Preparazione sacerdotale di Maria, don Clemente Barbieri

Preparazione sacerdotale di Maria, don Clemente Barbieri

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 5 maggio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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PREPARAZIONE SACERDOTALE DI MARIA – DON CLEMENTE BARBIERI

 Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a mercoledì 05 maggio 2021, abbiamo ascoltato il Vangelo della Messa di oggi tratto dal cap. XV, versetti 1-8 di San Giovanni. Siccome noi vogliamo rimanere innestati in questa Santa Vite che è Gesù, allora proseguiamo la nostra meditazione in questo mese tutto dedicato alla Vergine Maria facendo riferimento al libro “Maggio Eucaristico” di don Barbieri, testo del 1920, che ci fa gustare questa devozione rigorosa e nello stesso tempo affabile e soave verso la Vergine Maria.

V GIORNO – Preparazione sacerdotale di Maria

“All’abbondanza dei carismi divini che la disponevano nella santità ad essere il degno sacerdote di Dio, la Vergine madre seppe corrispondere con tale copia di virtù, che la sua, se ben la si considera, fu la preparazione più accetta che si potesse offrire all’Altissimo. Basta ricordare il suo consacrarsi al Signore con voto perpetuo di verginità pel quale, santa, veniva a unirsi a lui nel modo più santo, sì da essere tutta di Dio, a lui offerta come dono sacro, vergine di mente, di cuore, di corpo, di opere.”

Tante volte vi ho ricordato l’importanza della verginità, che è di più della castità: vuol dire essere totalmente di Dio e non riguarda solamente il corpo, ma riguarda la mente, il cuore, le opere, quello che facciamo e quello che siamo. Quanto è diffusa oggi questa mancanza di verginità, che si traduce in: “Vado a dire tutto di me, racconto ogni cosa, sono senza ritegno, senza pudore, sono incapace di saper dire solo il necessario, solo il dovuto”.

Il vergine è colui che pensa che ciò che riguarda la sua vita deve essere riservato solo a Dio. Ovviamente vivendo assieme agli altri c’è anche una parte che deve essere condivisa. Ma quanto è ampia questa parte? Dipende da te, da quanto tu vuoi e da quanto tu sei capace di lasciare la parte più ampia per Dio e a dare agli uomini il necessario.

Perché facciamo così tanta fatica a vivere la verginità della mente, del parlare, del cuore? Perché nel momento in cui parliamo di noi stessi, ci gustiamo; nel momento in cui qualcuno presta attenzione a noi, proviamo piacere; ci fa piacere essere al centro dell’attenzione e quindi raccontiamo più di quanto l’altra persona pensava di chiedermi. Siamo come il colabrodo, come uno scolapasta che quando ci butti dentro la pasta l’acqua va via tutta. Di solito nello scolapasta rimane sempre un po’ di acqua e anche noi diciamo che rimane sempre qualcosa di noi stessi, ma solo qualche goccia, perché il resto è andato. È andato dove? È andato nel tubo del lavandino.

Se voi notate, quando noi ci raccontiamo, soprattutto quando lo facciamo con gli altri, appena abbiamo finito e ci siamo sfogati, agli altri non interessa niente e di fatto poi fanno altro. La prova: voi state parlando, state magari raccontando qualcosa che per voi è importante e venite interrotti da qualcosa. Quando ricominciate, non è così frequente che l’altro ti dica di finire il discorso interrotto, perché l’altro è già altrove.

Oppure altra prova: fate una cosa che per voi è importantissima, bellissima, magari altri sanno che c’è questa cosa importante che voi dovete fare, ad esempio un esame all’università, un successo nel lavoro, ognuno pensi alle sue cose. Se vincete l’istinto primordiale di raccontare tutto appena è accaduto, come se tutti fossero in attesa di sapere la nostra vita, se voi resistete e non dite niente, provate a vedere se vi chiedono qualcosa riguardo a quella cosa importante. Avrete molte sorprese, c’è chi non chiede niente e chi non dice niente. Trovare chi partecipa gioendo della nostra gioia è cosa rarissima. Possiamo trovare al massimo chi partecipa un po’, ma chi partecipa gioendo della nostra gioia è cosa rarissima. Uno solo fa questo, ed è Dio: Gesù sa gioire della nostra gioia.

