Le radici spirituali delle malattie psichiche: sesta parte

Le radici spirituali delle malattie psichiche: sesta parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 22 febbraio 2021 – Cattedra di San Pietro Apostolo

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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LE RADICI SPIRITUALI DELLE MALATTIE PSICHICHE – Sesta Parte

Eccoci giunti a lunedì 22 febbraio 2021, festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Abbiamo ascoltato il Vangelo tratto dal cap. XVI, vv 13-19 di San Matteo.

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»

A questo ci deve condurre la nostra fede, ad affermare con l’intelletto e con la vita: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» In tutto e sempre.

Per questo stiamo facendo il nostro percorso attraverso il testo “L’inconscio Spirituale” del prof. Larchet e siamo arrivati al paragrafo: “Pseudo-rituali

“La presenza di pseudo-rituali s’incontra in varie malattie psichiche, ma un posto centrale essi occupano nella nevrosi ossessiva. Freud ha notato l’analogia che esiste fra i rituali nevrotici e i rituali religiosi; è peraltro anche ciò che l’ha indotto a vedere nella religione un fenomeno nevrotico.”

La nota riportata cita il passo di “Psychose, névrose et perversion” nel quale Freud scrive: “Sulla base di queste concordanze e analogie, potremmo arrischiarci a concepire la nevrosi ossessiva come il momento patologico della formazione religiosa, a vedere nella nevrosi una religiosità individuale e la religione come una nevrosi ossessiva”.

Freud vedeva nei rituali nevrotici un rapporto con i rituali religiosi, e quindi vedeva la religione come un fenomeno nevrotico.

“Al contrario, noi riteniamo che i rituali nevrotici siano delle contraffazioni patologiche e dei surrogati di rituali religiosi autentici e sani.

Non sono i rituali religiosi ad avere un legame con i rituali nevrotici, ma sono i rituali nevrotici ad essere delle imitazioni dei riti religiosi. Sono dei falsi rituali, degli pseudo-rituali, appunto.

Ciò non per forza equivale a dire che il malato sia stato un tempo in possesso in modo conscio di quei rituali e successivamente li abbia pervertiti. In genere il ritualismo (che, in forme svariate e gradi diversi, troviamo presente in tutti gli uomini) ha come base la religiosità inconscia dell’uomo, costitutiva di quello che abbiamo chiamato l’inconscio “teòfilo”.

Il ritualismo è di base per l’uomo.

I rituali nevrotici, che sono forme acute e aberranti di ritualismo, possono allora fondarsi sull’intuizione -inconscia – che un rituale potrebbe essere efficace per risolvere una certa sofferenza, e quindi provenire da un maldestro tentativo d’inventarsene uno, non avendone a disposizione.”

Mi invento un rito, o trovo un rito che a me piace e penso che mettendo in atto un ritualismo io posso risolvere una sofferenza.

“Freud ha sottolineato come i rituali che compaiono nella nevrosi siano dei mezzi per scongiurare l’angoscia. In realtà, bisogna risalire ancora più indietro dell’angoscia, fino a ciò che la provoca, cioè un inconfessato sentimento di vergogna o un senso di colpa, giustificato oppure no che sia.”

Bisogna andare a vedere da dove nasce questa angoscia, la quale nasce quasi sempre da un senso di vergogna che non dico, da una cosa che ho vissuto, subito, fatto e non ho mai avuto il coraggio di parlarne, e questa è una cosa tragica.

Ho sempre in mente un esempio che mi fecero, quando ero ragazzo, in un corso di esercizi spirituali. Ci dissero:

“Ricordatevelo, le cose tenute segrete, nascoste, per paura, per vergogna, per senso di colpa, senza parlarne a nessuno, sono come una carogna di un animale morto dentro la pozza di una sorgente d’acqua di montagna. Anche se l’acqua che sgorga è la più pura del mondo, nel momento in cui viene a contatto con la carogna putrefatta quell’acqua diventa corrotta, inquinata, contaminata, velenosa, mortifera, imbevibile. Tutto ciò che uscirà da lì sarà malato. E’ inutile che poi voi versate nell’acqua delle soluzioni per disinfettarla, sono rimedi inutili. Voi dovete prendere quella carogna in putrefazione e tirarla fuori dall’acqua, solo così risolverete il problema.”

La carogna in putrefazione sono questi sentimenti di vergogna e sensi di colpa inconfessati. Non tenete, non teniamo nella coscienza questa roba! Se non riesci a dirlo, se hai vergogna, scrivilo, e quando vai in confessionale dai il biglietto al sacerdote. Glielo dici: guardi, ho questa cosa che mi tengo dentro da anni, non riesco a dirla ad alta voce, per favore la legga. Ma dovete condividerlo con un sacerdote. Non potete confessarvi? Almeno diteglielo. Scriveteglielo, ma dovete tirare fuori questa cosa. Riceverete sicuramente dei consigli sapienti, saggi che vi aiuteranno a strappare fuori questa carogna.

