Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XXV parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XXV parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di lunedì 16 agosto 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XXV parte

Eccoci giunti a lunedì 16 agosto 2021. Ricordiamo e festeggiamo oggi Santo Stefano, Re di Ungheria. Un grandissimo monarca, una meravigliosa figura di vero cristiano, di cui oggi abbiamo tanto bisogno.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XIX di San Matteo, versetti 16-22.

È la parabola del giovane ricco. Conosciamo molto bene questa vicenda, la storia di questo giovane che se ne va perché ha molte ricchezze.

Noi facciamo tanti psicologismi su questa parabola, ragionamenti del tipo che nella vita meglio non aver certezze, sicurezze, essere completamente affidati a Dio senza nessuna certezza perché dobbiamo vendere tutti i nostri tesori e affidarci al Signore.

A me sembra, magari sbaglio, che noi possiamo vivere una vita chiamiamola pure affidata “apparentemente”, una vita dove non abbiamo certezze, dove non abbiamo sicurezze, dove viviamo un po’ come dei disorientati, un po’ come le balene e i delfini che si spiaggiano, che anziché stare in mare aperto, perdono la bussola, si disorientano e alla fine vanno a finire spiaggiati e muoiono. 

Ci vuole una bussola e bisogna sapere dove si sta andando, non possiamo vivere come se andasse bene tutto, come se andare a destra fosse come andare a sinistra. Ma oggi va un po’ di moda questa indeterminatezza, pare che a qualcuno piaccia questo non sapere di sé, che poi diventa un non saper fare di sé e quindi lo dovrà fare un altro. Capite? Alla fine è l’abdicazione dell’uomo da sé stesso, lascia il trono e qualcun altro lo occupa, è come se noi consegnassimo le redini della nostra vita nelle mani di un altro. E così abdichiamo, facciamo finta di essere liberi, ma di fatto ci muoviamo a seconda di dove quest’altro tira le redini, a destra o a sinistra. 

Ma tutto questo non ha niente a che fare con questa vicenda del giovane ricco. 

Noi potremmo anche non avere nulla, rinunciare a tutto, perdere ogni sicurezza, ogni certezza, vivere nell’oblio, nel limbo della mente, ma c’è una questione che è la più importante di tutte che supera ogni sicurezza, ogni certezza, perché oggi fare progetti è quasi fare un delitto. Oggi non si possono fare progetti individuali, i progetti devono essere solamente del comune, ma non dell’individuo. Non va bene perché l’individuo deve sciogliersi, deve disperdersi, deve sacrificarsi sull’altare del comune, che è quello che sta accadendo oggi. Oggi se non fai certi passi, la prima accusa che ti viene mossa è: “Tu non hai a cuore il bene comune, tu non hai a cuore il bene dell’umanità, tu sei un irresponsabile”. Tutte cose che sono lontane milioni di anni luce dalla logica del Vangelo! 

Vedete, io posso non avere nulla, ma di fatto avere un tesoro che non sono pronto a lasciare che è il mio Io. 

Il mio Io, che vuol dire non saper andare oltre me stesso, potremmo dire così, del non saper sorgere oltre di me, e questa è una grande ricchezza nel senso opulento del termine. Proprio la ricchezza del ricco epulone, molto peggio del giovane ricco. La ricchezza di colui che si chiude dentro alle sue esperienze fallimentari che ha già ampiamente giustificato dicendo “è la mia esperienza del ferito, del limite, dell’incertezza,  dell’impossibilità, dell’incapacità, di… Di fatto, tanto fragili, tanto incapaci, tanto incerti, ma assolutamente granitici nell’essere arroccati nelle loro posizioni o nelle nostre posizioni, perché potrebbe riguardare me, voi, gli altri ecc. Nessuno di noi è al riparo da questa terribile deriva. È una deriva dove l’uomo non riesce più a ritrovare se stesso perché si è perso dentro la sua chiusura. 

