Maria nel cenacolo con Gesù, don Clemente Barbieri

Maria nel cenacolo con Gesù, don Clemente Barbieri

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 24 maggio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Preghiera a Maria Ausiliatrice

di San Giovanni Bosco

Consacrazione a Maria Ausiliatrice

Scarica il testo della meditazione

Maria nel cenacolo con Gesù – Don Clemente Barbieri

Eccoci giunti a lunedì 24 maggio 2021, memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa. Ricordiamo che Papa Francesco, considerando quanto fosse importante la promozione di questa devozione alla Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, ha stabilito nel 2018 che la memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa fosse celebrata nel calendario romano nel lunedì dopo Pentecoste, quindi oggi. Il 21 novembre del 1964, a conclusione della sua terza sessione, il Concilio Vaticano II dichiarò la Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, e la sede apostolica, in occasione dell’anno Santo della riconciliazione del 1975, propose una Messa votiva in onore della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa che poi fu inserita nel Messale romano. Nel 1980 questa invocazione entrò nelle litanie lauretane. 

Quest’oggi è anche, da sempre, la memoria di Maria Ausiliatrice, dopo vi dirò una cosa su questo titolo dedicato alla Madonna.

 

La Prima Lettura che abbiamo ascoltato oggi, della Santa Messa, è tratta dal Libro della Genesi, capitolo III, versetti 9-15.

Tantissime come sempre sono le cose che si possono dire, che si dovrebbero anche dire, una fra tutte:

“Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe.”

Se in questo serpente vediamo il demonio, e non possiamo che vedere lui, visto che normalmente i serpenti non parlano, e siccome non siamo nel libro della giungla ma siamo nel Libro della Genesi, siccome i serpenti non parlano, allora questo serpente, da sempre, è stato inteso come il demonio, come l’homo inimicus che seduce e inganna là dove trova terreno fertile. Sia Adamo, sia Eva non riconoscono il loro peccato e scaricano la responsabilità del loro peccato. Adamo la scarica su Dio: “La donna che tu mi hai posta accanto”… come a dire: “La colpa è Tua, se Tu non mi avessi messo la donna vicino, io non sarei caduto”. Adamo scarica la colpa su Dio e quindi su Eva. Eva la scarica direttamente sul serpente, e quindi su Dio, perché il serpente da dove arriva? Siccome solo Dio è eterno, qualcuno quel serpente l’avrà messo lì, da qualche parte arriva. Lucifero è un Angelo, e quindi è una creatura, qualcuno l’ha creato, quindi la colpa è di Dio. La colpa del peccato originale è di Dio, è sempre così, non è mai nostra. C’è il male nel mondo? La colpa è di Dio. Ci sono tragedie, crimini contro l’umanità? La colpa è sempre di Dio.

Mi ha sempre dato un grande sconforto, una grande amarezza, sentire quelle frasi: “Dopo questo evento, come si può, come si fa ad avere fede in Dio?” Scusate, fino a tre minuti fa, abbiamo proclamato, incensato, adorato l’inalienabile, indiscutibile, intoccabile libertà dell’uomo e quando questa libertà, che tanto vogliamo, si gioca, si mette in atto, se fa qualcosa di buono, lì è merito dell’uomo, se fa qualcosa di male, invece il merito è di Dio. Cosa c’entra Dio? Cosa vuol dire: “dopo questo evento come si fa ad avere fede in Dio”? Io avrei piuttosto detto: “Dopo questo evento come si fa ad avere fede nell’uomo!” Non in Dio, il quale dentro a tutte queste storie malate, ha sempre seminato Santi meravigliosi, ha sempre fatto vedere la sua presenza, e ha sempre manifestato la carità nei luoghi più impossibili e improbabili.

Chissà che idea di Dio c’è sotto a questa domanda: “dopo questo evento come si fa ad avere fede in Dio”? Appunto, quella di Genesi 3: “La donna che tu mi hai posta accanto. Lei mi ha fatto mangiare…” e “Il serpente mi ha ingannato”. Nessuno che dica: “Sì, è colpa mia, da quando ho mangiato, ho avuto paura di Te, Tu mi avevi detto di non magiare, io non mi sono fidato, ho dubitato di Te da sempre, da subito io dubito di Te, non mi fido. Sì, è vero mi hai creato, passeggiamo alla brezza del mattino, l’Eden è bellissimo, tutto vero, però non mi fido fino in fondo.” “Gatta ci cova” e quindi, appena arriva il serpente antico, il sommo tentatore, immediatamente trova uno spazio.

