Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XI parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XI parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 31 luglio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XI parte

Eccoci giunti a sabato 31 luglio 2021. Oggi ricordiamo Sant’Ignazio di Loyola, Sacerdote, grande Santo.

Abbiamo letto il Vangelo della santa Messa di oggi, tratto dal capitolo XIV, versetti 1-12, di San Matteo.

Chiediamo a San Giovanni Battista la grazia di una parola franca. Abbiamo bisogno di Sacerdoti che chiamino le cose col loro nome, che chiamino il bene, bene, e il male, male, che il nostro parlare sia “sì sì”, “no no”. Sacerdoti che sappiano dire:

“Non ti è lecito” 

Non ti è lecito avere… non ti è lecito fare… non ti è lecito dire… non ti è lecito stare… non ti è lecito prendere… non ti è lecito tenere… evitando ogni politicamente corretto, ogni falso compromesso e soprattutto la paura di morire che oggi sembra diventata il grande “mantra”. Oggi ormai si fa tutto e si è disposti a tutto pur di non morire. Giovanni Battista ci insegna che dobbiamo essere pronti a morire per Gesù, perché la morte è un passaggio, non è la fine di tutto. Tra l’altro, magari, si scopre che non è poi così facile morire. Succederà, ma non oggi forse, non domani, quindi teniamo lontana la paura. 

Continuiamo la lettura del nostro libro “Sacerdoti di Cristo” della Beata Conchita Cabrera de Armida sui Sacerdoti.

“La sfiducia delle anime sacerdotali è l’arma più micidiale del demonio per ottenere il trionfo.

È così triste ciò che sto per dire: ci sono sacerdoti che divengono insensibili perché non purificano il proprio cuore dal mondo e dalla carne. Infatti non c’è nulla che renda sterile e pregiudichi tanto la vita del sacerdote come il mondanizzarsi e lasciarsi contagiare da tutto dò che non è puro.

Questi peccati induriscono il cuore del sacerdote, soffocano in lui ciò che è spirituale.”

Purificare il nostro cuore. In che modo?

Alle volte mi sembra di essere tornati al catechismo di terza elementare, perché le cose che un tempo erano le più semplici, per noi sono diventate le più complesse. 

San Francesco Borgia tutti i giorni, prima di celebrare la Messa, si confessava non volendo neppure portare l’ombra di un ombra sull’altare, e prima di terminare la giornata si confessava un’altra volta per essere sempre in grazia di Dio. 

Il Vescovo di Grenoble, siamo nel 1100, Sant’Ugo, voleva la sua anima purificata fino alla perfezione prima di accostarsi all’altare per la Messa, quindi si confessava. 

Uno potrebbe dire: “Questo si chiama perfezionismo”

Non spaventatevi quando vi sentite dire queste parole.

“Questo è una sorta di moralismo volontaristico”

Intanto Francesco Borgia è diventato santo, Ugo è diventato santo, noi non lo so.

Il primo mezzo che abbiamo per purificarci dal mondo, da tutto ciò che non è puro e dalla carne, dal mondanizzarci, è la confessione, il confessarsi di frequente, in modo costante. Non quando arrivano i peccati. Dobbiamo prevenirli, quindi dobbiamo confessarci in modo costante, frequentemente, altrimenti diventiamo insensibili, perché rimaniamo schiacciati, induriti, soffocati dal mondo, dalla carne, da tutto ciò che non è puro, dobbiamo tenerci lontani dal mondanizzarci.

In questi giorni pensavo: cosa sarebbe accaduto se l’anno scorso — sono stufo di nominare certe cose perché si sente parlare solo di quello, allora non lo nomino più, tanto basta fare un accenno e capite tutti benissimo, talmente ne abbiamo la testa piena — cosa sarebbe successo l’anno scorso, per esempio nei mesi di marzo, aprile, maggio, giugno, se non avessimo mai acceso la televisione, o la radio?  Sapete cosa sarebbe successo? Che avremmo vissuto meglio, che non ci saremmo fatti prendere dalla paura, anzi, dal terrore, che non ci saremmo fatti soffocare il cuore e la vita spirituale da quel panico collettivo. Questo dice il potere del mondo. Quando il mondo vuole dire qualcosa, lo sa dire molto bene e quando il mondo vuole fare qualcosa, lo sa fare molto bene. Eppure, noi abbiamo già tutto perché abbiamo Gesù, il crocifisso, il rosario. 

