Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, IX parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, IX parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 29 luglio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, IX parte

Eccoci giunti a giovedì 29 luglio 2021. Oggi festeggiamo i santi Marta, Maria e Lazzaro. 

Abbiamo appena ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XI versetti 19-27 di San Giovanni.

Gesù è la Risurrezione e la Vita, gli uomini come i Giudei in questo caso, vanno a consolare. Cos’altro possiamo fare noi? Consolare. Gesù va a far Risorgere, Gesù è veramente la risposta per ogni bisogno, per ogni sofferenza e angoscia dell’uomo.  

Proseguiamo con il nostro testo “Sacerdoti di Cristo” della Beata Conchita Cabrera de Armida, perché anche noi vogliamo essere amici di Gesù come sono stati Marta, Maria e Lazzaro, questi tre fratelli che hanno fatto della loro casa, Betania, il luogo di ospitalità per eccellenza per Gesù. 

Dice Gesù:

Il mio Cuore d’uomo sente molto profondamente le indelicatezze dell’uomo.

“Una delle cose di cui i miei sacerdoti indegni devono vergognarsi davanti al Padre mio è di esercitare il suo potere, cioè perdonare i peccati, assolvere e purificare le anime, pur essendo in peccato. Orbene il Padre, la Trinità stessa, fedele alla sua offerta di perdono, scioglie ciò che il sacerdote scioglie, liberando le anime per il cielo.

La Trinità sanziona ciò che il sacerdote fa; si degna di abbassarsi, affinché egli usi il divino potere che Essa gli conferisce e che non ritira mai, per quanto indegno sia il sacerdote. Anche se è nemico di Dio, se è lontano da Dio, perché in peccato mortale, Dio tuttavia opera, Dio perdona, Dio si umilia dinanzi al sacerdote in peccato quando questi esercita il ministero della confessione, assolvendo. Ma c’è di più: la Trinità opera nonostante il nuovo peccato mortale che il sacerdote commette quando amministra il sacramento senza essere in stato di grazia.”

Credo che dovremmo fermarci qua fino a Natale. Qualcuno qualche volta dice o pensa, e mi ha detto: “Padre è più bello quando lei ci legge il Vangelo e ci medita solo il Vangelo senza dover fare questi cicli sui Santi, sui libri.” Si riferiscono ai cicli fatti sui testi di autori come ad esempio a maggio Don Barbieri, a giugno Fulton Sheen, la Beata Candida dell’Eucarestia e tanti altri. Forse hanno anche ragione queste persone, non lo so, io so che come Sacerdote devo seguire ciò che la coscienza mi dice, e non dico che io abbia ragione e loro abbiano torto, assolutamente, non penso di essere ingiusto io e loro nell’errore, loro sicuramente hanno un desiderio grande che venga predicata solamente la Parola di Dio, mi sembra un bel desiderio, l’ho fatto per tanto tempo, lo faccio ancora, però è vero, va riconosciuto che ultimamente mi sono concentrato molto di più sulla meditazione e spiegazione dei testi dei Santi o di alcuni autori spirituali molto importanti e molto bravi, che non sul Vangelo del giorno o sulla lettura. È vero e me ne dispiaccio, chiedo scusa a chi ha desiderio maggiore di sentire quella predicazione. La ragione per cui io sto optando per questa forma di predicazione è perché penso che abbiamo bisogno di queste parole, per esempio queste di Gesù adesso, della Beata Conchita, perché forse siamo poco abituati ad arrivare da soli a certe conclusioni leggendo la Parola di Dio, perché queste cose che dice Gesù in questo testo noi le potremmo tranquillamente aver capite già tutte nella Parola di Dio, perché dice tutto, solo che purtroppo non è così, infatti se Gesù lascia una cosa come 400 pagine di riflessione sul Sacerdozio, una ragione ci sarà. 

Perché concentrarmi così tanto sul Sacerdozio?

Perché mi sembra che tutto poi dipenda da lì per la vita di tutti noi e anche perché c’è tanta confusione, tanta illusione, tanto credersi a posto quando forse non lo siamo. Allora ecco che con voi, con chi desidera, con chi vuole, faccio questo cammino che faccio innanzitutto per me, è come se facessi a voce alta la mia meditazione quotidiana. Non so in questo caso quanto andrò avanti, sapevo che sarei andato avanti a maggio per 31 giorni, sapevo che sarei andato avanti a giugno 30 giorni con mons. Fulton Sheen, sul Sacerdozio e sul Cuore Eucaristico. Ho resistito qualche giorno a luglio e poi sono ritornato sul Sacerdozio, perché mi sembra un argomento fondamentale, troppo importante, e quando trovo qualcosa di molto interessante, di molto bello sul Sacerdozio, io inizio a parlarne. Mi scuso se non incontro il bisogno, il desiderio, l’attesa, l’aspirazione di tutti però una cosa mi consola, che ci sono tantissimi altri Sacerdoti in rete che fanno meditazioni, omelie bellissime sulla Parola di Dio, e sicuramente molto più capaci di me e quindi mi consolo perché so che quello che non dico io sicuramente lo dicono loro e quindi voi potete andare ad ascoltare loro. Voi vedete il post e capite subito se c’è il ciclo, prima parte, seconda parte, terza parte. Chi non è interessato ai cicli può andare ad ascoltare l’omelia di un altro Sacerdote sulla Parola di Dio e va benissimo, perché quello che conta non sono i numeri. Se fosse per una persona sola lo farei comunque e penso che almeno una persona ci sia. Ciò che conta non sono i numeri ma che voi possiate trovare quello che vi serve, e quindi è giusto che ci sia un’offerta ampia. Io mi sto concentrando su questo. Quello che abbiamo letto adesso è un testo tremendo, un testo che ferisce il cuore nel profondo. Già parlare di Sacerdoti indegni è una contraddizione in termini, è già una cosa brutta anche vederla scritta, “Sacerdoti indegni” è già brutta così. Qui Gesù pone una questione che Gesù non dovrebbe neanche porre, che Gesù venga a parlarci di queste cose è scandaloso. Noi non possiamo neanche immaginare l’amarezza, la tristezza che il Signore vive nel vedere, nel dover dire queste cose. 

“Una delle cose di cui i miei sacerdoti indegni devono vergognarsi”

Nonostante si è indegni si rimane comunque suoi.

“Devono vergognarsi”

È terribile questa espressione. Terribile perché è terribile pensare che ci sia qualcuno che si siede in confessionale, non parliamo poi dell’andare a celebrare la Messa, a perdonare i peccati, lui che è in stato di peccato mortale. È una cosa assurda!

“Dovevo andare a confessare… dovevo andare a celebrare..”

Datti per malato! Èmeglio dire una bugia, non ho paura a dirlo, assolutissimamente. Dì una bugia, per amore del Cielo! Se non sei riuscito a confessarti per tempo dì una bugia. “Ma Padre Pio diceva di non dire le bugie”. Vero, ma è meglio dire una bugia che commettere un sacrilegio. Nelle estreme situazioni bisogna trovare degli estremi mezzi. Piuttosto che fare un altro peccato mortale, come dice Gesù qui, è meglio farne uno veniale, è logico. Se non posso fare diversamente, cosa devo fare? Dì una bugia, dirai: “Guardate, mi sento male”. A parte che non è una bugia perché uno che è in peccato mortale non può sentirsi bene, perché non c’è solamente il male fisico, c’è anche il male morale, uno che è in peccato mortale non può interiormente stare bene, di sicuro non un Sacerdote. E se anche tu stessi bene, dì una bugia. Dirai: “Non sto bene, oggi non posso dire Messa, oggi non posso confessare, per favore sostituitemi”. E vai a confessarti in quella giornata, se quello che tu hai commesso di grave è successo la sera, è successo la notte,  quando non potevi andare, datti per malato, un altro andrà al tuo posto e tu andrai a confessarti ma non possiamo sederci in confessionale in peccato mortale. 

