Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XV parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XV parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 4 agosto 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XV parte

Eccoci giunti a mercoledì 4 agosto 2021. Oggi è una grande festa perché festeggiamo San Giovanni Maria Vianney, Sacerdote. Tutti sappiamo questo meraviglioso e stupendo Sacerdote quanto bene ha fatto a suo tempo, nel suo paese Ars e quanto bene continua a fare oggi a coloro che lo leggono, lo meditano e lo studiano.

Il Vangelo di oggi è tratto dal capitolo XV di San Matteo, versetti 21-28.

Sarebbe bello se anche noi avessimo la fede di questa donna siro-fenicia. Se uno ci dovesse dire: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» noi cosa risponderemmo?

Lei che è umile e che è innamorata della sua bambina non si fa nessun problema a chiedere e a sentirsi dire qualunque cosa. 

Continuiamo la nostra lettura del libro “Sacerdoti di Cristo” della Beata Conchita Cabrera de Armida.

“I sacerdoti mi colpiscono con questi peccati contro la fede, perché peccano come se non credessero nella mia presenza, essenza e potenza; peccano direttamente contro gli attributi della Trinità. Peccano contro il Padre che tutto vede; contro di Me, il Verbo fatto carne, facendomi arrossire come Dio-Uomo; peccano contro lo Spirito Santo abusando, nelle tenebre e nel nascondimento, della sua fiducia, non dando importanza al loro peccare e senza preoccuparsi di profanare la santa unzione con la quale furono consacrati.”

Nella misura in cui noi ci nascondiamo, nella misura in cui ci riempiamo di tronfiaggine: “Siccome io sono il Monsignore di qua, il Dottore in Teologia di là, il professore di qua, il capo di sopra, il segretario di sotto, quindi allora io sono il padrone del mondo, chi mi parla mi deve parlare guardandomi dal basso verso l’alto. Mi deve parlare con soggezione, con timore.”

Non riusciamo più a considerare che siamo tutti servi, figli del medesimo Padre e che la logica è esattamente al contrario: “Se più vuoi valere, più devi servire.”

È possibile peccare contro lo Spirito Santo, abusando di Lui e della sua fiducia, non dando importanza ai peccati che la coscienza ci rimprovera, sentendoci e credendoci chissà chi quando siamo dei poveri diavoli e basta. Dovremmo semplicemente dire al Signore: “Ti rendi conto io cosa sono?” Quando saremo davanti a Dio, ce ne renderemo conto, saremo davanti alla Santissima Trinità. Cosa siamo noi davanti alla Santissima Trinità? Siamo il nulla.

“Peccano contro la Trinità, ma in misura incalcolabile per l’uomo; Io infatti indico i punti generali, ma i particolari di ognuno di questi racchiudono una quantità enorme di malizia, di tradimento, di ingratitudine inaudita.

Esistono molti tipi di peccati nascosti. I sacerdoti che li commettono lo sanno bene, e provano piacere nel commetterli. Tali peccati contaminano profondamente e feriscono intimamente Me, la Purezza senza pari!”

Andate a leggere, vi prego, le omelie del Santo Curato D’Ars sul Giudizio Particolare e sul Giudizio Universale. Andate a leggerle. Io per leggere l’omelia del Santo Curato D’Ars sul Giudizio Particolare ho impiegato tre mesi. Non sto scherzando. Non solo tremila pagine, è abbastanza breve, ma non sono riuscito a leggerla velocemente, mi scendevano i sudori freddi nella schiena mentre la leggevo.

“I particolari di ognuno di questi racchiudono una quantità enorme di malizia, di tradimento, di ingratitudine inaudita.”

Povero Gesù, che modo brutto di servirlo.

Quando sono partito per il convento la mia mamma mi disse: “Giorgio, Dio è servito fin troppo male, se vuoi diventare Sacerdote, va bene, ma o lo servi bene o torni a casa.”

Almeno mettiamoci la buona volontà, almeno facciamo di tutto per servirlo bene.

