Le radici spirituali delle malattie psichiche: quinta parte

Le radici spirituali delle malattie psichiche: quinta parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 21 febbraio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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LE RADICI SPIRITUALI DELLE MALATTIE PSICHICHE – Quinta Parte

Eccoci giunti a Domenica 21 febbraio 2021, Prima Domenica di Quaresima. Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal cap. I, vv 12-15 di San Marco.

Lo Spirito spinge Gesù nel deserto per quaranta giorni e lì c’è il grande incontro tra Gesù e Satana, il suo antagonista per eccellenza. Anche noi siamo chiamati in Quaresima, ma non solo in Quaresima, a saper incontrare il nostro antagonista, che è lo stesso antagonista di Gesù, che si manifesta sotto diverse forme.

Nel libro che stiamo leggendo: “L’inconscio Spirituale” stiamo affrontando proprio il tema del falso timore, della paura, dell’inquietudine che sono sicuramente dei grandi antagonisti. Scrive:

“Ed è anche attraverso l’amore che l’uomo può vincere il timore, dato che il primo esclude il secondo, come dice l’apostolo san Giovanni: «Non c’è timore nell’amore; al contrario, l’amore perfetto scaccia il timore» (Prima lettera 4,17-18). Qui è detto dell’amore del prossimo: chi ama il fratello, nulla teme da lui. Ma più fondamentalmente ancora, quest’insegnamento vale per l’amore di Dio, che esclude tutte le forme di timore mondano e soprattutto la paura della morte, che dei timori mondani è spesso l’origine.”

L’amore di Dio esclude il timore passionale, il timore del mondo, che abbiamo visto è legato al piacere, al gusto, e soprattutto esclude quello della morte. Oggi siamo tanto segnati dalla paura della morte, ma l’amore di Dio fa superare questa paura. Non rende incoscienti, sprovveduti, imprudenti, semplicemente rende liberi dalla paura.

“Nell’amore di Dio l’uomo riceve «la forza della fiducia» (cfr. ibid. 4,17), vittoriosa su ogni timore; è unito a Colui cui tutte le cose sono sottoposte e niente può fargli danno. In forza dell’amore, l’uomo vive ormai nell’intimità di Dio, lontano da tutte le cose di questo mondo – esterne o interiori – che possono provocare timore e gode di beni spirituali che nessuno può rapirgli. In parallelo, il malato deve lavorare, con l’aiuto del suo terapeuta, a convertire il suo timore-passione in timore virtuoso.”

L’amore per Dio esclude questo timore-passionale, da Dio noi riceviamo la forza della fiducia che vince ogni timore sbagliato perché l’uomo vive nell’intimità di Dio e quindi tutte le cose di questo mondo non gli fanno più alcun effetto.

“In effetti, già abbiamo visto che esiste anche un timore virtuoso, che Dio ha dato all’uomo come un mezzo di salvezza e che per questo i Padri chiamano anche «timore salvifico», «salvifica ansietà» e con altre espressioni di questo genere. Questo timore costituisce ciò che la tradizione ascetica chiama appunto il «timore di Dio».”

Vedete, il timore di Dio può chiamarsi anche «timore salvifico», «salvifica ansietà», sono delle belle espressioni!

“Il timore-virtù e il timore-passione hanno radice nella medesima tendenza naturale dell’uomo a temere. Il timore-passione corrisponde di fatto a una deviazione contro natura – una perversione patologica – di quel timore-virtù che è naturale e normale nell’uomo; nel timore-passione il timore si concentra su questo mondo, invece di concentrarsi sulla relazione con Dio, come la sua natura stessa voleva. La terapeutica del timore patologico deve dunque avvenire partendo da una conversione, da una svolta verso Dio di quella tendenza che è alla sua base.”

Per curare il timore-passione ci deve essere una conversione.