“Non è vero che… Dio sa che voi diventereste..”

Il serpente genera, il serpente ha una stirpe, una discendenza, anche la donna ha una discendenza, e quindi tra queste due discendenze non ci potrà mai essere amicizia, empatia, unione, mai. 

Se non credessi in Dio c’è da buttarsi giù dalla finestra. Guardando l’uomo e cosa l’uomo è capace di fare, c’è da buttarsi giù dalla finestra. Che speranza abbiamo? 

E dentro a tutto quel male che l’uomo sa fare — perché l’ha fatto l’uomo e non Dio — dentro a tutto quel male c’è Dio che dona delle luci meravigliose.

“Ma perché Dio lo ha permesso?” Perché sei libero. La libertà per te tanto importante ha valore sia nel bene che nel male, e Dio lascia fare, perché l’uomo è libero, poi ciascuno di noi renderà conto a Dio, poi ci ritroveremo al Giudizio Universale, ci ritroveremo tutti e lì a carte scoperte vedremo veramente come questa categoria oggi tanto di moda, la “Storia”, scritta con la maiuscola quasi fosse una Dea, vedremo come la “Storia” andava vista, letta e interpretata secondo Verità, cioè secondo Dio, perché lì non conterà più il mio pensiero, il tuo pensiero, il pensiero del teologo meraviglioso, il pensiero bellissimo del filosofo, lì tutti saremo uguali nella nostra somma ignoranza e cecità, davanti all’Onniscienza di Dio e lì sentiremo veramente come la “Storia” andava vissuta e soprattutto interpretata, letta dall’interno. La Vergine Maria è la nostra vera Madre, è questa Donna la cui stirpe non avrà mai possibilità di dialogo, di intesa con il serpente e la sua stirpe. Se andate a leggere il trattato della Vera Devozione del Montfort, lì spiega bene questo discorso delle due stirpi, spiega bene le caratteristiche. 

 

Oggi facendo riferimento al nostro libro di don Barbieri “Maggio Eucaristico”, siamo al XXIV giorno, stiamo arrivando alla fine:

XXIV GIORNO

Maria nel Cenacolo con Gesù

Vi dicevo che verrà messa sul post questa bella preghiera di don Bosco a Maria Ausiliatrice, e oggi si può fare la Consacrazione a Maria Ausiliatrice. È un atto di consacrazione bellissimo che io vi consiglio caldamente di fare, di consacrare la vostra famiglia, e di consacrare i vostri bambini.

“Ma io posso consacrare i miei figli?”

Certo! Non è che tu puoi, tu devi consacrare i tuoi figli alla Vergine Maria in nome dell’autorità tua, del tuo stato di vita, cioè di Padre e di Madre, tu puoi, tu devi consacrare i tuoi figli.

Già mi vedo alcune di queste famiglie bellissime, qualcuna delle quali conosco, che dopo aver sentito questa cosa chiameranno le loro bambine a raccolta davanti alla statua del Sacro Cuore di Gesù e della Vergine Maria, perché in queste belle famiglie la televisione non c’è più, grazie al cielo, c’è solo Gesù e Maria, le chiameranno lì vicino e diranno: “Adesso vi consacriamo, io e la mamma, al Cuore Immacolato di Maria Ausiliatrice. Mettetevi qui in ginocchio davanti alla Madonna e vi consacriamo, vi mettiamo dentro al Cuore della Vergine Maria, vi mettiamo sotto il Suo Manto”

Nel popolo di Dio c’è tanta, tanta, tanta fede, tanto amore per Dio, e per la Vergine Maria.

Vi chiedo un regalo grande, il 9 giugno prossimo, io compirò vent’anni di Sacerdozio e per me sarà una data molto particolare, vi chiedo se potete, forse vi chiedo tanto, se potete di fare una Novena, quella che volete voi, per me, per il mio Sacerdozio, che finisca l’8 giugno, da fare dal 31 maggio all’8 giugno. Una novena con la quale chiedete al Signore, alla Madonna, ai Santi, una grazia tutta spirituale per il mio Sacerdozio. Ve ne sarò tanto grato in Cielo, qualunque sarà la mia sorte, qualunque sarà il giudizio di Dio su di me, perché sicuramente mi avrà fatto tanto bene questa Novena che spero qualcuno di voi farà per me. 

