Venerdi Santo: solo per Amore…!

Venerdi Santo: solo per Amore...!

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 2 aprile 2021 – Venerdì Santo

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VENERDÌ SANTO: SOLO PER AMORE…!

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a venerdì 02 aprile 2021, Venerdì Santo, Passione del Signore. Oggi abbiamo questa bellissima celebrazione che è la commemorazione della Passione del Signore. Ascolteremo la Passione del Signore secondo San Giovanni. È molto lunga perciò non ve la leggo come faccio solitamente con il Vangelo.

Il Venerdì Santo è un giorno sempre molto particolare, vorrei oggi concentrarmi su questo giorno per vedere come viverlo nel modo migliore.

Innanzitutto, avrete visto questa proposta che vi ho fatto diversi giorni fa, di vivere dal 21 marzo fino a domani compreso, Sabato Santo, ogni giorno una stazione della Via Crucis, in modo da arrivare a Sabato Santo avendo fatto tutta la Via Crucis.

Oggi contempliamo questo Gesù che muore, viene deposto dalla Croce e viene consegnato a Maria Santissima.

Sono delle pratiche che aiutano a introdurci meglio in questa Settimana Santa a viverla nel migliore dei modi.

Abbiamo poi anche pubblicizzato questa bella altra pratica dei 15 Venerdì del Sacro Cuore di Gesù e oggi sarà il Terzo Venerdì, quello della riparazione delle bestemmie. Anche questa bella pratica è suggerita da don Tomaselli, che abbiamo imparato a conoscere. Noi conosciamo i primi 9 Venerdì del mese, ma c’è anche questa bella pratica dei primi 15 Venerdì, che trovate sui miei social.

Quest’oggi inizia anche la Novena della Divina Misericordia, che ci accompagnerà fino al momento della festa bellissima della Divina Misericordia. Qui mi soffermo un attimo, visto che comincia proprio oggi:

Gesù disse a Santa Faustina:

“Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto.”

Quando celebreremo la festa della Divina Misericordia il minimo che possiamo fare è prepararci con questa Novena suggerita proprio da Gesù. È Gesù che dettato questa Novena, non possiamo non farla! In questo Venerdì Santo c’è tantissimo,:la Comunione di oggi deve essere proprio fatta con questa intenzione, di riparare tutte le offese al Sacratissimo Cuore di Gesù. Chi non ha ancora iniziato sarebbe bello che iniziasse proprio oggi la pratica dei primi 9 Venerdì del mese. Cosa c’è di più bello che iniziarla il Venerdì Santo? Capita rarissimamente questa possibilità! E chi l’ha già iniziata oggi vivrà un giorno bellissimo, per arrivare alla festa della Divina Misericordia veramente con questo desiderio enorme di incontrare la Misericordia di Gesù, di gettarci tra le braccia della Sua Divina Misericordia.

“Novena della Divina Misericordia che Gesù mi ha ordinato di scrivere e fare prima della festa della Divina Misericordia”

«Desidero che durante questi nove giorni tu conduca le anime alla fonte della Mia misericordia, affinché attingano forza, refrigerio ed ogni grazia, di cui hanno bisogno per le difficoltà della vita e specialmente nell’ora della morte. Ogni giorno condurrai al Mio cuore un diverso gruppo di anime e le immergerai nel mare della Mia misericordia. E io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun’anima che condurrai alla fonte della Mia misericordia. Ogni giorno chiederai al Padre mio le grazie per queste anime per la mia dolorosa Passione».