“E siccome si fondano sulla medesima tendenza, le due forme di timore si escludono a vicenda. Mentre il timore-passione escludeva il timore di Dio, questi, una volta che l’uomo l’avrà fatto proprio, escluderà quello. E a mano a mano che crescerà nell’uomo, il timore di Dio ridurrà il timore-passione, prendendo il suo posto. Per questo, il Siracide può gridare quella che è una sua constatazione: «Chi teme Dio non ha paura di nulla, non teme … » (Siracide 34,14). Per quanto poi riguarda le condizioni per giungere al timore di Dio (che è, fondamentalmente, ricordiamolo, il timore di venire separati da Dio), rimandiamo allo studio che a questo argomento abbiamo già dedicato.

Vedete, il testo ribadisce più volte così ce lo imprimiamo bene nella mente: il timore di Dio è il timore di venire separati da Dio. E cosa ci separa da Dio? Il peccato. Che cos’è il peccato? E’ un’offesa fatta a Dio, un atto di ribellione alla legge di Dio. Quindi il timore di Dio, il timore virtuoso, salvifico, la salvifica ansietà, sono il timore del peccato, vale a dire il timore di venire separati da Dio. Sappiamo quanto bisogno abbiamo di questo timore.

Adesso vediamo un altro paragrafo: “L’assolutizzazione del relativo”

“L’assolutizzazione del relativo è una componente essenziale della maggior parte delle malattie psichiche. Il suo ruolo patogeno è stato messo in evidenza, su un piano psicologico, dagli psicanalisti Igor Caruso e Wilfried Daim, che fanno entrambi riferimento, nella loro concezione della psicopatologia, a valori religiosi di ispirazione cristiana.”

Qui il testo riporta una nota che è importante, quindi ve la leggo. Si tratta di un brano dello psicanalista Wilfried Daim che nella sua opera “L’Homme et L’Absolu” fa questa descrizione generale di questo procedimento:

“Se l’Assoluto non viene preso come assoluto, ma come relativo, e se, al contrario, qualcosa di relativo viene preso per assoluto, nell’uomo nasce un conflitto di fondo. Il relativo eretto ad assoluto non è Dio, ma un idolo. Questi nasce dalla deificazione d’un relativo e va di pari passo con una detronizzazione di Dio, dato che, rispetto all’idolo, Dio è stato privato del suo carattere divino e, di conseguenza, reso relativo. Una volta reso Dio relativo ed elevato l’idolo ad assoluto, sopravviene un conflitto con la realtà, per forza accompagnato da funeste conseguenze. [… ] Se una porzione del mondo viene cavata fuori dalla realtà ed elevata al rango di idolo, cioè elevata ad assoluto, avvengono una sfigurazione e uno sfasamento d’ottica, che mettono in gioco sia le cose che l’individuo stesso. Nei loro reciproci rapporti, l’uomo e il mondo sono fuori asse, l’ordine stabilito è distrutto. In tal modo, l’idolo stesso è mostruosamente sopravvalutato e nella stessa misura Dio sottovalutato. Conoscenze sfasate generano anche attività sfasate. Queste non sono più conformi alla loro natura, non sono più adeguate alla situazione e non centrano più i loro oggetti. Ne risulta un conflitto con la realtà, conflitto che costituisce la ragione vera della nevrosi e forse anche della psicosi» (p. 135-136).

La ragione della psicosi e della nevrosi lui la ritrova nella assolutizzazione del relativo, quindi stiamo attenti ad assolutizzare il relativo, qualunque esso sia, o siano, perché l’assoluto è solo Dio.

Ritorniamo al testo di Larchet:

“Ma purtroppo questi autori si sono poi limitati a considerazioni di carattere molto generale, senza saper trarre, da questa giusta intuizione, tutte le sue conseguenze sul piano terapeutico. Già altrove abbiamo fatto vedere come nell’uomo il processo del peccato consista nell’ignorare Dio e stornare le proprie facoltà conoscitive, la propria facoltà di desiderio e tutta la propria potenza d’amore – ma anche tutte le altre facoltà – verso il suo io, considerato indipendentemente da Dio, e verso le cose di questo mondo, non più considerate nel rapporto che esse hanno con Dio ma nelle loro sole apparenze sensibili, in vista di godere di esse.”