Nei miei quasi vent’anni di Sacerdozio — manca poco — tutte le volte che ho fatto delle celebrazioni in onore della Vergine Maria, ho visto arrivare centinaia e centinaia di persone. La prima consacrazione che feci quando ero in convento a Monza, insieme agli altri Padri, il giorno del Battesimo di Gesù… non dimenticherò mai quella chiesa… c’erano in chiesa 1.200 persone circa, una cosa incredibile! Non so dirvi quanti bambini seduti ai piedi dell’altare, con il rosario in mano, che in un silenzio angelico recitavano il rosario. Incredibile! Meraviglioso! Nessuno che ha fatto un fiato, nessuno che correva per la chiesa, nessuno che faceva versi. C’erano 1.200 persone, io l’ho scoperto dopo, perché non riuscivo neanche più a muovermi per arrivare all’altare della Madonna. Quando mi sono girato e li ho visti mi sono detto:

“Ma quanta gente c’è!”

E mi ricordo che più di qualcuno diceva:

“Ma chi vuoi che venga la domenica di febbraio, dopo che c’è stato l’ultimo dell’anno. Sono tutti via a fare la settimana bianca.”

Ho detto:

“Pazienza, saremo qua io, e altri tre, faremo la Consacrazione in tre, in dieci minuti avremo finito e andiamo tutti a casa a mangiare il panettone”

1.200 persone! Nel popolo di Dio c’è una fame, una sete e una voglia di Divino, di Dio, di Sacro che è bellissima, ci sono laici santi che amano Dio e la Vergine Maria in un modo incredibile, che conducono vite meravigliose e noi preti dovremmo essere di più di loro, noi preti dovremmo amare Dio più di loro, non a caso uso il condizionale.

Un papà poco tempo fa mi ha mandato un video fatto di nascosto — mi ha stretto il cuore quando l’ho visto — un video dove si vedevano le sue bambine piccole in ginocchio da sole, al buio (saranno state circa le 6 di mattina), con una piccola luce accesa, in sala, davanti alla Statua della Vergine Maria, in ginocchio a recitare il Rosario, in latino. Incredibile! La più grande diceva i misteri, la mediana la prima parte e l’altra in latino rispondeva; ma non abitano nelle regioni degli Elfi, non vanno in giro con i cavalli alati, hanno una vita assolutamente normale e tranquilla, non sono sociopatiche, paranoiche, non hanno disturbi di personalità, camminano su due gambe, hanno due occhi, il naso, la bocca, i capelli, sono socialmente attive, non hanno problemi affettivi con la madre (perché oggi, se tu preghi la Madonna, hai dei disturbi di personalità irrisolti con tua madre, siamo arrivati a questa psicopazzia da paura, ormai siamo andati oltre l’eresia, chiamiamo in causa addirittura la psicologia). Queste bimbe hanno rapporti serenissimi con la mamma e col papà e non hanno nessuno problema, sono una famiglia meravigliosa. 

Quando vedo questi video, guardo loro e guardo me e dico: “Probabilmente non ci andrò neanche davanti al Giudizio di Dio, andrò direttamente all’inferno, perché se così fanno delle bambine, noi cosa dovremmo fare?”

Nessuno le obbliga, si chiamano a vicenda e si alzano da sole. Il papà mi diceva che, mentre dicono il Rosario ,bisticciano su chi deve dire le litanie in latino, non si capisce mai bene il diritto di prelazione di chi è, perché tutte e tre vogliono dire le litanie ma non si possono dire le litanie tre volte e quindi bisogna un po’ decidere chi dice le litanie e chi dice i misteri, quindi bisticciano un po’. La Vergine Maria credo che almeno in quel momento sorriderà un po’, forse in quel momento la Vergine Maria smetterà di piangere per tutto quello che invece deve vedere che facciamo noi. 

Consacrate la vostra famiglia, consacrate i vostri bambini. 

