S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, VII parte

S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, VII parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 12 settembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, VII parte

Eccoci giunti a domenica 12 settembre 2021, festa del Santissimo Nome di Maria. Auguri a tutti coloro che portano come primo o secondo nome quello della Vergine Maria, è un grande onore. 

La seconda lettura della Santa Messa di oggi, tratta dal capitolo II della Lettera di San Giacomo Apostolo, versetti 14-18, ci ricorda quanto abbiamo bisogno della Vergine Maria, perché abbiamo bisogno di tenere unite la fede e le opere. Una fede senza opere è semplicemente uno spiritualismo, un gusto spirituale che non ha però nessun rimando alla vita di ogni giorno e che non serve assolutamente a nulla, non incide nella vita di ogni giorno. Non si può pregare ed essere insensibili ai bisogni veri e alle esigenze, alle necessità delle altre persone, così come non è sufficiente fare delle opere per dire di avere fede, perché se no siamo nella filantropia. Le due cose vanno sempre tenute insieme. 

Quest’oggi chiediamo alla Vergine Maria questa grazia enorme di accompagnarci — oggi è anche Domenica, il giorno del Signore — chiediamo di accompagnarci nel nostro cammino spirituale di donazione al Signore, fatto di fede e di opere concrete. 

Mi è sembrato molto bello vedere che in diversi hanno risposto all’appello che vi ho fatto qualche giorno fa quando vi ho detto: “Mettiamo a frutto i nostri talenti”. Sicuramente ce ne sono molti altri che però per paura, per vergogna, avete nascosto — un po’ come quello che aveva un solo talento e lo ha nascosto in un fazzoletto e lo ha messo sottoterra — sicuramente ce ne sono altri che non si dicono per tante ragioni, ma in diversi, con dei talenti bellissimi tra l’altro, e con tanta semplicità, si sono fatti presenti. Noi dobbiamo unire la fede alle opere, altrimenti si muore, la nostra vita spirituale muore. 

E se abbiamo dei doni perché non metterli a servizio?

 

Siamo arrivati al capitolo 5°, paragrafo 13 di Santa Teresa di Gesù sul libro delle Fondazioni, vediamo cosa scrive:

“13 – E chiaro che non si può dare quello che non si ha, e che prima di dare occorre avere.”

Non si può dare quello che non si ha, vi ricordate quello che vi dicevo: “Se i pompieri vanno a spegnere un incendio senza l’acqua è un problema”.

Se io non prego, se non ho un rapporto col Signore, se non ho un’intimità, come faccio a dare agli altri quello che non ho? 

È inutile pretendere, se uno non ce l’ha, non ce l’ha.

“Perciò, credetemi: per acquistare questo tesoro non v’e mezzo migliore che di scavare nella miniera dell’obbedienza ed estrarlo a viva forza. Più scaveremo e più troveremo; più ci assoggetteremo agli uomini col non volere altra volontà che quella dei superiori, e più ci faremo padroni della nostra per conformarla a quella di Dio.”

Scavare nella miniera dell’obbedienza. Noi invece quando non ci troviamo più bene con qualcuno, prendiamo e cambiamo, andiamo altrove, e così non viviamo mai una vera obbedienza, una vera dimensione di fede, stiamo secondo i nostri gusti.

“Riflettete ora, sorelle, se non sareste ben ripagate nel sacrificare le dolcezze della solitudine! No, vi dico, non è la mancanza di solitudine che in tal caso v’impedirà la vera unione di cui parliamo, consistente nell’uniformare la nostra volontà a quella di Dio. Questa è l’unione che io desidero e che vorrei vedere in tutte voi, non già quelle sospensioni molto delittuose a cui si dà il nome di unione, e che unione non sono se non quando sono precedute da questa. Se dopo tali sospensioni si avrà ancora poca obbedienza e molta propria volontà, l’unione non sarà certo con la volontà di Dio, ma con l’amor proprio. – Piaccia al Signore ch’io metta in pratica questi avvisi come li comprendo!”