Questo è il peccato: ignorare Dio, stornare tutto se stesso da Dio per concentrarlo sul proprio io, indipendentemente da Dio.

“Ed è così che l’ignoranza e trascuratezza di Dio fa nascere l’amore egoistico di sé (o philautia), e questo a sua volta tutte le passioni, che sono altrettante forme di attaccamento a sé e al mondo. Perdendo il senso dell’Assoluto, l’uomo ha fatto di sé un idolo, deificandosi senza Dio e al di fuori di Lui, e in più si è fatto degli idoli con le cose limitate di questo mondo. Questo processo di “idolificazione” è stato descritto molto bene dai Padri, in particolare sant’Atanasio d’Alessandria e san Massimo il Confessore. Se attentamente analizziamo tutte le malattie psichiche, costatiamo infatti che tutte quante spingono all’estremo, sebbene ciascuna relativamente a un solo oggetto particolare, questo processo di assolutizzazione del relativo o di idolificazione di un oggetto limitato. Qui di seguito mostreremo il carattere patogeno di quest’ipertrofia dell’io”

Vuol dire un io esageratamente grosso

“che s’incontra in molte nevrosi (in particolare nella nevrosi isterica) e in molte psicosi (in particolare la psicosi paranoica). Quanto all’assolutizzazione di oggetti, di situazioni o rappresentazioni particolari, essa si trova al centro delle nevrosi fobiche e della nevrosi ossessiva.”

Guardate quante malattie mentali vengono fuori dall’assolutizzazione del relativo!

“Si trova anche, in certo modo, nelle psicosi, dato che ogni delirio è un’interpretazione generale della realtà alla luce d’un suo aspetto assai limitato.”

Il delirante è colui che interpreta la realtà alla luce di un solo aspetto, un aspetto piccolo.

“La terapeutica di questa assolutizzazione e idolificazione passa – come assai bene hanno visto Igor Caruso e Wilfried Daim – attraverso un ripristino della gerarchia dei valori. E perciò la terapeutica spirituale consisterà in un rovesciamento di prospettiva, in una conversione delle facoltà conoscitive, delle potenze desiderante [concupiscibile] e aggressiva [irascibile] e di tutte le altre facoltà nella direzione di Dio, che deve tornare a essere il centro assoluto di riferimento. Solamente per questa via gli oggetti assolutizzati e idolificati potranno ritrovare quel posto e valore relativi che loro tocca.”

Quindi è solo mettendo Dio al centro che rimetto le altre cose o persone al loro posto. Così finiscono tutti i ricatti affettivi, tutte le dipendenze inutili, questo nostro sentirci dipendenti dagli altri, dal consenso, dal rispetto umano…

“Questo rovesciamento di prospettiva, questo ripristino della gerarchia dei valori”

Ricordate, ne parlavamo già nei giorni scorsi: la gerarchia dei valori che mi faccio al mattino.

“non può fondarsi che su un rafforzamento nel malato della sua fede in Dio e, correlativamente, in un indebolimento delle sue forme di attaccamento al mondo, cioè delle sue passioni. Dunque non si tratta d’un processo puramente intellettuale, ma piuttosto d’un processo ascetico globale. Quest’integrazione della terapeutica nella vita ascetica la renderà più efficace per i deliri, che, nelle psicosi, sono alla base dell’idolificazione e si dimostrano inaccessibili a un discorso puramente razionale.”

Abbiamo concluso questo paragrafo sull’assolutizzazione del relativo. Invito me e voi a mettere le cose al loro posto, a partire dalle persone. Il relativo sta nel grande insieme del relativo, l’assoluto sta da solo, ed è Dio.

Vi auguro di cuore una santa giornata e la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

VANGELO (Mc 1,12-15)
Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».