La Santa Confessione: vino nuovo in otri nuovi

La Santa Confessione: vino nuovo in otri nuovi

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 18 gennaio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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La Santa Confessione: vino nuovo in otri nuovi

Eccoci giunti a lunedì 18 gennaio 2021, abbiamo appena ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal cap. II, vv 18-22 di San Marco.

“Vino nuovo in otri nuovi!”

Questo dovrebbe essere il motto che sempre ci caratterizza, dovremmo sempre essere mossi da questo desiderio.

“Vino nuovo in otri nuovi!”

Dobbiamo cambiare. Il libro che stiamo leggendo, alcuni spunti del libro “L’inconscio spirituale” di J.C. Larchet, ci aiuta a fare del nostro cuore, della nostra mente otri nuovi. Scrive l’autore:

“Il discernimento di cui il confessore dà prova qualunque ne sia il livello e la finezza, si rivela una grazia divina, legata al suo ministero più o meno sviluppata, secondo il suo personale livello di sviluppo spirituale. Non sempre il confessore farà esplicitamente sapere al penitente la conoscenza che ha di lui attraverso queste vie, soprattutto quando rischiasse di ferirlo, sarà piuttosto il momento di dargli dei consigli che potrà illudervi o almeno tenerne conto. E’ per questo che a volte il penitente può molto sorprendersi di ricevere delle raccomandazioni che non hanno nessun rapporto con ciò che ha detto in confessione, né rapporti con la condizione in cui credeva di trovarsi.”

Il Sacerdote non dice tutta la diagnosi che fa e tutto quello che vede, il penitente però si deve fidare, perché alcuni consigli può darsi che il Sacerdote li dia in funzione di qualcosa che vede o che potrebbe accadere.

“E’ soprattutto in questa fase della Confessione in cui il Sacerdote prodiga i suoi consigli spirituali a chi viene a confessargli i suoi peccati che la tradizione vede nel confessore un medico e nelle sue parole una medicina. In effetti in questo momento il Sacerdote ha presente e spiega la terapeutica da attuare per venire a capo delle malattie che gli sono state rivelate o ha da sé intuito. La sua funzione è di individuare ciò che di più conviene alla persona che gli sta a fianco, tenendo conto della sua personalità, del suo genere di vita, di attività, delle sue possibilità, delle sue abituali difficoltà e anche il tipo di patologia che presenta, il confessore conosca bene il penitente e possa seguire l’evoluzione del suo stato interiore per poter correttamente giudicare sia la sua particolare situazione, sia il divenire positivo o negativo della sua malattia. Per questa ragione si deve consigliare al fedele di confessarsi sempre dal medesimo Sacerdote.”

E’ importantissimo per la Chiesa Ortodossa, ed è importantissimo per noi cattolici, confessarci dal medesimo Sacerdote per le ragioni che abbiamo appena letto.

“E’ così che fra il confessore e il penitente viene a stabilirsi una relazione personale non una relazione anonima, ma una relazione dove incomincia un dialogo profondo.”

Quanta sofferenza per tante anime che non riescono a trovare un confessore fisso, per tante ragioni.

“Il penitente può reagire a ciò che il confessore gli dice, può interrogarlo, discutere, approfondire. In questo dialogo, che tanto più profondo ed efficace si rivela quanto più avviene in quel medesimo clima di fiducia, di semplicità e carità, il Sacerdote non appare come un maestro che impartisce un insegnamento dogmatico e astratto, ma come un padre che incoraggia, consola, mette in guardia con severità o con tutta dolcezza, con lo zelo, con sapienza e l’amore che gli vengono dallo spirito.”

E’ un padre, ecco perché è importante la terminologia “Padre Spirituale”, perché deve avere l’atteggiamento del padre che incoraggia, conforta consola, usa severità, dolcezza, zelo, sapienza.

“Con le sue parole, alla mania di San Giovanni Battista, egli prepara il ritorno del Signore nell’anima del penitente, spianando i suoi sentieri, colmando ogni valle, livellando le montagne, raddrizzando tutto ciò che il peccato avrà reso storto (Lc 3, 4-5).”

Il Sacerdote ha il compito del Battista.

“Quando si confessa il penitente deve essere animato dal pentimento”

Questa è una condizione indispensabile. Se io non sono pentito, se in me non c’è il pentimento non ci può essere confessione.

