitto.

Oppure, ancora, avremo il pensiero della morte, del giudizio, dell’inferno o del Cielo (i quattro “Novissimi”, tanto cari al curato, che sono quattro pilastri della vita cristiana, oggi demoliti, insieme alla stessa vita spirituale…; n.d.a.).

Potremo fare qualche preghiera in onore del nostro santo angelo custode, e non mancheremo mai di dire il nostro “Benedicite”, le nostre azioni di grazie, il nostro “Angelus”, L’ “Ave maria”, al suono dell’ora: tutto questo ci farà ricordare il nostro fine ultimo, che ben presto non saremo più su questa terra, e così non saremo portati ad attaccarci ad essa, e a rimanere nel peccato, per timore che non ci sorprenda la morte.

Vedete, fratelli miei, com’è facile pregare senza interruzione, agendo così?
Ecco, fratelli miei, come facevano i santi a pregare sempre.

Il secondo motivo che ci deve indurre a ricorrere alla preghiera, è che tutto il vantaggio torna a nostro favore.
Il buon Dio vuole la nostra felicità, ed Egli sa che solo per mezzo della preghiera possiamo procurarcela.

D’altronde, fratelli miei, quale maggiore onore, per una creatura vile come noi, che Dio voglia abbassarsi fino ad essa, intrattenendosi con lei tanto familiarmente, come un amico col suo amico.

Vedete quale bontà, da parte sua, permettendoci di condividere con Lui i nostri dispiaceri, le nostre pene.
E questo buon Salvatore, si affretta a consolarci, a sostenerci nella prove o, per meglio dire, Egli soffre al posto nostro.

Ditemi, fratelli miei, non sarebbe come voler rinunciare alla nostra salvezza e alla nostra felicità sulla terra, se non pregassimo?
Poichè senza la preghiera, non potremmo essere che infelici, mentre con la preghiera siamo certi di ottenere ciò che ci è necessario per il tempo e per l’eternità, come stiamo per vedere.

Io dico, anzitutto, fratelli miei, che tutto è stato promesso alla preghiera, e in secondo luogo, che la preghiera ottiene tutto, quando è ben fatta: è una verità che Gesù Cristo ci ripete quasi ad ogni pagina della Sacra Scrittura.

La promessa che Gesù Cristo ci fa è formale: «Chiedete, Egli ci dice, e riceverete; cercate, e troverete; bussate, e vi sarà aperto.
Tutto quello che chiederete a mio Padre, nel mio Nome, voi l’otterrete, se lo chiedete con fede».

Gesù Cristo non si accontenta affatto di dirci che la preghiera ben fatta ottiene tutto. Per convincercene ancora meglio, ce lo assicura con un giuramento: «In verità, in verità vi dico, tutto quello che domanderete a mio Padre nel mio Nome, Egli ve lo accorderà».

Dalle parole dello stesso Gesù Cristo, mi sembra, fratelli miei, che sarebbe impossibile dubitare del potere della preghiera.
D’altronde, fratelli miei, da dove potrebbe derivare la nostra sfiducia? Forse dalla nostra indegnità?
Ma il buon Dio sa che noi siamo peccatori e colpevoli, e che contiamo in tutto sulla sua bontà, che è infinita, e che è nel suo Nome che noi preghiamo.
E la nostra indegnità, non è forse coperta, e come nascosta, dai suoi meriti?

Oppure la sfiducia potrebbe derivare dal fatto che i nostri peccati sono troppo orribili o troppo numerosi?
Ma, non è forse vero che per Lui è altrettanto facile perdonarci mille peccati, che uno solo?
Non è forse principalmente per i peccatori, che Egli ha donato la sua vita?

Ascoltate che cosa ci dice il santo re profeta: «Si è mai visto qualcuno che abbia invocato il Signore, e la cui preghiera non sia stata esadita?» (non lo dice il re Davide, ma il Siracide 2,10; n.d.a.).
«Sì, ci dice, tutti quelli che invocano il Signore, e ricorrono a Lui, hanno sperimentato gli effetti della sua Misericordia».

Vediamo tutto ciò con degli esempi, in modo che vi riesca più chiaro.
Guardate Adamo, che dopo il peccato, chiede misericordia. Non soltanto il Signore perdona lui, ma anche tutti i suoi discendenti; Egli gli promette suo Figlio, che si sarebbe dovuto incarnare, avrebbe dovuto soffrire e morire, per riparare il suo peccato.

