S.Pietro d’Alcantara – La penitenza: via per calpestare il mondo

S.Pietro d’Alcantara - La penitenza: via per calpestare il mondo

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di sabato 19 ottobre 2019 – Memoria di San Pietro d’Alcantara

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Approfondimenti

Santa Teresa di Gesù – Vita scritta da lei stessa

Cap 27 – paragrafo 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20

15 – Si giunge sino a pensare che sia di maggior servizio a Dio farci stimare saggi e prudenti! E si dice che così vuole la discrezione. Se non ci si comporta con quel sussiego e autorità che il nostro stato richiede, si teme di dar poca edificazione, tanto che al prete, al frate e alla monaca pare ormai una novità e un’occasione di scandalo per i deboli portare abiti vecchi e rattoppati, mantenere il raccoglimento e praticare l’orazione. Così avviene oggi, per l’oblio in cui sono lasciati i grandi fervori dei santi e le pratiche della perfezione. Da questo derivano le sventure dei nostri giorni, e non dai pretesi scandali di quei religiosi che con le parole e le opere mostrano il disprezzo in “cui deve tenersi tutto il mondo. Sono scandali da cui il Signore sa cavare grandi beni: se qualcuno si scandalizza, altri ne sentono compunzione. Oh, se si avesse qualcuno che ritraesse in sé la vita di Cristo e dei suoi Apostoli! Ne abbiam bisogno oggi più che mai!

16 – Uno di questi fu il benedetto Fr. Pietro d’Alcantara che ora Dio ci ha tolto.124
Si va dicendo che il mondo non è più capace di tanta perfezione, che i fisici moderni sono troppo deboli e che i tempi sono cambiati. Eppure questo santo era del nostro tempo. Ma se teneva il mondo sotto i piedi era perché aveva il fervore dei tempi antichi. Certo che non è necessario andare scalzi, né far così aspra penitenza come lui per calpestare il mondo: come ho già detto altre volte, vi sono molti altri modi che il Signore è sempre pronto a insegnarci qualora ci veda con coraggio. Quanto ne dovette dare a questo santo se per quarantasette anni poté durare in quella così aspra penitenza che tutti sanno! Ne voglio dire qualche particolare, appreso da me e da un’ altra persona125 dalla sua stessa bocca, e di cui posso assicurare la verità.
Ne parlò con quella persona perché era sua confidente, e con me perché mi voleva bene. Il Signore ha voluto così perché mi potesse difendere e incoraggiare nelle mie prove, come mi sembra di aver già detto e ancora dirò.”

17 – Mi disse che da quarant’anni, mi pare, non dormiva, fra notte e giorno, che un’ora e mezza e che da principio la sua più dura penitenza era stata questa di vincere il sonno, al quale scopo stava sempre in piedi o in ginocchio. Per dormire si metteva a sedere e appoggiava la testa a un piolo impiantato nel muro. Del resto, non poteva coricarsi neppure volendolo, perché la sua cella, com’è noto, non era più lunga di quattro piedi e mezzo. Per tutto quel tempo non si coprì mai col cappuccio, per quanto ardente fosse il sole e abbondante la pioggia. Non usò calzature né biancheria di sorta, ma solo un abito di rozzo bigello direttamente sulla carne ed anche quello strettissimo, più un mantello della medesima stoffa che recava sulle spalle. Mi diceva che nei grandi freddi se lo toglieva, apriva la porta e il finestrino della cella, poi contentava il corpo col rimettersi il mantello, chiudere la porta126 e starsene un po’ riparato. Di solito non mangiava che ogni tre giorni, e siccome io ne stupivo, mi disse che, una volta presa l’abitudine, lo si fa facilmente. Seppi da un suo compagno che alle volte stava senza mangiare per otto giorni. Ciò doveva essere quando era in orazione, perché so che andava soggetto a rapimenti e a grandi trasporti di amor di Dio, ai quali una volta fui anch’io presente.

18 – Estrema la sua povertà. Mortificatissimo fin da giovane, mi raccontò che non alzava mai gli occhi, tanto che, essendo stato tre anni in una casa del suo Ordine, non conosceva i religiosi che per la voce. Quando doveva recarsi in qualche luogo, lo faceva seguendo gli altri. E così nei viaggi che faceva.
Erano molti anni che non guardava donne. Anzi, mi diceva che per lui vedere o non vedere era lo stesso. Quando io lo conobbi, era molto vecchio e così estenuato che sembrava fatto di radiconi d’albero. Ciò nonostante era molto affabile. Parlava poco, e solo per rispondere a chi l’interrogava. Ma le sue parole erano molto assennate, perché d’ingegno acutissimo.
Vorrei narrare altri particolari, ma temo che Vostra Grazia mi chieda a che cosa servano: ho scritto con questa paura anche il poco che ho detto. Perciò termino col dire che morì come visse, esortando e ammonendo i suoi religiosi. Quando si accorse di essere agli estremi, recitò il salmo «Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi »; poi, messosi in ginocchio, spirò.”

19 – Dopo morte piacque a Dio che mi fosse più utile di quando era in vita, perché mi consigliò in molte cose, e l’ho visto varie volte circondato di grandissima gloria. La prima volta che mi apparve, mi disse con molte altre cose: O felice penitenza che mi ha meritato tanta gloria!
Mi era apparso anche un anno prima che morisse, mentre era assente. Avendo io saputo che doveva morire, gli avevo scritto per metterlo sull’avviso. Egli era allora lontano alcune leghe, e quando morì, mi si fece vedere per dirmi che andava ormai a riposarsi. Io non ci volli credere e manifestai la cosa ad alcune persone. Ma dopo otto giorni arrivò la notizia che era morto davvero o, per meglio dire, che era andato a vivere per sempre.

20 – Ed ecco terminate in tanta gloria le grandi austerità della sua vita! Ora mi sembra che mi consoli assai di più di quando stava sulla terra. Una volta il Signore mi disse che avrebbe sempre esaudito chi lo avesse pregato in suo nome. Per conto mio l’ho supplicato spesso di presentare a Dio le mie domande, e sono sempre stata esaudita. – Sia benedetto per sempre il Signore! Amen.

Letture del giorno

Sabato della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

PRIMA LETTURA (Rm 4,13.16-18)
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza.

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.
Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 104)
Rit. Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.

Voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

Così si è ricordato della sua parola santa,
data ad Abramo suo servo.
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.

Canto al Vangelo (Gv 15,26)
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza.
Alleluia.

VANGELO (Lc 12,8-12)
Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».