P. Florenskij: l’Amicizia – IV parte

P. Florenskij: l’Amicizia - IV parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 28 aprile 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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P. FLORENSKIJ: L’AMICIZIA PARTE IV

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a mercoledì 28 aprile 2021, abbiamo ascoltato il Vangelo di oggi tratto dal cap. XII, versetti 44-50 di San Giovanni.

“Io sono venuto nel mondo come luce”

Dobbiamo chiederci se Gesù è la nostra Luce, la nostra unica Luce oppure se noi cerchiamo altre luci.

Stiamo meditando questo bellissimo testo sull’Amicizia di Pavel Florenskij, ieri siamo arrivati a vedere il Comandamento fondamentale dell’Amicizia, che è la fedeltà:

“Il comandamento fondamentale dell’amicizia è la fedeltà, l’indissolubilità stretta come nel matrimonio, l’incrollabilità fino all’ultimo, fino «all’effusione del sangue del martirio», e tutta la forza dell’amicizia sta nell’osservare questo comandamento.”

Ieri vi avevo letto e poco commentato a dire la verità, quello che segue:

“Molti sono gli allettamenti a rinunciare all’amico, molte le tentazioni di rimanere soli o di allacciare nuovi rapporti.”

Se lo confrontiamo subito con quello che facciamo con Gesù vediamo che abbiamo veramente mille allettamenti per rinunciare all’amico e quello che facciamo con Gesù lo facciamo anche con gli altri, con gli uomini. Se uno è fedele all’amicizia con Gesù, è fedele all’amicizia con qualunque uomo, se uno è infedele, se è incostante all’amicizia con Gesù, non saprà mai essere un vero amico con gli uomini.

“Molti sono gli allettamenti a rinunciare all’amico, molte le tentazioni di rimanere soli o di allacciare nuovi rapporti.”

Gli allettamenti, le tentazioni che potremmo chiamare “idoli”, sono tutte le pressioni psicologiche che uno può ricevere: i ricatti psicologici, le richieste o le offerte che uno può ricevere. È difficile rinunciare, dire di no, apparire diversi, singolari, apparire come se volessimo giudicare gli altri, quando magari diciamo di no semplicemente ad un invito ad uscire a bere. C’è questa moda di bere, quando fa freddo. Si esce a bere, ma non una buona tisana calda che tonifica, che fa bene, soprattutto al mirtillo nero che ha tante qualità, no, si esce a bere boccali di birra, superalcolici, liquori, vino che più ne bevi e più avrai un freddo terribile, perché dopo il colpo iniziale del caldo poi ti viene un freddo da morire, questo lo insegna la legge della fisica. Infatti quando si va in montagna non bisognerebbe mai bere superalcolici mentre si sta camminando, perché al momento dilatano, ma poi c’è l’effetto di ritorno.

La via cristiana dell’ascesi, della temperanza, è sempre la più saggia. Il sabato sera dovrebbe essere il giorno in cui ci prepariamo a stare con il Signore, nel quale ci prepariamo a stare con Lui, in cui coltiviamo il silenzio, il raccoglimento, la preghiera, la meditazione, in cui ci prepariamo alla Pasqua della settimana. Invece il sabato sera è sempre il giorno del mondo e rovina la domenica, perché si fanno i peccati e così la domenica non si è più in grazia di Dio. La sera del sabato diventa il momento dell’eccesso, del mangiare e del bere, e poi il grande dio, il grande Moloch che è la televisione. “Ma io non guardo cose brutte, guardo solo cose belle”. È come uno che vuol cercare il diamante dentro ad una vasca di letame. E si fa tardi, perché la televisione ci fa fare sempre tardi. La preghiera invece ci fa essere molto morigerati, non più di…

“Allettamenti a rinunciare all’amico”

Di fatto io rinuncio a stare con Gesù per stare davanti a Moloch. Se sto davanti a Gesù sto sempre con l’orologio in mano e ho un sonno terribile, quando invece sono davanti a Moloch è come essere drogati, non si avverte più il bisogno del riposo, uno è lì che crolla dal sonno ma deve vedere come va a finire. Ma come va a finire che cosa?

Chissà perché non abbiamo mai detto a Gesù: “Sto crollando dal sonno ma devo vedere come va a finire con Te”.

Io con Gesù queste cose non le ho mai sentite. Davanti a Gesù io ho visto gente dormire, gente che gli crolla la testa, a ciondoloni, gli manca solo un po’ di bavetta che gli cade perché si è completamenti andati in coma, manca solo il cuscino e poi siamo a posto.

(Quando ero piccolo io, c’era un cartone animato con un personaggio che aveva sempre la bolla al naso quando dormiva, che si gonfiava e si sgonfiava, mi ricordo questa scena che mi faceva ridere da matti, mi sembra in Jeeg Robot d’acciaio).

Davanti alla televisione crolliamo dal sonno ma ci mettiamo gli spilli per non dormire, e stiamo lì. Poi ovviamente andiamo a letto e non venitemi a dire che la domenica mattina abbiamo l’aurora nel petto. La Domenica mattina è come tutti gli altri giorni, se non peggio, perché siamo più stanchi, più assonnati e perché Moloch ci porta via il fuoco dal cuore, ci strappa la voglia di vivere, di essere, di impegnarci, ci porta via la vita, ci spegne la testa e il cuore, ci normalizza, ci insegna a pensare come pensano tutti, ci uniforma, ci riempie di informazioni e ci svuota di sapere.

Non sono allettamenti per rinunciare all’Amico? Certo, meglio starsene lì, meglio mangiare e bere, meglio dire discorsi inutili se non dannosi e volgari, piuttosto che stare con Gesù. Stare con Gesù non porta via niente a nessuno, anzi ci farebbe crescere.

“Ma questo vuol dire che devo pregare sempre?”. Esatto, proprio come dice San Paolo, come dice Gesù, come facevano i Santi, tutta la loro vita era preghiera, meditando giorno e notte la Passione del Signore.

“Molte le tentazioni di rimanere soli o di allacciare nuovi rapporti.”

“Ma io ho bisogno di distrarmi, di fare altro”. “Distrarmi” porta in sé l’opposto di dedizione, di costanza, di sacrificio, di amore, di perseveranza. A chi piace un distratto? E come si fa a desiderare di distrarsi da Gesù? Quando qualcuno mi dice: “Padre, a casa mia, è una regola il fatto che alla sera bisogna guardare la televisione, quando si mangia, oppure dopo, e c’è una televisione in ogni camera. Vorrei poter stare un po’ tranquillo, vorrei pregare, meditare qualcosa, ma secondo lei io devo stare lì con tutti gli altri a guardare la televisione?”

Assolutamente no! Non è scritto da nessuna parte, non c’è nessun dovere, per nessuno di dover stare davanti a Moloch. Davanti alla televisione si è tutti soli, non c’è nessuna unità, non si crea unità, e il fatto che tutti guardino la stessa cosa, questo non vuol dire che tutti siano in comunione, perché la televisione è una realtà morta, non crea nessuna comunione, solo Dio crea comunione, solo ciò che è vita crea comunione.

Facciamo famiglia stando tutti davanti al Crocefisso a pregare, spegniamo la televisione e mettiamo la Croce. Ma dove è scritto che è più vero, più reale, più giusto stare insieme davanti alla televisione che stare insieme davanti al Crocefisso? Ci vuole la santa libertà dalle false schiavitù, dagli idoli. Dite: “Voi volete guardare la televisione, io voglio guardare Gesù”.

“Ma chi ne ha troncato uno, troncherà anche il secondo e il terzo, perché al cammino ascetico ha sostituito la ricerca delle comodità dell’anima, che non si possono e non si devono cercare in nessuna amicizia.”

Chi ha avuto il coraggio di rompere una relazione, romperà anche la seconda, la terza e la quarta. Chi non è stato fedele la prima volta, non sarà fedele neanche la seconda volta. Non si può sostituire il cammino ascetico con la comodità dell’anima. Gesù è l’Amico per eccellenza che costantemente soffre, lamenta mancanza di amici.

“Al contrario ogni sforzo eroico conferisce solidità all’amicizia.”

Noi che sforzi eroici facciamo per vivere l’amicizia con Gesù? Ne facciamo di sforzi eroici? Se no non c’è amicizia.