Bellissima. Sabato prossimo si concluderà questa Novena, sarà bello anche recitare la Coroncina della Divina Misericordia alle 15.00, stringerci attorno all’Eucarestia, al Crocifisso, all’Altare della Reposizione e recitare questa bella Coroncina della Divina Misericordia, poi magari anche la Coroncina delle Sante Piaghe, la Coroncina dei Sette Dolori di Maria Santissima. È un giorno di dolore, ma è un giorno anche di grande amore. È un giorno di odio, è un giorno di un Uomo tradito, ma è anche un giorno di un Amore e di un Cuore che si spacca per noi, che si lascia trafiggere per noi, il giorno dell’Amore Infinito di Gesù, incondizionato di Gesù, è il giorno del Corpo dato e del Sangue sparso, è il giorno della fedeltà e dell’obbedienza, dell’affidamento totale di Gesù a Dio. È un grande giorno il Venerdì Santo, soprattutto per tutto questo insieme di Grazie.

“Il Signore mi ha detto di recitare questa Coroncina della Divina Misericordia per nove giorni prima della festa della Divina Misericordia, durante questa Novena elargirò alle anime grazie di ogni genere”

Quindi si recita la Novena e la Coroncina per nove giorni. In realtà la coroncina dovremmo recitarla tutti i giorni.

E poi — incredibile! — come se non bastasse, quest’oggi inizia anche la Novena in onore di Santa Gemma Galgani, che finirà sabato 10 aprile! È una cosa incredibile, perché domenica prossima, festa della Divina Misericordia, si ricorderà anche Santa Gemma Galgani che muore esattamente l’11 aprile del 1903.

Di più non è possibile. Quest’anno c’è tutto, tutto quello che poteva esserci, c’è. Noi sappiamo quanto Santa Gemma è stata cara al Signore, quanto è stata meravigliosa la vita di questa ragazza, tanto meravigliosa quanto semplice. Troverete tutto, sul sito, su Telegram e su Facebook.

Vi ricordo che oggi c’è anche l’Indulgenza Plenaria nella solenne azione liturgica quando il fedele partecipa devotamente all’adorazione della Croce e la bacia. Chi partecipa al “Passio” non recita il Vespro ma solo Compieta. Vi ho detto tutto quello che c’era da dire oggi.

C’è ancora una cosa che vi voglio dire, sulla quale ho riflettuto tanto, mi sembra proprio giusto dirvi questa cosa, tante persone mi dicono: “Padre io ho tolto Facebook, ho tolto Whatsapp, Telegram, Instagram, perché sono successe cose brutte, li ho usati male, mi ci perdevo dentro, non guardo più YouTube…”

Supponiamo che io oggi faccia indigestione perché sono goloso di ciliegie, non è che domani non mangio più niente. Lascerò passare un pochino, mangerò il riso in bianco con la mela grattugiata, e poi ricomincerò a mangiare normalmente, perché altrimenti muoio. Se io sono caduto in un eccesso non devo cadere nell’eccesso opposto. Questo non è equilibrio nella vita spirituale.

“Ma io lo faccio per ascesi” “No, tu lo fai per paura, è diverso”.

È molto più difficile gestirsi stando in equilibrio che buttarsi da una parte all’altra come i pesci fuori dall’acqua prima di morire. Se tu hai usato male Facebook o altri social, impara ad usarli bene.

Vuoi prenderti 9 giorni per farti una Novena, o 30 giorni per farti una meditazione ogni giorno? Va bene, ma non puoi prendere e buttare tutto a mare perché tu non sei stato in grado di trovare un equilibrio.

Sarà una teoria sbagliata la mia, ma mi ha sempre lasciato perplesso quando ci sono persone che cadono, ad esempio, nell’alcolismo e la via di guarigione che qualcuno prospetta è: “da oggi mai più alcool sotto qualunque forma, genere e specie”. Quindi poi accade che Tizio è stato alcolista, passano 20 anni, la figlia si sposa e lui beve l’acqua minerale, perché se soltanto sente l’odore riprecipita dentro l’alcolismo. Siamo dotati di intelligenza e di volontà, non siamo bestioline che vivono per istinti, abbiamo la capacità di saperci gestire, di saperci dominare. In vent’anni non lo hai imparato? Se non lo hai imparato è un problema. Non risolviamo i problemi fuggendoli.