Amministriamo il Sangue di chi? Di chi abbiamo tradito gravemente? Consacriamo il Corpo e Sangue di chi? È terribile questa cosa.

“La Trinità stessa, fedele alla sua offerta di perdono, scioglie ciò che il sacerdote scioglie, liberando le anime per il cielo.”

La Trinità fa quello che deve fare, non si ritrae, lascia il potere che ha dato al Sacerdote di sciogliere, di rimettere, di perdonare i peccati, anche se è il più indegno di tutti. 

Pensate questa cosa che vi racconto, è stata una roba terribile. Un giovane Sacerdote un giorno mi raccontò di essere andato a confessarsi in un noto Santuario della sua zona. Questo Sacerdote va, si confessa, viene assolto, perché non è che avesse chissà quali peccati, sta per andare via e il Sacerdote che ha davanti gli chiede se può confessarlo. È una cosa che capita: quando un Sacerdote va a confessarsi, può darsi che l’altro Sacerdote colga l’occasione per confessarsi, è una cosa che si fa. Ma stavolta… questo giovane Sacerdote è uscito sconvolto, a tal punto che, nonostante sia un Sacerdote che ha la sua formazione teologica, che conosce bene le cose, ha deciso di andarsi a confessare un’altra volta, a ridire i peccati. Come mai? Perché il Sacerdote che ha dovuto confessare, tra le tante cose, ha dovuto assolverlo dal peccato dell’aborto. Aveva messo incinta una donna e l’aveva portata lui ad abortire, perciò era scomunicato! Per l’aborto c’è infatti la scomunica latae sententiae (che vuol dire che non serve un processo canonico ma sei scomunicato per il fatto stesso di aver compiuto quella cosa).

 Questo amico Sacerdote mi ha detto: “Padre, io sono uscito che ero distrutto, non sapevo più neanche chi ero, ero talmente distrutto che ho preso e sono andato a riconfessarmi, perché lo so che era valida ma non me la sentivo”

Lo capisco, avrei fatto la stessa cosa. So cosa dice la morale, il diritto canonico, il problema non è questo, il problema è un altro. Come faccio a sedermi in confessionale in peccato mortale addirittura scomunicato, addirittura con un omicidio sulla coscienza? È una cosa di una gravità inaudita. Uno dovrebbe andare a cospargersi la testa di cenere non in confessionale! E chissà le Messe che avrà celebrato…

“Sa, ho avuto vergogna a dire a Tizio e a Caio…” ma prendi la macchina a vai da un’altra parte dove non ti conoscono, chiedi a qualcuno di accompagnarti, ma trova una soluzione!

Quel Sacerdote mi dice: “Pensa che non volevo entrare neanche in quel confessionale, volevo andare da un altro, poi ho deciso di andare lì.”

Pensate se lui non fosse entrato in quel confessionale, questo quanto tempo sarebbe rimasto ancora con quei peccati gravissimi sulla coscienza!

“Sai che sono uscito e ho dovuto chiamare un Vescovo, non capivo più niente, mi sembrava che fosse tutto invalido.” Poverino, è andato lui in tilt totale, ha dovuto chiamare il Vescovo al telefono, un suo carissimo amico, per raccontagli il fatto e per essere rassicurato, senza raccontargli nome e cognome e senza dire tutto perché c’è il sigillo confessionale, ma la cosa gliel’ha raccontata per dire: “Posso andare? Ho fatto giusto?”

Poi mi chiedono: “Padre perché lei continua a parlare del Sacerdozio” Capite? E questo è uno dei casi raccontabili, seppure gravissimo.