Guardate i Niniviti, che erano così colpevoli, tanto che il Signore invia loro il suo profeta Giona, per avvertirli che stava per farli perire nella maniera più spaventosa, cioè con il fuoco mandato dal cielo.
Si dedicano tutti alla preghiera, e il Signore accorda a tutti il perdono.

Perfino quando il buon Dio era pronto a far perire l’universo con il diluvio universale, se quei peccatori avessero fatto ricorso alla preghiera, sarebbero stati sicuri che il Signore li avrebbe perdonati.

Se procedete oltre, vedrete Mosè sulla montagna, mentre Giosuè combatte i nemici del popolo di Dio.
Fino a che Mosè prega, gli Israeliti sono vittoriosi; ma non appena smette di pregare, essi sono vinti.

Vedete ancora questo stesso Mosè che va a domandare al Signore il perdono per trentamila colpevoli, che il Signore aveva deciso di far perire: con le sue preghiere, egli costrinse, per così dire, il Signore a perdonarli.
«No, Mosè, gli dice il Signore, non mi chiedere la grazia per questo popolo, perchè non voglio perdonargli».
Mosè insiste, e il Signore è vinto dalle preghiere del suo servitore, e li perdona.

Che cosa fa Giuditta, fratelli miei, per liberare la sua patria del suo temibile nemico?
Ella si mette in preghiera, e, piena di fiducia in colui che ha appena pregato, ella va da Oloferne, gli taglia la testa, e salva la sua patria.

Guardate il pio re Ezechia, al quale il Signore invia il suo profeta per dirgli di mettere ordine nei suoi affari, perchè sta per morire.
Ma egli si prostra davanti al Signore, pregandolo di non toglierlo ancora da questo mondo. Il Signore, toccato dalla sua preghiera, gli dona ancora quindici anni di vita.

Se passate oltre, vedrete il pubblicano che, riconoscendosi colpevole, va al tempio, per pregare il Signore di perdonarlo.
Gesù Cristo stesso ci dice che i suoi peccati gli furono perdonati.

Guardate la donna peccatrice che, prostrata ai piedi di Gesù Cristo, lo prega tra le lacrime.
Gesù Cristo non le dice forse: «I tuoi peccati ti sono perdonati?».

Il buon ladrone prega sulla croce, sebbene fosse tutto coperto dei crimini più enormi: non soltanto Gesù Cristo gli perdona, ma, molto di più, gli promette che in quello stesso giorno, sarebbe entrato in Cielo insieme a Lui.

Sì, fratelli miei, se dovessi citarvi tutti coloro che hanno ottenuto il perdono per mezzo della preghiera, dovrei citarvi tutti i santi che furono peccatori; poichè è stato solo per mezzo della preghiera che essi hanno avuto la felicità di riconciliarsi col buon Dio, che si lasciò commuovere dalle loro preghiere.

«Ma, voi forse pensate, da dove può derivare il fatto che, malgrado tante preghiere, noi restiamo sempre peccatori, e mai migliori, una volta dopo l’altra?».

Amico mio, la nostra disgrazia proviene dal fatto che non preghiamo come si deve, e cioè, che preghiamo senza preparazione, e senza desiderio di convertirci, e spesso anche senza sapere che cosa dobbiamo domandare al buon Dio.

Niente è più certo di questo, fratelli miei, poichè tutti i peccatori che hanno chiesto al buon Dio la loro conversione l’hanno ottenuta, e tutti i giusti che hanno domandato a Dio la perseveranza, hanno perseverato.

Ma, forse voi mi direte: «Siamo troppo tentati».
Sei troppo tentato, amico mio? Potresti pregare, e saresti sicuro che la preghiera ti darebbe la forza di resistere alla tentazione.
Hai bisogno della grazia? Ebbene! la preghiera te la otterrà.
Se ne dubiti, ascolta ciò che ci dice san Giacomo, e cioè che per mezzo della preghiera, noi dominiamo sul mondo, sul demonio e sulle nostre inclinazioni.

Sì, fratelli miei, in qualunque pena ci troviamo, se preghiamo, avremo la felicità di sopportarla con rassegnazione verso la Volontà di Dio; e per quanto violente possano essere le nostre tentazioni, se faremo ricorso alla preghiera, noi le supereremo.