San Gerolamo era molto passionale, a lui piaceva molto andare alle feste che si facevano di sera. Dopo la conversione si rifugia in una grotta, ma non riusciva a resistere alle luci, al colore, al divertimento che sentiva in lontananza dalla città, dalla sua grotta, di giorno faceva i propositi e poi di sera crollava. Cosa fa?

Prende e si mette un ceppo al piede e si inchioda il ceppo nella terra, nella roccia. E al suo servo dice: “Se anche dovessi crollare, disperarmi e supplicarti, tu non togliermi mai questa catena dal piede, perché se me la togli, scappo subito in città.” Dura un po’, e una notte appare l’Angelo, scioglie la catena e gli dice: “Gerolamo, adesso basta. Non sia la catena a tenerti lontano dal peccato, ma l’Amore.”

Noi non possiamo stare lontano dal male a furia di catene, cinghie e borchie, di paure, non funziona così, noi siamo figli di Dio, di un Re, non possiamo incatenarci.

Sei goloso di dolci? Imparerai a mangiarli in modo equilibrato. Dobbiamo imparare ad usare della realtà nel modo più cristiano possibile.

Quindi, se tu fossi stato alle nozze di Cana, non avresti potuto bere il vino di Gesù, appena miracolato. Ma stiamo scherzando? Di cosa stiamo parlando? Supponiamo che tu sia stato alcolizzato e poi diventi Prete, come farai a celebrare la S. Messa, se appena senti il profumo dell’alcol vai fuori di testa?

La stessa cosa noi la facciamo con l’impurità: siccome cadiamo nell’impurità allora ci stacchiamo da tutti i social possibili e immaginabili. Poi quando siamo per strada a luglio, cosa facciamo? Ci mettiamo i paraocchi come i cavalli? Non è che possiamo dire alle signorine che ci passano davanti, — o ai ragazzi, perché vale per gli uomini, come per le donne — di coprirsi quando passiamo. Ci mettiamo uno scafandro sulla testa in modo tale da vedere in maniera un po’ sfumata? Ci mettiamo gli occhiali con le diottrie sbagliate? Così andiamo a sbattere contro il muro. Così il primo palo è il nostro. “Ma così io non faccio peccato”. Tu non lo fai non perché ti metti lo scafandro sulla testa o gli occhiali con le diottrie sbagliate, non perché cammini guardando per terra. Il peccato tu non lo fai perché ami, perché hai capito che le alternative non ti interessano, perché hai capito che nel male non c’è vita.

In questa maniera il diavolo vince due volte: primo, perché ci fa venire fuori complessati e bloccati, viviamo come se fossimo fuori dal mondo, e secondo perché tutte le iniziative bellissime, i video bellissimi, le conferenze, le catechesi, tutto quello che sui social viene pubblicato, di tantissimi e bravissimi Sacerdoti, noi lo perdiamo.

A me mai una volta mi è successo che mi apparisse qualcosa di impuro sui social, e non ho mai avuto problemi.

Appena mi appare qualcosa di bello, io immediatamente lo condivido, perché voglio essere tramite di questa cosa e se mi piace, metto mi piace, perché so che in quelle realtà i numeri contano, perché così posso diffondere quella cosa bella ed essere informato. Abbiamo questi strumenti, utilizziamoli. È un modo stupendo di evangelizzare. Una conferenza, una catechesi, un’omelia, una riflessione può salvare una vita. Ho testimonianze scritte per email di gente che è stata salvata da questo. Sono cose bellissime. Si possono raggiungere le persone a migliaia di distanza e salvare loro la vita. Perché non dobbiamo usarli?

È venuto il tempo di sciogliere le catene! Basta vivere da incatenati! Vivi da uomo libero che sta lontano dal male per Amore. E ogni giorno dillo a Gesù: io adesso vivo nel mondo, ma non sono del mondo.

