Maria tempio di Dio, don Clemente Barbieri

Maria tempio di Dio, don Clemente Barbieri

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 1 maggio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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MARIA TEMPIO DI DIO, DON CLEMENTE BARBIERI

 Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a sabato 01 maggio 2021, primo Sabato del mese, totalmente dedicato alla Vergine Maria. Oggi è un giorno totalmente mariano e vogliamo consacrare alla Vergine Maria questo giorno e questo mese di maggio, vogliamo dirle il nostro grazie più profondo per tutto quello che fa per noi ogni giorno della nostra vita, ma soprattutto per tutto quello che fa per noi senza che noi ce ne accorgiamo, per tutto il Suo operare nascosto a nostro beneficio.

Come promesso, oggi inizieremo a leggere questo bellissimo testo che si intitola: “Maggio Eucaristico” del Sacerdote Clemente Barbieri, Milano, Tipografia della Santa Lega Eucaristica.

Un testo molto bello, denso, del 1920. C’è una meditazione per ogni giorno. Non potrò ovviamente leggere tutto perché il testo è di circa 500 pagine, vi leggerò alcune parti che potranno servire alla vostra meditazione. Impareremo un po’ a capire lo stile di questo Sacerdote che scrive.

I GIORNO. Maria tempio di Dio. Preparazione

“L’umanità ha perduto la sua giustizia originale nella persona del suo primo padre, col rendersi colpevole di peccato. E l’Unigenito Figliuolo di Dio, consustanziale al Padre, si offerse come vittima di riparazione; e questa Vittima, uguale alla Maestà offesa dal peccato, ottenne con l’olocausto di sé il perdono della colpa e la restaurazione della famiglia umana.”

Qui c’è tutta la nostra fede. Un tempo si scriveva così: poche parole, sensate, densissime, assolutamente comprensibili. Tutti abbiamo capito cosa ho letto, cosa c’è scritto, anche i bambini. E non quisquilie e non la solita retorica, ma la verità di fede, quello che da sempre crediamo perché è ancora attuale il peccato originale, che l’Unigenito Figlio di Dio, consustanziale al Padre, si è offerto come vittima di riparazione. È un linguaggio vero.

Perché Gesù è morto in Croce? Gesù muore in Croce per una ragione molto precisa: per il perdono della colpa, il nostro peccato originale e la restaurazione della famiglia umana. Ha rimesso in piedi l’umanità, l’ha liberata, le ha ridato dignità.

“Predestinata ad ospitarlo in questa sua venuta tra di noi e a dargli la veste mortale, divenendogli madre, è stata la creatura più eccelsa fra tutte, Maria Immacolata. Ella è per questo il tempio santo che Dio ha preparato per sé e nel quale egli venne a prendere dimora. E se considerando questo altissimo mistero possiamo aver luce da chiarire alla nostra fede di quanta e di quale bellezza di santità ella fu adorna, abbiamo ancora modo di poter conoscere quanto ardore di fede, di pietà, di purezza e di amore occorre anche per le anime nostre, le quali dalla misericordia dell’Altissimo sono elevate ad essere alla lor volta tempio di Dio e ad incorporarsi con Dio pel Sacramento dell’ altare.”

Scrive talmente bene che sembra tutta una preghiera. Gesù sceglie la creatura più eccelsa dalla quale prendere questa veste mortale, cioè assumere la natura umana: Maria Immacolata. Per questo Lei è il Tempio Santo di Dio.

“di quale bellezza di santità ella fu adorna”

Ma questo ci fa capire anche quanto ardore di fede, di pietà, di purezza e di amore occorre avere noi, perché anche noi siamo elevati ad essere tempio di Dio, ad incorporarci con Dio nel Sacramento dell’altare, che è l’Eucaristica.

“Però l’esempio veramente insigne della Vergine ci deve essere di continuo ammonimento e la materna protezione di lei di continuo ausilio a corroborarci nella santità, per riuscire meno indegni della Santità per eccellenza, che per la santa Comunione si degna di fare delle anime nostre il proprio tabernacolo.”

Noi guardiamo, contempliamo la Vergine Maria per essere corroborati nella santità, perché attraverso l’Eucarestia noi diventiamo Tabernacolo.