“Va vendi quello che possiedi, vieni e seguimi”.

Infatti, bisogna vedere se noi seguiamo il Signore. Non è detto che se facciamo il segno della croce, siamo battezzati, portiamo la veste, allora noi seguiamo il Signore. “Vieni e seguimi”, cioè conformati a me.

 

Andiamo avanti con la lettura del libro “Sacerdoti di Cristo” della Beata Conchita Cabrera de Armida e sentiamo cosa dice Gesù. È un tema che sta molto con quello che abbiamo letto nel Vangelo di oggi.

“Un’altra realtà che mi offende, gravissima e molto diffusa, è l’invidia che molti dei miei sacerdoti nutrono verso altri sacerdoti loro confratelli.”

Incredibile, ma cosa sta dicendo Gesù? Un Sacerdote che è invidioso di un altro Sacerdote, ma invidioso di che cosa? Cos’è che un Sacerdote ha in più o in meno rispetto ad un altro? Sono tutti e due Sacerdoti. Di che cosa sono invidiosi? Poi non è che uno è ricco, l’altro è povero, uno ha la Ferrari, l’altro la cinquecento, uno mangia caviale e l’altro mangia pane e cipolla e quindi, di cosa è invidioso?

“Sorgono sentimenti d’invidia per coloro che sono particolarmente dotati per la predicazione, o esercitano il ministero della confessione, per chi ha amicizie con persone di alto rango, per le preferenze accordate da vescovi e superiori, per gli incarichi as- segnati ad altri, per i gradi gerarchici che si pensa di meritare, per gli studi, le doti, gli affetti, ecc., ecc.”

Questo è un problema perché se io incontro un confratello che predica meglio di me, mi fermo un secondo e mi domando come mai. Pensiamo a Sant’Ambrogio, San Giovanni Crisostomo, al beato Marco d’Aviano, al Card. Schuster, tutte figure meravigliose. Mi ricordo di quando, da ragazzo, sentivo predicare Sacerdoti che erano incantevoli, meravigliosi. 

Invece qui stiamo parlando del caso in cui io, Sacerdote, li ascolto e mi nasce l’invidia, perché predicano meglio di me. Ma questo meglio dove abita? Se quella persona ha il carisma di parlare benissimo, non ci si può fare niente. Dio da il carisma a chi vuole.

Ma supponiamo che predica meglio di me perché studia più di me, perché ama più di me il Signore, perché sta di più davanti al Tabernacolo di me oppure perché fa più penitenza di me, oppure per tante altre ragioni e li non c’entra lui, ma io. Quindi io perché non lo faccio? Perché a me piace di più fare altro. Ma allora perché essere invidioso?

Padre Pio va a confessare e centinaia e centinaia di persone che fanno la coda per andare da lui. Dal frate accanto a Padre Pio, non va nessuno. C’è gente che è in coda da tre giorni per andare da Padre Pio e nel confessionale accanto non c’è nessuno. Il parrocco della parrocchia che sta sotto al convento dove risiedeva Padre Pio, non aveva nessuno da confessare.

Una delle persecuzioni di Padre Pio si scatena così, perché la gente va al convento per far celebrare le Messe da Padre Pio, e pagano, danno le offerte, ma facendo così in parrocchia non danno più niente.

Perché la gente va da Padre Pio a confessarsi e da me non viene? È inutile che io faccio l’invidioso. Se non sono all’altezza del mio compito… Le cose non si improvvisano. La gente, il popolo di Dio lo capisce quando ha davanti un Sacerdote di Cristo e quando ha davanti un pagliaccio. E dal pagliaccio non ci va. C’è poco da fare.

