La Mia Casa sarà Casa di preghiera

La Mia Casa sarà Casa di preghiera

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 20 novembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione  

LA MIA CASA SARÀ CASA DI PREGHIERA

Eccoci giunti a venerdì 20 novembre 2020, abbiamo appena ascoltato il Vangelo della Messa di oggi tratto dal cap. XIX, vv 45-48 di San Luca. Ritorna ancora questo passo del Vangelo sulla Casa di Dio:

“La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri”

Ormai, tante volte ci siamo concentrati su questo tema, è interessante notare che:

“I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo”

Quando si difendono le cose di Dio, quando si difende lo “Ius Divinum”, il mondo cerca di ucciderti. Qualunque altra cosa tu possa fare viene tollerata ma quando si va a difendere il Signore, quando ci si mette dalla parte di Dio, allora è tutto diverso.

  • Chi si mette ancora dalla parte di Dio?

Ci mettiamo dalla parte di tante situazioni, difendiamo tante ragioni giuste, sicuramente molte di queste sono giuste, ma chi difende Dio? Chi sostiene, insegna lo “Ius Divinum”, il Diritto Divino?

“La mia casa sarà casa di preghiera”

Nella Casa di Dio si rischia di fare un po’ di tutto, tranne che il necessario, pregare. La Casa di Dio è per la preghiera, non è per altro. Dopo accadono gli scandali e noi restiamo come scandalizzati, che è giusto, le cose brutte non possono che creare amarezza, sofferenza e dispiaceri.

Ma tutto questo si rende possibile a causa di che cosa?

A causa del fatto che la Casa di Dio non viene usata come Casa di preghiera.

Mi ha colpito un po’ di tempo fa, la storia di quel Vescovo americano, il quale istituì nella sua Diocesi sette Cappelle per l’Adorazione Eucaristica Perpetua, dove giorno e notte si prega ininterrottamente. Per formare una cappella di Adorazione Eucaristica Perpetua ci vogliono duecento persone, per fare la turnazione giorno e notte. Duecento persone per sette cappelle, sono millequattrocento persone. In quella Diocesi, millequattrocento persone sono dedicate all’Adorazione Perpetua. Questo Vescovo notò che nel giro di pochissimi anni, due, tre al massimo, il Seminario si riempì di vocazioni sacerdotali e non aveva fatto commissioni, predicazioni, incontri, ritiri, esercizi, esperienze vocazionali, animazioni vocazionali, non aveva fatto niente lui. Lui mise solamente in piedi sette cappelle per l’Adorazione Perpetua e improvvisamente sono arrivate le vocazioni.

“Pregate il Padrone della messe, perché la messe è molta ma gli operai sono pochi”

Questo Vescovo ha applicato il Vangelo. Non è mai successo di non trovare persone per l’Adorazione Perpetua. Quando si parla di pregare e quando le cose si fanno bene, è il Signore stesso che va a chiamare i suoi adoratori, è Lui che li forma, è Lui che li suscita, noi dobbiamo solamente crederci.

Io cominciai a fare l’Adorazione Eucaristica il sabato sera e mi ricordo che qualcuno mi disse:

“Di sabato sera? Ma figurati se il sabato sera i giovani vengono a fare l’Adorazione Eucaristica!”

“Proviamo un mese e poi vediamo”

Cominciai a fare questa cosa che non ero ancora diacono, diacono lo divenni nel 2000, quindi sono più di vent’anni che ho sempre portato avanti questa cosa, e non da solo, in diverse occasioni lungo gli anni, altri Sacerdoti, altri confratelli si sono affiancati a sostenere questa cosa e a farla insieme. In questi vent’anni e più, non ho mai visto una volta la Chiesa vuota, mai. Quando poi abbiamo moltiplicato questi eventi, per il giovedì, venerdì e sabato, tre Adorazioni serali continue, e ci sono stati alcuni anni che le facevamo di giovedì sera e di sabato, ho sempre visto tante persone e quando iniziammo l’Adorazione Eucaristica notturna, c’è sempre stata gente.

I fedeli vanno a pregare. E nonostante le intemperie, non ho mai registrato incidenti. Bisogna crederci.

C’è differenza tra il metterci davanti a un muro, a un albero e pregare, e stare davanti al Tabernacolo?

Certo che c’è differenza, una differenza che si chiama:

Vera, Reale e Sostanziale.

E così la Casa di Dio la trasformiamo in un covo di ladri! Qui Gesù fa riferimento a questi che vendevano e compravano, ma mi permetto un’applicazione in più rispetto a quella che c’è scritta nel Vangelo:

“Voi invece ne avete fatto un covo di ladri”

Sapete cosa penso ogni volta che leggo questo Vangelo?

Penso che i ladri a cui Gesù fa riferimento, che non rubavano, perché vendevano e compravano, c’era uno scambio, Gesù li chiama “covo di ladri” perché rubavano la Gloria di Dio, cioè rubano a Dio ciò che spetta a Dio, che è il tributo della gloria, della lode, dell’Adorazione. La Casa di Dio non è un luogo di scambio, dove io scambio la mia stima con il tuo consenso. E’ la Casa del Signore. Quando entriamo in una Chiesa, cerchiamo anzitutto il Padrone di Casa, che è Gesù nel Tabernacolo e andiamo a salutarlo.

In questo giorno di venerdì dedicato alla Passione del Signore, cerchiamo di fare di tutto per rivedere radicalmente il nostro modo di stare nella sua Casa. Chiediamo al Signore la grazia della Sua benedizione per i meriti e l’intercessione di Maria Santissima, di San Michele, Gabriele e Raffaele, e di San Pio da Pietrelcina, vi benedica tutti, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 19,45-48)
Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.