Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XXVIII e ultima parte

Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XXVIII e ultima parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 19 agosto 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XXVIII e ultima parte

Eccoci giunti a giovedì 19 agosto 2021. Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XXII di San Matteo, versetti 1-14.

Noi non vogliamo essere come i capi dei sacerdoti e dei farisei che si sentono rivolgere questa parabola da parte di Gesù, insensibili all’invito alle nozze e non solo insensibili ma capaci di violenza, di insulto e di omicidio. 

Come si fa ad essere attenti, ad essere precisi, capaci di cogliere questi inviti? Abbiamo bisogno di colui che viene sempre dimenticato. La devozione del quale è molto labile oppure malgestita, o malgovernata, ed è lo Spirito Santo.

 

Nel testo “Sacerdoti di Cristo” che con oggi concludiamo, della Beata Conchita Cabrera de Armida, Gesù parla diverse volte dello Spirito Santo, e voglio concludere questo lungo ciclo fatto su questa Beata con questo testo, che io personalmente reputo bellissimo, con lo Spirito Santo, con quello che Gesù dice circa lo Spirito Santo, perché mi sembra che dobbiamo affidare questo cammino che abbiamo fatto insieme, molto lungo, allo Spirito Santo perché lo faccia diventare vita, la nostra vita.

Gesù dice:

“Conoscendo Io il mezzo unico per la trasformazione dei sacerdoti in Me, prima di salire al cielo, ho promesso alla mia Chiesa ciò che di più grande e di più amato potevo promettere: inviare lo Spirito Santo.”

“Ciò che di più grande e di più amato potevo promettere” non c’è niente di più, questo è il massimo.

“Ho pregato il Padre di riversarsi in divine fecondazioni, mediante lo Spirito Santo, di suscitare cioè vocazioni sacerdotali generate nell’amore, nate dall’amore, e trasformate a gloria di Dio, nello stesso amore.

Quanta delicatezza ha dimostrato il Padre mio dopo la Redenzione e la mia Ascensione al cielo! In verità Io l’ho pregato di inviare il suo Spirito alla mia Chiesa per guidarla e per consolarla, ed Egli non soltanto inviò lo Spirito Santo come frutto della mia preghiera, ma lo ha inviato a nome mio, come un regalo mio fatto alla Chiesa e all’umanità, un regalo acquistato con il mio Sangue e con la mia vita. Nel seno amoroso della Trinità si verifica sempre una competizione tra l’Amore e l’Amore, tra la Carità e la Carità. Io inviavo al mondo lo Spirito Santo a nome del Padre mio amato e questo Padre santissimo lo inviava a nome mio, come altissimo prezzo della Redenzione del Verbo fatto carne.”

Così dovrebbe essere la nostra vita, le nostre famiglia, la nostra Chiesa: una competizione di amore! Invece ci sono mille questioni, mille polemiche, mille diatribe: “Ma io… ma voi…  ma essi… ma loro… però io… però voi…”. Che peso! Che peso! E per che cosa? Per una forchetta! È così! 

Perché si divorzia? Per le forchette, per i cucchiai, per i tovaglioli, per l’insalata, per la frutta, per il latte, per le lenzuola, per queste cose! Perché non mi stanno più bene le cose e quindi diventano più importanti delle persone.

Ovvio, se io non ho più la religione dell’amore dato…

Pensiamo al Corpo e Sangue che Cristo ci ha dato prima di morire… ma il Signore non ci ha dato solo il Suo Corpo e il Suo Sangue, certo prima di morire ha dato il suo Corpo e il suo Sangue, ma prima di Ascendere al cielo ci ha dato un altro dono infinito: lo Spirito Santo. Quindi stiamo attenti a dire: “I doni di Gesù sono il suo Corpo e il suo Sangue”. È giusto, ma non è sufficiente, perché nella sua esondante carità ci ha dato il suo Corpo e il suo Sangue, l’Eucarestia, e in più ci ha dato anche lo Spirito Santo che dovrebbe informare la nostra vita di tutti i giorni, in Chiesa, in casa, sul lavoro.