Ho in mente casi dove, per ovviare a questi problemi, per esempio, ad un Sacerdote che conosco è stato chiesto di andare a confessare in cantina. Ma questo Sacerdote ha chiesto: “come faccio a confessare in cantina, come faccio ad organizzarmi?” Quando me lo ha raccontato non potevo crederci. Gli hanno detto di andare in cantina, così si dissuadeva la gente dall’andare perché nessuno andrebbe in cantina a confessarsi. Ma io sono convinto che la gente sarebbe andata anche sotto l’Etna se aveva bisogno di quel Sacerdote.

Pensate a Mons. Fulton Sheen. Non so se avete sentito su YouTube le prediche meravigliose che faceva. Staresti anche cinque ore ad ascoltarlo, perché quando predica non ci si accorge del tempo che passa. Quando capisci che sta arrivando la fine, non vorresti mai che finisse.

Ricordo quando Madre Teresa parlava e io la ascoltavo, anche se non è un Sacerdote, io non volevo che passasse il tempo. Perché? Perché lì trovi Dio.

Dai pagliacci trovi il circo, aria fritta, cose già sentite e che non servono alla vita di nessuno.

E allora nascono le invidie perché il confronto nasce sugli effetti, non sulle cause. Io non vado a vedere che uomo sono, come conduco il mio Sacerdozio, ma vado a vedere che l’altro è meglio me. 

Mons. Oscar Romero, grande Vescovo di San Salvador aveva conquistato il popolo. Dopo la sua morte, tutti andavano a pregarlo e il Sacerdote che era arrivato dopo di lui, fece mettere in cantina la sua salma, lo fece trasferire nella parte inferiore della Basilica per strapparlo dal cuore della gente. Ma senza successo, perché poi divenne Beato e la Chiesa ha riconosciuto la sua santità.

Un altro elemento di invidia è se guardiamo gli studi, gli incarichi, le doti, gli affetti, le amicizie che uno ha. Ci sono Sacerdoti che hanno avuto la grazia di avere amicizie di altissimo livello, professionisti, ma sono doni di Dio.

Padre Pio, non andava a cercare nessuno, pur rimanendo fermo nel suo confessionale arrivavano da lui tantissime persone. 

Noi ci muoviamo qua e là e non portiamo a casa niente, ci parliamo uno addosso all’altro e non combiniamo niente. Incredibile! “

— Abbiamo fatto il ritiro di… Preparazioni, locandine, avvisi e altro.

— “Quanti eravate?”

— “Quattro”.

— “Ma come?”

— “C’è la crisi della fede”.

Ma stai scherzando? C’è la crisi di te. Tu sei in crisi. Poiché tu sei la crisi, crei crisi intorno a te e nessuno viene perché non interessa a nessuno. Ho sempre portato avanti questa idea.

Noi dobbiamo ragionare come i produttori di ciabatte da mare, i produttori dei bigodini. Visto che il prodotto non è di livello alto, non servendo un marketing esagerato, il produttore di bigodini fa i suoi conti. Se produce uno stock di diecimila bigodini, verdi, rossi, gialli e bianchi e vede che i bianchi, rossi e gialli vano via tutti, mentre i verdi rimangono lì, il problema non è la gente, ma sono i bigodini verdi.

Quindi noi abbiamo dei Sacerdoti che quando intervengono, parlano, fanno conferenze hanno un grandissimo concorso di popolo. Ma non per una logica di successo, per portare a casa tanta gente! La questione è che se la gente che va ricava beneficio e cambia, si converte e aumenta sempre più — perché hanno sete e fame di queste cose — e quando lo faccio io (bigodino verde) non ci viene nessuno, la domanda la devo porre sul bigodino verde, non sulle persone. Non posso dire: “Alla gente non interessano più i bigodini e vanno in giro come Medusa”, perché alla gente interessano i bigodini, ma non quello verde. Quindi il produttore di bigodini che si fa due conti dice: “non produrrò più bigodini verdi”.

Noi dobbiamo fare la stessa cosa, dovremmo dire: “Il mio modo è fallimentare, ho sbagliato produzione, cioè ho sbagliato linguaggio, ho sbagliato modalità di approccio che in definitiva significa ho sbagliato il mio rapporto con Dio.”

