Le radici spirituali delle malattie psichiche: settima parte

Le radici spirituali delle malattie psichiche: settima parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 23 febbraio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione  

LE RADICI SPIRITUALI DELLE MALATTIE PSICHICHE – Settima Parte

Eccoci giunti a martedì 23 febbraio 2021. Siamo al martedì della prima settimana di Quaresima. Abbiamo ascoltato la Prima Lettura di oggi tratta dal cap. 55°, vv 10-11 del profeta Isaia.

“Così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto..”

Perchè questo accada, però, dobbiamo metterci disponibili ad ascoltare questa Parola. E per ascoltarla occorre dedicare del tempo a Dio.

Vi prego oggi fate un esercizio di matematica. Prendete carta e penna, prendetevi un orologio, e nel corso della giornata segnate esattamente da quando a quando, da che ora e che minuto iniziate la preghiera oggi e la finite, nei vari momenti della giornata. In 24 ore quanto tempo dedicate alla preghiera, e per preghiera intendo tutto: la Messa, il Rosario, l’orazione, la meditazione, la visita al Santissimo, …, insomma quanto tempo in una giornata dedico a Dio, quello che abbiamo imparato a chiamare il “kairos”, il tempo sacro di Dio.

Quanto tempo vivo nel kairos? Quanto tempo dedico a Dio su 24 ore?

Poi fate il calcolo di quanto tempo dedicate al mangiare, al dormire, a lavorare, a studiare, allo sport, al divertimento, a parlare al cellulare, ai Social, ai giochini se li fate sul telefono o sul computer, alla televisione (qualunque cosa che riguarda la televisione, anche il telegiornale), alla radio. Guardate quante cose riempiono la nostra giornata. Quanto tempo dedicate a ciascuna di esse?

Segnatevelo per qualche giorno, come esercizio di matematica, poi tirate una somma, scrivete in alto a sinistra: kronos; in alto a destra: kairos. Nel kronos, segnate il tempo profano, e ci fate entrare tutte quelle cose che non sono il kairos. Nel kairos, segnate il tempo di Dio. Al termine tirate una riga e fate la somma. Vi assicuro che avrete grosse sorprese.

“Non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”

La parola di Dio opera ciò per cui è stata mandata, certo, bisogna però vedere quanto tempo dedico a Dio, se io l’ascolto.

Noi, con il nostro libro “L’inconscio Spirituale”, stiamo cercando di togliere, di analizzare, di individuare tutto ciò che è un impedimento a questo ascolto della Parola di Dio, a questa presenza a Dio. Stiamo cercando di guarire tutte le storture che abbiamo. Ieri abbiamo iniziato gli pseudo-rituali, abbiamo visto quanto è importante riconoscerli perché sono presenti in tante patologie. Continuiamo con questo argomento.

“Sotto questa voce dobbiamo comprendere anche quelle che vengono chiamate le turbe ossessive compulsive (TOC) e che da qualche anno paiono particolarmente diffuse; anche a loro riguardo dobbiamo spendere qualche parola. Questo tipo di turbe è presente in particolare nella cosiddetta sindrome di Gilles de la Tourette, assumendo a volte la forma di gesti e parole oscene (coprofagìa e coprolalìa) o magari di bestemmia. Oggi perlopiù si ammette che la sindrome di Gilles de la Tourette ha un’origine organica, dato che si manifesta anzitutto con una disordinata agitazione nervosa. Ci si può tuttavia chiedere perché mai queste turbe, quando sono ben impiantate, assumano proprio la forma di gesti e parole oscene oppure blasfeme e non già di gesti o parole banali.”

Lui dice: tu hai queste turbe ossessive compulsive, va bene. C’è un’origine organica e quindi le curiamo con le medicine. Però il prof. Larchet pone una domanda interessante: perché mai queste turbe assumono proprio la forma di gesti e parole oscene o blasfeme e non gesti e parole banali? Perché proprio quelli? Cioè perchè la persona affetta da queste turbe ha in mente in maniera ossessiva parolacce e bestemmie e non ha in mente invece il trifoglio, il geranio, le mele, cioè cose e parole ordinarie? Il prof. ne deduce:

“C’è un’evidente implicazione morale e spirituale. Da un punto di vista spirituale, si può essere tentati di vederci l’effetto d’un qualche intervento demoniaco, portando a riprova che bestemmie e parole oscene sono abituali nei fenomeni di possessione; ma su questo punto bisognerà essere molto cauti. Pare infatti che nella maggioranza dei casi si abbia sì da fare con una perdita di controllo morale, ma insieme a una perdita di controllo fisico e psichico. Una rieducazione è tuttavia possibile, e i procedimenti che abbiamo già indicato a proposito dei rituali presenti nelle nevrosi ossessive possono parecchie volte applicarsi anche a questi casi con successo.”

