Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, I parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, I parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 21 luglio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, I parte

Eccoci giunti a mercoledì 21 luglio 2021. Abbiamo appena ascoltato la prima lettura tratta dal capitolo XVI del Libro dell’Esodo.

Ci risiamo un’altra volta, già lo avevamo anticipato, il 15 del secondo mese dopo la loro uscita dall’Egitto, sono passati due mesi da quando hanno attraversato il Mar Rosso, da quando hanno visto le piaghe d’Egitto, da quando c’era la colonna di fuoco, di nube, e sono lì a mormorare:

“Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto”

Vedete il disprezzo della Provvidenza di Dio, l’essere messi alla prova, la mancanza di pane e di carne? 

Il bisogno più basilare, la mancanza di pane e di carne gli fa dire:

“Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne”

Un’immagine terrificante.

“Mangiando pane a sazietà!”

Un’immagine terribile! 

“Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine”

Rinfacciano a Dio e a Mosè la liberazione, preferiscono essere schiavi con la pancia piena che liberi con la pancia vuota. Sembra la storia di oggi, di ogni giorno, di ogni epoca storica. Mi viene persino in mente il Manzoni con i Promessi Sposi.

Ovunque è così, l’importante è avere la pancia piena, poi va bene essere schiavi, l’importante è mangiare a sazietà, l’importante è il mio pentolone della carne, è il dio ventre, che abbiamo visto in questi mesi assume forme svariate, è poliedrico il dio ventre.

“Mangiare, bere e dormire”, se ho questo mi puoi mettere addosso anche 100 catene, farmi lavorare come una bestia, va benissimo, puoi togliermi la libertà, la dignità, togliermi tutto, te lo lascio, ma devi darmi il pentolone della carne dentro al quale affogarmi. Credo che sia meglio morire che vivere una vita così. Una vita così è una vita morta, non è vita. 

Dio lì sorprende come sempre, in questa grande distanza di onore e di rispetto, di diversità, appare la gloria del Signore nella nube, gli dà le quaglie, la manna perché loro non hanno avuto fede, non hanno chiesto al Signore:

“Signore, dacci qualcosa da mangiare”

No. Nessuno sarebbe morto di loro, nessuno. Un po’ di pancia vuota è una prova, non uccide nessuno.

 

Quest’oggi, a proposito di questo testo dell’Esodo, vorrei leggervi un testo il cui titolo è: Sacerdoti di Cristo, edizione Città Nuova. Di chi è? Della Beata Conchita Cabrera de Armida, nata l’8 dicembre 1862 in Messico, morta il 3 marzo 1937, sposata, beatificata il 4 maggio 2019 da Papa Francesco. In questo testo, che è rivolto ai Sacerdoti, ma io credo che tutti qui ci possiamo trovare dentro, ci sono parole incredibili che adesso sentirete. È Gesù che parla, parla alla Beata Conchita, è un testo abbastanza corposo, sono 460 pagine. Se avete un Sacerdote a cui volete bene, che stimate, che vi sembra un Sacerdote che riceverebbe volentieri una certa parola che adesso sentirete, regalatelo, perché questi sono testi che possono cambiare la vita di un uomo, se letti in un certo modo.

Io parto da pagina 322, non partiamo dall’inizio ma qualcosa dobbiamo leggere perché con questa lettura di oggi, con questo testo dell’Esodo, credo che ci faccia tanto bene.

Andate a leggere la biografia della Beata Conchita perché è una vita veramente bellissima, intensissima, ve la consiglio, io non ho tempo di leggervela.

Il peccato d’indifferenza nei confronti di Dio

Gesù dice:

“Un altro motivo che rilevo tristemente in molti dei miei sacerdoti è il poco amore e il poco rispetto che hanno per l’adorabile Sacramento dell’Eucarestia, nel quale essi sono coinvolti in modo tanto particolare.”

