La Santa Confessione e la direzione spirituale: parte quarta

La Santa Confessione e la direzione spirituale: parte quarta

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 8 febbraio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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LA SANTA CONFESSIONE E LA DIREZIONE SPIRITUALE – Quarta Parte

Sia lodato Gesù Cristo – sempre sia lodato.

Eccoci giunti a lunedì 8 febbraio 2021, abbiamo appena ascoltato questo brano del Vangelo tratto dal cap. VI, vv 53-56 di San Marco. Anche noi vogliamo accorrere da Gesù, anche noi siamo malati e abbiamo tanto bisogno che lui ci guarisca, anche noi vogliamo toccare almeno il lembo del suo mantello e abbiamo questa possibilità, anzi di più, avendo l’Eucarestia. Ricevendo l’Eucarestia spiritualmente o Sacramentalmente noi di fatto entriamo in Comunione col Signore.

Proseguiamo la nostra lettura del libro “L’inconscio spirituale” del prof. J. C. Larchet. Abbiamo parlato in questi giorni del rimorso e mi è venuto in mente qualcuno che ebbe un forte rimorso ma ebbe quello sbagliato, perché, come vedremo più avanti, il rimorso e il senso di colpa possono essere anche sbagliati e questo non va bene. Vediamo cosa dice il Vangelo di San Matteo al cap. XXVI, v. 3°:

“E allora Giuda, colui che lo tradì, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.”

Dobbiamo dire una parola su questo rimorso.

Vi espongo ora una mia personale riflessione, non la prendo da alcun autore, è un mio pensiero. Non sono al corrente di testi autorevoli che la espongano, nel caso sarei ben felice di citarli.

Nessuno di noi può vedere nel cuore di un uomo, men che meno nel cuore di Giuda, però questo rimorso di Giuda a me sembra un rimorso orgoglioso, un rimorso superbo, perché dapprima Giuda tradisce Gesù, poi, nel momento in cui lo vede condannato, si rende conto di quello che ha fatto. Quando Giuda architetta il tradimento, ciò che il suo cuore ha concepito non gli è ancora plasticamente apprezzabile. Giuda non aveva previsto nè immaginato che cosa questo tradimento avrebbe scritto nella vita di Gesù e come gli attori di questo tradimento si sarebbero poi comportati. Nel momento in cui vede Gesù condannato e il modo in cui viene trattato, viene preso dal rimorso, perché sa di aver tradito sangue innocente. Quindi riporta le monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, riconosce il suo peccato e spiega anche il perché: per aver tradito sangue innocente.

«Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!».

Perché dico che è un rimorso superbo e orgoglioso? Perché Giuda, che non aveva mai evidentemente stretto con Gesù un vero rapporto di intimità — come invece avevano fatto Pietro e Giovanni — non avrebbe dovuto andare dai capi dei sacerdoti e degli anziani a confessare il suo peccato, avrebbe dovuto andare da Gesù. Non serviva riportare le monete d’argento. Questo rimorso è molto diverso da un pentimento, lui crede di risolvere la questione ridando i soldi, ma ormai quello che è fatto è fatto, i soldi sono stati semplicemente uno specchietto per le allodole, sono stati l’occasione. Per trenta monete d’argento ha venduto un innocente, lui che tanto si era scandalizzato quando Maria aveva versato il vaso di alabastro pieno di Nardo profumatissimo e preziosissimo sul capo di Gesù.

“Ho tradito sangue innocente”

Se per te è innocente, perché lo hai fatto? Solo adesso ti sei reso conto che Gesù è innocente? E tutto il tempo che hai passato con Lui che cosa ha significato per te?

Noi dobbiamo stare attenti a questi pseudo pentimenti, a questi pseudo rimorsi che sembrano veri ma sono falsi, prima di tutto in noi e poi negli altri.

Vi cito un fatto che mi è venuto in mente adesso che mi è stato riferito qualche anno fa. Una persona calunnia e diffama gravemente un Sacerdote. A causa di queste calunnie e diffamazioni questo Sacerdote subisce delle conseguenze, degli effetti molto pesanti per la sua vita. Questa persona dopo circa 20-25 anni, improvvisamente, si rende conto di “aver tradito sangue innocente”. Capite che dopo così tanti anni la vita del calunniato avrebbe potuto essere distrutta, quell’uomo avrebbe potuto essere anche già morto. Fatto sta che l’accusatore improvvisamente capisce di aver tradito sangue innocente. Piange, soffre, cerca questo Sacerdote e gli va a chiedere perdono. Il Sacerdote a questo punto ha avuto una illuminazione. Dopo aver ascoltato la richiesta di scuse fa questa proposta al calunniatore: “Tu mi dici che sei veramente pentito. Allora io ti chiedo di scrivere su un foglio, di tuo pugno, tutto quello che mi hai detto. Ti chiedo di scrivere tutte le calunnie, le diffamazioni, tutte le accuse false che avevi fatto e di scrivere per ognuna di queste calunnie che è falsa e che tu hai detto queste cose per le tue determinate ragioni. Poi lo firmi, ci metti la data e me lo porti.”

Quel foglio non si è mai visto.

E questo sarebbe un rimorso, un pentimento vero? No, non lo è. Il male va riparato alla radice. Questo Sacerdote ha agito nel modo giusto, ha smascherato quel pentimento “falso”.

Giuda non accetta l’umiliazione di dover andare da Gesù e dirgli quello che ha fatto chiedendo perdono. E quindi cosa fa?

“Andò a impiccarsi.”

Piuttosto che andare da Gesù, sostenere lo sguardo di Gesù, inginocchiarsi davanti a Gesù e chiedere perdono a Gesù, Giuda preferisce andare a impiccarsi.

Tra qualche giorno, leggendo il prof. Larchet, vedremo quando il rimorso è vero e quando è falso. Non tutti i rimorsi, non tutti i sensi di colpa sono veri. Per questo è sbagliato dire che quando si fanno i peccati ci si sistema direttamente da soli con Dio. È sbagliato. Bisogna andare in ginocchio a riconoscere i propri peccati davanti al Suo ministro. Assumiamoci le responsabilità di quello che facciamo.

Il prof. Larchet prosegue:

“In genere la relazione con il padre spirituale è più continua della relazione con lo psicoterapeuta. La relazione con lo psicoterapeuta si limita alle sedute e alla loro durata, mentre la relazione fra il padre spirituale e i suoi figli spirituali è più assidua e perfino assume, attraverso la preghiera, un carattere permanente”

La prima caratteristica che noi vediamo è quella dell’essere permanente. Per questo vi ho detto che non si può annullarla con un colpo di spugna, non è indice di maturità, c’è un carattere di permanenza che non può essere rinnegato.

Per oggi ci fermiamo qui.

Auguro di cuore a tutti una santa settimana e un bellissimo lunedì e mi raccomando verifichiamo bene il nostro rimorso.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Lunedì della V settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

VANGELO (Mc 6,53-56)
Quanti lo toccavano venivano salvati.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.