Non sembriamo molto animati, posseduti dallo Spirito Santo, sembriamo più posseduti dallo spirito del mondo che è quello del diavolo, non tutti grazie al Cielo.

Ho sempre in mente Francesco dei pastorelli di Fatima, ho sempre in mente questo Santo, quelle poche volte che giocava con i suoi compagni, quando dicevano: “Ho vinto io! Ho vinto io!” Lui rispondeva: “Sì sì hai vinto tu”. E Giacinta gli diceva: “Ma non è vero! Perché dici che hanno vinto loro, quando non è vero perché hai vinto tu?”. Lui rispondeva: “A me cosa interessa? Non mi interessano queste cose, io penso al cielo, io penso a Gesù nascosto.” Così chiamava l’Eucarestia.

Se l’altro la vuole bianca? E tu dagliela bianca. La vuole gialla? E tu dagliela gialla. La vuole verticale? E tu dagliela verticale. La vuole in orizzontale? Mettila in orizzontale. Ma a me cosa interessa? La vita di un uomo si riassume in che cosa? In una fragola lavata? Ma prendila in mano quella fragola, falla cadere per terra. La tua vita può andare in frantumi come una fragola? La tua vita può marcire come una fragola? In cosa si realizza la tua vita? Nel camminare in casa con le pattine? Da psichiatria! Non è possibile, veramente. Io devo essere servo della casa? Non è la casa che è serva mia, io devo essere servo?

Questa ve la devo dire, non mi ricordo bene quando fanno questa pratica, quasi esoterica mi viene da dire, ovvero il ricoprire con la carta stagnola i fornelli. Vi assicuro che me l’hanno raccontato. Non so se lo fanno mentre cucinano o dopo o prima, affinché non si sporchino i fornelli. Se hanno dei figli un giorno quei bambini si sveglieranno e si ritroveranno avvolti nel domopack, così non sporcano. Robe da matti! Oh cielo! 

Quando poi però si tratta di vivere spiritualmente non si sa bene perché non ci siamo, ricopriamo con la carta stagnola i fornelli, camminiamo con le pattine come se fossimo sul monte Bianco e stessimo scendendo dal Plateau Rosa, però vivere in modo spirituale no.

Ci dovrebbe essere questa grande carità, questo grande amore… quindi lascia respirare. 

La pulizia della casa diventa la nuova religione, la religione 2.0: “Perché se arriva qualcuno…  ”. Ma chi arriva, se non arriva nessuno? Non viene nessuno a vedere la tua casa! Primo perché c’è il terrore di questa situazione e secondo perché uno vive chiuso nel suo bozzolo, chi è che viene a vedere la tua casa? Chi entra? E qualora mai entrasse una forma di vita, ma secondo te va a vedere dietro alle porte, sotto gli armadi, dietro ai cuscini, negli angoli oscuri delle camere? Ma vivi sereno!

Si arriva in ritardo alla Messa per queste cose! Però non si arriva mai in ritardo ai pranzi delle domeniche, no quelli no, bisogna arrivare con largo anticipo perché se no si è maleducati. Lo facciamo con le persone ma non lo facciamo con Dio. Ma queste sono le nostre onestà interiori. 

 Prosegue Gesù:

Io inviavo al mondo lo Spirito Santo a nome del Padre mio amato e questo Padre santissimo lo inviava a nome mio, come altissimo prezzo della Redenzione del Verbo fatto carne.

Così avviene per tutto ciò che concerne l’Amore tra il Padre e il Figlio, tra il Figlio e il Padre: si danno simili contese d’amore, questi voleri nel volere unitivo della Divinità, nello Spirito Santo.”