La prima cosa che dice Gesù quando deve parlare del peccato di indifferenza nei confronti di Dio, la prima cosa è poco amore e poco rispetto verso l’Eucarestia. Cosa vuol dire poco amore? Adesso Gesù lo spiega:

“Dimostrano poco amore: vivendo lontano dai Tabernacoli senza visitarmi, senza consolarmi, senza quell’intima e perfetta amicizia che dovrebbero avere con Me, più grande di quella che si ha con un amico. Preferiscono le creature e i loro interessi invece di godere per un po’ di tempo della mia presenza (e lo li amo tanto!).”

Avete ricevuto anche voi la risonanza magnetica immediata? Io sì, sono entrato nel tubo, mi ha fatto al risonanza magnetica in 5 secondi, si vedono anche i mitocondri delle cellule. Dimostrano poco amore, come?

“Vivendo lontano dai Tabernacoli senza visitarmi”

Chiese vuote! Desertiche! 

“Senza consolarmi, senza quell’intima e perfetta amicizia che dovrebbero avere con Me”

Intima e perfetta, non “ma si dai, va be”. No, intima e perfetta.

“Più grande di quella che si ha con un amico.”

Terribile adesso:

“Preferiscono le creature e i loro interessi invece di godere per un po’ di tempo della mia presenza”

Preferiscono stare, chiacchierare, parlare con le creature, con le persone, preferiscono stare con gli uomini che con Me.

“E lo li amo tanto!”

Prosegue:

“Molti sacerdoti, celebrata la Messa, fino al giorno seguente non si ricordano che esisto sacramentato sugli altari (principalmente per amor loro).”

Ma è possibile? Com’è possibile questa cosa? Gesù dice questa cosa, quindi vuol dire che succede, accade così.

“Molti sacerdoti, celebrata la Messa, fino al giorno seguente non si ricordano che esisto sacramentato sugli altari”

Che cosa dobbiamo fare? Ma di che cosa dobbiamo ricordarci se non ci ricordiamo di quello? A che cosa pensiamo? Dietro a che cosa corriamo? Ma che cosa facciamo? “Ma io ho tante cose da fare!” Ma noi non siamo chiamati per fare tante cose. Noi non siamo chiamati per fare tante cose, noi siamo chiamati per stare con Gesù, quindi predicare, amministrare i Sacramenti. Andiamo a rileggere le promesse nel giorno del Sacerdozio, che forse una rispolverata non ci fa male. Certo è scandaloso, questa frase di Gesù è scandalosa, e stiamo attenti che non si applichi anche ai laici: “Molti, andati a Messa, fino al giorno dopo non si ricordano più che esiste l’Eucarestia.”

Prosegue:

“Questa dimenticanza, frutto dell’indifferenza che riempie i loro cuori, mi ferisce nel più intimo. Entrambi, grazie alla mia infinita predilezione, partecipiamo all’Eucaristia, con la consacrazione dell’ostia nella Messa. In questo mistero d’amore che si effettua nella transustanziazione, il sacerdote non solo mi presta il suo aiuto, ma, identificato con Me, è Me.”

Ha fatto una piccola catechesi Gesù, che ci fa sempre tanto bene, transustanziazione, in persona Christi, concetti molto importanti.

“Questo dovrebbe essere un motivo in più perché i miei sacerdoti, con un fervore straordinario, adorino l’Eucaristia, per­ ché essi, più di ogni altro, conoscono lo stupendo miracolo d’amore che lì si realizza.”

Noi dovremmo essere i primi. Attenti ora:

“Quante volte, rattristato, Io li vedo allontanarsi da Me e preferire la terra al cielo! Quante volte la loro dissipazione, l’attrattiva delle creature e del mondo li allontana dai tabernacoli! E, soprattutto, i sacerdoti sacrileghi vorrebbero che nemmeno esistessero i tabernacoli sulla terra, perché sono per loro un richiamo, ed essi fuggono dall’unica cosa che potrebbe salvarli: la mia compagnia!”

A me tremano le gambe! 

