Giovedì Santo: la vera Devozione. Piero Ferrucci, Esperienza delle vette

Giovedì Santo: la vera Devozione. Piero Ferrucci, Esperienza delle vette

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 1 aprile 2021 – Giovedì Santo

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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GIOVEDÌ SANTO: LA VERA DEVOZIONE.

PIERO FERRUCCI, ESPERIENZA DELLE VETTE

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a giovedì 01 aprile 2021, Giovedì Santo, Cena del Signore. È la memoria dell’Ultima Cena. Ormai siamo entrati nel Triduo Santo, con questa Messa termina il tempo della Quaresima, tempo lungo e sicuramente denso. Abbiamo ascoltato il Vangelo di questa Santa Messa, tratto dal cap. XIII, vv. 1-15, di San Giovanni. È la famosa vicenda della lavanda dei piedi, molto conosciuta, molto commentata. Mi sembra bello soffermare la nostra attenzione su alcuni dettagli:

“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.”

Li amò sino alla fine.

Gesù non ha mai smesso di amarci, ci ama anche in questo momento così estremo della sua morte, ormai sa che manca poco. E cosa fa? Gesù, sapendo che sta per arrivare la sua ora, la fine di questa vicenda umana, l’ora di passare da questo mondo al Padre, decide ancora una volta di compiere atti di amore. Oltre al gesto grandissimo di donarci l’Eucarestia, il Suo Corpo e il Suo Sangue, compie questo gesto di amore e di servizio. Meditando questo passo e pensando a voi, a cosa dirvi, in modo particolare a quest’oggi, sono rimasto colpito da questa espressione dell’Evangelista, riferita a Gesù:

“Li amò sino alla fine.”

Vorrei leggervi alcuni passaggi di un libro di Piero Ferrucci, intitolato “Esperienza delle Vette”. In questo libro l’autore affronta il tema della devozione. Io ho sempre pensato che siamo noi che siamo chiamati ad essere devoti verso Dio, leggendo queste parole ho capito che Gesù è il modello della Devozione, Lui è stato devoto nei nostri riguardi. Noi pensiamo che il gesto della lavanda dei piedi voglia dire: “Adesso anche io mi devo mettere a lavare i piedi agli altri”. Quindi quando lo si poteva fare, prendevamo delle persone e le mettevamo durante la Messa e anche noi compivamo quel gesto.

Ma qual è il cuore di questo gesto? Qual è il significato profondo?

Sentite cosa scrive Piero Ferrucci:

“La vera devozione, sentimento limpido e purissimo, l’essenza del disinteresse”

Come non vedere nel comportamento di Gesù — sempre, ma soprattutto adesso, in questo Giovedì Santo — come non vedere l’essenza del disinteresse? Gesù non ha un interesse nei nostri riguardi se non la nostra salvezza. Non vuole niente in cambio.

“La devozione è la capacità di darsi senza richiedere nulla in cambio, in maniera profonda e totale e poi di rimanere fedeli, costi quel che costi, nel bello e nel cattivo tempo ad una persona”

È Gesù. Noi troviamo Gesù ovunque, quando uno parla bene, quando uno scrive bene, quando uno ragiona bene non può che parlare di Gesù anche se non lo nomina. Gesù ci ha insegnato con questo gesto dell’Ultima Cena, la devozione, che si esprime nei confronti di Dio e verso le altre persone.

“Forse possiamo capire la devozione pensandola diretta a noi, quando qualcuno è stato leale con noi anche se le cose andavano male, quando è stato dalla nostra parte anche se non gliene veniva nulla, anzi ci perdeva, oppure possiamo capire la devozione pensando alla sua assenza, quando abbiamo visto persone che credevamo fidate fare improvvisi voltafaccia o amici che credevamo fedeli, tradirci o sparire nel momento in cui avevamo bisogno di loro”

Avrete fatto anche voi questa esperienza? Penso che ciascuno di noi abbia fatto questa esperienza terribile, drammatica. Conosco una persona che è stata abbandonata, rinnegata in ospedale, durante il tempo della sua malattia. Pochi istanti dopo un difficile intervento chirurgico molto invalidante per quel momento della sua storia, in quella situazione, questa persona è stata abbandonata da una delle persone che maggiormente credeva fidata, che credeva amica fedele, e che proprio nel momento del bisogno, proprio nel momento più difficile, se n’è andata. Gesù non fa così, Gesù non è così, non potrebbe mai farlo. L’Ultima Cena ci dice questo, l’Istituzione dell’Eucarestia ci dice questo, la lavanda dei piedi ci dice questo. Gesù è leale con noi, è l’unico amico leale che abbiamo, perché quando le cose vanno male Gesù c’è. Lui c’è sempre. Gesù è stato dalla nostra parte come nessuno lo è mai stato. È morto per noi.