Don Barbieri scrive:

“Maria entra nel Cenacolo con gli apostoli, al seguito di Gesù. È l’ora santa dell’amore di Dio. Ed ella che Dio ha sempre amato; ella che per Dio e con Dio è sempre vissuta; ella che sola fra tutte le creature sa quanto grande sia e quanto valga questo amore; come si sente trepidante, come si sente ansiosa e gloriosa insieme di poter presenziare e partecipare alle ineffabili delizie, che l’amore di Dio sta per comunicare agli uomini! Così il sacerdote che ascende l’altare per la celebrazione dei divini misteri; così i fedeli che assistono alla santa Messa e che si accostano alla Mensa eucaristica, entrano spiritualmente nel Cenacolo, come in quel lontano giorno di luce vi entrarono gli apostoli e vi entrò Maria santissima. Come deve trepidare il cuore del sacerdote; come deve sentirsi sorpreso da tremore il cuore dei fedeli!”

Chiediamoci se il nostro cuore vive così, invece di fare le chiacchiere in Sacrestia, invece di leggere il giornale, invece di spettegolare.

“Presenziare alla solenne manifestazione dell’amore di Dio per le anime nostre e prender parte alla divina effusione di tante grazie, incorporandosi per la santa Comunione con Gesù Creatore e Redentore, è tale un dono da parte di Dio, che non è possibile poter degnamente stimare. Oh allora quale e quanta preparazione occorre per tanta festa d’amore e tanta profusione di misericordia!”

Quale e quanta! Impariamo ad arrivare presto in chiesa. “Ma la chiesa è chiusa”. E allora? Avete mai visto qualcuno pregare in ginocchio fuori dalla chiesa chiusa? Si fa, si può fare, non si va in galera. La chiesa è chiusa ma Gesù è lì, ti metti li e preghi.

“Ma Padre ma lei è rigido, ma lei è troppo duro, ma lei è un fondamentalista”. Sì, assolutamente sì, e ne vado fiero! Se vivere così vuol dire essere tutto questo, sì, va bene, non mi crea nessuna turba psichica, va benissimo, non mi interessa niente, si può dire quel che si vuole, perché non è vero. Purtroppo oggi chiamare le cose col loro nome, parlare chiaro e soprattutto non dover distruggere il linguaggio che da sempre ha accompagnato la nostra fede, che è assolutamente comprensibile — vi sto leggendo parole del 1920, ma non c’è bisogno del traduttore simultaneo, le capite benissimo e risuonano nel vostro cuore sicuramente forte come risuonano nel mio, e lo dissetano, lo consolano, e lo confortano — se tutto questo vuol dire essere quelle cose lì, va bene. 

Ormai mi sono fatto questa idea: avranno anche ragione quelli che dicono queste cose, non sto lì a disquisire, ne riparleremo al Giudizio di Dio, tanto prima o poi dovremo morire tutti. Quando saremo morti ci troveremo davanti al Signore e finalmente sapremo che cosa Lui pensa e come Lui voleva. Sapremo definitivamente il suo gusto. Io, per ora, mi appoggio ai Santi e ai Dottori della Chiesa, poi se avrò sbagliato, pazienza, mi sento comunque in buona compagnia.

Quindi occorre la preparazione, bisogna arrivare per tempo, presto, bisogna avere il proprio libro di preghiere. Se vado a letto alle due di notte non posso arrivare presto al mattino in chiesa, se mi riempio la testa di film, di video, di cose, poi al mattino non posso pretendere di non essere distratto durante la preghiera o di non dormire, per forza. 