“Possiamo qui ampiamente ispirarci alla terapeutica spirituale delle bestemmie, che sono manifestazioni assai comuni in certi stadi della vita spirituale e che, senza integrarsi con un qualche sintomo psicologicamente patologico, si possono nondimeno assimilare a certe manifestazioni compulsive indesiderabili, che sono, per chi ne è vittima, motivo di sofferenza e angoscia.”

Lui dice: teniamo insieme le due cose. Ci sarà un problema organico, però c’è anche una un problema spirituale. Quindi gli stessi approcci terapeutici che abbiamo visto in occasione degli pseudo-rituali possono applicarsi con successo anche a questo caso.

Iniziamo ora un altro argomento: “Aggressività perversa”

“L’aggressività – che può assumere la forma di un’aggressività contro se stessi oppure contro gli altri – è una componente di numerose malattie psichiche. L’aggressività contro se stessi può arrivare ad assumere anche forme estremamente gravi, come l’automutilazione e il suicidio. È spesso legata a una volontà di autopunizione, e deriva allora da due atteggiamenti patogeni che abbiamo già visto in questo capitolo, cioè il falso senso di colpa e la svalutazione di sé.”

Ad esempio il prendersi a sberle non è una cosa sana, pestarsi un dito, tagliarsi un braccio, spegnersi una sigaretta in una gamba, queste cose non vanno bene, sono forme di aggressività che noi rivolgiamo verso noi stessi ma si possono volgere anche verso gli altri. Derivano da questo falso senso di colpa e dalla svalutazione di sé.

“L’aggressività contro gli altri è poco legata al comportamento effettivo degli altri”

Ad esempio qualcuno dice: “Ho bestemmiato per colpa tua, perché mi hai fatto arrabbiare”. No, hai bestemmiato perché tu hai scelto di bestemmiare. La decisione di compiere il male viene sempre da chi la compie, non dall’altro.

“… e deriva essenzialmente da una deficienza dell’idea che uno si fa di sé quando si relaziona con gli altri e corrisponde ora a una auto-sopravvalutazione e ora a una svalutazione patologica dell’io e a un bisogno di proteggersi dagli altri mettendo una certa distanza fra sé ed essi.”

L’aggressività viene da qui: o perchè c’è una auto-sopravvalutazione oppure una svalutazione patologica.

“Nella loro analisi dell’aggressività patologica, i Padri – raggruppandone tutte le forme nella passione che essi chiamano “collera” (orghé) – constatano che essa nasce nell’uomo quando è afflitto perché non può ottenere un piacere che cerca, ma anche e principalmente quando si trova oppure sente o teme di venirsi a trovare in una situazione che lo priva d’un piacere di cui godeva, quando insomma “l’amore egoistico di sé (philautia) si trova mortificato dalla sofferenza”. L’aggressività si rivolge allora contro chi è oppure sembra la causa della sua frustrazione o è magari sul punto di diventarlo.”

Questa aggressività i Padri la vedo qui: quando cerco un piacere ma non ce l’ho, oppure temo che mi venga portato via qualcosa.

“Siccome il piacere è legato al desiderio, è il desiderio dei beni sensibili e l’attaccamento a essi ciò che secondo i Padri costituisce il fondamento primario dell’aggressività patologica.”

Quindi l’attaccamento ai beni è all’origine dell’aggressività. E qui parliamo di tutti i beni: può essere il mio cane, il mio gatto, la mia macchina, la mia bambola, la mia casa, le mie cose, … ognuno ha le sue. Vedete infatti che se qualcuno porta via ad un bambino il suo giocattolo lui diventa aggressivo. Se un altro bambino gli porta via qualcosa, lui lo picchia. L’attaccamento al bene sensibile scatena l’aggressività.