“Li vedo allontanarsi da Me e preferire la terra al cielo!”

Certo, non facciamo neanche il ringraziamento, ma neanche di trenta secondi. Si finisce, si chiacchiera e si va, magari possibilmente a mangiare un po’. “La pentola della carne! Quando eravamo al pentolone! Ah che buono! Con la pancia piena, sazi di pane!” Neanche se fossimo moribondi, come San Pietro di Alcantara, nervi e ossa! Ma abbiamo quattromila di colesterolo! Abbiamo dodicimila di trigliceridi! Ma se dobbiamo buttare giù cinquanta pastiglie per la pressione? Se abbiamo il diabete che ci mangia le dita dei piedi? Ma di cosa stiamo parlando? Ma se per allacciarci i pantaloni dobbiamo prendere la cinghia delle tapparelle perché non esiste neanche più la cintura per metterla alla vita? Robe da matti. “Devo andare a fare colazione! Devo andare a mangiare…” Come se i biscotti scappassero, come se il caffè poi non ci fosse più. 

Oppure: “Devo andare dalle persone, devo andare a parlare, a stare con la gente.” Ma quando sto con Dio? È importante stare con la gente, ci mancherebbe, ma quando sto con Dio? C’è un tempo nel quale sto con Dio o no?

Cosa faceva Padre Pio dopo la Messa?

Anche se qualcuno mi insegna che hanno fatto bene a perseguitarlo, che non era un Sacerdote serio. Padre Pio! Se Padre Pio non era un Sacerdote serio io allora mi vaporizzo. Ma sapete perché non è serio? Questa è l’ultima che ho sentito: “Non è serio, non è degno di stima, di fiducia e quant’altro, perché lui non aveva a cuore il segreto confessionale.” Sì, avete sentito bene. E voi direte: “In che senso?” Nel senso che, siccome quando lui confessava c’era tanta gente, e la gente era assiepata fuori dal confessionale, sentivano tutti i peccati degli altri. Guardate, una bestialità simile io dovevo arrivare alla mia età per sentirla. Questa veramente… Innanzitutto c’erano i confessionali con gli ingressi laterali e c’era la porticina all’interno del confessionale dove c’era il Padre, c’era la porticina tu l’aprivi, ti mettevi la porta davanti alla bocca, nessuno ti vedeva e né sentiva, poi c’era un telo viola che sporgeva, che andava a coprire il Sacerdote, che tu tiravi e ritiravi e rimanevi chiuso dentro. La gente quando andava a confessarsi era tutta chiusa, perché il confessionale sporgeva e tu della persona vedevi le gambe lateralmente.

Se andate a vedere qualche resto preistorico, archeologico del confessionale, che ora è stato usato per fare la sagra della salamella, è fantastico quel legno lì ti dura un mese per cuocere il pentolone della carne! Dove li trovate ancora voi vedete che sono fatti così. È  impossibile sentire, impossibile. Fai fatica a sentire tu che sei dentro, io ho provato a confessare in quel confessionale, tu che sei dentro fai fatica a sentire la persona, immaginatevi fuori se uno sente.

Ma Padre Pio dà fastidio, allora come oggi.

“Quante volte la loro dissipazione, l’attrattiva delle creature e del mondo li allontana dai tabernacoli!”

“Dissipazione”: televisione, radio, giornali, divertimenti vari.

 “L’attrattiva delle creature”

Certo, perché il mondo e le creature ci attraggono. Quando siamo cercati, quando abbiamo fuori qualcuno che ci vuole parlare, quante parole inutili! Quanto tempo buttato via! E il Tabernacolo? Andato, basta! Poi vieni ingoiato dalle cose da fare, arriva sera e tu non sei stato neanche due minuti davanti al Tabernacolo.

“E, soprattutto, i sacerdoti sacrileghi vorrebbero che nemmeno esistessero i tabernacoli sulla terra”

Sì, oppure se ci sono li mettiamo in cantina, perché dà fastidio Gesù messo lì, è casa sua ma fa niente, deve starsene là. Dove? Ma il dove è un dettaglio. I protagonisti siamo noi, perché siamo un richiamo. 