Ma cosa fa il peccatore? Ecco.
Egli, pur essendo convinto che la preghiera gli è assolutamente necessaria per evitare il male e per fare il bene, o per uscire dal peccato se disgraziatamente vi sia caduto, guardate il suo accecamento, se ci riuscite: egli non fa quasi nessuna preghiera o la fa male.

Non è forse vero, fratelli miei?
Guardate qual è la maniera in cui il peccatore fa la sua preghiera, supposto che la faccia, poichè la maggior parte dei peccatori non la fa proprio: ahimè! lo si vede alzarsi e coricarsi come le bestie.

Ma esaminiamo meglio come questo peccatore fa la sua preghiera: vedetelo sdraiarsi su una seggiola o sul suo letto, oppure la fa mentre si veste o si sveste, uscendo o gridando, o, forse, perfino mentre rimprovera i suoi domestici o i suoi figli.

Quale preparazione vi premette? Ahimè! completamente nessuna.
Spesso, e per la maggior parte del tempo, queste persone hanno terminato la loro presunta preghiera, non soltanto senza sapere che cosa abbiano detto, ma anche senza pensare davanti a chi si trovavano, e che cosa avessero detto o fatto poco prima.

Guardateli nella casa del buon Dio: ma questo non vi farà morire di compassione?
Pensano forse di essere alla santa Presenza di Dio?
No, senza dubbio: osservano chi entra e chi esce, parlano l’uno all’altro, sbadigliano, dormono, si annoiano, forse sono arrabbiati perchè, secondo loro, le celebrazioni sono troppo lunghe.

Quando prendono l’acqua benedetta hanno più o meno la stessa devozione di quando attingono al secchio per bere.
Riescono appena a mettere le due ginocchia per terra, e pensano che sia troppo inchinare un pochino la testa durante la Consacrazione o la Benedizione.

Li vedrete passeggiare con lo sguardo per la chiesa, forse anche posandolo su degli oggetti che potrebbero indurli al male; non sono nemmeno entrati, che già vorrebbero uscire.
Quando escono, li sentite gridare come delle persone che vengono fatte uscire da una prigione e messe in libertà.

Ebbene! fratelli miei, ecco i bisogni di un peccatore: vedete che sono molto grandi!
Premesso ciò, possiamo stupirci se un peccatore resta sempre nel suo peccato e, ancor più, se vi persevera?

Abbiamo detto, in terzo luogo, che i vantaggi della preghiera dipendono dal modo in cui svolgiamo questo dovere, come vi farò vedere.

Anzitutto, affinchè una preghiera sia gradita a Dio e vantaggiosa per colui che la fa, occorre essere in stato di grazia, o almeno in una ferma risoluzione a uscire prontamente dal peccato, poichè la preghiera di un peccatore che non voglia uscire dal peccato, è un insulto che fa a Dio.

In secondo luogo, perchè una preghiera sia buona, occorre essere preparati. Ogni preghiera fatta senza preparazione, è una preghiera fatta male, e questa preparazione consiste, almeno, nel soffermarsi un istante davanti a Dio, prima di mettersi in ginocchio, pensando a chi state per rivolgervi, e che cosa state per chiedergli.

Ahimè! com’è piccolo il numero di quelli che vi si preparano e, di conseguenza, quanto pochi sono quelli che pregano come si deve, ossia, in modo da essere esauditi.
D’altronde, fratelli miei, cosa volete che il buon Dio vi accordi, dal momento che voi non volete niente e non desiderate niente?
Per meglio dire, siete come un povero che non voglia l’elemosina, come un malato che non voglia la guarigione, come un cieco che voglia restare nel suo accecamento; infine, siete come un dannato che non vuole il Cielo, ma che acconsente ad andare all’inferno.

In secondo luogo (a proposito degli elenchi numerati del curato, è inutile cercare un ordine preciso, perchè a volte si tratta solo di una sequenza sommaria; n.d.a.), abbiamo detto che la preghiera è l’elevazione del nostro cuore verso Dio, che è un dolce e felice intrattenimento di una creatura col suo Dio.

Non è dunque, fratelli miei, pregare il buon Dio come si deve, allorchè pensiamo ad altro mentre preghiamo.
Non appena ci accorgiamo che il nostro spirito divaga, occorre subito ritornare alla Presenza del buon Dio, umiliarci davanti a Lui, ma non smettere mai la nostra preghiera per il fatto che non proviamo alcun piacere nel pregare.