“Oh come l’anima si deve sentir piccola e inetta di fronte a così stupefacente degnazione di Dio! E come per questo ci insegna e ci aiuta la Vergine benedetta, col suo insigne esempio, a disporci nella purificazione delle anime nostre, nel fervore della nostra pietà, nell’umiliazione della nostra miseria a prepararci meno indegnamente a questo santissimo festino dell’amore di Dio per noi! O fratelli, così con fede e con amore, così puri e così umili, come ci offre l’esempio questa benedetta madre; così portati da soavissimi desideri, così con le mani onuste di meriti dobbiamo movere all’altare dove si compiono gli ineffabili misteri dell’augustissimo Sacramento. Così acceda il sacerdote alla soglia degli atri del Signore come nel santo Cenacolo; così celebri; così chiami Dio sotto le apparenze sacramentali; così delle Carni e del Sangue di lui si pasca, partecipando all’adorabile sacrificio che di sé Iddio rinnovella; poi che non è da credere che solamente ai sacerdoti questa santa preparazione occorra, quasi che siano essi soli che questi divini misteri compiono e il sacrosanto Corpo di Gesù Cristo offrono in su l’altare in ostia di propiziazione e di impetrazione. No. Non è solo il sacerdote che consacra e che sacrifica, ma è anche l’accolta dei fedeli che lo assiste, la quale partecipa di questa consacrazione e di questo sacrificio. E per questo ai fedeli spetta avere di proprio, in un col sacerdote, la fede più ferma e più sentita, la preghiera più pura e più fervorosa, la devozione più pia e più sincera; memori che se questa rettitudine di fede, questo fervore di preghiera e di pietà non li accompagna, neppure debbono osare di prendere parte a così tremendi misteri.”

Pensate:

Per il che insegnano i maestri di spirito a munirsi per bene di fede e di amore per accedere nel santo Cenacolo della Chiesa a presenziare al divino sacrificio dell’altare. E ci ammoniscono di far nostra la prudenza del serpente..”

È incredibile. Guarda come oggi viene ad essere assolutamente perfetta questa meditazione con la Prima Lettura della Santa Messa di oggi. Sono le belle provvidenze di Dio.

E ci ammoniscono di far nostra la prudenza del serpente del quale si dice che come sta in su le mosse di accostarsi a bere ad una fonte, espelle da sé ogni veleno, prima di dissetarsi nelle acque fresche e pure. Imitiamo in questo il serpente. E prima di accedere a quella eterna fonte di vita, dove si bevono non acque chiare e refrigeranti, ma ci veniamo a cibare del Corpo e a dissetare del Sangue di Gesù Cristo mediante la santa Comunione, rigettiamo da noi ogni veleno di peccato, ricacciando ben lontano e l’odio e l’ira e la malizia e l’invidia e quei mali desideri e quei mali pensieri che conturbano ed abbrutiscono le anime nostre, e rifacciamoci in amore e carità coi nostri fratelli della vita, loro condonando ogni offesa che ci possono avere fatto, forse involontariamente arrecato, perché ancora noi, che tanto coi nostri peccati lo abbiamo offeso, Iddio si degni di perdonare”

A quei tempi pensavano che il serpente tirasse fuori il veleno prima di bere, se no si avvelenava, in realtà non è così però fa niente, anche se c’è qualche errore di zoologia, non ha importanza, è bella l’idea che avevano loro, e per noi va bene, espelliamo tutto il veleno che abbiamo addosso prima di accostarci all’Eucarestia, facendo dei bei propositi ad esempio, rinnegando il nostro veleno.

Da tutta questa considerazione risulterà facile anche dedurre come disposizioni sante ci debbono accompagnare nel nostro ingresso nel Cenacolo e nel nostro assistere a questi divini misteri. Le quali disposizioni, se riassumere si vogliono, a tre diversi titoli si possono ridurre: la dignità, la reverenza e il frutto. Questa della dignità è la prima delle disposizioni, per essa noi dobbiamo sentire chi sia Colui che sotto le apparenze sacramentali rinnovella l’olocausto di sé per nostri peccati; credere quindi, e fermissimamente, che egli è l’unigenito di Dio Padre, Dio vero da Dio vero, onnipotente, creatore di tutte le cose, giudice eterno ed infallibile dei vivi e dei morti, e persuaderci e credere nel contempo ch’egli stesso al nostro uscire dalla vita terrena sarà il nostro giudice; e a noi, a seconda del bene e del male che avremo operato in questa terra di prova, largirà l’eterno premio o comminerà l’eterno castigo. Quegli stesso dunque che i sacerdoti vedono e sentono discendere tra le loro mani e celarsi sotto i veli sacramentali nel momento adorando della consacrazione durante la santa Messa; quegli stesso che essi presentano in oblazione a Dio; quegli stesso cui tremebondi in nome della Chiesa e dei fedeli benedicono; quegli stesso delle cui Carni e del cui Sangue sacratissimi si cibano; quegli stesso che ai fedeli porgono nella santa Comunione in cibo salutare di vita; quegli stesso sarà il nostro giudice!”

