Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 18

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 18

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 20 gennaio 2020

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 18

Ben ritrovati, continuiamo la nostra catechesi sul libro “L’Imitazione di Cristo”, siamo arrivati al cap.XX, siamo circa a metà del punto 2.

“Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero, meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell’anima, e ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio!”
La ragione della nostra pace, il motivo della nostra pace consiste innanzitutto nel lasciar perdere il mondo e le sue offerte. Questa è una grande Verità che ha attraversato tutta la storia della cristianità, abbiamo bisogno di distrarci dal mondo e dalle sue possibilità, ma non per chissà quale atto di ascesi o sforzo moralistico, di fuga mundi, di paura, no, ma semplicemente perché non ci interessa, perché ci interessa Altro.
Imparare ad essere distratti dal mondo perché attratti da Gesù.
Semplicemente il mondo mi interessa sempre meno, fino ad arrivare al momento nel quale il mondo non mi interessa più, che non vuol dire che non lo frequento, ma lo frequento con il cuore e la mente altrove. Lì risiede la nostra pace, nella riflessione, nella meditazione intorno alle cose verissime, alle cose bellissime, intorno a ciò che è Eterno, che dura, a ciò che ha attraversato il tempo, pensate alla grandezza, alla bellezza della fede, l’importanza della speranza, l’incredibile fuoco della carità, le virtù eroiche che tanto dovrebbero segnare la vita di un cristiano. Se fossero questi i temi delle nostre meditazioni invece di tanti pensieri vani, lasciando perdere tutto ciò che non è questo, tutto ciò che non è Dio, e avendo ogni speranza solo in Dio, quindi non nelle persone, non nelle cose, o nei soldi, nel gusto, nella realizzazione personale, ma unicamente in Dio.
“Nessuno sarà degno del gaudio celeste, se non avrà sottoposto pazientemente se stesso al pungolo spirituale. Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo”
Questo linguaggio quanto è lontano dal linguaggio ordierno quando si parla di spiritualità!
Oggi quando parliamo di spiritualità, parliamo esattamente del contrario, oggi spiritualità è sinonimo di sentimentalismo, di parole che sanno tanto della sfera degli affetti, che però, come ben sappiamo, il sentimento se non è collocato in Dio, è assolutamente evanescente, incostante, friabile, e così diventa la fede. Invece parlare del pungolo spirituale, questo invece è importante, è come se noi guardassimo un deserto e vedessimo una cascata di acqua arrivare in questo deserto. Il deserto è un pò la nostra situazione di oggi, dove manca l’acqua fresca di queste grandi Verità che hanno costruito la vita dei Santi.
Il pungolo spirituale è una di queste Verità.
“Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo, come sta scritto: pungolate voi stessi, nelle vostre stanze (Sal 4,4). Quello che fuori, per lo più, vai perdendo, lo troverai nella tua cella; la quale diventa via via sempre più cara, mentre reca noi soltanto a chi vi sta di mal animo. Se, fin dall’inizio della tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona disposizione d’animo, essa diventerà per te un’amica diletta e un conforto molto gradito.”
Anche S.Benedetto diceva le stesse cose.
Per sentire il pungolo spirituale, il pungolo di una vera spiritualità dobbiamo imparare anche a stare ritirati, ad avere un profondo luogo di solitudine e di silenzio, un luogo dove tutto il resto è fuori, dove tutto il resto non c’è. E’ bene che anche nelle nostre case scegliamo un luogo di silenzio, un luogo dove tutto rimane fuori, dove dentro ci sei solo tu, la tua coscienza e Dio. E’ vero che quello che tu, per illusione, credi di perdere all’esterno, rinunciando, in realtà lo trovi moltiplicato all’interno, nella tua cella.