Quando ci capita di avere delle sofferenze, anziché lamentarci: “Ma io soffro tanto, perché dobbiamo soffrire tanto?” offriamolo per la Santificazione dei Sacerdoti!

Quando Padre Pio ricevette le stigmate? Quando si offrì vittima per la Santificazione dei Sacerdoti, lì lui ricevette le stigmate. 

Annalise Michel, che io spero tanto venga presto beatificata, questa ragazza meravigliosa, l’unico caso nella storia della Chiesa di una persona posseduta che muore posseduta. Del resto era quello che la Madonna le chiese di scegliere: una storia drammatica bellissima, lei muore a causa della possessione diabolica, aveva dentro sei demoni, tra i peggiori, tra cui Lucifero, Giuda, Nerone, Erode, Hitler, aveva dentro anche un Sacerdote dannato Fleischmann, una possessione gravissima! La Madonna le disse che lei poteva essere liberata subito oppure, se lei avesse accettato, poteva offrirsi in riparazione per i Sacerdoti, per la Santificazione del clero, per i giovani tedeschi e per riparare l’aborto se non ricordo male. Lei accetta, quindi non verrà mai liberata, morirà posseduta. Un’anima vittima anche lei. Lei diceva: “Non pensavo che fosse così terribile la situazione”. 

Questa è la ragione per la quale io insisto tanto sul tema del Sacerdozio, perché mi auguro che oggi, domani, un giorno quando sarò morto, questi audio possano capitare fra le mani di qualche Sacerdote e fare la differenza, ma non per quello che dico io, ma per quello che leggo di Gesù. Bisogna pregare tantissimo, riparare tantissimo.

Quando qualcuno mi dice: “Padre sto soffrendo tanto, cosa faccio?” Offrilo per la Santificazione del clero, dei Sacerdoti. A nessuno dirò mai di offrirsi vittima, questo non lo farò mai con nessuno perché mi rendo conto di quello che vuol dire poi, anche se è quello che cerca Gesù, ma offrire le sofferenze che abbiamo, questo sì, pregare tanto, questo sì, fare sacrifici, digiuni, questo sì.

Un’altra cosa terribile che dice Gesù:

“Anche se è nemico di Dio, se è lontano da Dio, perché in peccato mortale, Dio tuttavia opera, Dio perdona, Dio si umilia dinanzi al sacerdote in peccato quando questi esercita il ministero della confessione, assolvendo.”

Io non so se vi sarà mai capitato di vivere questa umiliazione, non è l’umiliazione di quando vieni trattato male, di quando ingiustamente vieni maltrattato, non è questa umiliazione, questa è un’umiliazione radicale, è una delle umiliazioni più tremende che ci siano, ed è l’umiliazione di quando tu devi fare qualcosa di giusto davanti ad una persona ingiusta, quando tu devi fare qualcosa di giusto nonostante tutto l’ingiustizia e la cattiveria che ti è stata detta e fatta. Questa credo che sia l’umiliazione peggiore. Richiede un rinnegamento tremendo, eroico. Quando hai davanti qualcuno che ti maltratta in modo gravissimo, che ti fa un’offesa gravissima, che ti umilia gravemente e tu devi andare oltre e continuare, che Dio debba far questo è veramente terribile. 

“Ma c’è di più: la Trinità opera nonostante il nuovo peccato mortale che il sacerdote commette quando amministra il sacramento senza essere in stato di grazia.”

E poi Gesù prosegue:

“A che punto di abiezione può arrivare il sacerdote in stato di peccato con la sua malizia, quando usa i poteri ricevuti, pur essendo nemico della Trinità! E se nel mondo è ritenuta imperdonabile mancanza di delicatezza fare uso delle ricchezze della persona offesa, quale non sarà mai la viltà di servirsi dei tesori della Chiesa, che sono i tesori di Dio, con i quali si arricchiscono e si salvano le anime, mentre si sprofonda nel peccato e mi si offende? Anche quando un sacerdote è sospeso [a divinis] dal proprio Vescovo, in un caso grave, gli è concessa la facoltà di assolvere (è talmente grande il mio zelo per le anime e il mio amore per il sacerdote che, nel caso in cui un’anima è in pericolo, gli permetto di usare i miei tesori immortali, che tuttavia non gli ho mai tolto, sia lo meriti, sia non lo meriti).”