Quegli stesso” che cade per terra, che calpestiamo, quei frammenti che vanno a finire chissà dove, “quegli stesso” che noi prendiamo e anneghiamo dentro nei boccettini di acqua, che prendiamo e bruciamo nel fuoco, “quegli stesso” a cui noi facciamo tutte queste cose, sarà il nostro Giudice; “Quegli stesso” che noi diciamo: “non fare l’esagerato, cosa vuoi che sia qualche briciola di particola, ma lì non c’è Gesù, lascia stare, ma no, non dannarti l’anima”. “Quegli stesso” sarà il nostro Giudice.

 “Terribile pensiero, che ci deve far tremare le vene e i polsi!”

Altro che “peace and love”. Vedete come erano saggi.

 “E insieme salutare pensiero, che ci deve porre in grado di poter anche, dopo la sua sentenza di eterno divin giudice, non essere da lui eternamente separati mentre con lui cotanto intimamente abbiamo la gioia di poter vivere congiunti in questa amara terra d’esilio.”

Da una parte la percezione precisa della Giustizia di Dio, dall’altra la percezione precisa della sua bontà, vanno tenute insieme. 

“Per le disposizioni di reverenza poi saremo condotti ad investigare scrupolosamente noi stessi per trovare se del tutto le anime ed i corpi nostri possano reggere alla prova di porsi in comunione con lui, che è la santità per eccellenza. Che se in questo minuto esame, che verremo esercitando su di noi..”

Che non si può fare una volta all’anno, perché l’esame di coscienza va fatto tutti i giorni, possibilmente anche più volte al giorno.

“..ci fosse per disavventura dato di ritrovare le anime nostre contaminate dal peccato o violate da ignominiosi pensieri e da perversi desideri..”

Basta che accendi la televisione o la radio e senti di quelle cose che nella tua vita non avresti mai immaginato, o le vedi.

 “deh allora tratteniamoci, e tratteniamo quelli che al pari di noi fossero sozzi di colpa, dall’avvicinarsi a lui, come ci tratterremo di accostarci a un incendio che ci divorerebbe. Perché egli è fuoco consumatore al quale nessuno che non sia degno debbasi avvicinare, se ama non venire consumato e dannato come reprobo. Esca fuori, colui che così è in peccato, dal suo peccato medesimo, giudicandosi austeramente indegno di partecipare coi fratelli di fede a cotanto Sacramento; esca fuori a mondarsi nella più amara con frizione, a lavarsi nella più sincera e dolente confessione, e rinnovellato che egli sia nel perdono di Dio, dal proposito più fermo di non più ricadere nella colpa ascenda alla gioia confortante della misericordia ineffabile di lui; e così lieto e tremebondo s’aggiunga alla famiglia dei fedeli e mova a comunicarsi col suo Signore.”

Se sei in peccato grave, se sei in peccato mortale, prendi e vai a pulirti, vai a confessarti, vai a fare penitenza, vai a cambiare vita, vai a fare santi propositi, togli le occasioni di peccato, poi torni e confidando e lavato dalla Misericordia di Dio, potrai accostarti a Gesù.

“Il tenere poi presente quale frutto ridondi a noi da questo nostro incorporarci con Dio è mezzo più che efficace a maturare e ad arricchire la nostre disposizioni. Studiamoci quindi di riuscire a penetrare ben addentro, e comprendere quali e quanti benefici a noi provengono dalla Comunione santamente e degnamente ricevuta. Per essa noi veniamo ad immedesimarci con Dio, perché cibandoci di questo Pane sacratissimo noi veniamo ad incorporarci con lui, a formare un solo corpo con lui che è il nostro Capo divino. 

A queste nostre disposizioni, deve andar congiunta quella fiducia che, contemperando il pensiero della nostra miseria, la elevi a confidare nella misericordia inesauribile di Dio.”

In queste parole uno come fa a dire che gli viene il terrore? 

Allora sei malato. 

