I figli della Sapienza

I figli della Sapienza

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 16 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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I FIGLI DELLA SAPIENZA

Eccoci giunti a mercoledì 16 settembre 2020, abbiamo appena ascoltato il Vangelo della Messa di oggi, tratto dal cap. VII si San Luca.

Questo Vangelo ci dice una cosa importantissima, chi non vuole convertirsi, chi non vuole cambiare vita troverà sempre una scusa per non farlo, a differenza di chi invece si vuole convertire davvero ed ogni occasione è buona. Chi si vuole veramente convertire, chi vuole veramente cambiare vita, gli basta uno spunto, un incontro, un’occasione e immediatamente scatta la scintilla dell’Amore per il Signore.

“Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli”

  • A chi fa riferimento questa espressione di Gesù?

Alla peccatrice che nella casa di Simone il fariseo, abbandona tutti i suoi peccati per amare Gesù. Questa è una figlia della Sapienza, questa donna è colei che ha saputo cogliere il momento giusto per fare questo salto. La conversione di fatto è un salto. Chi invece non si vuole convertire troverà sempre qualcosa da fraintendere, troverà sempre qualcosa di molto pratico da leggere al contrario.

“Giovanni il Battista è indemoniato perché digiuna, Gesù non va bene perché mangia e beve”

E’ come se noi cogliessimo un aspetto di chi abbiamo davanti, in questo caso Giovanni il Battista e Gesù, e lo togliessimo dal suo contesto e lo facessimo diventare qualcosa di assoluto. Giovanni il Battista digiuna, fa penitenza, piuttosto di dire:

“Guarda che persona, che uomo così tanto dedicato a Dio”

Se io dicessi questo vorrebbe dire che anche io devo comportarmi di conseguenza, anche io devo imparare ad essere essenziale nella mia vita. Piuttosto che dire questo diciamo che è indemoniato, così quella vita lì non mi interpella più. Per Gesù, stessa cosa, Gesù siccome sta con i peccatori, è un mangione e un beone, amico dei pubblicani. Anche questo giudicato così non mi interpella più, non mi insegna più l’importanza dello zelo delle anime, l’importanza di stare con le persone per guadagnarle a Dio, mi insegna a portare avanti la vita umana e religiosa che ho in mente io. In realtà noi dovremmo essere interpellati sempre da chi abbiamo davanti e non dovremmo neanche mai usare la debolezza dell’altro. Noi non siamo Gesù e neanche San Giovanni Battista quindi in noi è chiaro che la fede, la speranza e la carità non sono probabilmente vissute in modo eroico, sono un pò vacillanti. Questo non autorizza nessuno al fatto che se io vedo una persona che ha i suoi peccati, ha le sue debolezze, le sue fragilità, le sue cadute, le sue incoerenze, non mi autorizza a prenderle e a usarle per non dare fiducia, per non apprezzare il cammino fatto, gli insegnamenti dati; sto pensando ai genitori in questo momento, quante volte i figli rinfacciano ai loro genitori le loro fragilità, i loro peccati e le loro incoerenze, e usano queste per non obbedire, per non fare ciò che viene detto.

“Sì però tu…sì però anche tu…si però…”

Questo comportamento è assolutamente immaturo. E’ chiaro che non abitiamo con gli Angeli, non siamo Angeli, però il fatto di non essere Angeli non vuol dire che non siamo credibili. Il fatto di non essere ancora totalmente in Dio, questo non vuol dire che tutto ciò che diciamo è sbagliato. Non dobbiamo mai rinfacciare agli altri le loro debolezze, mai dire:

“Però anche tu..tu hai fatto…tu hai detto..sì però tu dieci giorni fa..”

E’ molto sbagliato, perché di fatto questo è un modo insipiente che chiude la bocca della verità. Io potrei ricevere la verità anche dalla persona peggiore della terra, non conta. Quello che conta è se ciò che viene detto è vero, poi chi lo dice, e da quale vita viene, non conta. Anche un asino può mettersi a profetare, ricordate l’asina di Balaam nell’Antico Testamento, anche un asino può mettersi a profetare.

Impariamo a cogliere il momento giusto, l’attimo giusto per cambiare la nostra vita, impariamo a non trovare scuse per la nostra pigrizia e per la nostra non voglia di convertirci. Dobbiamo chiedere al Signore la grazia di essere figli della Sapienza come è stata la peccatrice perdonata, così da cogliere ogni scintilla, ogni frammento e farne tesoro. Dobbiamo imparare a fare tesoro.

Abbiamo davanti Giovanni Battista?

Cogliamo l’importanza dell’ascesi e della penitenza.

Abbiamo davanti Gesù?

Cogliamo l’importanza dello zelo per le anime, non stiamo a guardare se non mangia e non beve o se mangia e beve, guardiamo la radice.

Via auguro a voi e a me, a tutti di essere figli della sapienza e di usare ogni occasione per convertirci.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Santi Cornelio e Cipriano

VANGELO (Lc 7,31-35)
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».