Al contrario, quanto più proviamo disgusto, più la nostra preghiera è meritoria agli occhi di Dio, se noi continuiamo, sempre con l’intento di piacere a Dio.

Si racconta nella storia che un giorno un santo chiedeva a un altro santo: «Perchè succede che quando si prega il buon Dio, il nostro spirito si riempie di mille pensieri estranei, a cui, molto spesso, non si penserebbe affatto, se non si fosse occupati nella preghiera?».
L’altro gli rispose: «Amico mio, questo non deve stupirti: anzitutto, il demonio prevede le grazie abbondanti che possiamo ottrenere per mezzo della preghiera e, di conseguenza, egli dispera di poter guadagnare una persona, che prega come si deve.
Inoltre, più preghiamo con fervore, più lo rendiamo furioso».

Un altro, a cui era apparso il demonio, gli chiese perchè fosse continuamente occupato a tentare i cristiani.
Il demonio gli rispose che non poteva sopportare che un cristiano, che pecca tante volte, possa sempre ottenere il perdono, e che, finchè vi sarà un solo cristiano sulla terra, lo avrebbe tentato (l’invidia del demonio è motivata dal fatto che, al contrario dei cristiani, a lui e ai suoi colleghi diavoli, è bastato un solo peccato, per essere definitivamente condannati all’inferno, perchè la decisione presa da un “puro spirito” è ontologicamente irrevocabile; n.d.a.).

In seguito gli domandò come egli tentasse.
Il demonio gli rispose: «Ecco: ad alcuni, metto le dita nella bocca per farli sbadigliare; ad altri li faccio girare, e ad altri ancora, trasporto il loro spirito di città in città».

Ahimè! fratelli miei, tutto questo è fin troppo vero; noi sperimentiamo ogni giorno queste cose, tutte le volte che ci troviamo alla santa Presenza di Dio per pregarlo.

Si racconta che il superiore di un monastero, vedendo che uno dei suoi religiosi, prima di iniziare le preghiere, faceva certi movimenti e sembrava parlare con qualcuno, gli chiese di cosa si occupasse, prima di cominciare le sue preghiere.
«Padre mio, gli rispose quello, è perchè, prima di cominciare le mie preghiere, io ho l’abitudine di chiamare tutti i miei pensieri e i miei desideri, dicendo loro: “Venite tutti e adoriamo insieme Gesù Cristo nostro Dio».

«Ah! fratelli miei, ci dice Cassiano, com’era bello veder pregare i primi fedeli! Essi nutrivano un rispetto così grande per la Presenza di Dio, che sembravano morti, tanto era grande il loro silenzio; li si vedeva in chiesa tutti tremanti; non c’erano nè sedie nè banchi; essi se ne stavano prostrati come dei criminali che aspettano la loro sentenza.
Allora sì, fratelli miei, che il Cielo si popolava in fretta, e si poteva vivere beatamente sulla terra!
Ah! felicità infinita per coloro che sono vissuti in quei tempi felici!».

Abbiamo detto che bisogna che le nostre preghiere siano fatte con fiducia, e con la ferma speranza che il buon Dio può e vuole accordarci ciò che gli domandiamo come si deve.

In tutti i passi dove Gesù Cristo ci promette di concedere tutto alla preghiera, Egli pone sempre questa condizione: «Se la fate con fede».

Quando qualcuno gli chiedeva la guarigione o qualche altra cosa, non mancava mai di dire loro: «Avvenga a voi secondo la vostra fede».
D’altronde, fratelli miei, chi potrebbe indurci a dubitare, dal momento che la nostra fiducia si appoggia sull’Onnipotenza di Dio, che è infinita, e sulla sua Misericordia, che è senza limiti, e sui meriti infiniti di Gesù Cristo, nel cui Nome preghiamo?

Quando preghiamo nel Nome di Gesù Cristo, non siamo noi a pregare, ma è Gesù Cristo stesso che prega suo Padre per noi.