San Tommaso d’Aquino scrive: “Perché vado a fare la Comunione? Qual è lo scopo della Comunione Sacramentale?”.

Chiedetevelo: “Perché ricevi l’Ostia?”.

La risposta: “Faccio la Comunione Sacramentale – scrive San Tommaso – per poter fare la Comunione Spirituale”.

Perché se quando ricevo la Santa Ostia non faccio comunione con Gesù, è tutto inutile. E’ il tema grande che io tratto da più di un anno dell’importanza della Comunione Spirituale, che noi diventiamo un Tabernacolo, le nostre anime diventano un Tabernacolo.

“Ella è per questo il tempio santo che Dio ha preparato per sé”

Noi pensiamolo per eccellenza della Vergine, ma immediatamente dobbiamo pensarlo di noi, quando facciamo la Comunione Spirituale, che la possiamo fare 1000 volte al giorno.

Noi quanto siamo Tempio di Dio? Lo siamo?

“Maria immacolata è il tempio di Dio, la casa di Dio, la cella e il talamo dove ama di riposarsi Iddio;”

Non vi sembra di sentire una musica? A me sembra di leggere uno spartito.

Noi siamo il talamo, la cella dove Dio si riposa?

La cella per un frate, per un monaco è tutto, è il luogo sommo di incontro con Dio, è il luogo dell’appartarsi con Dio. Andate a leggere come era la stanza del profeta Eliseo, la stanza che avevano preparato per Eliseo, com’era fatta. Quella era la sua cella.

“Ella è la sposa e insieme la figliuola di Dio, l’arca del diluvio e del testamento, l’urna aurea dove Dio si è compiaciuto di giacere. Così la saluta Pietro da Compostela.”

Queste parole sono preghiera, una volta predicavano pregando, ecco perché la gente si convertiva tanto. Che parole incredibili! Diciamole queste cose alla Vergine Maria in questo mese, scegliamo uno di questi termini e che diventi il nostro termine.

“Ave o Maria, Arca del Diluvio. Ave o Maria Urna Aurea, Cella dove riposa Iddio. E a lui fa eco S. Bernardo, ripetendo ch’ella è il reclinatorio del sommo Bene e il dolcissimo penetrale donde a noi venne quel Vino di vita, che è il Sangue redentore di Gesù.”

Sembrano in metrica tanto sono misurate queste parole. Andate a leggere che cos’è il reclinatorio e il penetrale.

Chi è per te la Vergine Maria? È il dolcissimo penetrale, è il reclinatorio del sommo bene. C’è chi prova diletto a leggere stupidaggini, c’è chi prova diletto ascoltando le proprie parole e c’è chi prova diletto ascoltando questa musica.

“Perché non appena Iddio, venendo dal cielo a farsi uomo, ebbe ad entrare in lei per assumere veste mortale nell’adorabile mistero dell’Incarnazione, le sue viscere castissime furono d’un subito mutate in tempio della divinità; ed ella fu per questo la sacrosanta arca della nuova alleanza, che portò a noi il Pane di vita, Gesù Cristo Salvatore. Ecco quindi che ella, tutta santa, è come un castello torreggiante nella sua grande umiltà e fortificato da un’incomparabile muraglia di purezza.”

Queste parole ti fanno vedere quello che dicono, ti fanno sentire nella carne quello che dicono.

“Oh sì che ella è il sublimissimo tesoro nel quale sono riposte le ricchezze della grazia, nel quale si conserva il pegno di nostra salute, nel quale sono composte le dovizie della divina misericordia! Oh sì ch’ella è quel vaso tutto puro e tutto fulgido per la luce che vi si raccoglie, de’ cui salutari splendori viene appieno illustrato l’universo! Diciamola dunque arca dell’alleanza, arca della grazia, che Gesù Cristo stesso preparò per sé quando volle redimere l’umana famiglia e dove corporalmente egli venne ad abitare nella pienezza della sua divinità. O Vergine benedetta, voi siete il vero paradiso, che avete dato al mondo quel frutto salutare, che dà la vita eterna a coloro che di esso si cibano! E siete il vero trono del novello Salomone Gesù, del tutto grande in grazia ed in gloria; e siete il vero immensissimo ciborio dove Colui che supera i cieli potè essere contenuto. [..] O Maria, o cielo adorno di celeste purezza e di celeste splendore; o altissima sede di Dio nella quale Iddio si è degnato discendere è rimanere pel volgere di ben nove mesi; o terra veramente benedetta, che ci avete porto il frutto di vita; o abisso senza confine, ripieno di bontà e di misericordia! Chi di questo cielo varrà a toccare il fastigio, e di questa terra misurare la vastità, e di questo abisso raggiungere il fondo? Chi, se non Colui che a così alto vertice di grazia e di gloria non solo, ma ancora di tanta altezza e vastità e profondità di misericordia l’ha voluto sollevare, cotanto magnificando la sua madre benedetta, sì da costituirla sopra tutte le creature eccelsa? O Vergine immacolata, il Signore è con voi, come nel suo degno tempio! [..]