La verginità è questo stile interiore per cui, nascosto al mondo, come la luna, mi oriento totalmente e primariamente a Dio.

“Basta ricordare la sua carità, per la quale con tutto trasporto ella si dava a vivere in Dio in una mirabile trasfusione d’amore e ad abbracciare in Dio le creature tutte.”

Pensate se immaginassimo il nostro modo di amare Dio come una trasfusione, come un trasfondere, è di una ricchezza enorme questo modo di pensare e di vivere.

“Basta ricordare la sua umiltà in grazia della quale, abbassandosi ella in cospetto a Dio fino a dichiararsi sua ancella, veniva esaltata in quella insigne sublimazione di grandezza, che la rese nel tempo stesso «umile ed alta più che creatura», sì da essere la benedetta che Iddio prescelse a compiere il sacerdozio divino di introdurre il Redentore in su la terra, elevandola a tanto di divenirgli madre. [..]

Giustamente Maria viene paragonata all’aurora che sorge. Perché come a mano a mano che progredisce l’aurora intensifica la sua luce e più largamente la irraggia, così ella avanzava ogni istante più in santità e questa sua santità dava in esempio e in benedizione agli uomini. [..]

Emulando in queste sue spirituali elevazioni e in queste sue fervorosissime preghiere l’ardore ed i cantici dei serafini, una ineffabile lode a Dio ella fu di proposito e di continuo, disvincolata da ogni legame di affetto terreno e sciolta da ogni pensiero che fosse sollecitudine di parenti, solita non a cercare le cose umane o a piacere alle creature, ma solo e sempre e dovunque a cercare Dio e a piacere a lui, sì da essere la vera immacolata colomba che in Dio tutta s’inabissava nell’impeto ardentissimo della sua sovrabbondante carità.”

Non vuol dire che non dobbiamo voler bene a nessuno, non è questo, vuol dire semplicemente che questi affetti non devono occuparmi a tal punto da far finire Dio al secondo posto. Per esempio che per i parenti salto la Messa la domenica, salto la Messa dell’Assunta perché sono al mare, perché sono assieme agli altri, perché facciamo festa.

Una carissima persona mi dice: “Sa, Padre, io vivo in un posto dove la gente è soprattutto dedita alla terra, noi organizziamo le nostre feste e un po’ le si prende per la fede e un po’ per la pancia, c’è la Madonna ma anche la sagra della salamella.”

Il vitello d’oro ai piedi del Sinai non mancherà mai. Un pomeriggio passai in un punto c’era scritto: “Festa dell’Assunta”. Mi immaginavo Adorazione, Messa, predicazione… mi immaginavo una cosa cristiana e magari lo avranno anche fatto — forse di notte o all’alba — sta di fatto che io, passando di lì, ho visto una grande mangiata. La festa dell’Assunta era: tavoloni lunghi e grandi fiumi di birra e di altre bevande e queste braci lunghe dove ci stava su ogni più possibile parte del porcello ad ardere.