“Sono per loro un richiamo”

La presenza del Tabernacolo è un rimprovero e un richiamo.

“Fuggono dall’unica cosa che potrebbe salvarli: la mia compagnia!”

Verissimo!

“E perché mi ferisce così profondamente l’indifferenza di coloro che dovrebbero sentire ardore e dovrebbero trovare le loro delizie nei Tabernacoli e vivere del calore che da essi emana?

Perché tutto questo viene dalla mancanza d’amore, e la mancanza d’amore li rende tiepidi nel mio servizio. Ma questa mancanza d’amore viene dalla mancanza di preghiera e di vita interiore, dalle colpe dell’anima, che essi lasciano accumulare tranquilli, senza quell’impegno che deve mantenere pulita la coscienza.”

Tutto questo comportamento, da dove viene? Viene dalla mancanza di amore. Non si ama Dio. Questa mancanza ti rende tiepido. E la mancanza di amore da dove arriva? Dal fatto che non prego: se non prego non posso avere amore. Viene dalla mancanza di vita interiore: se non medito ogni giorno, se non ho il mio libro di meditazione ogni giorno, se non dedico del tempo ogni giorno alla meditazione, se non dedico del tempo ogni giorno alla preghiera, è chiaro che non amo. Non posso amare ciò che non frequento e non conosco. 

“Dalle colpe dell’anima”

Certo è che se io, prete, mi confesso una volta ogni tre mesi, non insegnerò certamente i laici a confessarsi una volta alla settimana, come faceva San Giovanni Bosco, o come faceva San Carlo Borromeo che si confessava una volta al giorno, questo è sicuro.

Le colpe dell’anima uccidono la nostra capacità di amare, la inaridiscono, è come non mettere mai dell’acqua in una pianta.

Vi ho fatto un assaggio, andremo avanti, perché sono solo all’inizio delle parole di fuoco che arriveranno a breve nei prossimi giorni. Occorre allacciare le cinture di sicurezza, Gesù affronterà il tema della tiepidezza, vi avviso già così, se siete troppo deboli di cuore, non ascoltate queste meditazioni, lasciate perdere, fate altro, ascoltate altro, se siete di quelli che sono permalosi, che gli si inquieta la coscienza perché il gatto vi guarda, allora non fa per voi, non fa per queste persone. Qui si scopre il volto di un Gesù serio che prende le cose sul serio, e io, credetemi, sono stufo di queste proposte di vita banali, stupide, annacquate, qualunquiste, approssimative che va bene tutto. Basta! Una vita così non è degna di essere vissuta, per me, a mio giudizio. La vita o è densa, o è seria, o punta alto, o è ricca di idealità — non di idealismo che è un’altra cosa — di idealità, di quella radicalità evangelica di cui Gesù ci ha lasciato testimonianza chiara, oppure andiamo tutti al pentolone della carne, affoghiamoci lì senza che ci sia un domani.

Ci fermiamo qui, credo che abbiamo tutti motivo di grande riflessione di grande meditazione, di grande riparazione, e di grande esame di coscienza e cambio radicale della vita.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

 

PRIMA LETTURA (Es 16, 1-5. 9-15)

Gli Israeliti levarono le tende da Elìm e tutta la comunità degli Israeliti arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elìm e il Sinai, il quindici del secondo mese dopo la loro uscita dalla terra d’Egitto.
Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».
Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che avranno raccolto ogni altro giorno».
Mosè disse ad Aronne: «Da’ questo comando a tutta la comunità degli Israeliti: “Avvicinatevi alla presenza del Signore, perché egli ha inteso le vostre mormorazioni!”». Ora, mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto: ed ecco, la gloria del Signore si manifestò attraverso la nube.
Il Signore disse a Mosè: «Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”».
La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra.
Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo».