La falsa conversione: l’Egitto e gli egiziani

La falsa conversione: l’Egitto e gli egiziani

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 19 luglio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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La falsa conversione: l’Egitto e gli egiziani

Eccoci giunti a lunedì 19 luglio 2021. Abbiamo letto la prima lettura della Santa Messa di oggi, tratta dal capitolo XIV dal Libro dell’Esodo, versetti 5-18.

In questo testo abbiamo una chiara descrizione, una chiara immagine di che cos’è la falsa conversione, la falsa sequela. Vi invito a riprendere in mano questo testo, che avete forse ascoltato poc’anzi nella Messa o che ascolterete a breve, e di rileggere ciò che gli Israeliti dissero a Mosè. Voi noterete che in due righe la parola Egitto/Egiziani, è ripetuta cinque volte. Questo Egitto ce l’hanno proprio dentro, è tanto per loro. Questo comportamento ci rivela quanto sia difficile avere fede. L’avere fede, potremmo dire, è la terza via sulla realtà, è la via di Dio, è il credere che Dio in questa vicenda, nella vicenda della tua vita, nonostante tutto, ha sempre un’altra parola da dire. Loro hanno il mare, il Mar Rosso, davanti a loro e dietro gli Egiziani, sono stretti in una morsa, e quindi dicono malamente: “Dove andiamo? Non possiamo più fuggire, o ci affoghiamo nel mare o ci lasciamo prendere.” La loro mente, la nostra mente, non poteva certo pensare che Dio avrebbe aperto il mare in due, ma Dio può fare questo e altro, Dio è il Creatore dell’universo. Come ha creato il mare, lo può anche dividere, questo è evidente. 

La falsa conversione è quella realtà per la quale si va in chiesa, si dicono le preghiere, si va alla Messa, ma in realtà si vuole trasformare Dio nel vitello d’oro fatto a nostra misura. La falsa conversione è quella realtà per la quale io l’Egitto ce l’ho dentro. “A me quel tipo di vita mi manca. Va bene, adesso ho capito, devo seguire il Signore, non devo fare i peccati se no poi arrivano i castighi…” (Ma adesso sappiamo che secondo taluni non esiste più il peccato, non esistono più i castighi, non esiste più niente ormai… Chi pensa così si può trovare in ottima compagnia, ha risolto molti dei suoi problemi, per gli altri invece arrivano i castighi, i rimproveri di Dio). 

Se Dio è Padre… voi conoscete un padre che non castiga? Io non ne conosco uno che sia sano di mente. La nostra superbia, la nostra permalosità ci impediscono di pensare a Dio Padre come Padre, evidentemente non abbiamo avuto un vero padre nella nostra vita, perché castigare non vuol dire non amare, castigare è il segno supremo dell’amore, perché è il modo con il quale il mio papà, mio padre, mi dimostra il suo amore purificato da ogni sentimentalismo, perché mi dice: “Talmente io ti amo che rischio anche il tuo disappunto, il tuo disprezzo, pur di non rinunciare al tuo bene.” Questo è il rimprovero, il castigo. Io personalmente benedico tutti i castighi che ho ricevuto nella mia vita dai miei genitori, dai miei formatori, dai miei professori, dai miei allenatori. Mi hanno fatto sempre un gran bene, anche quando erano ingiusti, perché mi hanno insegnato tanto anche quelli. 

“Io voglio altro. Se devo starci in questa vicenda però io vorrei essere altrove, vorrei essere nella vita che facevo prima, non avere tutti i problemi che ho adesso, vorrei uscire, fare, brigare, bere, mangiare, non pensare, non darmi pena… l’Egitto… eravamo schiavi, ma avevamo sempre la pancia piena! E poi quelle belle cipolle, quei bei cocomeri d’Egitto! E la carne nei pentoloni! Eri schiavo, ma fa niente! Ma ci possiamo tornare, ma stiamo là al caldo tranquilli, siamo schiavi ma abbiamo le cipolle, i cocomeri, la carne nei pentoloni fumante, ma vuoi mettere?”

E qualcuno muore in croce per liberarti. Incredibile ma vero. 

Il Signore compie il miracolo, gli apre il Mar Rosso. Grande Miracolo! Lo attraversano, c’è il canto di Maria, bellissimo. “Il Signore ci ha fatto passare per questo deserto, per il mare.” Un canto stupendo, bellissimo… passano due giorni e mormorano contro Mosè e Maria e Aronne diventano lebbrosi. È incredibile vedere in questa storia quanto noi siamo proprio come dice il Vangelo di oggi:

“Questa generazione adultera e malvagia, vuole, pretende un segno”

Noi riusciamo a sporcare tutto, tutte le cose più belle che ci vengono donate noi riusciamo a sporcarle. Quindi dobbiamo proprio chiedere al Signore la grazia della fede. 

Abbiamo il mare davanti, gli Egiziani di dietro, abbiamo un futuro indefinito che non conosciamo, ovviamente, dietro il nostro passato che ci rincorre, che può avere il volto anche di qualche persona, che ci vuole raggiungere e ci siamo noi in mezzo. Cosa fare? Ricordatevi, ricordiamoci: mai tornare indietro, mai tornare indietro, mai, assolutamente! Dobbiamo avere fiducia, il Signore in qualche modo aprirà quel mare e ci farà camminare all’asciutto, come l’ha fatto per gli Israeliti lo farà anche per noi.

“Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore”

E finalmente il Signore ci libererà dai nostri Egiziani, dal nostro Egitto, dal nostro passato per avviarci verso la Terra Promessa. Chiediamo al Preziosissimo Sangue questa grazia importante e solenne della liberazione.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

 

Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario – Anno I

PRIMA LETTURA (Es 14, 5-18)

In quei giorni, quando fu riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che cosa abbiamo fatto, lasciando che Israele si sottraesse al nostro servizio?». Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati. Prese seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi.
Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re d’Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare; tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito erano presso Pi Achiròt, davanti a Baal Sefòn.
Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani marciavano dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. E dissero a Mosè: «È forse perché non c’erano sepolcri in Egitto che ci hai portati a morire nel deserto? Che cosa ci hai fatto, portandoci fuori dall’Egitto? Non ti dicevamo in Egitto: “Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l’Egitto che morire nel deserto”?». Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore, il quale oggi agirà per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli».
Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».