E’ bello questo termine “cella” , adesso si dice “nella tua camera”, ma non esprime bene il significato con il quale si è pensata questa zona dedicata al frate, al monaco. La cella è la cella di una prigione, e tu ti rinchiudi, fuggi, te ne vai dalla prigione del mondo, per rinchiuderti nella vera prigione che ti separa dal mondo, per dedicarti a Dio, per trovare la vera libertà.
La cella spirituale è quella realtà che ti permette di liberarti dal carcere della realtà mondana per incontrare la vera libertà dello spirito, che non ha niente a che vedere con Platone, non c’entra niente il neoplatonismo, non intendiamo dire che il mondo è una realtà cattiva, pesante. Quando parlo di mondo, quando il testo parla di mondo, va inteso in senso giovanneo, non in senso platonico. Il mondo in senso anticristico, il mondo in quanto luogo della realtà mondana, pagana, come antitesi di una vera esperienza di Dio, di una vera testimonianza dell’incontro con Dio, questo è il mondo, non il creato.
Tutto ciò che tu cerchi fuori di fatto poi lo trovi dentro.
E’ vero che la cella risulta sempre più cara, quanto più tu la abiti, quanto più tu sei in pace con Dio. Questo luogo di solitudine, di silenzio, di incontro con Dio risulta sempre più caro, quanto più tu sei in amicizia col Signore, mentre da noia a chi ci sta dentro male.
Ma perché uno ci sta dentro male?
Perché vuole stare altrove, perché non ha voglia di togliersi da..per stare con.. e allora ci sta male, gli dà fastidio stare in questo luogo della cella.
“Se, fin dall’inizio della tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona disposizione d’animo, essa diventerà per te un’amica diletta e un conforto molto gradito.”
Scegliete anche voi nella vostra casa un luogo che possa essere un pò una cella, un luogo appartato, riservato, un luogo sacro, reso sacro dal vostro incontro col Signore, dalla vostra preghiera, dalla vostra esperienza di Dio.
Se andate a Lucca, fate di tutto per andare a vedere la casa di S.Gemma Galgani, dopo aver letto la sua autobiografia, il demonio ha rapito il suo Diario e ci sono ancora le impronte delle bruciature del demonio, Diario che poi gli è stato restituito ma bruciato. Tutta la sua esperienza lei l’ha fatta nella sua cameretta. Se voi entrate in questa casa e andate nella sua camera, voi sentite, si sente, si avverte, che lì è accaduto qualcosa, lo si percepisce, è il luogo dove appariva Gesù, dove c’era l’Angelo Custode, la Madonna, dove lei ha avuto il Matrimonio Mistico, tutto in quella camera, resa sacra dalla sua esperienza d’Amore, di Amicizia, direbbe S.Teresa, con Gesù. Lì c’era il suo Tutto!
6. “Nel silenzio e nella quiete l’anima devota progredisce e apprende il significato nascosto delle Scritture;”
Noi capiamo sempre di più la Parola di Dio, non quanto più la studiamo, è importante, ma quanto più la amiamo, la frequentiamo, e la frequentiamo come lei vuol essere frequentata, nel silenzio, nel raccoglimento.
“Nel silenzio e nella quiete trova fiumi di lacrime per nettarsi e purificarsi ogni notte, e diventa tanto più intima al suo creatore quanto più sta lontana da ogni chiasso mondano.”
Me ne vado dalla logica mondana per una ragione, per un fine, che è Dio, per essere sempre più cara a Dio, per riservarmi sempre più al colloquio con Dio.
“Se, dunque, uno si sottrae a conoscenti e ad amici, gli si farà vicino Iddio, con gli angeli santi. È cosa migliore starsene appartato a curare il proprio perfezionamento, che fare miracoli, dimenticando se stessi.”