Anche a noi povere creature della vita è data la grazia singolare di divenire il tempio di Dio, poi che anche a noi è concesso di possedere Dio. Col cibarci del sacratissimo Corpo e del preziosissimo Sangue di Gesù, di questa Manna celeste, di questo Pane degli angioli e Pane di sapienza, noi veniamo a incorporarci con Dio, trasformandoci nella natura del sacro cibo di che ci nutriamo. Poi che cibarci del Corpo di Cristo equivale divenire corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo.”

Poesia, catechesi, preghiera c’è tutto. Un po’ leggo e un po’ commento perché queste omelie desidero che siano anche una lode alla Vergine Maria. Siccome contro la Madonna si sono fatte ultimamente cose aberranti, e contro la Madonna vengono ogni giorno elevate tantissime bestemmie e scempiaggini, che di teologico non hanno nulla se non una vaga apparenza e un eco sordo, anche da chi dovrebbe difenderla e onorarla, per questo queste omelie desiderio che siano anche un inno di lode, un parlare santo di Lei, per consolare il Suo Cuore, non solo con i primi 5 sabati, non solo con i famosi 9 venerdì e i 9 sabati. Abbiamo l’obbligo di difenderla, di consolarla, di starle accanto.

Ho sempre in mente la scena di un bambino che, quando la vidi, mi si stampò a fuoco nel petto. Una scena bellissima. (Se qualcuno è un bravo pittore ho delle idee da sottoporgli, si faccia vivo, mandatemi qualche vostra bella opera). Ho in mente questa scena, se fossi un pittore la dipingerei, e se fossi un musicista la metterei in musica: ero in un prato con altre persone e c’era una mamma — io non la conoscevo — il cui bambino giocava con altri bambini. Ad un certo punto questa mamma si mette a piangere, ma con dignità, sapete, quel pianto un po’ soffocato. Il suo bambino che stava giocando, come se avesse sentito qualcosa, si ferma, si gira, la guarda, capisce che sta piangendo, lascia tutto, corre fortissimo e le si getta con il corpo e la testa nel grembo e la stringe forte a sé. Una scena bellissima. E questa mamma che lo stringe anche lei a sé.

Sono rimasto folgorato nel vedere questa scena bellissima. Subito ho pensato: “Pensa se avessi un po’ di quella fede, di quell’amore di quel bambino e se anch’io fossi capace di compiere quel gesto verso la Vergine Maria, che bello che sarebbe. Che bello se mi facessi la grazia di diventare come quel bambino che lascia tutto, che si accorge delle Tue lacrime e del Tuo pianto dignitoso, del Tuo pianto segreto nascosto, che lascia tutto e corre tra le Tue braccia e Ti stringe a sé, come a dire: Dimentica quel dolore, in nome di questo amore”

“Quale e quanta debba essere la fede e la devozione del sacerdote che sale l’altare a celebrare i divini misteri non è chi possa dire. Egli possiede il Corpo sacratissimo di Gesù nato da Maria Vergine, che fu già composto nel sepolcro nuovo e mondo e ravvolto nella più candida sindone. E se di fede e di devozione non è tutto penetrato, come ardirà egli compiere il suo così tremendo ministero?”

