Conversione e perdono dei peccati

Conversione e perdono dei peccati

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 8 aprile 2021 – Giovedì fra l’ottava di Pasqua

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione  

CONVERSIONE E PERDONO DEI PECCATI

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a giovedì 08 aprile 2021, giovedì fra l’Ottava di Pasqua, abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal cap. XXIV di San Luca, vv. 35-48.

Appena ritornati da Emmaus sono ancora lì ,tra di loro, che si raccontano questa vicenda e il momento nel quale lo hanno riconosciuto, cioè allo “spezzare del pane”, come abbiamo visto ieri.

“Narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”

Gesù arriva in persona.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

Che cosa permette ai Discepoli di riconoscere che è veramente il Signore? I segni della Passione, le sue Piaghe, che forse noi tanto poco preghiamo. A Suor Maria Marta Chambon il Signore mostra queste piaghe e tutta la vita di questa suora è un po’ una spiegazione, una comunicazione a noi di quello che il Signore dice circa le Sue Piaghe. Di fatto sono queste Piaghe che determinano l’identità di Gesù adesso.

“Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!”

Guardate i segni dell’Amore. Di cosa loro da adesso saranno testimoni? Della Passione, della Risurrezione e del fatto che nel Nome di Gesù saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati.

«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Quindi noi siamo chiamati a convertirci e siamo chiamati ad essere perdonati dai nostri peccati. Dico cose ovvie, è vero, perché purtroppo non per tutti sono così ovvie, qualcuno infatti dice che è sufficiente per noi riconoscere chi siamo: “Io sono un povero peccatore, Dio mi ama così, e quindi non devo cambiare”. Non si capisce neanche cosa mi confesso a fare secondo questa logica, chi pensa in questa maniera infatti chissà ogni quanto si confessa.

Immaginatevi di andare da un dietologo obeso, non è che ispira molta fiducia. Immaginatevi di andare a farvi seguire in palestra da un Personal Trainer alto 1,70 pesante 180 kg, non vi ispirerebbe molta fiducia. Oppure andare a farsi curare da un oculista cieco, è un problema, credo che l’operazione alla cataratta diventerebbe un grosso problema per lui, è un po’ complesso.

La stessa cosa vale per noi Sacerdoti. Bisogna vedere quando noi crediamo in queste cose, nella necessità della conversione e del perdono dei peccati.

Se io non sono il primo che fa questa esperienza, come faccio a proporla agli altri e farla vivere agli altri? Come faccio a crederci? Se io non sono il primo che sta dall’altra parte per essere assolto, per riconoscere i propri peccati, come faccio a gestire bene la mia presenza quando sono colui che deve assolvere?

È vero che dobbiamo accettarci per quello che siamo, che il Signore ci ama per quello che siamo, ma non ama il peccato, e noi non possiamo accettare il peccato. Un conto è quello che io sono, e un conto è il peccato. Il mio peccato è mio, ci sono caduto dentro, sono responsabile, ma io non sono quel peccato, e il Signore quando mi perdona me lo dice, mi toglie questo peso gravissimo che porto sulla coscienza e mi libera da questa catena, ma la catena non è me. Adesso che è appena passata la Pasqua molti si confesseranno ai morti, o a Natale.

“Il giusto pecca sette volte al giorno”, dice la Scrittura, immaginiamoci noi in sei mesi cosa combiniamo. Noi abbiamo proprio bisogno di rivolgerci con frequenza al Signore, innanzitutto abbiamo bisogno di fare degli esami di coscienza serrati.

Mi fa sorridere quando qualcuno mi dice: “sa Padre, le sue omelie sono un po’ dure”. Ma vedete, è sbagliato questo modo di procedere perché non sono le mie parole o le parole di altri ad essere dure, non è che se io leggo le omelie del Santo Curato d’Ars sulla mormorazione, o sul giudizio particolare, poi vado da lui a dirgli che oggi mi ha dato delle bastonate. Cosa c’entra il Santo Curato d’Ars? È che noi non siamo più abituati a sentire la verità. Quando lui parla della mormorazione dice le cose vere. È la verità che mi smaschera, che mi mette con le spalle al muro, non il Santo Curato d’Ars. Perché se noi fossimo semplici, liberi e innamorati di Gesù, non prenderemmo le bastonate, ma è Gesù che ci illumina, ci fa vedere ciò che non va bene di noi.

Nel libro “L’Eucarestia” di don Tamborini, che spero leggendo queste cose vi faccia venire tanta voglia di andare a mettervi in grazia di Dio con frequenza e così poterlo amare e nel caso riceverlo nell’Eucarestia, si dice:

“Ricorda San Giovanni Crisostomo che a Costantinopoli dove egli era Vescovo soleva usare questo tratto di predilezione per i bambini innocenti, disponeva che essi venissero condotti in Chiesa, si cibassero dei frammenti Eucaristici rimasti sull’altare, dopo che era stato spezzato il Pane Consacrato, per i fedeli presenti lì al Sacrificio.”