Qui si sente tantissimo l’esperienza di S.Teresa di Gesù. Quanto lei insiste sulla conoscenza di sé, sul rientrare in se stessi e questo comporta una scelta, la scelta è quella di rinunciare ad una compagnia, per avere un’altra compagnia con la “C” Maiuscola. Salvo poi, come fu per S.Teresa, incontrare persone profondamente innamorate di Gesù. S.Teresa è una grande stimatrice dell’amicizia, quella vera, dell’amicizia spirituale, cristiana, questo è molto importante, perché poi nel momento in cui si incontrano queste persone, così altrettante innamorate di Dio, dopo succede che questi incontri diventano dei motivi di grande progresso spirituale, che non vanno a mettersi in contrapposizione o in parallelo con l’amicizia col Signore, ma l’aiutano, l’approfondiscono.
Questo testo vuole insegnare a tutti noi, a scegliere l’essenziale, a scegliere Dio e a scegliere il cuore di tutto ciò che Dio ci ha creato e ci ha donato, è tutto un dono di Dio, ma tu devi scegliere l’essenziale lasciando perdere tutto ciò che invece non sa di Dio.
Che cosa serve che tu faccia i miracoli o le cose più importanti del tuo mondo per poi perdere la cura del tuo perfezionamento?
Anzitutto noi dobbiamo curare il nostro cammino spirituale, che è un cammino verso il meglio, verso la perfezione, verso la trasformazione in Gesù, l’assimilazione in Gesù, la conformazione in Gesù.
“Cosa lodevole, per colui che vive in convento, andar fuori di rado, evitare di apparire, persino schivare la gente. Perché mai vuoi vedere ciò che non puoi avere? «Il mondo passa, e passano i suoi desideri» (1Gv 2,17). I desideri dei sensi portano a vagare con la mente; ma, passato il momento, che cosa ne ricavi se non un peso sulla coscienza e una profonda dissipazione?”
Sembrano parole un pò strane, un po fuori dal tempo, ormai superate, invece superate sono le sciocchezze mondane di oggi, le mode anche teologiche di oggi. Queste cose sono un fondamento. Questo evitare di apparire, questo schivare la gente non è perché si vuole insegnare a essere ripiegati su se stessi, chi dice questo è perché non ha mai vissuto così. Se c’è una cosa difficilissima, arduissima, che richiede una ascesi interiore incredibile e richiede una solidità spirituale, una lucidità, un equilibrio interiore è proprio questa scelta, questa scelta costante dell’essenziale. Questa ti fa schivare tutto e tutti, per poi ritornare in mezzo al mondo veramente pieni di Dio, per dire una parola sapiente, una parola nuova, diversa, una parola che sappia veramente comunicare qualcosa a questo mondo.
Ma questa parola nuova è possibile averla solo quando si è fatto esperienza profonda di questo silenzio, di questo essere riservati per, di questo scegliere l’essenziale, di concentrarsi su Dio, pensate a S.Benedetto, a S.Antonio, vent’anni nel deserto, ventidue anni, e poi tornano al mondo con quale ricchezza!
Ma non dimentichiamo cosa è stato prima di questo arrivo nel mondo.
Ed è un bisogno questo schivare, ma non perché si ha fastidio delle persone, ma perché si ha il bisogno, si sente dentro un’attrazione, una chiamata, un qualcosa che ti chiama ad Altro, a stare con..
Come se fosse uno scavo sempre più profondo e tu capisci che non hai niente da dire a nessuno fino a quando non sei arrivato almeno ad un certo punto di questo scavo. Impari che i desideri dei sensi portano ad andare chissà dove, per niente, e quando passa il momento oppure quando tu hai saziato questi desideri, cosa ti rimane?
Niente. Ti rimane solamente una profonda dissipazione e un peso sulla coscienza.
Quante volte noi andiamo a letto al sera con la coscienza pesante, non sapendo bene dove siamo, persi, pezzi di noi sono nei posti più impensati, perché ci siamo persi dietro alle cose, alle persone, nelle valanghe di parole inutili che diciamo, e quindi poi non sappiamo più dove siamo, andiamo a letto pesanti, come quando uno alla sera mangia qualcosa che gli fa male o mangia troppo e non riesce a dormire.
“Un’uscita piena di gioia prepara spesso un ritorno pieno di tristezza; una veglia piena di letizia rende l’indomani pieno di amarezza; ogni godimento della carne penetra con dolcezza, ma alla fine morde e uccide.”