“Molti di questi rituali sono infatti dei rituali di purificazione o di espiazione che assumono una forma simbolica; appaiono come delle deviazioni e deformazioni di rituali penitenziali autentici, di cui hanno in qualche modo preso il posto.”

Siccome ho dentro questi mostri allora uso questi rituali per purificarmi, per espiarmi ma non servono a niente, perché prima devo tirare fuori la carogna.

“Il ruolo del terapeuta è fondamentalmente quello di scoprire a quale colpa o pseudo-colpa sia legato quel sentimento di vergogna o quel senso di colpa. Insomma, è anzitutto d’aiutare il malato a prenderne coscienza, e ciò già da solo può ridurre la patologia;”

Parlatene, trovate un bravo Sacerdote.

“ma se la psicanalisi si limita a far arrivare a una “coscientizzazione” e una verbalizzazione, senza pronunciarsi sulla qualità morale di ciò che fonda quel sentimento, la terapeutica spirituale può invece spingersi oltre e aiutare il malato a trovare una soluzione alla sua patologia”

La nota cita:

“Dobbiamo ricordare che nella Chiesa ortodossa si fanno molte preghiere per chiedere a Dio il perdono dei peccati coscienti e di quelli inconsci.”

“sia nella penitenza e nel perdono sacramentali, quando si tratti di vera colpa, sia nell’aggiustamento del giudizio sull’atto, sul pensiero o sul sentimento considerati colpevoli, quando non si tratti di vera colpa.”

Il parlarne con il Sacerdote vi aiuterà, perché se è una colpa presunta ma non reale, cioè se è un peccato che non esiste ma che voi pensate di aver fatto, il Sacerdote vi dirà che non c’è. La carogna non c’era ma tu la vedevi e ora sei a posto. Oppure, se il peccato c’è, attraverso la penitenza e il perdono sacramentale – quindi l’assoluzione – la si tira via. L’importante è toglierla perché questa cosa rovina i rapporti, distrugge tutto e vi fa ammalare.

“Ma la conversione del rituale da pseudo-rituale patologico a rituale autentico e sano può costituire, parallelamente, una terapeutica preziosa. Il terapeuta può aiutare il malato a trasformare a poco a poco le parole o formule che egli va ripetendo in modo compulsivo in parole e formule di preghiera, unendole eventualmente a un atteggiamento di penitenza per la colpa che uno sente. Questo atteggiamento di penitenza possiede dell’efficacia nei riguardi non soltanto d’una colpa cosciente, ma anche d’una colpa inconscia. In modo analogo, può aiutare il malato a trasformare a poco a poco i suoi atti compulsivi in gesti di preghiera (segni di croce, invocazioni … ). Si tratta, per dirla in altre parole, di convertire l’ atteggiamento patologico in atteggiamento normale, di dare una svolta agli pseudo-rituali, per restituire a essi la forma di rituali autentici ed efficaci di cui i primi non erano che la deviazione e la caricatura patologica e impotente.”

Vedete che bello? Posso trasformare quei rituali dandogli un senso vero. Uno si mette in testa che se non fa cinquanta segni di croce al giorno altrimenti sto male. E’ un’ossessione. Ma andiamo a vedere perchè c’è. Poi i tuoi segni di croce potrai andare avanti a farli, ma con un senso diverso, senza angoscia e le cose pian piano si acquietano.

“Il fatto che gli pseudo-rituali s’impongano spesso in maniera brusca e siano incoercibili non costituisce un vero ostacolo a questa terapeutica. Ma bisogna, in un primo tempo, insegnare al malato a far seguire a uno pseudo-rituale che a lui si è imposto un rituale autentico; bisogna poi anche insegnargli a captare l’arrivo dello pseudo-rituale, per bloccarlo prima che si manifesti, sostituendogli un rituale vero. Si tratta d’una disciplina mentale e di un’abitudine che uno deve procurarsi a poco a poco.”

Mi fermo qua, domani andremo avanti approfondendo, vedendo le turbe ossessivo compulsive. Vedrete che troverete grandissimo beneficio. Adesso mi fermo, non mettiamo troppa carne al fuoco.

La frase di Pietro:

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»

Riprendiamola nella festa di oggi, facciamola nostra e possa diventare questo il nostro rituale, la preghiera del cuore, che sostituisca gli pseudo-rituali e divenga un bel rituale che ci aiuti in questa purificazione del cuore, in questa centratura equilibrante ed equilibrata su Dio così da togliere tutte le possibili carogne e poter avere un cuore bellissimo e cristallino. E’ possibile per tutti.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO

VANGELO (Mt 16,13-19)
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».