“L’amore per le cose sensibili e i piaceri a esse legati si manifesta in maniere diverse a seconda delle passioni. Nella concezione ascetica classica, ci sono tre grandi categorie di passioni, o tre generi principali di attaccamento dell’uomo alla realtà sensibile, che possono fargli da pretesto per la sua aggressività, quando si ritrovi privato del piacere che la realtà sensibile gli procura oppure sotto minaccia di perderlo o, ancora, impedito di raggiungerlo”

Pensate ad esempio a quella forma di ossessione che è “devo sposarmi”, oppure “devo diventare prete”. “Io ho la vocazione al matrimonio”. Bene: hai il fidanzato o la fidanzata? No, e allora dov’è questa vocazione al matrimonio? Hai la vocazione al matrimonio o tu ti vuoi sposare? Sono due cose diverse. “Ho la vocazione al sacerdozio”. Bene, ti hanno preso in seminario o in un convento? No. E allora dov’è la vocazione? “Voglio volare”. Hai le ali? No, allora non sei chiamato a volare. “Eh ma io voglio volare”. Ho capito, ma se ti butti giù dal tetto ti ammazzi.

Sono tutti attaccamenti ai propri pensieri, ai propri progetti, alle proprie idee. E nel momento in cui non ottengo quello che voglio perché io voglio sposarmi ma nessuno sposa, non per questo devo diventare cattivo, cadere in depressione, prendermela con gli altri e se vedo gli altri che si sposano e io no, divento matto, o l’altro che diventa prete e io no, divento matto. Queste sono forme di attaccamento che mi fanno poi diventare aggressivo.

Sono tre le grandi categorie di passoni. La prima:

“l’attaccamento al cibo (passione della voracità, o gola, la gastrimarghia dei Padri)”

E’ interessante questo attaccamento. Interessante che è un peccato che non si confessa mai, il peccato di gola. Eppure qui viene elencato per primo.

Guardatevi quando mangiate, fatevi un video e poi guardatevi. Ci sono persone che non fai in tempo a mettere in tavola il piatto che hanno già finito, non l’hanno neanche gustato. Non hanno mangiato, hanno sbranato la pastasciutta.

La gola non è semplicemente: “Ho mangiato un uovo di cioccolato intero”. Ma anche COME mangi.

Vi faccio un esempio piccolo ma vi rende l’idea: siamo in cucina e stiamo preparando da mangiare, supponiamo che dobbiamo mangiare alle 20.00, quindi alle 19 andiamo in cucina per preparare da mangiare, mettere su tutto, preparare la tavola, e quindi si incomincia a tirare fuori i cibi. Che cosa accade molto comunemente? Che viene fame e uno comincia a spiluccare un po’ di qui e un po’ di la.

Oppure, un altro esempio è di chi va a comprare il pane per la famiglia e intanto nel tornare a casa si mangia un panino dal sacchetto.

Se vi capitano queste cose provate a dire no, provate mentre cucinate a non toccare niente fino a quando non avete fatto il segno di Croce e la benedizione a tavola con tutti gli altri. Provate a servirvi per ultimi anziché per primi. Venite a casa dal panettiere senza toccare niente dal sacchetto.

Da lì capite quanto siamo voraci e golosi, quanto siamo attaccati al cibo.

Veniamo alla seconda forma di attaccamento:

“l’attaccamento al denaro, alle ricchezze e, più in generale, agli oggetti materiali (passione dell’avarizia o amore per il denaro, la philargyria dei Padri, e la cupidigia, o pleonexia);

Ognuno di noi ha il suo recinto dei suoi oggetti inviolabili, intoccabili, delle “sue cose”. Che poi tanto quando moriamo lasciamo tutto qui…

Ricordate l’attaccamento che aveva Santa Gemma alla reliquia di San Gabriele dell’Addolorata, e il Signore gliel’ha tolta.

Veniamo al terzo attaccamento:

“l’attaccamento a sé (passioni della vanagloria, o kenodoxia, e dell’orgoglio).

Fra queste radici, o fonti, la vanagloria (kenodoxia) e l’orgoglio costituiscono le più fondamentali. È quando l’uomo si sente ferito nel suo amor proprio (amore egoistico di sé, o philautia), quando si sente umiliato, offeso, non preso in considerazione (soprattutto quando ha una buona immagine di sé e si aspetta che gli venga riflessa anche dagli altri) che si lascia andare alle varie forme di aggressività. È dunque evidente come quella che appare la causa esterna e la motivazione addotta per l’aggressività, in realtà non sia poi che il catalizzatore di un’aggressività la quale proviene invece direttamente dal soggetto stesso, cioè dal suo orgoglio di fondo. Una prova a contrario è che l’umile resta pacifico e dolce anche quando viene violentemente aggredito. Nella collera, nel rancore, nel desiderio di vendetta e nelle varie forme di aggressività l’uomo non cerca che di ripristinare, in faccia a chi l’ha offeso e umiliato ma nello stesso tempo anche di fronte a sé, l’immagine di sé cui si era attaccato e che sente sminuita.”