A me sembra che sia l’esperienza di tutti noi, solo i ciechi possono negare questo, solo chi non vuole vedere può negare questa verità, è vera, è l’esperienza di tutti noi di ogni giorno.
“Che cosa puoi vedere fuori del monastero, che qui tu non veda? Ecco, qui hai il cielo e la terra e tutti gli elementi dai quali sono tratte tutte le cose. Che cosa altrove potrai vedere, che possa durare a lungo sotto questo sole? Forse credi di poterti saziare pienamente; ma a ciò non giungerai. Ché, se anche tu vedessi tutte le cose di questo mondo, che cosa sarebbe questo, se non un sogno senza consistenza? Leva i tuoi occhi in alto, a Dio, e prega per i tuoi peccati e per le tue mancanze. Lascia le vanità alla gente vana; e tu attendi invece a quello che ti ha comandato Iddio. Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella; ché una sì grande pace altrove non la troverai. Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano, resterai più facilmente in una pace perfetta. E poiché talvolta sentire cose nuove reca piacere, occorre che tu sappia sopportare il conseguente turbamento dell’animo.”
A chi è che non viene voglia dopo aver sentito queste parole di dire:
“Adesso vado in una cella e mi chiudo lì!”
In convento, ma mi verrebbe da dire anche nella vostra casa, cos’è che ci manca, se ci pensiamo bene?
Nulla. E’ un’illusione pensare di avere bisogno di altro.
Si devono fare delle scelte nella vita. Questo vuol dire perdere tante cose, vuol dire anche perdere tanti volti, è vero, ma vuol dire trovarne Uno che se tu non vorrai perdere, non lo perderai mai più, Uno che diventerà il tuo Volto, il Volto che ti accompagnerà sempre, che ci sarà sempre, che non chiuderà mai gli occhi su di te, lo troverai sempre lì che veglia, che ti attende, che ti chiama, che ti parla, che ti sorride, che ti rimprovera ma è lì sempre per te. Ha quei contorni che solo tu conosci, perché sono i contorni che la storia d’amore che tu hai vissuto con Lui, sono i contorni che questa storia d’amore gli ha dato.
Del resto il viso della persona amata, come tu la guardi e la vedi, tu che sei innamorato, la guardi e la vedi solo tu, per gli altri è un volto come qualunque altro, ma non per te, perché per te quel volto ha il contorno del tempo, dello spazio vissuto insieme, ha il contorno della memoria, di un vissuto che dura nel tempo, delle gioie condivise, dei dolori sopportati, delle lotte fatte insieme, ha il contorno di una vita, non è un volto tra i tanti volti possibili.
“Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella”
E’ un percorso, quello che descrive qui è un percorso.
“Chiudi dietro di te la tua porta”
Devi proprio farlo! Devi proprio chiuderla questa porta, devi serrarla, e finché non lo fai, sei lì.
“chiama a te Gesù”
Solo quando l’avrai chiusa, tu lo potrai chiamare. E solo quando l’avrai chiusa, dopo averlo chiamato, Lui verrà, se no non viene, se no incontriamo i nostri fantasmi, le nostre illusioni ma non incontriamo Gesù. Gesù viene solo quando tu lo scegli e quando Lui è l’Unicum della tua vita.
“il tuo diletto, e resta con lui”
Lui resta con te, se tu vuoi. E l’esperienza che farai in quel luogo, che sia di pace, che sia del pungolo della coscienza, sarà sempre un’esperienza bellissima, che sia anche un’esperienza di rimprovero, è comunque un’esperienza di grande pace, perché sai che chi la fa è tuo Padre, il migliore dei Padri possibili, il Padre di tutti i padri, Colui che è Padre per natura. Braccia più sicure non ci sono. E’ una roccia.
“Perfetta è l’opera Sua” dice il Salmo.
“Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano, resterai più facilmente in una pace perfetta.”
Dopo che hai fatto un’esperienza del genere non ti viene neanche in mente di uscire, è talmente umanizzante, ti senti diventare sempre più uomo, che non ti viene voglia di altro, perché ha un gusto talmente profondo, talmente saziante che ti dispiace dover dire:
“Adesso devo dormire”
Ecco perché i Santi dicevano: “Non vorrei dormire”.