“Quante più sono le lacrime sparse a causa dell’amicizia, tanto più essa si rinsalda, come il muro che riesce tanto più solido quanto maggiore è la quantità d’acqua impiegata nell’erigerlo. Le lacrime sono il cemento dell’amicizia, ma soltanto le lacrime sparse per l’impossibilità dell’amore di esprimersi e per le afflizioni occasionate dall’amico, e quanto più grande è l’amicizia tanto più abbondanti saranno le lacrime e viceversa.”

Ieri sono entrato in un Santuario, ho messo dentro il piede, il tempo di mettermi in ginocchio 15 secondi e sento che le persone che pulivano il Santuario stavano mormorando contro una che era appena uscita. Ad un certo punto io e un altro signore ci siamo alzati, siamo usciti e abbiamo finito la preghiera fuori in ginocchio sul cemento, perché non si poteva stare in Chiesa così. L’ultima frase che ho sentito che è stata il count down finale, che ha fatto decollare lo shuttle (in questo caso lo shuttle ero io), e che mi stava per far trasformare in Mattatia, è stata questa frase: “No perché tanto a Lei (parlavano della Madonna) va bene tutto”. Ha detto questa frase indicandola col dito. Dopo questa frase mi sono sentito morire. Ma ne siamo sicuri? Io non ho tutta questa sicurezza.

A chi va bene tutto in realtà vuol dire che non apprezza niente, e per lui niente ha valore. Noi abbiamo provato questa impossibilità dell’amore di esprimersi? A pensare: amo talmente tanto Gesù che piango perché non riesco ad esprimere il mio amore. Noi siamo afflitti per come Gesù viene trattato? Quante lacrime abbiamo versato nella nostra vita?

“Le lacrime sono nell’amicizia come l’acqua nell’incendio di una distilleria: quanto più essa aumenta tanto più alte si elevano le fiamme. Sarebbe un errore pensare che le lacrime provengano solo dall’insufficienza dell’amore. No, perché «ci sono semi che attecchiscono nella nostra anima soltanto sotto la pioggia delle lacrime sparse per noi, e questi semi portano fiori magnifici e frutti salutari… Non so se mi decidererei ad amare una persona che non ha fatto piangere nessuno. Molto spesso ha fatto più soffrire colui che ha amato più forte, perché è incredibile quale dolce e schiva crudeltà sia abitualmente sorella inquieta dell’amore. L’amore cerca in ogni luogo prove d’amore e chi non è incline a vederle anzitutto nelle lacrime dell’amato?”

Anche Gesù cerca continuamente prove d’amore da parte nostra, noi dovremmo fare a gara per dargli questa prova. Adesso che c’è la bella stagione, perché non portare al nostro crocifisso, in casa, alla nostra statua di Gesù, dei bellissimi fiori, raccogliendoli e dicendo: “Questa è il mio atto d’amore”. Certamente le lacrime sono una grande prova.

“…Non basterebbe nemmeno la morte a convincere l’amato che volesse ascoltare le pretese dell’amore, perché l’istante della morte sembra troppo breve alla crudeltà intima dell’amore; dall’altra parte della morte c’è posto per tutto un mare di dubbi e coloro che muoiono insieme forse muoiono non senza inquietudine. Ci vogliono lacrime lunghe e lente. Il dolore è l’alimento principale e ogni amore che non si nutra, almeno un poco, di vero dolore, muore come un neonato che si cibi come un adulto… Bisogna purtroppo che l’amore pianga e molto spesso proprio nelle lacerazioni le catene d’amore si forgiano e temprano per tutta la vita».

Sono concetti che potete assaporare e capire anche voi. L’amore supera la morte, i dubbi, le delusioni e quando si ama bisogna soffrire è una legge. L’amore deve piangere.

“La vicinanza interiore delle persone e lo strettissimo intreccio di due mondi interiori presto o tardi finiscono col venire alla luce. Dice un eroe di Shakespeare: «Prima io ti amavo come fratello, ma adesso ti rispetto come l’anima mia». Prima il rapporto è superficiale ed esteriore, dopo si trasmette alle radici mistiche degli amici.”

Mi fermo qui, domani riprenderemo da qui commentando queste parole bellissime.

Di cuore vi benedico e vi auguro una santa giornata. E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Mercoledì della IV settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 12, 44-50)
Io sono venuto nel mondo come luce.

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».