Pensate un po’, prendevano i bambini innocenti per consumare i frammenti. E c’è chi dice che Gesù non è nei frammenti e scuote il Corporale, o chi dice che vengono gli Angeli a raccogliere i frammenti. Io quando vedo cadere un frammento non vedo un angelo che lo viene a prendere. A me non è mai successo. In ogni frammento c’è dentro il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo. Qualche laico chiede: “E se noi vediamo dei frammenti per terra cosa dobbiamo fare?”. Assumili tu, prendili tu, non lasciarli calpestare.

“Questo uso (dei bambini innocenti) si diffuse in molte regioni, durò per secoli. In un Concilio dell’anno 585 prescrisse:

“Se tutti i frammenti del Sacrificio non sono stati consumati, il Sacerdote chiami ogni mercoledì e venerdì i bambini innocenti e li distribuisca a loro. Eucarestia e innocenza è come dire altare e fiori.”

Bellissimo. Nella vita di San Norberto si legge che:

“San Norberto, 1080-1134, celebrando un giorno la Messa, alla Comunione vide nel Calice un insetto velenoso. San Norberto non esitò un istante, piuttosto che disperdere, togliendo l’insetto, una sola goccia del Sangue di Cristo, consumò tutto quello che stava nel Calice.”

Noi che siamo tanto schizzinosi, tanto attenti a tutto, e poi quando andiamo in giro con il cane, raccogliamo i suoi escrementi con le mani; hai su il guanto, il sacchetto, vero, ma sempre con le mani li raccogli, e poi viene messo in tasca, ho visto anche questo.  Una volta qui a Roma mi è successa una cosa che stavo per morire: eravamo in coda per entrare in farmacia, Tizio entra col cane, mette le mani in tasca per pagare il farmaco, ha tirato fuori il sacchettino con gli escrementi del cane che aveva in tasca e non so in che modo gli si è spaccato, e tutta sta roba è caduta per terra, in farmacia, e lui l’ha raccolta con le mani, senza guanto. Io ero lì sulla porta, pensavo di aver avuto un’allucinazione. Non ci potevo credere.

Dopo noi facciamo gli schizzinosi e se una particola per disattenzione cade per terra è una tragedia raccoglierla, e quindi, se cade, Gesù viene messo a marcire nell’Acqua, oppure viene seppellito e mangiato dai vermi, oppure viene bruciato. Queste cose le fanno veramente. Io ricevo mail di persone che mi raccontano queste cose. E chi le fa non sono i satanisti, sono cristiani cattolici! Terribile. Questo non c’entra nulla con il Vangelo di oggi ma c’entra con la nostra vita, c’entra con la vita di ogni giorno, con Gesù Eucarestia che viene costantemente oltraggiato e profanato. Mi inchino fino a terra per raccogliere l’escremento di un cane e quando passo davanti al Santissimo Sacramento nel Tabernacolo faccio uno sgorbio di inchino di capo. Ma pensiamo che Dio non veda? Questo vuol dire non avere fede, vuol dire non credere alle parole di Gesù, non credere nell’Eucarestia.

Un santo o una santa, di cui non ricordo il nome diceva: “Se noi avessimo coscienza di che cos’è l’Eucarestia quando siamo in Chiesa e passiamo davanti al Tabernacolo, dovremmo strisciare con le ginocchia nel passare davanti”.

I più santi fanno un inchino di capo. Però se sono fuori con il mio cane, mi chino fino a terra per raccogliere i suoi escrementi. È terribile.

“Non bisogna fare la genuflessione davanti al Tabernacolo”. Ma chi l’ha detto? Non è scritto da nessuna parte. Davanti a Dio non faccio la genuflessione? Ma stiamo scherzando? Mi dici di non farla? Bene, la faccio come in rito antico, con due ginocchia, la faccio per me e per te, visto che tu non la fai. Bisogna imparare ad essere un po’ snelli. Non possiamo vivere nella valle dei conigli dalla mattina alla sera ed essere sempre quelli che si sentono in colpa di ogni cosa. Se hanno le fonti che le tirino fuori. Scrittura, agiografia Magistero, Padri della Chiesa. Che tirino fuori le fonti dove è scritto che non bisogna fare la genuflessione. Non esistono!

“Nata cieca la beata Margherita da Castello ebbe dal Signore e questa consolazione, di poter vedere, quando assisteva alla Messa, l’Ostia Santa durante l’Elevazione, passato quell’istante, fissata appena quella visione, ritornavano le tenebre ai suoi occhi, quasi rifuggissero di guardare qualunque cosa, dopo aver visto l’Eucarestia”

Noi, in Cielo, avremo a che fare con questi Santi. Questi saranno gli amici di Gesù. Questi sono in Cielo, sul resto non sappiamo. Amate Gesù, amiamo il Cuore Eucaristico di Gesù, mettiamo il Cuore Eucaristico di Gesù al centro della nostra vita, e facciamo tutto il possibile per amarlo, adorarlo, venerarlo e riparare.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Giovedì fra l’ottava di Pasqua

VANGELO (Lc 24,35-48)
Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».