Capitolo XXI
LA COMPUNZIONE DEL CUORE
3. Se vuoi fare qualche progresso conservati nel timore di Dio, senza ambire a una smodata libertà; tieni invece saldamente a freno i tuoi sensi, senza lasciarti andare a una stolta letizia. Abbandonati alla compunzione di cuore, e ne riceverai una vera devozione. La compunzione infatti fa sbocciare molte cose buone, che, con la leggerezza di cuore, sogliono subitamente disperdersi. È meraviglia che uno possa talvolta trovare piena letizia nella vita terrena, se considera che questa costituisce un esilio e se riflette ai tanti pericoli che la sua anima vi incontra.”
Noi abbiamo bisogno di questa compunzione che nasce dal timore di Dio, che è un Dono dello Spirito Santo, l’ultimo Dono dello Spirito Santo, il Sacro Timor di Dio. Oggi mi verrebbe da dire, quasi estinto. E’ fondamentale avere il Sacro Timore di Dio.
Perché non si deve dire che devo avere paura di Dio?
Ha un suo senso la paura, poiché io ho paura di, ad esempio, schiantarmi contro un muro, non vado a 260 all’ora in paese. E’ la paura che non me lo fa fare! Siccome ho paura di cadere dal cornicione non salirò sul tetto la mattina solo perché a me piace camminare alla brezza del mattino, perché ho paura di cadere. Siccome ho paura di morire non mi bevo una damigiana di vino, perché altrimenti vado in coma etilico, siccome ho paura dei vigili e poliziotti che mi danno la multa, sto bene attento a rispettare i semafori e via di seguito. Con Dio è la stessa cosa.
Tutti noi abbiamo fatto esperienza di avere paura della mamma e del papà da piccoli, che ci sgridassero, che ci castigassero, che ci dessero una sculacciata. Siamo cresciuti bene comunque.
E la paura di perdere qualcuno? La paura di perdere un amore?
Quanto è importante avere paura. L’importante è capire il senso della paura, il servizio che la paura mi fa, questo è l’essenziale. La paura svolge un servizio alla mia vita.
“Poiché ho paura di offendere il Signore, sto molto attento a non peccare, poiché ho paura di dispiacerlo, di rattristarlo, sto attento a non offenderlo, poichè ho paura di lasciarlo solo, lo vado a trovare di frequente, poiché ho paura che rimanga male, perché io scelgo altro da Lui, allora faccio la scelta giusta, poiché ho paura che mi castighi, come ogni buon, vero, sano Papà sa fare, poiché ho paura che mio Padre mi corregga in modo deciso, allora starò attento a comportarmi bene.”
Tutto questi vi sembra che non sia un Dono? Non è una Benedizione? Non è una Grazia da chiedere a Dio?
Pensate se non avessimo paura di finire in carcere. Pensate se non avessimo paura di perdere la casa, di perdere tutto, se non avessimo paura di perdere i nostri risparmi, quali scelte faremmo?
E’ importante il Santo Timor di Dio, che è anche la paura. Innanzitutto è la coscienza, dice Papa Benedetto, è la coscienza della Sua assoluta trascendenza, che mi fa vedere per quello che sono, una creatura e Lui il mio Creatore, innanzitutto è questo il Sacro Timor di Dio e poi tutto quello che abbiamo detto.
Non è la paura stupida di colui che vuole farla franca, del furbastro, ma è la paura di colui che ama, e quando tu ami, la prima cosa di cui hai paura è di poter rovinare quell’amore.
Quando vi regalano un cristallo prezioso, la prima paura che avete è che cada per terra o che ve lo rubino.
Vedete quanto è importante la paura!
Se noi togliamo la paura, togliamo di fatto l’amore.
Tutto ciò che sa di amore, andate a leggere S.Teresa di Gesù, S.Giovanni della Croce, S.Teresa di Gesù Bambino, questa loro delicatezza spirituale, questa precisione nella vita spirituale, non nasce dall’ossessione compulsiva, nasce da questa percezione profonda del Timor di Dio, di quanto è importante rispettare in tutto e per tutto questo amore. Questo è il Sacro Timor di Dio.

 

 

 

DOMANDE:
1. Come si concilia l’impegno in politica cui il cristiano è chiamato, col fuggire dal mondo?
Che sia impegno in politica o che sia impegno in qualunque altra cosa, dipende con che cuore lo facciamo. Dov’è il mio cuore mentre io faccio quello che devo fare? E’ essenziale che il mio cuore sia sempre il più possibile concentrato sul Signore e che questo impegno in politica o in qualsiasi altra cosa sia un impegno al servizio di.., non un impegno al servizio mio, non per il mio gusto, per il mio interesse, per la mia gloria.
E quindi quando non sarò impegnato dove sono?
Il problema non è come conciliare l’impegno politico con la propria cella, ma il problema è:
Quando hai finito un impegno politico, dove vai e cosa fai? Quanto la tua cella è presente quanto il tuo impegno politico è concluso o quando il tuo servizio è concluso?
E’ lì che si vede. Noi pensiamo di contrapporre queste realtà con la spiritualità, in realtà loro non si contrappongono affatto dentro al vita di una persona che è radicalmente innamorata di Dio. S.Teresa monaca di clausura andava a fondare i monasteri, come faceva? Lo faceva perché era costantemente innamorata del suo Gesù e questo la spingeva a fondare i monasteri che voleva vicino ai porti, ai luoghi di commercio, non dispersi chissà dove. Sapeva che le suore avevano bisogno di mangiare. Questo non impediva assolutamente il suo rapporto di preghiera, il suo stile di amicizia con Gesù, anzi, quello era un’emanazione di questo.
2. Quando un uomo o una donna comuni, laici, che pregano tanto è possibile che stanno esagerando? Es. Santa Messa giornaliera, 3 Rosari al giorno, in ogni momento preghiera?
Pregare tanto. “Tanto” è un’espressione un pò infelice. Se per pregare intendiamo delle formule, la recita di formule vocali, o intendiamo le pratiche di devozione, è giusto il necessario secondo il tuo stile di vita, il tuo stato di vita, il tuo cammino spirituale. Se per tanto intendiamo, andare a Messa tutti i giorni, fare la lettura spirituale, avere il libro di meditazione, confessarsi di frequente, dire il breviario, meditare la Scrittura, questo non è tanto, questo è il minimo, non è tanto.
Un cristiano che non va a Messa tutti i giorni è come un uomo che non mangia tutti i giorni, prova a stare in piedi!
Andate a leggere cosa scrivono i Santi. Questo è il minimo che dobbiamo fare.
Quando è troppo?
E’ troppo quando ciò che faccio va ad essere in contrapposizione ai miei doveri di stato, se io dicessi:
“Al posto di andare a confessare me ne sto in camera a elevare la mente in Dio” questo è troppo, perché va contro i miei doveri di stato che è quello di andare a confessare.
Se al posto di andare a predicare me ne sto ritirato in camera, questo è sbagliato, perché è contro i miei doveri di stato di andare a fare la predicazione, uguale per una mamma, se al posto di cucinare per la famiglia si mette in ginocchio a pregare e non va a cucinare, è sbagliato, perché prima deve fare i suoi doveri di stato che sono il modo con il quale manifesta la bellezza, la perfezione, il proprio amore per Gesù e quello che si è vissuto con Gesù, poi ci saranno i propri momenti riservati con il Signore.
3. Ho provato ad isolarmi dal mondo, non mi cercava più nessuno ho avuto paura di rimanere da sola
Non sono riuscito mai a trovare un santo solo, più volevano stare soli e meno erano soli. Penso che alle volte la nostra solitudine dipende anche un pò da alcuni eccessi o modi sbagliati che abbiamo di intendere le cose, perché di fatto se noi amiamo il Signore, certamente perdiamo tanta paccottaglia, ma questa è una Grazia, è bene che i contatti si essenzializzino, non penso che corriamo il rischio di diventare eremiti, credo che col tempo impareremo a misurare meglio le nostre reazione, le amicizie belle arrivano sempre. Non dobbiamo avere paura della solitudine, ci fa bene anche un tempo di solitudine nella vita, un tempo dove restiamo un pò soli, ci fa riflettere su tante cose, ci purifica lo sguardo e il cuore.
4. Come possibile che sembra che tutto sia fattibile nella vita, non c’è freno a nulla, anche questo è non aver timore?
Certo abbiamo bisogno del Timor di Dio anche per questo, per poter mettere dei paletti.
5. Si può dire che la paura di non amare il Signore è un amore ancora imperfetto?
Non credo che sia imperfezione, forse è mancanza ancora di semplicità, poi arriva il momento nel quale non stiamo più lì a fare le pese. Quando ami, ami, non stai lì a fare la conta. Quando hai fatto nella tua vita l’esperienza di amare, è come un fuoco che ti prende dentro, non distingui più il fuoco dalla brace, dice S.Giovanni della Croce, poi diventa un tutt’uno. E’ talmente profondo il rapporto col Signore, che hai sempre il desiderio di amare di più, ma non la paura di non amare.
6. Il rapporta tra timore di Dio, paura e fiducia, se la troppa paura è una mancanza di fiducia?
Perché avere paura di, come abbiamo spiegato prima, vuol dire non avere fiducia in? No, è proprio nella misura in cui io ho fiducia in te, ho paura ad esempio di perderti, ma per mille ragioni, ho paura di offenderti, ho paura di tradire questa fiducia, proprio nella misura in cui ho fiducia temo questo. Il padre deve fare il padre, non è il mio migliore amico, lo stesso per la madre, invece noi siamo cresciuti con l’idea che il mio papà è il mio miglior amico, e quindi non devo mai avere paura, non devo mai temerlo.
7. Se questo aspetto può passare allo scrupolo dell’offesa continua che porta all’abbattimento e allo scoraggiamento?
La paura fa parte dell’essere figlio, esattamente come la fiducia ma questo non genera lo scrupolo, genera la delicatezza di coscienza, questa coscienza pura, bella, delicata che ti fa temere qualcosa che le va contro, e quindi che ti fa avere nei confronti di tuo padre e di tua madre un atteggiamento completamente diverso.

Guarda il video della catechesi su Youtube

Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.