Come una piccola battaglia, una piccola contesa, le contese d’amore. Noi lo facciamo con i coltelli e le forbici, loro le fanno con lo Spirito Santo. È bellissimo, perché si amano, non si morsicano, come facciamo noi, come dice San Paolo: “State attenti a non divorarvi a vicenda”. Non ci sono state scene apocalittiche.

“E da qui deriva un’altra cosa: i favori di Dio sono eterni, partecipano dell’Essere di Dio, che non ebbe principio né avrà fine. Lo Spirito Santo è venuto non per un giorno, non per un tempo determinato, né solamente per secoli e secoli, ma per rimanere eternamente nella Chiesa. Come sarà possibile questo se il mondo avrà fine? Perché la Chiesa non finirà mai. Sulla terra finirà la sua missione salvatrice con l’ultima anima che lascerà questo mondo; ma continuerà eternamente in cielo, dandomi gloria nei suoi figli salvati.

Se tutti i miei sacerdoti fossero amore! Se essi facessero consistere tutta la loro gioia sulla terra in un’unica immolazione d’amore uniti a Me, trasformati in Me!

Ma chi fa queste meraviglie d’amore se non colui che è Amore?”

Cioè lo Spirito Santo.

 “Il mondo ha un estremo bisogno dello Spirito Santo per spiritualizzarsi, ma ancor più ne hanno bisogno i miei sacerdoti, che devono aprire le loro anime ad una nuova Pentecoste limpide e pure, trasformate in Me per onorare il Padre e salvare il mondo.

Lo Spirito Santo, divinamente ansioso, cerca vasi dove riversare i suoi tesori infiniti, desidera anime sacerdotali che si dilatino, lo chiamino, lo invochino, lo ricevano, lo comunichino, lo donino: perché Egli è il dono di Dio, il dono dei doni, l’unico capace di rinnovare le anime e i mondi, di rigenerarli, di purificarli e fare in modo che rinascano nello Spirito Santo.”

È divinamente ansioso e Lui cerca questi vasi dove riversarsi, riempirsi, comunicarsi.

“Quanto desidera il Padre mio vedere onorata, saltata e apprezzata, specialmente nei cuori sacerdotali, quella Persona dirigi na della Trinità che è Amore e che governa con l’Amore! Perché lo Spirito Santo non è venuto solo in un momento storico preciso, ma per sempre.

In molti cuori lo Spirito Santo è messo da parte, nonostante sia la Persona divina senza la quale la creatura non sarebbe capace di muoversi nell’ordine soprannaturale della grazia. E purtroppo anche per molti dei miei sacerdoti Egli è secondario, pur essendo l’azione divina del sacerdote.”

È lo Spirito Santo che permette ogni azione del Sacerdote.

“Egli dovrebbe essere il bene più intimo che è in lui, il suo palpito e la sua vita! Lo Spirito Santo dovrebbe circolare nell’anima del sacerdote come il sangue nelle sue vene, dovrebbe impregnare i suoi pensieri, le parole e le opere; dovrebbe essere il suo stesso spirito come fu il Mio.”

Noi dovremmo essere ubriachi, ebbri di Spirito Santo, dovremmo invocarlo sempre, fare questo richiamo costante allo Spirito Santo, abbiamo bisogno dello Spirito Santo, dovremmo pregarlo tanto di più.

“I sacerdoti non sono forse altri Me? Perché dunque, non lasciarsi possedere senza condizioni dallo Spirito Santo cui devono tutto e dal quale la loro vocazione deriva eternamente? “

Se non c’è lo Spirito Santo, c’è lo Spirito del diavolo, se non c’è lo Spirito di Dio c’è lo spirito del demonio, qualche spirito ci deve essere, o il loro o il Suo.

“Chi li ha consacrati per il sacerdozio? Chi dà forza alle loro parole durante la Consacrazione?”