Entro nel mondo, ma entro portando Te Gesù, portando la Tua Passione, portando i segni della Tua Crocifissione. Le cose brutte non mi interessano e qualora dovessero essermi proposte dirò semplicemente:

“No grazie, io ho già l’amore del mio cuore, della mia vita, non mi interessa altro.”

Vorrei dirvi una frase anche se non vi conosco, anche se non vi vedo, anche se forse non vi conoscerò mai, e questo un po’ mi dispiace perché umanamente mi piacerebbe conoscere le persone che ascoltano, questo è quello che vorrei dirvi oggi:

“Come uomo ma soprattutto come Sacerdote, a te che stai ascoltando in questo momento, a te voglio dire questo, ascoltalo bene perché è rivolto esattamente a te. Non dire che non è rivolto a te perché non ti conosco, invece è rivolto proprio a te. Mi è venuto nel cuore adesso, non so perché proprio oggi, ma io credo a questi momenti di grazia. A te, esattamente a te che stai ascoltando adesso, voglio dire che ho fiducia in te, ho speranza in te, io credo in te, so, perché guardo Gesù, perché un po’ conosco Gesù come lo conosci tu, so che con Gesù puoi fare tutto, so che con Gesù puoi vincere ciò che più ti spaventa, so che con Gesù puoi vivere da libero, da figlio di Dio. Non farti incatenare da niente e da nessuno. Sii un uomo libero.”

Ero dubbioso se dirvi questo ma oggi è un Venerdì Santo speciale, facciamolo speciale fino in fondo. Vi voglio raccontare questa esperienza:

C’era un ragazzo, un ragazzo che avevo conosciuto quando ero frate, facendo servizio in carcere. Questo ragazzo si era affogato prima nella droga in un modo pazzesco, cocaina e eroina a livelli pazzeschi, poi era uscito da questa dipendenza ed era precipitato nel modo peggiore possibile nell’alcol, tanto che era persino andato in coma etilico, e fegato e pancreas stavano per andare. Incontra Gesù e trova la forza di dire “basta” e fa un giuramento a sé stesso: “Da adesso, mai più!”.

La Provvidenza ci fa incontrare dopo un bel po’ che lui aveva fatto questo giuramento. Io ero un giovanissimo frate a quei tempi. Ho incominciato a conoscerlo, siamo diventati amici, e ci siamo stretti tanto, avevamo più o meno la stessa età, ci siamo intesi subito. Lui esce dal carcere, mi viene a cercare, ci ritroviamo e mi dice: “Io adesso ho una paura terribile, se infrango questo giuramento vado nella tomba. In carcere è più facile mantenersi fedeli, ma in casa, in famiglia, con gli amici, al lavoro, una cena, una festa, quante volte avrò l’occasione di vedere alcol”. E mi dice: “Fra Giorgio se io cado oggi, e bevo solo un bicchiere di qualunque cosa sia che abbia più di “0” gradi, io vado nella tomba, non ne uscirò mai più, morirò annegato nell’alcol.”

Mi vengono i brividi a raccontarvi questa cosa perché mi sembra di rivederlo. Io l’ho ascoltato, c’è stato un po’ di silenzio, perché quello che mi è venuto nel cuore in quel momento era talmente forte, talmente assurdo, che sono rimasto un attimo in silenzio per rifletterci, non l’avevo mai pensata prima, mi è venuta nel cuore all’improvviso, gli ho preso le mani, e gli ho detto: “Tu ti fidi?”. E lui mi dice: “Si mi fido di te”.

Allora gli ho detto: “Senti, questo male dobbiamo attraversarlo insieme, però dobbiamo attraversarlo, perché anche io penso che se tu berrai anche solo un dito di vino, tu morirai distrutto dall’alcol. Ma io penso anche che sia molto probabile che tu non riesca a resistere, perché uscito adesso dal carcere, con tutta la fatica e tensione del caso, la vedo dura che per tutto il resto della tua vita tu dica no a tutte le proposte che riceverai, non essendo circondato da Santi e da Sante. Prima o poi qualcuno dirà: «ma si, ma dai che vuoi che sia»”.