Gesù cosa chiede in cambio? Gesù in cambio chiede il nostro amore, come tutti coloro che amano. Se noi amiamo, cosa vogliamo dall’altra persona? Che ci ami. Basta. Non vogliamo altro.

“Per capire la devozione bisogna capire il cuore”

Potremmo incidere questa frase nella pietra.

“Il cuore è il centro dell’anima, la sua parte più intima e vitale”

Se vi ricordate abbiamo visto questa definizione anche nel testo del prof. Larchet.

“Non di rado il cuore spezzettato da interessi molteplici e contrastanti, chi o che cosa ci sta veramente a cuore? A Gesù, noi, “Li amò sino alla fine”. E a noi? Forse un po’ tutto e tutti, specie in questa epoca di bombardamento di stimoli di fretta e di grande affare, il cuore spezzettato, distratto.”

È vero, abbiamo un cuore parcellizzato per gli stimoli, per la fretta, per il molto da fare. Questo cuore rimane spezzettato, e se ho un cuore spezzettato il mio cuore è distratto.

“Quindi i sentimenti diventano superficiali, inconsistenti ed egoistici”

Non sono più capace di sentire veramente, di sentire nel profondo, di avere una consistenza in questo sentire. Sento solo per me, cerco solo me.

“La devozione è la riscoperta del cuore, vuol dire far piazza pulita di tutto ciò che l’ingombra. È il ritrovamento dell’emozione pura, il far sì che ciò che vibra nel cuore sia pieno di calore e vero al cento per cento, e anche la scoperta che in tutti questi desideri che ci dividono è presente un unico bisogno fondamentale, l’aspirazione verso qualcosa che ci trascende.”

Come ieri, ad ogni parola ,vedevamo Giuda, così oggi, ad ogni parola, vediamo Gesù. Noi dobbiamo riscoprire il nostro cuore, capire il nostro cuore e dobbiamo metterci con il cuore nuovo e magari rinnovato anche da una certa vita di santità, metterci totalmente dietro al Signore.

“Ognuno, quale che sia la sua via, può capire molto di sé anche solo domandandosi: «Che cosa mi sta veramente a cuore?»”

Questa è una domanda che dovremmo farci ogni giorno. Che cosa mi sta veramente a cuore? A Gesù sto a cuore io, stiamo a cuore noi, ogni uomo gli sta a cuore. Sentite cosa dice Gesù a Santa Caterina da Siena. La cita il nostro autore:

“Io che sono il Dio Infinito desidero essere servito da te con servizio infinito e l’unica cosa infinito che voi avete è l’affetto e il desiderio delle vostre anime. Il vantaggio di questo atteggiamento è che esso si autorigenera, l’amore verso la fonte di ogni bene genera calore, convinzione, entusiasmo, certezza, e ciò suscita a sua volta gratitudine e amore, è un vincolo virtuoso.”

Noi dobbiamo dare a Dio ciò che abbiamo di più infinito, l’affetto e il desiderio. Dobbiamo amarlo questo Dio, dobbiamo desiderarlo tanto e gli dobbiamo chiedere la grazia quest’oggi di saper stare davanti a questa Ultima Cena con un grandissimo stupore e una grandissima riconoscenza. Cerchiamo di vivere questi tre giorni il più raccolti possibili e non dimenticatevi oggi di fare gli auguri a tutti i Sacerdoti che conoscete, ma soprattutto al Sacerdote per voi tanto significativo, perché oggi per loro è una Messa molto speciale: Sacerdozio ed Eucarestia sono strettamente legati.

E oggi non dimenticatevi che è il primo Giovedì del mese, quindi stiamo vicini a Gesù Eucarestia, offriamo a Gesù Eucarestia tutto quello che portiamo nel cuore e ricordatevi la pratica dei primi sei giovedì.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)

VANGELO (Gv 13,1-15)
Li amò sino alla fine.

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».