“Questo atteggiamento fatto tutto insieme di dispiacere di essersi allontanato da Dio, e di ferma volontà di riformarsi per l’avvenire, lo rende particolarmente recettivo ai consigli prodigati dal Sacerdote. Anche il prestigio inerente alla funzione di confessore ed eventualmente la sua santità personale contribuiscono ad una tale ricettività. Le parole che il Sacerdote pronuncia non sono parole ordinarie, e tanto maggior valore essere ricevono in quanto pronunciate in un contesto di tempo e di spazio ecclesiali. Il Sacerdote non parla in nome proprio ma in nome della Chiesa e rivela la parola e la grazia terapeutica di Dio sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Ciò conferisce alle sue parole una forza ed efficacia particolari soprattutto se il penitente si apre totalmente ad esse e manifesta una ferma volontà di guarire.”

Capite che momento indescrivibile, stupendo e meraviglioso è quello della Confessione. Il giorno in cui ci andiamo a confessarci dovrebbe essere una giornata in funzione di quel momento.

“Davanti al confessore il penitente non è più solo, sperduto, sviato dalle conseguenze dei suoi peccati. I consigli del Sacerdote gli rimettono davanti agli occhi le norme vere e sicure che gli permetteranno di ristabilirsi e sapere, senza timore di sbagliarsi, ciò che deve fare per ritrovare e conservare la buona salute che aveva perso.”

Per questo bisogna trovare un bravo Sacerdote, confessore e Padre Spirituale. Per questo non si può fare la Direzione Spirituale per messaggi o per e-mail, senza essersi mai incontrati, deve farsi di presenza.

“La cosiddetta penitenza che il confessore può prescrivere ha il medesimo senso terapeutico dei consigli. Al momento dell’assoluzione, da Gesù vengono perdonati per la preghiera del Sacerdote, le colpe volontarie e involontarie, coscienti e inconsce, del giorno e della notte, in spirito e nei pensieri.”

Il perdono che noi riceviamo in confessionale è un perdono totale, di tutto ciò che non ho nascosto volontariamente.

“Il momento dell’assoluzione è necessario per una guarigione vera e profonda. Già la pura elencazione dei peccati certo solleva il malato, ma il peccato benché sia in certo qual modo esteriorizzato e oggettivato conserva ancora una qualche potenza, ed è soltanto l’assoluzione che distruggendolo con il perdono divino lo mette totalmente in condizione di non nuocere più. Non basta dire al medico che si è malati, e neppure bastano le sue parole di incoraggiamento e i suoi consigli, è solamente quando il male viene distrutto dalle medicine alle radici stesse che la guarigione avviene. L’assoluzione garantisce all’uomo che le sue vecchie malattie non esistono più, gli dà la garanzia del perdono divino per tutti i suoi peccati, il penitente farà allora l’esperienza di una liberazione interiore, ritrova la pace e la gioia spirituale.”

L’assoluzione è fondamentale. Assoluzione che qualche volta Padre Pio negava, perché il penitente deve rendersi conto quando è in una situazione di male grave e ostinato, usava questa tecnica per scuoterlo radicalmente. Quando si riceve si tocca il cielo con un dito, si è proprio belli fuori e dentro.

“Il Sacramento della penitenza fa sì che l’uomo liberato dagli impacci del peccato non sia più determinato dal male, è passato e riprenda possesso di sé, rimetta a sua disposizione tutte le forze che gli erano state date al Battesimo e alla Cresima, lo rinnovi in tutto il suo essere, gli permetta di essere di nuovo in Dio padrone del suo destino e di riprendere con novità di vita il cammino che lo porta alla piena salute in Gesù e alla salvezza.”

L’assoluzione ti ridà tutto, il passato non ha più potere su di te, puoi riprendere possesso della tua vita.

“Con l’assoluzione il penitente si ritrova riconciliato e riunito alla Chiesa di Cristo. Il Sacramento abolisce queste separazioni, queste rotture patologiche della relazione con Dio e con i fratelli e tira il penitente fuori dal suo mortale isolamento.”

Qui si conclude la parte sulla Confessione, la prossima volta vedremo il tema bellissimo e ampissimo della Direzione Spirituale, chiamata anche “manifestazione dei pensieri”.

Vi auguro di cuore una santa giornata che il Signore vi illumini, vi custodisca e vi faccia diventare degli innamorati del Sacramento della Confessione. E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

 

Lunedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

VANGELO (Mc 2,18-22)
Lo sposo è con loro.

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».