Allora gli ho detto: “se ti fidi passiamo questo Rubicone insieme.”

E mi ha detto: “Si, mi fido, non so che cosa hai in testa, ma mi fido”.

E ho aggiunto: “Aspettami qua”.

Sono andato in refettorio, ho preso due bicchieri, ho preso la bottiglia della grappa, che a me fa uno schifo terribile, e sono tornato nella saletta. Quando mi ha visto, poverino, ha fatto un salto sulla sedia.

“Fra Giorgio cosa stai facendo?”

“Dobbiamo passare il Rubicone, dobbiamo passarlo insieme. Non posso lasciarti andare pensando che tu cadrai dentro a questa cosa da solo. Non è un mostro. Dobbiamo togliere il potere di morte a questa cosa. È solamente un liquido che non dà niente, non ti darà mai niente. Non è una fuga, è un liquido forte, sembra acqua ma non lo è. Qui non c’è la vita. Qui non c’è la salvezza. Qui non c’è niente. E soprattutto tu sei molto di più di tutto questo, e io ho fiducia in te.”

Tremava, e io con lui, perché ero cosciente della situazione.

“Va bene facciamolo, però facciamolo insieme”.

“Sì, facciamolo insieme”.

Mai successo che io alle 11.00 del mattino bevessi la grappa. Ho preso la grappa, ne ho messo dentro mezzo dito a me e a lui, e poi ho lasciato la bottiglia aperta sul tavolo. L’abbiamo bevuta insieme, poi lui mi ha guardato e mi ha detto due cose bellissime:

“Fra Giorgio, nella mia vita ho bevuto di tutto e ho bevuto tantissimo, ma non ho mai assaporato un goccio di grappa come ho fatto oggi con te. Per la prima volta io ho sentito il sapore della grappa. Mi piace, ha un buon sapore, ma hai ragione tu, non è tutto, non è la mia fuga, ciò che io cerco è altro. Questa bottiglia la chiudo io, perché oggi ho capito che non mi interessa.”

Com’è finita?

Non è ancora finita, perché a distanza di venti anni, oggi lui beve il vino, lo spumante, lo champagne, e anche la grappa, ma non si è più ubriacato, non è mai più caduto nell’ubriacarsi. Quando ci sentiamo non ne parliamo neanche più perché non è più un problema. Lui non è un ex alcolista, lui è un figlio di Dio, e quello che è passato, è passato, non è un passato sempre presente, lui è un uomo.

Tu sei quello che sei oggi, non quello che sei stato ieri. L’alcol non ti tiene più serrato, in catene, sei un uomo libero in nome di Gesù, e soprattutto sei libero perché quel passo lo hai fatto insieme a qualcun altro.

Un’altra cosa che mi disse è che lui non aveva mai bevuto con qualcun altro, ma da solo. Queste cose fanno la differenza.

Io non lo so se questa sia la via giusta e se per tutti può essere così. So che per lui è stato così e questa cosa gli ha salvato la vita, perché oggi lui che è papà, ha potuto bere al Battesimo della sua bambina, ha potuto bere alla Prima Comunione, al suo Matrimonio. Bere un calice di vino non è tutto, però è qualcosa di bello, tanto che Gesù il primo miracolo lo fa sul vino.

Auguro a tutti voi che questo Venerdì Santo sia un cambiamento radicale, usiamo tutto ciò che ci ha dato Dio per trasmettere Dio, non fuggiamo dalle cose buone perché le abbiamo usate male, usiamole bene, si possono usare bene. E ve lo ripeto:

“Io ho fiducia in te e so che tu puoi farcela come ce l’ha fatta lui, come ce l’ho fatta io su altre questioni. Ognuno ha i suoi campi di fatica, però puoi farcela, perché con Gesù, veramente tutto è possibile.”

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

VANGELO (Gv 18,1- 19,42)
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni.

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.