“I sacerdoti che li commettono lo sanno bene, e provano piacere nel commetterli.”

Questa credo che sia una cosa “schifosa”, scusate il termine ma mi viene il vomito. Non può esserci piacere nel commetterli. Ci sta che uno sbaglia, casca, fa un peccato per impulsività… ma provare piacere come quando si mangia un bel piatto di pastasciutta? Come fai a provare piacere nel fare il male e nel farlo di nascosto? Sono cose che noi probabilmente neanche immaginiamo. Il Signore chissà cosa vede, chissà cosa è costretto a ricevere. 

Poi ci ritroviamo lì a celebrare la Messa e a fare le confessioni. E poi ti dicono: “Tu non devi volere troppo bene alla Madonna perché se no metti in secondo piano Gesù.” Una frase più ignorante di questa non si può sentire. All’asilo della teologia si impara che questa frase non la puoi dire, altrimenti riveli di essere un ignorante senza confine. Non ci può essere un antagonismo, un’antitesi, una contrapposizione tra Gesù e la Madonna, non esiste, perché basta prendere il più piccolo santo della terra, leggere quello che ha scritto o sei tordo, o capisci che non può esistere questa cosa. 

Invece perché si sente dire questa cosa? Perché nella mia anima non c’è la grazia dello Spirito Santo, quindi dico delle castronerie incredibili. 

“Cosa vieni a confessarti così di frequente, tanto Dio ha già perdonato tutto, ha già assolto tutto sulla croce, non serve, ma cosa stai a guardare queste cose..!”

Io mi domando:

“Cosa guarderà Dio quando noi moriremo?”

Io spero che abbiano ragione loro, che il Signore dica: “Dai, siete stati un po’ troppo puntigliosi!”

Allora a quel punto dirò: “Posso parlare un attimo con Santa Veronica Giuliani? Cinque secondi.”

Io personalmente dirò a Santa Veronica Giuliani: “Tu mi hai ingannato perché io ho letto la tua biografia, ho letto la descrizione che hai fatto di quando, da viva, hai vissuto il tuo giudizio particolare. Mi hai ingannato. Era tutta una bugia.”

Poi chiederò di parlare cinque minuti col Santo Curato D’Ars, poi con San Luigi Gonzaga, cinque minuti anche con Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce, perché anche loro mi hanno imbrogliato. Non scomodo Sant’Agostino perché dopo questi credo che avrò avuto le mie risposte. 

Ma questi che minimizzano il peccato, chi chiameranno per dire che sono stati imbrogliati? Quali santi? Non ci sono santi che dicono queste cose, mentre c’è una Veronica Giuliani che dice queste cose, Santa Gemma Galgani che veniva rimproverata dal suo Angelo Custode, i pastorelli di Fatima rimproverati dall’Angelo, dopo aver avuto l’Apparizione, mentre stavano giocando un attimo. Appare all’improvviso l’Angelo e chiede loro: “Cosa state facendo?” Loro rispondono che stavano giocando. “Giocando? Come giocando? Qui non c’è da giocare, c’è da pregare e riparare, da offrirsi vittime.” A bambini di sei anni, di dieci!

Poi arriviamo noi: “No, ma sono tutte stupidaggini, sono cose da preconcilio, cose da gnostici, pelagiani…” e non so cos’altro.

I riferimenti, per favore, le fonti! Oltre a te e a quegli altri “Maramei” che hai intorno, oltre a voi, chi è che l’ha detto prima di voi? Uno non può arrivare e dire di se stesso: “Io sono il San Tommaso di turno.” Oltre a voi ci sarà la Scrittura, il Vangelo, i Santi, qualche Santo che ha detto qualcosa di simile a quello che dite voi, no? Perché fondare la propria vita e la Vita Eterna sulla parola di quattro, cinque, fossero anche cento, se questi hanno sbagliato, non ce n’è più per nessuno, poi. 