Allora perché non pregarlo, non amarlo? Pensate a Santa suor Maria di Gesù Crocifisso, chiamata la piccola Araba, questa grandissima Santa Carmelitana Scalza della quale tra un po’ vi parlerò, una ragazza, una suora meravigliosa, ha vissuto delle esperienze mistiche di altissimo livello, ha vissuto la possessione angelica, la possessione demoniaca, una storia bellissima, ve ne parlerò tra un po’ preparatevi. Lei era innamorata dello Spirito Santo, ha fatto tanto in nome dello Spirito Santo e Gesù chiese a Suor Maria di Gesù Crocifisso di dire a tutti che Lui chiedeva una volta al mese la Messa votiva allo Spirito Santo, e prometteva delle grazie incredibili a chi lo faceva, sia al celebrante, sia ai fedeli che partecipavano.

Vi domando: quando è stata l’ultima volta che voi avete ascoltato, partecipato ad una Messa votiva in onore dello Spirito Santo? Ci sono, è scritta nel Messale la Messa allo Spirito Santo. 

Quando è stata l’ultima volta che voi avete partecipato?

Io temo che qualcuno non sappia neanche che esiste una Messa allo Spirito Santo.

“Chi li ha condotti all’altare e li ha resi degni mediante l’ordinazione di trasformarsi in Me, di farmi scendere nelle loro mani, di realizzare la transustanziazione?”

È lo Spirito Santo. Ogni giorno dovremmo imparare a consacrarci allo Spirito Santo, ogni giorno dovremmo fare nostre le parole di suor Maria di Gesù Crocifisso che ha scritto delle preghiere, alcune le ha ascoltate addirittura lei nei suoi colloqui mistici e le ha trascritte. Ha scritto delle preghiere allo Spirito Santo bellissime. Ve le leggerò.

“A chi devono la loro vocazione? Chi li ha scelti per profumare gli altari con la fragranza della loro purezza?”

Lo Spirito Santo.

“Se i miei sacerdoti meditassero questi infiniti benefìci, sia quelli che vedono, che toccano con mano sia quelli, ancor più numerosi, che restano velati ai loro occhi, ma che hanno come principio attivo lo Spirito Santo!”

Qualcosa dobbiamo pur meditare, di qualcosa dobbiamo pur pensare, dedicarci, se non sarà lo Spirito Santo cosa sarà? Sarà il pallone, i film, il cibo. Cos’è che sarà? I giornali, l’attualità, perché di qualcosa dobbiamo pure dedicarci.

“Si può dire con certezza che nella vita del sacerdote in modo speciale, non c’è un solo atto che non sia assistito, accompagnato e impregnato dallo Spirito Santo.

Non mi stancherò mai d’insistere sul regno totale, assoluto e senza ostacoli dello Spirito Santo nell’anima dei suoi sacerdoti. La sua gioia più grande è trasformarli in Me per presentarli di Padre, divenuti una cosa sola con Me, nell’Unità della Trinità.”

Dobbiamo proprio far trionfare il regno assoluto e totale, senza ostacoli nell’anima dei suoi sacerdoti.

“Che i miei sacerdoti si donino pienamente a questa Persona divina, senza impedimenti, senza mezze misure, senza egoismo, senza limitazioni. Se lo fanno, molto presto saranno trasformati perché solo lo Spirito Santo fa di ogni anima un altro Gesù, rendendola semplice nell’Unità.”

E allora invochiamolo questo Spirito Santo.

Siamo arrivati alla fine, non abbiamo letto tutto il libro ma molte parti si, di questo bellissimo testo. 

Cosa portiamo a casa?

Un grandissimo amore per la Vergine Maria, Madre di tutti i Sacerdoti, oggi questa devozione profondissima verso lo Spirito Santo, e poi dobbiamo pregare per avere Sacerdoti Santi, corrispondenti alla loro vocazione.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo.

Sempre sia lodato.

 

VANGELO (Mt 22, 1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».