Smettiamola di fare i pagliacci sul Presbiterio! Smettiamola di arrivare all’ultimo momento, in ritardo, di corsa, senza preparazione. Perché è una vergogna che ci siano dei laici che stanno 30 minuti o di più in chiesa a prepararsi alla Santa Messa e noi arriviamo all’ultimo minuto. È una vergogna. “Ma io ho da fare”. E cosa dovrebbe dire quella mamma, che deve pulire la casa, preparare la colazione, preparare da mangiare, andare a fare la spesa, lavare, stirare, cucire, cucinare… cosa dovrebbe dire? E cosa dovrebbe dire quel papà che ha le bambine da dover tirare su, che ha la lavatrice da stendere, che ha la casa da pulire, che ha le cose da sistemare… cosa dovrebbero dire loro?

Tutto questo succede per una vita disordinata, per il poco amore che abbiamo verso Dio. Messe che durano 10 minuti. Cosa si fa a fare una Messa in 10 minuti? Alla Consacrazione sembra di vedere Speedy Gonzales. Cos’è che hai da fare? Ah certo, dopo la Messa c’è la colazione al bar. Chi può rinunciare? Non scherziamo! Appena finita la Messa c’è il caffè. Tu hai appena ricevuto il Corpo e il Sangue di Cristo e lo devi mescolare con il latte e le fette biscottate? Perché, non puoi fare colazione più tardi e stare in compagnia di Gesù?

Preparazione alla Santa Messa, zero. Ringraziamento, zero. Perché finita la Messa tolgo il camice e chiacchiero. Ovvio, devo parlare! “Buongiorno, buonasera…”.

E prima della Messa leggiamo il giornale o, ancora peggio, guardiamo il cellulare, e dopo la Messa, via! Come se in Chiesa ci fosse un incendio.

Una cosa è sicura, tutti renderemo conto a Dio del nostro modo di vivere la Santa Messa, tutti! E credo che sarà molto dura riuscire a giustificare, a spiegare alla Santissima Trinità, al Collegio degli Apostoli, alla Vergine Maria perché io, prete, sono arrivato dopo di quella mamma, di quel papà, di quel malato in Chiesa alla Messa e perché io, prete, sono scappato molto prima di quella mamma, di quel papà, di quell’anziano, di quel malato. Dovremo avere degli argomenti molto validi, soprattutto se lo facciamo tutti i giorni. Cappuccio e brioche, caffè e colazione, quotidiano e giornale forse non saranno argomenti abbastanza pregnanti.

“O anime, siamo anche noi chiamate a questo ufficio di santità perché, fatte più degne e più capaci dei cieli, noi siamo elette ad essere la dimora di Dio, che i cieli non sanno né possono contenere. Siamo dunque sante! Arricchiamoci dunque di meriti! Teniamo dunque sempre presente che un’anima è il vero e sacro tempio di Dio, per saperci anche rendere meno indegni della più alta delle dignità di che Iddio ci onora: di ospitarlo in noi!”

Ovviamente è l’Eucarestia.

In un Sacerdote che cos’è che devo cercare? Cosa vorrei vedere? La devozione, la fede, deve amare ciò che fa e deve credere in ciò che fa. Ce ne sono tanti di Sacerdoti così, ma dobbiamo tutti sentirci profondamente interpellati da queste parole e dire: “Non è mai abbastanza”

“Arricchiamoci dunque di meriti!”

Sento già qualcuno che dice: “No i meriti! Abominio della desolazione! Santa Teresina dice che i nostri meriti non hanno alcun valore agli occhi di Dio perché sono macchiati perché lei non cerca i meriti…”

Ma un conto è dire che “il Paradiso me lo guadagno io con le mie forze, che sono capace io, che quello che faccio io va benissimo”, ed è evidente che questo non va bene.

Altro conto è dire: “Signore io faccio la mia parte, e poi la metto nelle mani della Vergine Maria che la renderà degna di essere gradita a Te”.

Questi sono i meriti cristiani. Ci vuole anche la mia parte. Tra l’altro, coloro che portano avanti l’idea che “ha già fatto tutto Gesù e che io non devo fare niente”, sono però coloro ai quali ai meriti ci tengono.

Allora facciamo così, quando andiamo a fare gli esami e il professore ci chiede se abbiamo studiato, gli rispondiamo che tanto ha già studiato tutto lui, perché dobbiamo farlo? Perché dobbiamo avere il merito di un voto? Ha già fatto tutto lui. Voglio vedere se mi scrive 30 sul libretto. Allora, a quel punto, i meriti contano?