Il Vangelo ci dà un bell’esempio della fede che dobbiamo avere quando preghiamo, nella persona di quella donna che era afflitta da una perdita di sangue.
Ella diceva tra sè e sè: «Se potessi solo toccare un lembo del suo mantello, sono sicura che sarei guarita».
Vedete che ella credeva fermamente che Gesù Cristo poteva guarirla; ella aspettava con grande fiducia una guarigione che desiderava ardentemente.
Infatti mentre il Salvatore passava accanto a lei, ella si getta ai piedi di Gesù Cristo, gli tocca il mantello, e subito è guarita.
Gesù Cristo, vedendo la sua fede, la guarda con bontà e le dice: «Vai, la tua fede ti ha salvata».
Sì, fratelli miei, è a questa fede e a questa fiducia, che tutto viene promesso.

Noi diciamo che quando preghiamo, dobbiamo avere delle intenzioni molto pure, in tutto quello che domandiamo, e non domandare nient’altro se non ciò che possa contribuire alla gloria di Dio e alla nostra salvezza.

«Voi potete anche, ci dice sant’Agostino, chiedere cose temporali; ma sempre col pensiero che ve ne servirete per la gloria di Dio e per la salvezza della vostra anima, o per quella del vostro prossimo; altrimenti le vostre domande sarebbero frutto del vostro orgoglio e della vostra ambizione, e se, in tal caso, il buon Dio rifiutasse di accordarvi ciò che domandate, è perchè non vuole contribuire alla vostra perdizione».

«Ma che cosa facciamo noi, ci dice ancora sant’Agostino?
Ahimè! chiediamo una cosa, ma ne desideriamo un’altra.
Recitando il “Padre nostro”, noi diciamo: “Padre nostro che sei nei cieli, e cioè: Mio Dio distaccaci da questo mondo; facci la grazia di disprezzare tutte le cose che si riferiscono solo alla vita presente; fammi la grazia che tutti i miei pensieri e tutti i miei desideri siano rivolti al Cielo!» (brusco cambiamento dal plurale al singolare; n.d.a.).

Ahimè! però, poi, saremmo molto infastiditi se il buon Dio ci accordasse questa grazia; almeno un gran numero di noi (vuol dimostrare la discrepanza totale tra ciò che chiediamo a parole, e ciò che realmente desideriamo; n.d.a.).

Dobbiamo pregare sempre, fratelli miei, ma dobbiamo raddoppiare le nostre preghiere nelle prove e nelle tentazioni. Eccovene un bell’esempio.

Leggiamo nella storia che, al tempo dell’imperatore Licinio, fu ordinato che tutti i soldati facessero dei sacrifici al demonio (cioè agli dei pagani: 1 Corinzi 10,20; allora non si era ancora “infestati” da un certo ecumenismo interreligioso, che livella e mescola tutte le divinità; n.d.a.).

Ma vi furono quaranta soldati che rifiutarono, dicendo che i sacrifici erano dovuti a Dio solo, e non al demonio.
Fecero loro ogni sorta di promesse. Vedendo che niente poteva convincerli, essi furono condannati, dopo molto tormenti, a essere gettati nudi in uno stagno di acqua ghiacciata, per una notte, tra i rigori dell’inverno, affinchè morissero per il freddo eccessivo.
I santi martiri, vedendosi condannati in questo modo, si dissero gli uni gli altri: «Amici, che cosa ci resta ora, se non gettarci nelle mani di Dio onnipotente, dal quale soltanto dobbiamo aspettarci la forza e la vittoria?
Ricorriamo alla preghiera, e preghiamo senza sosta, per attirare su di noi le grazie del Cielo; chiediamo a Dio che tutti e quaranta riceviamo la felicità di perseverare».

Ma, per tentarli, misero accanto a loro un bagno caldo.
Disgraziatamente, uno di essi, perso il coraggio, abbandona il combattimento e va a gettarsi nel bagno caldo; ma, entratovi, perse la vita.
Il custode, vedendo trentanove corone discendere dal Cielo, mentre una sola vi rimaneva, gridò: «Ah! è quella di questo disgraziato che ha lasciato gli altri!…».
Allora si mette al suo posto, riceve la quarantesima, e viene battezzato col suo sangue.

L’indomani, poichè ancora respiravano, il governatore comandò che fossero gettati nel fuoco.
Avendoli messi su di un carro, eccetto il più giovane che speravano ancora di poter dissuadere, sua madre, che era testimone, gridò: «Ah! figlio mio, coraggio! un momento di sofferenza ti varrà un’eternità di felicità!».
Afferrando ella stessa suo figlio, lo porta sul carro con gli altri; piena di gioia, ella lo conduce come in trionfo, alla gloria del martirio.

