Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, VII parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, VII parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 27 luglio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, VII parte

Eccoci giunti a martedì 27 luglio 2021. 

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XIII, versetti 36-43 di San Matteo.

Il Signore spiega la parabola della zizzania e ci mostra come il diavolo sia colui che mette zizzania, che cerca di rovinare il buon grano, ma come alla fine tutto ritorna, cioè alla fine gli angeli separeranno e ognuno andrà al suo posto. C’è questa fornace ardente, dove c’è pianto e stridore di denti, e purtroppo pare che non sia vuota. 

Continuiamo la lettura del testo della Beata Conchita Cabrera de Armida “Sacerdoti di Cristo” e sentiamo quale indicazione ci dà Gesù anche oggi per far parte del buon grano.

“Molti sacerdoti prendono alla leggera la propria vocazione e pensano di poter realizzare le sue finalità, occupando il proprio tempo in attività esteriori e trascurando ciò che, per Me, è la cosa principale, cioè la vita interiore di unione con lo Spirito Santo, la continua meditazione della mia vita e dei miei insegnamenti, il riprodurmi nella loro anima, fino giungere a una vera trasformazione in Me, crocifisso volontariamente per amore.”

Non raggiungiamo le finalità delle nostre vocazioni mettendoci a fare “cose” bellissime, importantissime e giustissime, noi non siamo chiamati per fare “cose”, noi siamo chiamati a dedicarci a ciò che per Gesù è la cosa principale, cioè:

“La vita interiore di unione con lo Spirito Santo”

Questo vale per tutti noi, a maggior ragione per il Sacerdote, questo è il suo compito principale, poi:

“La continua meditazione della mia vita e dei miei insegnamenti.”

Quindi tutto ciò che riguarda la Scrittura. 

“Il riprodurmi nella loro anima, fino giungere a una vera trasformazione in Me.”

Questo è il centro, è la priorità, tutto il resto viene dopo.

“Come posso comunicarmi loro se non mi aprono la loro vita, se vivono immersi in cose esteriori? Come trasmettere al loro apostolato quel germe divino che lo rende fecondo, se essi per primi non lo possiedono e neppure me lo chiedono, anzi, nemmeno sentono di averne bisogno? Un sacerdote già su questa terra deve vivere una vita non solo naturale, ma anche divina: soltanto così potrà compiere adeguatamente la sua missione tutta divina, tutta soprannaturale. Ora, la sorgente di quella vita divina sono Io, è lo Spirito Santo che poche volte invocano di vero cuore, anche se a volte lo fanno con le labbra.”

Non dobbiamo essere immersi nelle cose da fare. Sì, fare le cose, sì, tutti le dobbiamo fare, ma non dobbiamo essere immersi corpo e anima in cose esteriori. Forse il nostro apostolato è così fallimentare perché manca il germe divino che lo rende fecondo. Invece di dare la colpa agli altri che non hanno fede, che non vanno in Chiesa… questo germe divino in noi, lo chiediamo, lo supplichiamo? Viviamo una vita divina? La nostra missione è tutta divina, tutta soprannaturale? Dobbiamo invocare lo Spirito Santo per questo, perché ci conceda questa grazia. 

“Il mondo, a poco a poco, subdolamente e in modi diversi, si è infiltrato nel santo recinto della mia Chiesa, è penetrato nel cuore di molti di coloro che si dicono miei, ma che lo sono solo a parole; in loro tutto si riduce a esteriorità, a superficialità: vita, modi di comportarsi, pensieri, desideri, aspirazioni, ecc.; tutto di quaggiù, tutto terra terra, tutto con intenti umani, privo di vere finalità soprannaturali, di quei sentimenti più elevati che dovrebbero essere come l’essenza delle anime sacerdotali.

La [mancanza] di vita interiore, di raccoglimento e di distacco dal mondo è la causa della loro freddezza nel mio servizio, della pigrizia nei confronti delle anime, della tiepidezza delle loro intenzioni e di cose che vanno anche oltre e soltanto Io vedo, che riducono e indeboliscono le loro forze per resistere alle tentazioni (CC 50, 64-71).”

Il mondo che tante volte abbiamo nominato, che tante volte abbiamo letto nei Santi, il mondo è entrato nella Chiesa, ma il mondo nel senso più brutto del termine, come ciò che è all’opposto di Gesù. La nostra vita si riduce a questo, tutta la vita, comportamenti, pensieri, desideri, aspirazioni, tutto si riduce a pura superficialità, 

“tutto di quaggiù, tutto terra terra, tutto con intenti umani, privo di vere finalità soprannaturali”

Tutto quello che abbiamo davanti al naso e quindi: la mancanza di vita interiore, la mancanza di raccoglimento, di saper far silenzio, di saper stare da soli, la mancanza di distacco dal mondo e dalle cose, sono ciò che rendono freddi, pigri, tiepidi. 

Dobbiamo chiedere al Signore questa grazia dello Spirito Santo e dell’intimità divina.

Adesso c’è un altro capitoletto che inizia ma preferisco non farlo adesso, perché tratta un altro argomento, lo affronteremo domani.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

 

VANGELO (Mt 13, 36-43)

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».