L’anno scorso sembrava che dovesse finire il mondo e invece siamo ancora qui. E chi non è qui è dove dovremo andare tutti. Quindi tranquilli. Ma ci andremo come? Come che cuore? Con che spirito ci andremo? Con che coscienza pura ci andremo?

Tutto questo certo indurisce e soffoca, non si ha più spazio, non si ha più voglia di cose spirituali. 

Non so se a voi sarà capitato, io penso di sì, vi siete mai interrogati su quelle realtà come i Pentecostali, come i Predicatori Protestanti — ho in mente quelli americani — avete presente quell’uomo senza braccia e senza gambe, Nick Vujicic? Ho ascoltato diverse sue conferenze, lui va a predicare ovunque, è sposato, ha dei figli, ho in mente quando è andato a predicare in una scuola piena di ragazzi che lo ascoltavano, si vedono tutti questi ragazzi in silenzio, composti, che poi piangono, lo vanno ad abbracciare.

Vi siete mai chiesti perché loro riempiono sempre i luoghi dove vanno? 

Per esempio pensate i Pentecostali: riempiono gli stadi di gente. Ci sono anche dei loro film molto belli, e tra l’altro i film più belli sulla realtà cristiana li fanno loro. La loro casa di produzione cinematografica che si chiama Affirm Films, ha prodotto film bellissimi come “Courageous”, film che vi consiglio di vedere, anche “Affrontando i giganti” è un film bellissimo, ce ne sono diversi… “Fede come patate” che è una storia vera, il protagonista ha fatto dei miracoli.

Perché loro riempiono i luoghi dove vanno? Perché l’America Latina è così segnata dal fatto che le chiese cattoliche — in Argentina ad esempio — sono completamente vuote, mentre se voi andate alle celebrazioni dei Pentecostali e dei Protestanti, sono stracolme di gente, al punto che bisogna stare fuori? Perché?

Io mi sono fatto questa idea, perché la stessa cosa accade qui: quando la gente incontra un Sacerdote che fa quello che fanno loro, le Chiese si riempiono. 

Perché? Noi diciamo: “Perché quei predicatori sono dei carismatici, sono dei leader — noi li chiamiamo così — sanno attrarre.” 

Ma questa è proprio una cosa idiota, noi pensiamo che la gente sia stupida, ma la gente non è stupida, anche i bambini sono dei piccoli uomini non sono degli idioti come noi pensiamo, li trattiamo come piccoli idioti. La gente non è stupida. Perché la gente va la e non va qua? Ci sarà una ragione.

Anche il trattare la gente come un branco di ignoranti, è un modo irrispettoso. “Non si può più fare la Messa in latino perché la gente non capisce niente”. Ma ci rendiamo conto che oggi il livello di cultura è aumentato a dismisura rispetto ai primi del ‘900? Chi di noi oggi non ha una laurea? Un diploma? Sono casi eccezionali, tutti abbiamo comunque fatto gli studi superiori. Una volta si arrivava alla terza elementare, pochissimi alla terza media.

La spiegazione che mi dò io è questa: la gente va dove si parla di Gesù, dove si parla di Dio, della Vita Eterna, dei Novissimi, dove si parla della vita spirituale. Se tu parli di questo le Chiese si riempiono.

Noi, invece, di che cosa parliamo? Non c’è bisogno che ve lo dica di cosa parliamo… e le Chiese si svuotano. Vai ad una Messa feriale: abbiamo portato gli orari sempre più avanti, una volta la Messa feriale era alle 5.00, adesso è alle 9.00 e ci sono tre persone compreso chi celebra, quando va bene, altrimenti solo il Sacerdote e una persona. Io ho visto Messe feriali con una persona, Messe domenicali con dieci persone. 

Poi vai da loro e le Chiese sono stracolme, perché parlano di Dio, di Gesù, fanno le invocazioni allo Spirito Santo. Noi abbiamo bisogno di queste cose. In un mondo che ti soffoca di angosce, di paure, di ricatti, di violenza, di terrore, è chiaro che c’è bisogno di questo. Abbiamo bisogno di questo, solo che dobbiamo crederci. Si parla di secolarizzazione, io credo che non sia tanto la secolarizzazione, credo che sia proprio ateismo, qui non c’è più la fede! È diverso, molto diverso.

“Questi peccati induriscono il cuore del sacerdote, soffocano in lui ciò che è spirituale.”

È soffocato, non c’è più. Una cosa soffocata è morta. Una cosa indurita è indurita, il pane duro non lo puoi più mangiare normalmente, perché non riesci. Un cuore indurito, prima che torni indietro… è lunga!

