Preghiera e predicazione

Preghiera e predicazione

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 17 aprile 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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PREGHIERA E PREDICAZIONE

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a sabato 17 aprile 2021, abbiamo letto la Prima Lettura di oggi tratta dal cap. VI, versetti 1-7 degli Atti degli Apostoli.

Che cosa cade immediatamente sotto il nostro sguardo? Ciò che mi è già capitato di dirvi tempo fa: i Dodici si rendono conto che c’è un problema. Non sempre i problemi che nascono all’interno di una famiglia o di una comunità vengono dalla cattiva intenzione, dalla durezza di cuore degli altri. Noi pensiamo che quando c’è un problema sia sempre colpa degli altri.

“Quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.”

C’era un problema, questa ingiustizia diventava motivo di peccato, perché mormoravano e questa mormorazione poi andava a ricadere sull’unità e sulla pace della comunità.

Uno avrebbe potuto dire: “Le cose stanno così, perciò fatevene fate una ragione, smettetela, fate ascesi, offritela al Signore e accettate le cose come stanno, perché non vogliamo creare tensioni.”

Se avessero fatto così, la comunità sarebbe rimasta spaccata, perché l’ingiustizia rompe l’unità, rompe la pace. Non a caso San Tommaso dice che prima della carità c’è la giustizia, cioè prima devi fare giustizia, mettere le cose al loro posto, a ciascuno il suo, e poi si parla di carità. Non si può andare a parlare di carità a coloro che vivono situazioni di ingiustizia magari per colpa nostra, perché noi magari abbiamo il potere di intervenire e non lo facciamo perché siamo vili, o compromessi, o non vogliamo tensioni o per altre mille ragioni. Questo non è giusto. Tutto il male che ne verrà ricade sulla responsabilità di coloro che, avendo potuto agire per cambiare le cose, non l’hanno fatto. Questo è un aspetto.

Il secondo aspetto è che questi eventi, che appaiono dolorosi e che sembrano essere sintomo di una mancanza di maturità nella comunità, in realtà dicono di un errore radicale fatto dagli Apostoli. È a causa di un loro disordine che nascono questi problemi. Infatti, appena loro metteranno le cose al loro posto e faranno giustizia, appena loro impareranno da questa situazione che c’è dentro una lezione di vita che viene da Dio e faranno quello che devono fare, succederà che:

“La parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.”

Tutto il contrario dell’inizio. All’inizio si parte con una situazione di disgregazione e di mormorazione, alla fine invece c’è una situazione bellissima, di unità, di bellezza. Cosa è successo in mezzo? È successo che questo evento di dissidio tra quelli di lingua greca e quelli di lingua ebraica, grazie al cielo, è stato preso dagli Apostoli nel gusto verso, come un’analisi su di loro. È questo l’atteggiamento che noi dobbiamo avere verso la realtà: quando avviene un problema, quando c’è qualcosa che non va, quando le cose vanno storte, la prima domanda che dobbiamo fare non è sugli altri ma è su di me: “Non è che magari io con il mio comportamento ho creato le condizioni per il verificarsi di questa situazione? Non è che magari sono io fuori posto? Non è che se magari io rimetto le cose a posto, tutto torna bene?”

In questo caso è proprio così.

“Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense.”

Da questa ingiustizia è nata la divisione in una comunità, da questa ingiustizia è nata la mormorazione. È infatti non è giusto, hanno sbagliato, ma grazie al cielo sono umili e se ne rendono conto, correggono il tiro. Nella vita è importantissimo correggere il tiro.

Uno pensa di fare bene, ma poi la realtà nella quale viviamo, che è tutta intessuta della provvidenza di Dio — che oggi preferiscono chiamare storia, ma che io continuo a chiamare provvidenza — ecco, questa divina provvidenza agisce dentro la vita di queste persone e quindi loro dicono che non è giusto.

Qual è l’ingiustizia che hanno fatto? È un’ingiustizia importante, è un’ingiustizia che riguarda Dio. Gli Apostoli sono stati ingiusti verso Dio e quindi sono stati ingiusti verso i fratelli. È sempre così, quando si ruba a Dio ciò che è di Dio per darlo all’uomo, si perde Dio e si perde l’uomo, questa è una legge.

“Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense.”

Servire alle mense è un atto di carità, ma la prima carità è l’Opus Dei, il primo atto di amore che il cristiano deve fare è a Dio, dopo, di conseguenza, ai fratelli, perché è stando alla presenza di Dio e dando a Dio ciò che è di Dio che noi impariamo a servire i fratelli e a servirli bene. Non conta servire, conta servire bene. In questo caso loro servivano ma servivano male, infatti erano nate divisioni e mormorazioni. E allora loro dicono: “No, ciascuno al suo posto”. Noi apostoli non dobbiamo fare questo, il nostro servizio ai fratelli è di un altro genere, quello che stiamo facendo noi lo faremo fare ai diaconi — tra i quali Santo Stefano — il loro compito sarà servire alle mense. Noi siamo chiamati a fare altro. A fare cosa?

“Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”

Che vuol dire la predicazione. Gli Apostoli, a causa di questo dissidio avvenuto nella comunità, capiscono che devono smetterla con questo servizio perché non è secondo Dio, ma devono dedicarsi alla preghiera, che vuol dire al rapporto con Dio e alla predicazione, basta. Poi sceglieranno altri per il servizio alle mense e imporranno loro le mani per il primo gradino del Sacerdozio, il diaconato. Questo primo gradino dell’Ordine Sacro, il diaconato, è pensato proprio per il servizio, e chi è chiamato a questo si santifica facendo questo. Gli Apostoli non sono chiamati a questo ma alla preghiera e alla predicazione. Rimettono ordine, ridividono i compiti e a quel punto tutto torna perfetto, tutto ritorna al suo posto, il Signore glielo ha fatto capire attraverso questo problema accaduto. Quando nella nostra vita accadono i problemi, non è che dobbiamo subito risolverli, prima bisogna capirli, prima devo comprendere quel dissidio che cosa mi mostra, che cosa mi vuole indicare, poi lo risolvo. Ma se non lo capisco come faccio a risolverlo? Loro l’hanno capito bene. Sono stati molto profondi, sono andati a cercare la causa e la causa non sono gli altri, loro hanno capito che la causa erano loro stessi. Stiamo attenti a non diventare cause di sofferenza, di dissidio, di separazione, di mormorazione con il nostro comportamento disordinato. Il nostro compito principale è la preghiera e la predicazione.

“Gesù ne chiamò Dodici perché stessero con Lui e per mandarli a predicare”.

Adesso sono tornati all’origine della loro vocazione: stare con Gesù. Il problema è che non ci sta più nessuno con Gesù, parliamo di Gesù ma non parliamo con Gesù, portiamo una veste che dice che dovremmo essere di Gesù, ma non stiamo con Gesù. Come facciamo ad essere di Gesù se non stiamo con Gesù? Più di un giovane di questi tempi mi ha chiesto: “Padre, ma perché le Chiese sono vuote? Perché non si trova un Sacerdote per le Confessioni? Perché per riuscire a confessarmi devo prendere l’appuntamento?”

Io trovo scandalosa questa cosa. A meno che uno non abbia compiti particolari che sequestrano la sua vita, che è chiamato dall’obbedienza a fare qualcosa in particolare, ad avere compiti particolari per cui deve ritagliarsi dei tempi per poter confessare e lì, allora, certo, bisogna concordare, ma i preti normali, che non hanno compiti particolarissimi, che sono in una parrocchia, in un Santuario, chiedono l’appuntamento? Io mi ricordo quando ero giovane, andavo in Chiesa e trovavo sempre un prete.

Che cosa dobbiamo fare di altro di così più importante dell’essere disponibili ad amministrare ciò che solo noi possiamo amministrare che è il perdono di Dio, che è l’ascolto della povera gente? Poi ci scandalizziamo se la gente va dal mago. La gente ad un certo punto si arrangia come può. Se noi non ci siamo per ascoltare, uno nella vita ha bisogno di essere ascoltato e va dalla maga, pagandola anche.

Quando facevo servizio in carcere — a quei tempi avevo 23 anni — quando andavo nel reparto dei transessuali e li preparavo alla confessione, è capitato più volte che qualcuno di loro mi dicesse: “Ma lo sai, fra Giorgio, che non di rado ci è capitato che gli uomini venissero da noi di notte e ci pagassero solo per ascoltarli, per poter parlare con noi? Ci pagavano perché si sentivano soli, e piangevano”. È una cosa gravissima. Pago qualcuno perché non trovo nessuno. Ma dove siamo finiti?

“Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”

Dobbiamo dare questa disponibilità, dobbiamo esserci nella vita delle persone. Certo poi dobbiamo salvaguardare il nostro rapporto con Dio, ma basta organizzarsi.