“Quello però che Io voglio dire, è che questi peccati occulti, hanno bisogno di espiazioni speciali; di torrenti, e non solo di gocce, di Sangue di un Dio e Uomo per essere cancellati. È chiaro che una sola goccia del mio Sangue è uguale, ha lo stesso potere che torrenti di sangue, per la virtù divina che c’è in Me, Dio e Uomo, in ragione dell’unità divina, che fa giungere la sua influenza fino alla mia Umanità Sacratissima; è però un modo di spiegare con linguaggio umano la potenza espiatoria di cui hanno bisogno i crimini nascosti dei miei sacerdoti, di coloro che vengono detti miei (CC 49, 140-145).”

E poi diciamo che non esistono i peccati?

“I crimini nascosti”

Questa Beata non è vissuta nel 1300. Gesù li chiama “crimini”, non peccati, i “crimini nascosti”! 

Gesù fa la spiegazione, come se dicesse: “Non venire a fare il nababbo della teologia, a insegnarMi che basta una goccia del mio Sangue. So anche io la teologia, non solamente tu. So benissimo che una goccia del mio sangue è sufficiente e ha lo stesso potere, ma perché tu capisca con il tuo linguaggio umano, Io ti dico «torrenti», perché tu capisca che è una cosa talmente grave che richiede «oceani» del mio sangue, espiare i crimini nascosti.”

Poi questo sacerdote va a celebrare la Messa, poi va a confessare, con i crimini nascosti sulla coscienza… 

Vi dico: “Svegliamoci! Apriamo gli occhi e impariamo a distinguere le persone, impariamo a dare a ciascuno il suo posto.”

“Ma io non devo giudicare…”

Il cuore no, ma tutto il resto sì, perché io distinguere il bianco dal nero, il giallo dal rosso, distinguo uno spillo da uno spaghetto, perché se no muoio, e via di seguito. Chi non distingue, confonde, ricordatevelo. Impariamo a discernere e andiamo da quelli che ci sembrano essere i più vicini a Gesù.

Quello che leggeremo domani porta come sottotitolo, incredibile ma vero: “Un cuore smarrito.” Che Gesù debba parlare del Sacerdote mettendo come sottotitolo “un cuore smarrito” fa pensare. A uno viene da dire: “Bene, io vado a fare la raccolta delle ciliegie e ci vediamo l’anno prossimo”, perché se sono smarriti loro, chissà cosa sarà tutto il resto.

E perché sono smarriti? Sono smarriti perché Gesù è un ricordo vago. E infatti quando sento qualche laico che dice: “Sono smarrito Padre, c’è tanta confusione, non si sa più in cosa credere. E lei?”

Io non sono smarrito per niente. Non ho nessuno smarrimento e nessuna confusione, nel modo più assoluto, ve lo assicuro. Non so che cosa sia la confusione per ora e non ho alcuno smarrimento, perché è tutto talmente chiaro, anzi più passa il tempo e più diventa ancora più chiaro, più passa il tempo e più si distingue la luce dalle tenebre, il bianco dal nero, i caproni dagli agnelli, perché col passare del tempo vengono fuori le corna, e capisci subito che quello non è un agnellino.

Cosa vuol dire confusione, disorientamento? Di che cosa stiamo parlando? Non c’è niente da essere confusi. Amare Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Amarlo come i Santi ci hanno insegnato. Dov’è la confusione? Al massimo posso avere l’amarezza e dire: “Non mi sarei mai aspettato che un personaggio che veste o dovrebbe vestire in quel modo e dovrebbe vivere in quel modo e dovrebbe celebrare in quel modo, non mi sarei mai immaginato che…” ma questo non genera confusione, assolutamente, ma ancora più certezza e sicurezza, ancora più chiarezza, perché uno dice: “Bene, adesso capisco come non devo essere, e che mi devo ancora di più rinforzare nelle idee giuste che non io, ma i Santi, la Tradizione, la Scrittura, il Magistero mi hanno donato.”

Non diciamo mai che siamo confusi, perché non sta bene. Abbiamo un Maestro e se tu hai un bravo Maestro — e il nostro è Eccellente — non puoi essere confuso.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

VANGELO (Mt 15, 21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.