Mi ha colpito verso fine maggio di quest’anno, quando vi ho detto in un’omelia che sarebbe stato bello organizzare qualcosa, vederci alla mia amata piazza, alla Fontana di Trevi, ma in un certo senso l’ho detto come battuta, l’ho buttata lì, mi sono arrivate mail e messaggi: “Padre, allora, quand’è che organizziamo?”, “Padre, ci avvisi per tempo che prendo il treno!”. Perché la gente risponde a questo? Uno non prende il treno per venire a mangiare la pizza col prosciutto o la focaccia con la cipolla, o per vedere un monumento! Uno non prende il treno per questo, per Padre Giorgio nemmeno, so benissimo che non è questa la ragione! Uno fa queste cose perché si ha il desiderio di condividere una fede, di vedere dei volti che “respirano” la stessa sinfonia, di vedere qualcuno che batte il tempo allo stesso modo, volti amici anche se mai conosciuti. Questa è la ragione che spinge una persona a muoversi. Volti che si ritrovano uniti nello stesso Pane spezzato, questa è la ragione che ci muove. 

Un giorno lo farò, quando arriverà la sua ora lo farò, e vi avviserò per tempo, quando lo farò lo metterò ovunque, lo saprete, perché sicuramente è una cosa bella, farà bene a tutti vedersi, fossimo anche in cinque — ma non saremo cinque — farà bene a tutti guardarsi e soprattutto farà bene a me perché così quando farò le meditazioni avrò in mente i vostri volti. Adesso sento qualche voce, leggo le mail…

E poi ho un desiderio che vi lascio, so che voi siete tanto cari e farete di tutto spero per esaudire questo mio desiderio, perché siete generosi. Il desiderio è di avervi il giorno del mio funerale. Ci penso quasi ogni giorno a questa cosa, sapete è importante riflettere sulla morte. “Apparecchio alla morte” è un libro molto utile. Mi piacerebbe proprio tanto, infatti ho detto a chi collabora, a chi gestisce i siti, ho detto: “Se muoio avvisate subito, così sono sicuro che al funerale ci sarà qualcuno che pregherà per me”. A questo ci tengo proprio tanto, è vero che sarò già stato giudicato da Dio, è vero che sarò già dove devo essere, tutto vero, ma mi piacerebbe molto che quel momento che rappresenta la fine, in un certo senso, di un percorso, fosse anche il momento di un ritrovo solenne, di un conoscervi, affinché raccogliate il testimone e lo portiate avanti, ognuno nella sua storia, nella sua vita, nel suo percorso. Affinché portiate avanti ciò che avete imparato fino a lì, fino a quel momento. Consegnatelo ad altri, passate anche voi il testimone. Lì vi aspetto, sicuramente il giorno del funerale vi aspetto.

“Con questi peccati egli perde la fede e, conseguenza immediata, la sfiducia nella mia grande misericordia s’impossessa di lui.

La sfiducia è l’arma più micidiale del demonio per ottenere nelle anime sacerdotali il trionfo della sua malizia, cioè l’impenitenza finale del sacerdote.”

Guardate che Gesù dice delle cose che sembrano follia, sembrano impossibili, sembrano delle contraddizioni in termini. Parlare di un Sacerdote che vive l’impenitenza finale è come parlare di un’aquila senza le ali. Ma se il demonio riesce a togliere la fede, se riesce a indurire il cuore, se non si ha più fiducia nella Misericordia…

Cosa vuol dire avere fiducia nella Misericordia? Non è dire: “Ma tanto Dio perdona”. Non è questo. La fiducia nella Misericordia vuol dire andare frequentemente ai due troni della Misericordia che sono il Tabernacolo e il Confessionale. 

“Tra i due spiriti, tra lo Spirito Santo e lo spirito del male, nel­ l’ora terribile e decisiva della morte del sacerdote si ingaggia una lotta. Io sono lì, offeso dal peccato più grave e doloroso per il mio mite Cuore, per il mio Amore, il peccato contro lo Spirito Santo, cioè il peccato di sfiducia in Dio, quello che non può essere perdonato. A questo cerca di spingere il Maligno, questo è l’obiettivo che vuole raggiungere nel sacerdote, a poco a poco di­ venuto tiepido nel mio servizio e trascurato nella vigilanza sulla propria anima. Lì lo aspetta il demonio per dargli il colpo di grazia, per strapparlo finalmente dalle mie braccia e dal mio Cuore e sprofondarlo nell’inferno.”