Tutti loro non cessarono di pregare per tutto il tempo del loro martirio, tanto fortemente erano persuasi che la preghiera è il mezzo più potente per attirare sopra di noi l’aiuto del Cielo.

Noi vediamo che sant’Agostino, dopo al sua conversione, si ritirò per lungo tempo in un piccolo deserto, per chiedere al buon Dio la grazia di perseverare nelle sue buone risoluzioni.

Essendo vescovo, una buona parte delle sue notti era impiegata nella preghiera.

San Vincenzo Ferreri, che ha convertito tante anime, diceva che nulla è così potente, per convertire i peccatori, della preghiera; essa assomiglia a un dardo che trapassa il cuore del peccatore.

Sì, fratelli miei, possiamo dire che la preghiera fa tutto: è lei che ci fa conoscere i nostri doveri, è lei che ci fa conoscere lo stato miserabile della nostra anima, dopo il peccato, è lei che vi apporta le condizioni che sono necessarie per ricevere i sacramenti, è lei che ci fa comprendere quanto poca cosa siano la vita e i beni di questo mondo, e questo ci porta a non attaccarci ad essi, è lei che imprime vivamente il timore salutare della morte, del Giudizio, dell’inferno, e della perdita del Cielo.

Ah! fratelli miei, se avessimo la fortuna di pregare come si deve, saremmo subito dei santi penitenti!
Noi vediamo che sant’Ugo, vescovo di Grenoble, nella sua malattia, non poteva smettere di recitare il “Padre nostro”.
Gli dicevano che questo poteva aggravare la sua malattia.
«Ah! no, rispondeva, al contrario, questo la allevia» (ripetere continuamente quella preghiera era controproducente fisicamente, date le sue condizioni estremamente precarie; n.d.a.).

Abbiamo detto, fratelli miei, che la terza condizione perchè la nostra preghiera sia gradita a Dio, è la perseveranza.
Vediamo spesso che il buon Dio non ci accorda subito quello che gli domandiamo; è per farcelo desiderare di più, o per farcelo meglio apprezzare.
Questo ritardo non equivale a un rifiuto, ma è una prova, che ci dispone ad accogliere con maggiore abbondanza ciò che chiediamo.

Guardate sant’Agostino il quale, per cinque anni, domanda al buon Dio la grazia della sua conversione.
Guardate santa Maria Egizia, la quale per diciannove anni, domandò al buon Dio la grazia di liberarla dai pensieri sporchi.
Ma, che cosa hanno fatto i santi? Ecco. Hanno sempre insistito nel domandare, e per la loro perseveranza, hanno sempre ottenuto ciò che hanno chiesto al buon Dio.

Quanto a noi, sebbene coperti di peccati, se il buon Dio non ci accorda subito quello che gli chiediamo, pensiamo che il buon Dio non voglia accordarci quello che gli abbiamo chiesto, e subito smettiamo di pregare.

No, fratelli miei, non è questa la condotta che hanno tenuto i santi nella loro perseveranza: essi hanno sempre pensato che fossero indegni di essere esauditi e che, se Dio li ascoltava, era solo per la sua misericordia e non per i loro meriti.

Io affermo perciò, che quando preghiamo, sebbene sembri che il buon Dio non ascolti le nostre preghiere, non dobbiamo smettere di pregare, ma continuare sempre.

Anche nel caso che il buon Dio non ci accordasse ciò che gli chiediamo, Egli ci accorderebbe un’altra grazia che ci è più vantaggiosa di quella che gli avevamo chiesto.
Abbiamo un esempio della maniera in cui dobbiamo perseverare nella preghiera, nella persona di quella donna cananea, che si rivolge a Gesù Cristo per chiedergli la guarigione di sua figlia.
Guardate la sua umiltà e la sua perseveranza.

Ecco un altro esempio ammirevole della potenza della preghiera.
Leggiamo nella storia dei Padri del deserto, che i cattolici, essendo andati a trovare un santo, la cui reputazione si estendeva molto lontano, per pregarlo di venire a confondere un certo eretico, i cui discorsi seducevano molte persone, quando quel santo si mise a discutere con quel disgraziato, senza riuscire a fargli riconoscere che aveva torto, e che era un disgraziato che sembrava essere nato apposta per far perdere le anime, vedendo che, con i suoi raggiri, voleva dar a vedere che non avesse torto, il santo gli disse: «Sciagurato, il Regno di Dio non consiste in parole, ma in opere; andiamo entrambi, e andiamoci con tutti costoro che ne saranno testimoni, andiamo al cimitero; lì invocheremo il buon Dio sul primo morto che troveremo, e le nostre opere faranno vedere la nostra fede».