Voi non troverete nessun Santo che attorno a sé non avesse centinaia di persone, cioè che non avesse prodotto un fascino “fascinoso”. Pensate a Papa Celestino V, lui era un’eremita eppure sono andati a prenderlo per farlo Papa.

San Francesco d’Assisi, anche senza internet ecc., attirava gente dalla Germania e da altri Paesi. 

Arriva il gigione di turno, il “marameo” insipido, te lo trovi lì e appena inizia a parlare hai già sonno, voi capite che uno dice “non ci vado più”, perché non dice niente. La pasta sfatta a chi piace?

Noi invece diamo la colpa alla gente… “la gente non crede”, “la gente non ha fede”. Tutto perché non viene ad ascoltare me. Ma non viene ad ascoltare me perché sono un pagliaccio, mentre andavano ad ascoltare Padre Pio perché era un uomo di Dio. La gente cerca quello. Tutti noi cerchiamo quello. Non dimentichiamo che Sant’Agostino è diventato Sant’Agostino grazie alle omelie di Sant’Ambrogio. Non dimentichiamolo, perché non è una cosa da poco. 

Tutto questo dice Gesù, crea invidia. Tutto questo in realtà dovrebbe creare una grande autocoscienza. Cioè dovrebbe farmi rientrare in me stesso e dire: “Dato che il problema non è la gente, perché là vanno, ma qui non vengono, quindi non è la gente, può darsi che quello sia una persona di valore, una persona di santità che io non sono” oppure: “Può darsi che glieli mandi Dio e a me non li manda perché non sono all’altezza del mio compito, per esempio, perché non lo svolgo bene, perché farei più male che bene”. 

Dovrei quindi rientrare in me stesso e, invece di andare ad appiccare il fuoco al suo oratorio, chiedermi cosa questa situazione chiede alla mia vita, cosa devo cambiare, cosa dovrei fare per essere anch’io quello strumento bello che dovrei essere. Questo è il modo corretto di vivere il confronto, fare in modo che l’esempio dell’altro che mi supera diventi uno stimolo ad una maggiore autocoscienza, ad una maggiore consapevolezza, ad un maggior livello di innalzamento della mia vita spirituale e della mia vita umana.

Gesù aggiunge:

“Tutto ciò è molto comune, perché i sacerdoti sono uomini, hanno passioni da uomini, camminano sulla terra e la polvere si attacca anche ai loro piedi. Ma poiché sono sacerdoti, anime predilette e vasi di elezione, devono vivere, pur essendo sulla terra, una vita di cielo; devono rifuggire da certe passioni banali e non lasciare che s’impossessino dei loro cuori poiché in questo modo perderanno la pace e resteranno coinvolti in mille altre passioni che formeranno una catena che li trascinerà a mali peggiori.”

Se io entro in quella logica capite che è finita. Se io non sviluppo questa autocoscienza, non miglioro come persona. Se non mi evolvo ma divento un involuto, vuol dire che io non vivo una vita da cielo, ma vivo una vita da terra.

Certo, io vivo sulla terra, ma proiettato al cielo, portando dentro di me dei germi di cielo, con il battesimo e tutti i sacramenti che noi viviamo. Poi cosa succede? Succede che non ho pace. Se vivo con quelle cose negative addosso poi perdo la pace.

Quest’oggi chiediamo al Signore la Grazia di saper vivere da Sacerdoti, da papà, da mamma, da figli, da fratelli la nostra vita nella pace di colui che vuole lasciare tutto. Innanzitutto se stesso, rinnegare se stesso, rinnegare le proprie idee di certezze e prospettive, i propri modi di vedere la realtà per aprirsi ad una possibile diversa posizione e lasciarci affascinare dalla scoperta che può esserci una vita oltre il tramonto del mio modo di vedere e di pensare e questa vita si chiama aurora.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Mt 19, 16-22)

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.