Il fatto che un altro abbia fatto il lavoro e me l’abbia spiegato, questo non dispensa me dal fatto che io, a mia volta, debba studiare e imparare. La stessa cosa vale per Gesù Cristo, la stessa cosa vale per la salvezza. Lui ha fatto tutto, ma questo non dispensa me. Anche io devo fare la mia parte in questa salvezza. Il merito non è tutto, ma è una parte importante.

Cosa vuol dire quel 30? “Ti riconosco il merito”. Infatti, il professore ti dice: “Ti sei meritato il 30, quindi ti meriti il riposo, perché hai tanto faticato e hai partecipato alla mia fatica di docente, hai partecipato alla mia conoscenza, al mio sapere che ti ho dato, quindi ti meriti il riposo e quest’estate non dovrai studiare, non avrai esami a settembre”

Chi prende lo stipendio è perché se l’è meritato nel suo lavoro.

“Beata l’anima nella quale Gesù sceglie la sua dimora, come beatissima fu Maria di poter possedere il suo Signore! Chi di noi non sente vivo ed imperioso il desiderio di prepararsi santamente a ricevere Gesù? E in questa preparazione, di quali serici addobbi, di quali preziosi tappeti e preziosissimi origlieri non dobbiamo adornare la casa dov’egli verrà ad abitare! Oh sì che di purezza ci dobbiamo vestire, di un tappeto di umiltà fare strada a’ suoi passi, di profondo e reverente amore in tutto e per tutto circondarci, perché egli è il Santo per eccellenza; di giustizia, in una parola, in su l’esempio della sua santissima Madre, ci dobbiamo inondare; poi che appunto degnamente lo potremo accogliere e degnamente in noi e con noi trattenere se nella giustizia avremo fatto ricca l’anima nostra, che è la casa dove nella sua infinita misericordia egli ama entrare e dimorare.”

Esempio. — S. Francesco d’Assisi. — S. Francesco mentre andava predicando penitenza nelle chiese e sulle piazze, nelle piccole località nei dintorni d’Assisi, portava una scopa; e ciò perché visitando le chiese spesso aveva dovuto vedere con suo grande dolore quanto poco pulite si tenessero le case di Dio, che egli perciò, a tórre lo sconcio, nettava con le sue proprie mani….Egli pregiava in modo particolare il culto al santissimo Sacramento…perché profondamente tocco dall’umiltà dell’Altissimo rivelatesi in tale mistero….Sua cura particolare era che degnamente venissero custodite le Ostie consacrate. Una volta concepì il pensiero di mandare dei suoi frati per tutto il mondo all’unico scopo di preparare, ovunque fosse bisogno, vasi mondi e belli per la custodia del Corpo di Cristo; altri dovevano pensare dappertutto a belli e buoni ferri per la confezione delle ostie.”

Sapete che San Francesco d’Assisi, poverissimo, voleva che i Calici fossero d’oro, come San Giovanni Maria Vianney, perché dovevano contenere il Sangue di Cristo. Adesso avviene il contrario, abbiamo messo al centro l’uomo e abbiamo buttato Dio fuori dalla finestra.

“Perfino alle parole della consacrazione si estese la sua sollecitudine, poi che i frati dovevano ognuno interessarsi che i fogli in cui erano scritte quelle parole fossero degnamente custoditi. (G. Schnürer: Francesco d’Assisi, cap. IV).

Anche il modo di custodire il Messale era importante. Una volta vidi un Sacerdote che quando portava fuori il Messale e lo metteva sull’altare, prima di deporlo sull’altare lo baciava e quando lo chiudeva e lo portava via, lo baciava ancora e lo portava via. Bellissimo.

Domani avremo il secondo giorno, mi perdonerete se sono un po’ lungo ma questo mese di maggio è un mese troppo importante.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, per intercessione di Maria Santissima, Urna Aurea, vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato e tutto il nostro cuore a Maria Vergine.

Sabato della IV settimana di Pasqua

PRIMA LETTURA (At 13,44-52)
Noi ci rivolgiamo ai pagani.

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.