Ve lo confesso con tanta sincerità, sono grato al Signore per avermi dato 20 anni di Sacerdozio nei quali ho potuto gustare profondamente la bellezza dell’essere per le persone, per la gente. Ricordo le confessioni di notte o le confessioni prolungate, le Adorazioni notturne, quelle serali, le catechesi, la predicazione: è bello vedere le persone che vanno via serene, gioiose, libere. Certo è difficile adesso dover obbedire ad altro, essermi dovuto ritirare da tutto questo ed essermi dovuto dedicare ad altro che è lo studio. Ha il suo senso, avrà il suo senso, col tempo lo capirò ancora meglio, ma sono profondamente in pace. Certo, mi manca e ho il pensiero che questo mondo ha bisogno, brucia e io sono qui sui libri, su una scrivania, … però credo che quando abbiamo quel tempo, lo dobbiamo usare bene. Adesso, con queste meditazioni è un po’ come una purificazione, io non vedo nessuno di voi, sono qui davanti al mio Crocifisso e faccio le meditazioni al Crocifisso, sono un po’ in clausura, diciamo così, ritirato da tutto quello che è stato fino adesso, dedicato interamente allo studio. Un tempo facevo le meditazioni guardando la gente e adesso guardando Gesù in Croce. È una purificazione perché queste parole arriveranno un po’ dappertutto, grazie ai mezzi di comunicazione, qualcuno ne beneficerà, a qualcun altro non piaceranno, ma fosse anche solo una persona che ha vantaggio di questo, ne vale la pena. Lo faccio volentieri perché mi rendo conto che è il modo corretto di vivere il Sacerdozio. Lo studio è molto impegnativo, non posso negarlo, soprattutto adesso, alla mia età non ho più le mente fresca di quando avevo vent’anni, è più difficile, però il pensare che questa meditazione, questa registrazione, è un po’ come una piuma lasciata al vento che vola chissà dove e raggiunge chissà chi, questo mi fa pensare alla predicazione. È una predicazione diversa da prima, però so che per qualcuno è utile. E per quanto riguarda la preghiera, ho sempre predicato sulla preghiera, sull’importanza della preghiera, sull’importanza di vedere noi preti in Chiesa a pregare per primi, davanti a tutti, in ginocchio davanti al Signore, a essere lì col popolo di Dio a pregare Dio insieme, non a far pregare ma a pregare insieme, ad essere noi ad andare via per ultimi perché dobbiamo chiudere la Chiesa. E poi la preghiera personale.

Questo tempo di eremitaggio, di clausura, sicuramente è un aiuto grandissimo alla preghiera, e devo dirvi che a questo punto della mia vita, questi anni che mi serviranno per conseguire il dottorato — e lo affido alle vostre preghiere perché siano veramente 3 anni e non di più — sono un momento di grande verifica, è come se fossi partito per un tempo di deserto, di esercizi spirituali radicali, un tempo di grande verifica su quanto è stato fin qui fatto, su quello che uno è, su quello che sono, e soprattutto su quello che voglio essere in relazione a Gesù. Ecco perché quando studio qualcosa di bello, di particolarmente utile, poi ve lo trasmetto: è un modo per rendere proficuo lo studio subito. Alcuni testi che vi ho letto e che ci hanno accompagnato sono stati all’interno del mio studio, come il classico testo del prof. Larchet che ci ha accompagnato per tanto tempo, e che a me ha fatto tanto bene e credo anche a qualcuno di voi. Credetemi, sono stati vent’anni di Sacerdozio bellissimi, non rimpiango niente, vissuti fino all’osso, consumati fino alla radice, ho dei ricordi stupendi, delle scene, degli eventi, delle situazioni, delle Adorazioni, Confessioni, predicazioni, incontri, arrivi di persone, ho in mente dei momenti di grazia meravigliosi, stupendi. Ebbene, se tutto questo è meraviglioso e di questo sono tanto grato a Dio, anche questo tempo diverso a me piace chiamarlo “di clausura”, questo “cambio di attività” da questa pastorale ordinaria e straordinaria così forte, a questo dedicarsi allo studio, anche questo mi sembra proprio che abbia una grandissima utilità, per me e per voi, perché sicuramente mi arricchisce e, arricchendo me, arricchisce voi, e mi sta facendo capire ancora di più quanto è importante prepararsi ed essere preparati per la predicazione.

Ho già pronta la predicazione per la Quaresima dell’anno prossimo, se il Signore mi concederà la vita e l’occasione, allacciate le cinture di sicurezza perché vi proporrò un testo incredibile stupendo, meraviglioso che vi farà toccare il cielo con un dito. Adesso lo sto leggendo io, lo sto meditando, lo sto facendo mio, ci lavorerò sopra per tutto questo anno, fino alla Quaresima dell’anno prossimo, e la Quaresima dell’anno prossimo ve lo consegnerò, dal martedì “grasso”, fino al giorno di Pasqua, ogni giorno saremo accompagnati da questo testo bellissimo. Se non fossi qui, e non avessi questa situazione non lo avrei probabilmente incontrato. Anche i libri sono un grande incontro, anche i libri possono diventare l’occasione per servire la gente.

Quello che vi lascio è questo: se siamo preti non fuggiamo mai la preghiera, non fuggiamo mai l’annuncio e la predicazione. E a tutti dico: non fuggiamo mai la testimonianza della Parola di Dio, non dobbiamo mai aver paura di testimoniarla, di parlarne, mai paura di dirci cristiani e di Gesù, sempre con grandissimo coraggio e con grandissima libertà. Di cuore vi auguro un bellissimo sabato, spero sempre che sia una giornata meravigliosa anche a livello di tempo, che vi possa aprire alla Domenica in grazia di Dio con il Signore nel cuore.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Sabato della II settimana di Pasqua

PRIMA LETTURA (At 6, 1-7)
Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.

Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».

Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.