Per questo noi ci arrabbiamo, siamo aggressivi, rispondiamo male, trattiamo male, pensiamo male: per la nostra immagine, per la nostra autostima. Che poi non è una vera autostima.

“Il distacco dal proprio io decaduto e la conquista dell’umiltà appaiono quindi delle terapeutiche spirituali fondamentali dell’aggressività patologica. Ma la terapeutica dell’aggressività suppone anche un lavoro di conversione dell’attività (o energia) della potenza aggressiva o irascibile (thymos) da cui proviene.”

Vediamo ora cosa dice, molto interessante: perché abbiamo l’aggressività? Perché abbiamo l’ira? Noi pensiamo che sia un male… invece no, è un male in base a come la usiamo.

“Dobbiamo ricordare, a questo riguardo, che la potenza irascibile venne da Dio data all’uomo alla creazione, e che essa fa parte della natura stessa dell’uomo.”

Quindi non viene dal peccato originale, viene da Dio, è un dono di Dio.

“Nel disegno del Creatore, la sua funzione era di aiutare l’uomo a lottare contro le tentazioni del Tentatore ed evitare il peccato e il male; tali erano alle origini la sua finalità naturale e il suo uso normale.”

Capito? Dio ce l’ha data per lottare contro il demonio, per resistere alle tentazioni. Lì bisogna essere aggressivi, solo lì.

“Dopo il peccato ancestrale, conservava ancora quella funzione, ma in più doveva aiutare l’uomo a lottare anche contro le disposizioni al male insediatesi in lui, cioè le passioni, e a condurre “il buon combattimento”, cioè quello destinato a dargli la purezza interiore, a fargli praticare le virtù e arrivare all’unione con Dio. Ma peccando, l’uomo distolse la sua potenza irascibile da quelle finalità e, invece di utilizzarla per lottare contro il Maligno e contro le varie forme del male che sono in lui, la rivolse contro il prossimo.”

La potenza irascibile, l’aggressività noi dobbiamo rivolgerla verso il demonio, verso le tentazioni, verso il male, non verso le persone.

“Addirittura, a volte, invece di utilizzarla a combattere e mortificare il suo io decaduto, la utilizzò a combattere e distruggere il suo io vero e spirituale. In entrambi i casi, egli ha fatto di questa potenza un uso contro natura. È quest’uso contro natura della potenza irascibile che dà vita all’aggressività patologica, nelle varie forme che di essa conosciamo. La terapeutica dell’aggressività consiste dunque, fondamentalmente, nel distogliere l’attività della potenza irascibile dalle perverse direzioni che ha preso, dalle sue false finalità – si tratti del prossimo o dell’io vero (quello definito dall’immagine e somiglianza di Dio) – per lanciarla di nuovo contro le tentazioni, i cattivi pensieri, le passioni e tutte le forme del male che l’uomo ha in sé, o anche contro l’io decaduto (quello costituitosi al momento della separazione da Dio, nel ripiegamento su sé e nell’attaccamento a questo mondo con le passioni).”

Questo è l’io decaduto: quello che si è formato con il peccato originale che si forma con il peccato attuale, che si forma con il ripiegamento su di sé, che si forma con l’attaccamento alle cose.

“Questa conversione della potenza irascibile è uno dei principi base della vita ascetica e non può trovare la sua validità e il suo senso se non nel quadro globale di questa.”

Quindi avete capito perchè oggi abbiamo parlato dell’aggressività “perversa”. Perchè l’aggressività in sè è buona, fa parte della nostra natura ed è buona se è rivolta contro il demonio, contro le tentazioni, contro il male. Diventa perversa quando è rivolta contro il prossimo o contro di noi e quindi va curata curando l’io decaduto, rimettendolo al suo posto.

Domani vedremo “i perversi orientamenti del desiderio” e credo che anche su questo abbiamo tutti da dover imparare molto.

Vi auguro una santa giornata e mi raccomando se potete fate gli esercizi di matematica che vi ho detto, di matematica esistenziale.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Martedì della I settimana di Quaresima

PRIMA LETTURA (Is 55,10-11)
La mia parola opera ciò che desidero.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».