“Una volta parlavano solo della Giustizia di Dio e uno viveva nell’ansia” 

Sì, ma perché aveva dei problemi psicotici, non lo so, avevano delle cose che non funzionavano giuste. Una persona sana di mente, leggendo questa cosa come fa a dire che gli viene la paura? Forse perché ha la coscienza sporca. Più equilibrato di così. Non nascondono niente, ti parlano di giustizia e di misericordia. Ti dicono di metterti a posto la coscienza e poi di andare dal Signore, e di vivere dentro ad una grande fiducia. Siamo nel 1920.

“Se quindi ci atterrisce il pensiero della nostra indegnità, ci conforti per contrario la considerazione della sua sovrana bontà.”

Noi pensiamo di aver detto cose nuove, di aver scoperto l’acqua calda, abbiamo scoperto l’uovo di Colombo.

“Perché egli nel tempo stesso che a se sommette i doviziosi non respinge i poverelli; mentre umilia i forti, non disdegna di vedersi venire innanzi i deboli; mentre raduna i nobili anche gli ignobili accoglie; mentre riceve i sapienti non sa disprezzare l’ignoranza di chi non possiede luce di scienza. Confidiamo quindi e speriamo.”

Quello che vi ho letto adesso da “Se quindi..” fino a “scienza” è di San Bonaventura, è il Sermone I della II Domenica dopo Pentecoste. Siamo quasi giusti anche con il nostro calendario.

“Confidiamo quindi e speriamo.”

Anno 1920.

“Preghiamo la Vergine Maria per questo devotamente, dicendole che poi che le nostre povere anime sono dalla dolcezza inebriate di poter entrare esse pure con lei nel santo Cenacolo, ella le governi, ella presso di sé le trattenga, ella del sangue redentore del suo divino Agnello Cristo Gesù le asperga; ella nel sacrosanto costato di lui, unigenito Figliuolo suo, le custodisca; solo allora potranno le anime nostre, per la sua valida intercessione, ottenere e possedere quanto ardentissimamente sperano, essendo ella il nostro sicuro rifugio e la nostra materna speranza.” 

Questo è San Bonaventura, bellissima questa preghiera, nel testo Stimuli Amoris, parte III, cap. XIX. 

Ci fondiamo su questi Santi meravigliosi! Non è che nel 1920 scrivevano chiacchiere, no, su San Bonaventura, su San Bernardo, su San Tommaso. Io mi sento proprio in pace, serenissimo, tranquillissimo, in una super compagnia di gente meravigliose, di persone stupende.

“Vedano dunque e i sacerdoti e i fedeli con qual fronte entrano nel santuario del Cenacolo, e con quale coscienza e toccano e trattano e si cibano del Santo dei Santi! Beato colui che a fine di ricevere Gesù più degnamente e più frequentemente possibile gli viene preparando nell’intimità del proprio cuore un condegno tabernacolo!”

Il mio cuore deve essere un Tabernacolo, questa deve essere la nostra preghiera, il nostro desiderio. Prepariamo un Tabernacolo bellissimo.

 “Beato chi codesto tabernacolo con ogni reverenza adorna, per accogliere poi con festività e con onore Gesù Cristo quando a lui move nella santa Comunione! Oh se le anime ben sapessero considerare quale sia la maestà che esse si accostano a ricevere nel divino convito dell’altare, ben anche saprebbero ordinare le cure e la preparazione che ad essa conviene e nel ricevimento che si merita!”

Lui dice che ci vuole una preparazione remota e preparazione prossima. Termini che non ci dice più nessuno, nessuno più ne parla di queste cose, invece noi ne parliamo perché dobbiamo sapere che per andare all’Eucarestia ci vogliono due preparazioni, una preparazione remota e una preparazione prossima. 

Preparazione remota:

 “E chi di noi, o anime sorelle, non arde dal desiderio di poter preparare questa degna dimora a Dio, che ama così venire a noi? Ecco: la giustizia e il giudizio sono la degna preparazione per la sede che egli presceglie. Questo il modo migliore e più accetto che a noi creature è consentito per ricevere questo eterno Sovrano; con l’adoperarci con tutte le nostre forze ad ottemperare a’ suoi santi comandamenti e con lo stimarci sempre, a malgrado di questa continuata e diligente osservanza, suoi servi tutt’affatto indegni ed inutili.”