Il Sacerdote anche se è sospeso, anche se è scomunicato, può comunque sempre assolvere in casi gravissimi perché è sempre Sacerdote, nessuno può togliergli il carattere del Sacerdozio.

Che fatica oggi a predicare questa cosa.

Chiariamoci le idee, se io in peccato mortale vado in confessionale e mi siedo e assolvo, io commetto un altro peccato mortale, perché commetto un sacrilegio, stessa cosa se vado a dire la Messa. Non posso amministrare i Sacramenti in peccato mortale, perché se no, io commetto un sacrilegio, che è un altro peccato mortale. Ecco perché uno dice: “Ma che senso ha? Prendi e vai altrove, vai a confessarti! Datti per malato, dì che hai un impegno, inventatene una.”

Ecco perché io dico sempre: quando qualcuno ti chiede di essere confessato, non sottrarti mai, e non dire: “Guardi adesso non posso perché sto scappando, venga domani.” Perché è possibile che quella persona non torni più, soprattutto quando è un Sacerdote. Quando un Sacerdote chiede di confessarsi,  bisogna confessarlo immediatamente, fossero le due di notte!

Vi ricordate che vi raccontai, anni fa, di quel ragazzo che alle 2.00-3.00 di notte suonò ad un convento e al superiore che rispose disse di aver bisogno di confessarsi. Questo Sacerdote, pensando che fosse un tossicodipendente in cerca di soldi, rispose: “No, no, adesso non si confessa, vieni domani mattina, vai giù in chiesa e ti confessi”

“Padre, la prego, la supplico, venga giù adesso sono disperato, venga giù adesso, la prego”

“No”

La mattina dopo quando hanno aperto la Chiesa c’erano i pompieri, i carabinieri, l’ambulanza che tiravano su il cadavere di questo ragazzo che si era buttato giù dal ponte nel fiume.

Prego il Signore perché Dio mi dia la grazia di non fare mai l’errore che fece quel Sacerdote.

Mi è accaduto un caso analogo, il Signore mi ha dato questa opportunità, lo ringrazio ogni giorno di questo. Una notte è suonato il campanello e io sono corso subito — perché ovviamente questo evento mi era rimasto molto impresso, quando me lo racontarono da giovane Padre — quindi sono saltato giù dal letto, sono corso subito, pensando che fosse una persona che aveva bisogno, e infatti questo giovane uomo mi disse: “Padre la prego venga a confessarmi, sono disperato, venga a confessarmi”

In quel frattempo arrivò il Superiore dietro di me, e mi disse:

“Chi è che suona, chi è che ha bisogno?”

“Un signore che ha bisogno di confessarsi.”

E mi disse: “No, no digli di venire domani mattina.”

Io gli ho risposto: “Assolutamente no, lei torni pure a letto, io non ho più sonno, vado io a confessarlo.”

“Ma Padre Giorgio è pericoloso, sono le 3 di notte.”

“Non ha importanza, stia tranquillo, non ha nessuna importanza, adesso vado giù, lo guardo in faccia, lo vedo bene, poi gli apro e lo faccio entrare. Ci mettiamo in giardino e lo confesso.”

E così ho fatto, non ho voluto sentire ragioni.