Una volta si sentivano i profumi dell’incenso, adesso abbiamo il profumo della sagra della salamella, del vitello d’oro ai piedi del Sinai. Al posto dell’incenso alla rosa abbiamo il profumo del grasso del porcello che cola. Non so quanto tra salamella, senape, ketchup e maionese posso pensare all’Assunzione di Maria Vergine in Cielo nella gloria degli Angeli e dei Santi. Forse è una fatica mia! A me sembra che questo non sia necessario, lo scopo non è riempire le Chiese. Dobbiamo insegnare alla gente la verginità non la quantità. Io direi che la salamella si può fare in un altro momento. Il giorno dell’Assunta dedichiamoci alla Santa Messa, all’Adorazione, alla confessione. Non c’è bisogno che tutto finisca nella salamella. Noi siamo fratelli quando siamo insieme all’Unico Padre, non quando siamo con la forchetta in mano. Sono due cose completamente diverse e non è che una ha bisogno dell’altra. Lo stare davanti a Dio, in Dio, basta a sé stesso, è più che sufficiente, lì siamo comunità perfettamente.

“Così gettando in Dio ogni suo pensiero ed ogni suo affetto, ed in Dio vivendo e respirando, ella fu la creatura perfetta; e quanto più perfetta nella fede, quanto più forte nella speranza, quanto più fervorosa nella carità, tanto più si sentiva unita al suo Signore. [..]

Debbono quindi i nostri sguardi essere fissi in lei ed i nostri cuori abbandonarsi nelle sue sante mani materne, perché per mezzo di lei ogni bene a noi deriva ed ogni nostra opera buona a Dio riesce gradita, se per lei offerta e dal merito suo impreziosita. […]

O sacerdote veramente degno! o Vergine veramente mirabile! Avevate scelto la via della purezza pur conoscendo che tra il vostro popolo d’Israele, ad uso per la sua dura cervice a ben diverso tenore di vita, vi sarebbe toccata l’ignominia; avevate scelto di vivere vergine per piacere a Colui del quale solo ambivate le compiacenze, ed andavate per questo anche incontro alla maledizione della sterilità; ed ecco che, appunto per merito di questa vostra immacolata offerta, la maledizione si commuta per voi in benedizione e la vostra virginale sterilità viene ricompensata dalla più inattesa e prodigiosa fecondità, perché, rimanendo voi vergine, divenite madre e madre di Dio! [..]

Le anime pure seguono dovunque l’Agnello immacolato Gesù, perché la sua carne è purissima e perché l’aroma che ne emana è tutto virginale. Egli, tutto vergine e sovrano dei vergini, purissimo anche nella sua carne mortale, volle che anche pura ne fosse la benedetta sua madre.”

Uno può anche non aver più la verginità del corpo per diverse ragioni, perché ha fatto pasticci, perché ha fatto quello che non doveva fare, però la verginità dell’anima, della mente, del pensiero, questa si può sempre recuperare, basta volerlo, basta impegnarsi a offrire e riservare le primizie solo a Dio.

“Esempio. — Un capitano santo. — Il capitano Guido Negri da Este, mentre viveva l’aspra vita di combattente durante l’ultima grande guerra, potè avere un giorno il conforto, dopo lunga faticosa marcia, di fare la santa Comunione nell’ora sacra della morte di Gesù. L’episodio commovente è così narrato dal Cappellano militare del VII Alpini, Battaglione Val Piave: Un giovedì sera ricevetti da lui un biglietto così concepito: “Per domani, venerdì, alle tre pomeridiane, vengo da lei a fare santa Comunione”. Celebrata la Messa, io riposi una Particola consacrata nel rude tabernacolo fatto di sassi, sotto la mia tenda. All’ora stabilita, ecco Guido Negri tutto trafelato da me, per ricevere il Signore. — Spero, gli dico io, che non avrà voluto rimanere digiuno fino a quest’ora…. — Sì, sono digiuno, mi rispose; ma la santa Comunione basta da sè sola a saziare la mia fame. — E ricevette la santa Comunione con la divozione di un angelo. Ho poi saputo che aveva vegliato tutta la notte co’ suoi soldati, e che tutta la mattina aveva lavorato a rafforzare trincee.

L’amore per la Vergine Maria, l’amore per l’Eucarestia sa fare queste cose.

Di cuore vi benedico, e la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Mercoledì della V settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 15, 1-8)
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».