Puntare al cento per uno: la libertà di pensiero

Puntare al cento per uno: la libertà di pensiero

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di domenica 12 luglio 2020 – S.Messa ore 8.00

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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PUNTARE AL CENTO PER UNO: LA LIBERTÀ DI PENSIERO

In questa XV Domenica del Tempo Ordinario abbiamo ascoltato il Vangelo tratto dal cap. 13° di San Matteo, la famosa Parabola del Seminatore. Tanti sono gli spunti che ci vengono offerti, possiamo dire che nel campo particolare delle anime avviene spesso che molti ascoltano la Parola di Dio, abbiamo tante occasioni per ascoltare la Parola di Dio, però pochi ne traggono frutto.

Perché? Perché c’è questa incoerenza, questo difetto di conseguenza? Se ascolto perché poi non dò frutto? Se sento, se vado a sentire, perché poi non c’è questo frutto o c’è molto poco?

Perché, ci dice Gesù, vi sono quelli che ascoltano la Parola, però l’ascoltano più per curiosità, più per abitudine.

Quando voi conoscete una persona nuova, quando voi incontrate una persona che non avete mai visto e vedete questa persona interessata a quello che dite, subito siamo portati a pensare che ci sia sintonia, che ci sia feeling, che ci sia intesa, ci sentiamo coinvolti dallo sguardo, dall’interesse e dall’ascolto.

Ma qual’è l’intenzione?

Questa è quella che conta. Uno può fare tutte le cose che vi ho detto per curiosità, per capire, per conoscere, per vedere, può farle per un’abitudine gentile ma se questo è il caso, Gesù ci dice, che il demonio velocemente con un modo o con un altro verrà e rapirà ciò che è stato ascoltato. L’ho ascoltato, mi è piaciuto moltissimo, ma siccome l’intenzione era sbagliata, il demonio la porta via, come i corvi che arrivano e prendono il seme appena seminato e lo portano via, è una pianta di grano che non crescerà mai. Ascoltano e poi dimenticano tutto. Noi siamo saturi di esperienze, di ascolti, siamo consumatori di parole, ma poi non siamo capaci di fare memorie.

E dove torniamo?

Nel nostro nido preferito: i nostri pensieri. E’ un caldo nido al quale torniamo sempre, i nostri pensieri, le nostre abitudini, la nostra intimità, il nostro stile. Quell’incontro non ha cambiato niente.

Quante persone ad Assisi hanno incontrato i lebbrosi?

Ma solo San Francesco ha cambiato vita in quell’incontro.

Poi ci sono quelli che ascoltano la Parola e provano un piacere, un diletto, un gusto spirituale dall’evidenza della Verità e dall’evidenza della bellezza. Quando noi vediamo un bel ragazzo o una bella ragazza, l’evidenza della sua bellezza ci cattura, quando noi ascoltiamo un ragionamento, un discorso vero, diciamo che è bello, che ci è piaciuto molto, che è stato logico, stringente, chiaro, vero, bello, è un’evidenza, è l’evidenza che viene dalla Verità e dalla bellezza. Questa evidenza può anche produrre dei propositi, ma alle prime contraddizioni, alle prime persecuzioni, alle prime difficoltà, alle prime occasioni di prendere un impegno, noi mutiamo pensiero e così torniamo alla vita di prima. L’evidenza della bellezza della Verità è stata bella, vera, seducente ma improducente, torniamo indietro, rientriamo nuovamente nel nostro nido.

Poi vi sono quelli che accolgono la Parola di Dio ma la vogliono conciliare, mettere d’accordo con la sollecitudine, con la preoccupazione delle cose terrene e delle ricchezze, del fare, del trafficare. Vogliono fare in modo che la Parola di Dio stia con le cose del mondo, nel senso che devo fare in modo di trovare dei punti di contatto, di convergenza, per fare in modo che vadano d’accordo, ma questo non è possibile, non si può, perché la Parola di Dio chiede priorità, non chiede conciliarità, non è nella sua natura.

Cosa succede?

Succede che partiamo al mattino alle 8.00 con la Messa della Domenica e arriviamo alle 3.00 del pomeriggio che di Gesù, di Dio e della Parabola del Seminatore non c’è più neanche il ricordo, perché siamo entrati nel “tritatutto” delle cose da fare. Arriviamo alla sera della Domenica che la Messa della mattina delle 8.00 sembra che l’abbiamo vissuta 10 giorni fa non 12 ore fa, perché è stata “triturata” dalle preoccupazioni del mondo, dalle cose da fare, e quindi viene soffocata.

Per ricevere, la sua Parola e portare frutto, perché in tutti questi casi appena visti non si porta niente, è necessario essere una:

Terra buona

Cosa vuol dire?

Vuol dire che devo avere le disposizioni interiori per poter meditare, sviluppare e mettere in pratica ciò che abbiamo ascoltato.

“Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti”

Cosa vuol dire questo cento per uno, sessanta per uno, trenta per uno? E’ un caso che Gesù ha detto cento e non ottanta, sessanta e non quaranta, trenta e non venti? Cosa vuol dire questa numerazione?

Sant’Agostino ci dice che il cento per uno sono i Martiri, nel rapporto tra l’ascolto e la pratica. Il terreno buono che dà il frutto migliore sono i Martiri che sono quelli morti per Gesù, hanno dato il frutto più bello, più vero, più buono, più proficuo possibile.

Il sessanta per uno sono i vergini, le vergini, cioè coloro che hanno voluto fare della loro vita un tutto per Dio, però non sono Martiri, non hanno dato il sangue.

Il trenta per uno, sono coloro che vivono santamente nel mondo.

Tutti dobbiamo puntare al cento, si può, basta testimoniare l a nostra vita di fede, che vuol dire la nostra appartenenza a Gesù, ovunque siamo. Basta esserci.

I ragazzi che ieri hanno partecipato a Monza alla manifestazione in opposizione a questo famoso ddl che il 27 di questo mese speriamo non venga approvato, questi ragazzi che hanno partecipato in piedi, in silenzio, con decoro, fermi; mi hanno raccontato che è stato brutto vedersi circondati da coloro che la pensano in un modo diverso, che però insultavano, beffeggiavano, criticavano, urlavano e maltrattavano. In questa società dove tanto si parla di dialogo e di libertà, solo i ciechi non si sono resi conto ancora che siamo in realtà in una dittatura di pensiero, sei libero solo se pensi in quella direzione, ma questo in tutti i regimi totalitari è così, basta che tu pensi o rosso o nero e va benissimo, ma la libertà di pensiero non è questo. La libertà di pensiero vuol dire che io sono libero di pensare come io desidero pensare e ho riconosciuto il diritto di veder rispettato il mio pensiero come il tuo. Se questo non è, siamo in una dittatura. Non posso non vedermi riconosciuto il diritto di stare fermo, in piedi, in silenzio, in una piazza e vedermi aggredito anche solo verbalmente.

Da quando il pensiero è una minaccia?

Da quando l’ideologia è diventata regime e la libertà di pensiero, una minaccia. Questo fa riflettere perché allora non è difficile poter puntare al martirio, alla testimonianza, al dire: No.

Quando i genitori non saranno più liberi di educare i loro figli perché dovranno sottostare ad un diritto riconosciuto, che diventerà diritto di legge, non ci si potrà più opporre, perché è diventata legge e la legge di applica per diritto a tutti, e chi non obbedirà dovrà andare in galera.

Dobbiamo innanzitutto assicurare una vita presente e futura per i vostri figli, altrimenti questo amore per i vostri figli dove si realizzerà tra vent’anni?

E’ troppo facile non fermarsi a pensare, è troppo facile pensare che tutto è delegato agli altri. C’è un tempo per pregare in Chiesa e c’è un tempo per stare in strada, perché bisogna dire il proprio pensiero finché si è in tempo a dirlo, lontani dalla logica del male minore, e nell’affermazione assoluta dei principi non negoziabili perché fondati sul diritto naturale, quindi sulla ragione e su questi non si può fare compromessi.

Avete sentito ancora parlare di principi non negoziabili?

Chiediamo al Signore la grazia quest’oggi di puntare al cento per uno, di non aver paura di niente e di nessuno e di usare il cervello che Dio ci ha dato, che grazie al Cielo è bello ricco di sangue, di ossigeno, di mitocondri, usiamolo, perché ancora siamo liberi di dire un pensiero senza il terrore che questo provochi, perché se questo provoca vuol dire che siamo già n bella dittatura.

Sia lodato Gesù Cristo.

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

PRIMA LETTURA (Is 55,10-11)
La pioggia fa germogliare la terra.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 64)
Rit. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.

Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia!

SECONDA LETTURA (Rm 8,18-23)
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Canto al Vangelo (Mt 13,19.23)
Alleluia, alleluia.
Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.
Alleluia.

VANGELO (Mt 13,1-23)
Il seminatore uscì a seminare.

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».