Sono scappato giù, mi sono messo l’abito, sono sceso, poverino era strafatto, questo è vero, è arrivato tutto conciato da buttare via, tutto sporco, sudato, pieno di lacrime, gli colava il naso, ed è venuto, pensate, con un crocifisso in mano, mi ha così colpito questa cosa: “La prego, la supplico, mi faccia entrare, ho già suonato ad altre parrocchie non mi ha voluto confessare nessuno, sono disperato.” Tra l’altro era lì con la sua ragazza, così li ho confessati tutti e due. Abbiamo finito la confessione, ho finito tutto che erano circa le 6.00. È stato bellissimo, li ho visti andare via due persone completamente diverse, calme, tranquille, non sapevano più come ringraziarmi, serene. 

Vi racconto anche come è finita la storia: ci siamo salutati, sono andato su, immaginatevi com’ero quando sono tornato in camera, ovviamente non sono più andato a letto, non ho più dormito per tre giorni. Alle 10 del mattino di quel giorno lì, ero in camera che stavo leggendo o studiando, non ricordo, arriva il Superiore e mi dice: “Padre Giorgio guarda che sei desiderato di sotto, è arrivato un signore con un macchinone enorme, lussuosissimo, in giacca e cravatta, deve essere una persona importante.”

“Che strano, non aspetto nessuno, non mi ha chiesto appuntamento nessuno, magari ha sbagliato persona.”

“No, ha chiesto di te, Padre Giorgio Maria, devi scendere, mi ha detto che non va via se tu non vai giù.”

“Va be.”

“Ma tu conosci persone così importanti?”

“Ma no, assolutamente, non ho in mente nessuno. Vado a vedere ma sicuramente si sono sbagliati.”

Vado giù e vedo questo macchinone enorme, non riuscivo ad immaginare niente. Vedo questo signore che viene giù tutto impettito, con la cravatta, giacca, elegantissimo, con gli occhiali da sole. Vado lì, mi avvicino, lo guardo, si toglie gli occhiali e mi dice: “Mi riconosce?”

Tra me e me mi sono detto: “Non è possibile!”, era la persona che avevo confessato 4 ore prima. 

“Sì, sono io. Stanotte ero un tipo di uomo, adesso ne vede un altro.”

“Non è possibile”

Poi è venuto il Superiore e mi ha chiesto chi fosse.

“Non ci crederai mai, era quell’uomo che stanotte ha suonato per confessarsi”

“Ma davvero?”

“Eh sì, davvero”

Lo so sembra una favola, un racconto, e invece mi è successo veramente. È accaduto proprio così. 

Mai rifiutarsi di confessare qualcuno, fossero anche le 3.00 di notte. Mai rimandare, mai dire “domani”, perché noi non possiamo sapere cosa può succedere nella vita di un uomo, noi siamo veramente uomini dell’emergenza, siamo un po’ l’emergency dello Spirito, il pronto soccorso dello Spirito, e il pronto soccorso è aperto h 24, e quando arrivano, arrivano.

Mi fermo qui, scusate so che ho fatto pochissimo oggi ma sono distrutto, non ce la faccio ad andare oltre, sono proprio stanco. Chiediamo quindi oggi, per il Sangue di Gesù, questa grazia grande di stare lontano dai peccati mortali, di stare più vicino possibile a Gesù e a Maria, di non andare mai ad amministrare i Sacramenti in peccato mortale. Mai. Mai, per nessuna ragione al mondo, mai. Se sappiamo che non siamo a posto col Signore, prima andiamo a chiedergli perdono, prima andiamo a confessarci e dopo amministriamo tutti i Sacramenti che dobbiamo amministrare. Ma mai prima, ma non perché lo dico io, perché abbiamo sentito quello che ha detto Gesù alla Beata Conchita. 

Pregate per noi, mi raccomando, ogni giorno pregate per noi, offrite sacrifici per i Sacerdoti, mi raccomando offrite rosari, pellegrinaggi, digiuni, tutto quello che volete, ogni giorno ci si sia sempre una preghiera per la santificazione dei Sacerdoti. Credo che non possiamo fare cosa più gradita al cuore di Gesù che questa.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

VANGELO (Gv 11,19-27)

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».