Quindi, preparazione remota: vivi santamente la tua vita, vivi obbedendo ai Comandamenti di Dio. Tutta la tua vita deve essere una preparazione al momento della Comunione, nella coscienza che tu sei un servo inutile.

Preparazione prossima: Don Barbieri prende tutte queste cose dal Concilio di Trento:

 “Oltre a questa, che deve essere la continua nostra preparazione remota, nel tenore d’una vita santa, il Catechismo del santo Concilio di Trento ci insegna a disporci con una preparazione prossima a conseguire questa giustizia, con sagge norme, che è opportuno e proficuo qui ricordare. E primieramente giova tener presente essere nostro dovere professare con fermezza come nell’ Eucaristia è il vero Corpo e Sangue del Signore, che in cielo gli angioli adorano, al cui cenno tremano le colonne dei cieli, della cui gloria e cieli e terra sono ripieni. Ognuno poi interroghi se stesso per vedere se sia in pace con tutti, se ami di vero cuore il suo prossimo, rammentando il divino ammonimento: Se tu stai per fare offerta all’altare, ed ivi ti viene alla memoria che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, posa lì la tua offerta davanti l’altare e va prima a riconciliarti col tuo fratello.”

Preparazione prossima: devi innanzitutto riconoscere chi stai andando a ricevere e poi la carità, il vedere come sei messo con la carità.

“E poi esaminare diligentemente la propria coscienza per vedere se fosse macchiata di qualche peccato mortale, di cui dovessimo pentirci e mondarci mediante la contrizione e la confessione.”

La contrizione è il dolore perfetto.

 “Si consideri poi con tutto raccoglimento quanto siamo indegni di ricevere un così eccelso beneficio dal Signore, ripetendo di cuore la parola del Centurione. Esaminiamo poi se possiamo far nostre le parole di Pietro: O Signore, tu sai che io ti amo!”

A me sembrano delle riflessioni bellissime.

 “E ricordiamo che quegli che entrò nel convito del Signore senza la veste nuziale, fu gettato nel carcere tenebroso a scontare pene eterne. Così deve operare ogni anima, così deve prepararsi nell’umiliazione, nel silenzio, nella preghiera, così deve nella santa meditazione disporsi..”

Ma non solamente in chiesa, tutta la nostra vita deve essere così.

 “..se essa ama che il Pane celeste di che muove a cibarsi abbia in lei a rimanere e tutta l’abbia a vivificare, tanto da poter dire di lei quello che si dice della Vergine benedetta, della quale è scritto che le parole divine di Gesù santamente custodiva come il più prezioso dei tesori nel tesoro santissimo del suo immacolato cuore materno. Perché a lei non chiederemo sospirando come alla sovrana che può tanto per noi, che nell’esilio di questa nostra vita ci abbia a porre in cuore la più viva bramosia di cercarla sempre, perché ci possa condurre a Gesù e sempre con Gesù ci abbia a far rimanere?”

Perché? È San Bonaventura che scrive. Perché non chiedere questo alla Madonna?

“Porre in cuore la più viva bramosia di cercarla sempre, perché ci possa condurre a Gesù e sempre con Gesù ci abbia a far rimanere?”

Bellissimo.

“Ai leviti, nell’antico Patto era comandato: Mondatevi, o voi che portate i vasi sacri del Signore! Alle anime che movono alla santa Comunione, si ripete il comandamento in nuova guisa: Mondatevi, o voi, che siete i vasi dove discende il Signore! Glorificate e portate Iddio con voi, poi che Dio vi ha scelto in propria eredità.”

San Bernardo ne Instructio Sacerdotum, cap. IX, n. 24.

Allora chiediamo al Signore, domani vedremo un capitolo bellissimo: Maria all’istituzione dell’Eucarestia.

Fermiamoci qui, abbiamo letto tantissimo oggi, mi dovete perdonare, vi ho portato via tantissimo tempo, 57 minuti, e quindi uniamoci alla Vergine Maria Madre della Chiesa, a Maria Ausiliatrice e oggi tutti insieme consacriamoci a Lei. E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

BEATA VERGINE MARIA, MADRE DELLA CHIESA – memoria

PRIMA LETTURA (Gen 3,9-15.20)
Madre di tutti i viventi.

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».

L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.