Ecco perché dobbiamo consacrarci ogni giorno allo Spirito Santo. Se avrete la grazia, quando sarete sul letto di morte, di avere accanto delle persone credenti — io spero di averla questa grazia, se sarò in agonia prima di morire —, di avere accanto delle persone credenti che pregano per voi in quel momento e non quelli che stanno al letto del morente a chiacchierare o a guardarlo come degli imbecilli. Cos’è che devi guardare? Cosa c’è da vedere in un uomo che muore? “Sta male”. No, ma guarda un po? Ma cosa dici? Sta benissimo, sta rantolando ma sta benissimo! E cominciano a fare discorsi fra di loro: “Ti ricordi quando… ” Guarda che non è ancora morto! Magari ti sente e tu stai già parlando al passato. Facciamo di quelle cose che sono veramente disumane e anticristiane al massimo. 

Al letto di una persona morente non si sta né a guardarlo, perché non c’è niente da guardare, né a chiacchierare, né a stare lì come dei beoti, né ad andare avanti e indietro, né, sopratutto guardare la televisione! Spero che ci sia qualcuno, quando morirò, che prenderà quell’eventuale televisione, se già non lo avrò fatto io, che strapperà il filo dal muro e la sbatterà giù dalla finestra. Mi domando come si possa lasciare una persona in agonia con la televisione che va, è una roba pazzesca. Spero che ci sia qualcuno che dica: “Come riconoscimento per quel poco di bene che ha fatto Padre Giorgio, prendo questa televisione e la sbatto giù dalla finestra.”

Uno quando muore deve morire nel silenzio, perché è un combattimento. E le persone che ti stanno accanto cosa devono fare? Una cosa sola: pregare! Solo quello! Pregate quello che volete, ma pregate. 

Mi è piaciuto quando mi avete scritto per la novena in preparazione al mio anniversario di Sacerdozio, vi ringrazio ancora tanto, molti hanno fatto la novena rispondendo a questa mia richiesta e mi è piaciuto perché ognuno ha scelto una novena diversa: chi quella al Volto Santo, chi quella di Teresina, chi quella della Madonna, chi allo Spirito Santo, alla Divina Misericordia,… Mi è piaciuta molto questa cosa: ognuno ha espresso la sua devozione facendo una novena particolare. Ho chiesto a qualcuno di andare anche al santuario di San Michele Arcangelo, nel Gargano, dove Padre Pio andava sempre a pregare. Sono tanto devoto a San Michele, non sono mai andato in quella grotta però conosco qualcuno che ci abita vicino e allora chiedo sempre di andare lì, in alcune occasioni. 

Accanto ad un morente si prega, si prega tanto. 

Ve l’ho già detto di quando mi trovavo accanto a quella persona che stava morendo, che era in agonia, le ho dato i Sacramenti, l’ho assolta, ma niente, era proprio in agonia tremenda, ho ancora i brividi a pensarci… Ma quando mi sono messo in ginocchio al suo letto e ho iniziato la Coroncina alla Divina Misericordia in brevissimo tempo il respiro si è fatto normale, si è calmata immediatamente. Sono testimone di questo fatto: mentre recitavo la Coroncina lei, piano piano, ha iniziato a calmarsi e ad avere un respiro regolare. Per me è stato un segno fortissimo. Ho finito la Coroncina e lei era calma, aveva il respiro come quello di una persona normale. Ho iniziato il Rosario e, se non ricordo male, alla seconda o terza decina è spirata. Non mi sono neanche accorto subito. Ad un certo punto mi sono accorto perché ho visto che non muoveva più il torace. Pensate che sono entrati i parenti e hanno detto: “Si è finalmente calmata e sta riposando”

“No, veramente è morta.”

“No è impossibile!”

“È morta.”

Arriva l’infermiera: “Ah, sta riposando.”

“No, guardi che è morta, le controlli il polso.”

Era talmente bella che sembrava viva.

Dobbiamo stare accanto pregando, solo pregando, stia fuori chi vuole chiacchierare. 

Io spero tanto che quando morirò ci sia qualcuno che manda fuori gli impiccioni ficcanaso e quelli che vengono lì a fare i lamentosi, come con Gesù, quando facevano i versi e Lui li mandava via tutti.

“Lì lo aspetta il demonio per dargli il colpo di grazia”

Ci fermiamo qui, domani andremo avanti su questo tema della sfiducia e della tiepidezza.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

VANGELO (Mt 14, 1-12)

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.