Quell’eretico rimase tutto interdetto per questa proposta, ma non osò rifiutare; soltanto chiese al santo di attendere fino all’indomani, e il santo acconsentì.

L’indomani il popolo, che desiderava ansiosamente conoscere come sarebbe andata a finire, si recò in folla al cimitero. Si attese fino alle tre del pomeriggio, ma fu annunciato al santo che il suo avversario aveva preso la fuga durante la notte, e si era ritirato in Egitto.

Allora san Macario (si scopre, dopo la “suspence” il nome del santo; n.d.a.) riunì tutta quella gente, che aspettava il risultato della loro disputa, e soprattutto coloro che quel disgraziato aveva ingannato, e li condusse tutti al cimitero.

Essendosi fermato su di una tomba, lì, in loro presenza, si mise in ginocchio, pregò per un certo tempo, e rivolgendosi al più antico cadavere che era stato interrato in quel luogo, gli disse: «O uomo! ascoltami: se quell’eretico fosse venuto qui con me, e se davanti a lui, io avessi invocato il nome di Gesù Cristo mio Salvatore, non ti saresti alzato, per rendere testimonianza alla verità della mia fede?».
A queste parole il morto si leva e, alla presenza di tutti, disse che lo avrebbe fatto subito, come lo stava facendo adesso.
San Macario gli chiese: «Chi sei tu, e in quale epoca del mondo sei vissuto? Hai conosciuto Gesù Cristo?».
Il morto risuscitato gli rispose che era vissuto al tempo dei più antichi re; ma che non aveva mai sentito nominare Gesù Cristo.
Allora san Macario, vedendo che tutti erano ormai convinti che quel disgraziato eretico fosse un impostore, disse al morto: «Dormi in pace fino alla risurrezione generale».
E tutti si ritirarono lodando Dio, che aveva fatto conoscere così bene la verità della nostra santa religione.
Quanto a san Macario, egli se ne tornò nel deserto, per continuare a fare penitenza.

Vedete, fratelli miei, la potenza della preghiera, quando è ben fatta?
Non converrete con me che, se non otteniamo ciò che domandiamo al buon Dio, è perchè non preghiamo con fede, con un cuore abbastanza puro, con una fiducia abbastanza grande, oppure perchè non perseveriamo abbastanza nella preghiera?

No, fratelli miei, mai Dio ha rifiutato, e non rifiuterà mai nulla, a tutti coloro che gli domandano qualche grazia nel modo giusto.
Sì, fratelli miei, è la sola risorsa che ci resta per uscire dal peccato, per perseverare nella grazia, per toccare il cuore di Dio, e per attirarci ogni sorta di benedizioni del Cielo, sia per l’anima, che per le stesse cose temporali.

Da tutto ciò concludo che se noi rimaniamo nel peccato, se non ci convertiamo, se ci ritroviamo tanto sciagurati nelle pene che il buon Dio ci invia, è perchè non preghiamo o preghiamo male.

Senza la preghiera, non possiamo frequentare degnamente i sacramenti (precorre i tempi: infatti più di un secolo dopo, il Concilio affermerà che la preghiera individuale è l’anima della preghiera comunitaria; n.d.a.);
senza la preghiera, voi non conoscerete mai lo stato al quale il buon Dio vi chiama; senza la preghiera, noi non possiamo fare altro che andarcene all’inferno.
Senza la preghiera, noi non gusteremo mai le dolcezze che potremmo gustare, amando Dio.
Senza la preghiera, tutte le nostre croci restano senza merito.

Oh! quali piaceri proveremmo, pregando, se avessimo la fortuna di saper pregare come si deve!
Perciò, non dobbiamo mai pregare, senza pensare bene a chi stiamo parlando e a che cosa vogliamo chiedere al buon Dio.

Soprattutto, fratelli miei, preghiamo con umiltà e con fiducia, e in tal modo, avremo la felicità di ottenere tutto ciò che desideriamo, se le nostre domande sono secondo Dio.
E’ quello che vi auguro…

fonte: https://jean-marievianney.blogspot.com