Santa Teresa è fermamente convinta dell’importanza dell’obbedienza per tante ragioni, ma una su tutte:

“Uniformare la nostra volontà a quella di Dio.”

Questo uniformare dice la nostra unione. La vita dei Santi è piena di questi esempi. Ricordate il bastone di Santa Rita? La Superiora le chiese di andare a piantare un manico di scopa nella terra e ogni giorno andare ad innaffiarlo, non c’è cosa più assurda di questa! Quel bastone è diventata la grande, famosa, bellissima vite miracolosa di Santa Rita che c’è a Cascia, dalla quale le suore prendono le foglie, le tritano e fanno quella polverina che poi distribuiscono perché ha effetti miracolosi. È nata da un atto di obbedienza da un manico di scopa! Questa è la storia, poi noi possiamo non crederci e dire che sono leggende, ma la storia è questa. 

Fare la volontà di Dio compie i miracoli e non “Io sono unito a Dio. Devo stare unito a Dio da solo. Ho bisogno di solitudine. Devo stare da solo col Signore”. 

Questo non vuol dire che, quindi, non avrò mai dei momenti di solitudine, ma vuol dire che innanzitutto ciò che è fondamentale è vivere nell’obbedienza, affidarmi e fidarmi di qualcuno e a qualcuno, perché come dice Santa Teresa:

“Se dopo tali sospensioni si avrà ancora poca obbedienza e molta propria volontà, l’unione non sarà certo con la volontà di Dio, ma con l’amor proprio”

Se mi metto a pregare un’ora, due ore e poi appena finito, cinque minuti dopo sono già lì a trattare male le persone, a mettere il mio egoismo prima di tutto, a fare i calcoli senza Dio e a fare la mia volontà e sempre e solo la mia volontà, non ho pregato Dio, sono stato davanti al mio amor proprio.

“14 – Il secondo motivo per cui mi pare che si lasci con pena la solitudine, è perché in essa si hanno meno pericoli di offendere Iddio. Però, non ne mancano neppure in essa, come del resto in nessun stato, perché ovunque vi son demoni e ovunque troviamo noi stessi.

Tuttavia sembra che qui l’anima si conservi più pura, per cui, se è una che teme l’offesa di Dio, grande è la sua gioia nel non incontrare pericoli. – Questa, e non già l’attrattiva dei gusti e delle delizie di Dio, deve essere la ragione più forte per desiderare la solitudine.”

La solitudine deve essere desiderata perché mi risparmia dall’incontrare pericoli e occasioni di offendere il Signore, non perché io provo gusto. Vedete questi Santi come sono nemici dei gusti spirituali.

“15 – E qui, figliole mie, in mezzo alle occasioni, che si deve dar prova dell’amore, non nei nascondigli.”

Quindi, io desidero la solitudine perché mi dà la possibilità di essere più raccolto e quindi meno esposto all’occasione, anche se però lei dice “demoni e te stesso ci sono ovunque”. Poi dice che però è proprio in mezzo alle occasioni che si dà prova dell’amore non nei nascondigli o nella solitudine. 

“Benché cadiate in maggior numero d’imperfezioni ed anche in qualche piccola colpa, tuttavia, credetemi, il guadagno che se ne ricava è senza paragone più grande.”

Perché si esce più forti.

Attenti bene adesso a questa frase perché io sono sicuro che quando ve la leggerò voi direte: “Ma io avevo capito un’altra cosa”.

 “Non dimenticatevi però che io suppongo sempre che le opere esteriori siano richieste dall’obbedienza o dalla carità, senza di che ritengo preferibile la solitudine.”

Lei dice che preferisce la solitudine, è la situazione migliore perché mi tiene lontano dal poter offendere il Signore, però se la carità o l’obbedienza lo richiedono allora tutto diventa un’occasione di bene, anche le possibilità di offendere il Signore possono essere trasformate.

Tutto questo discorso sta in piedi perché lei presuppone che le opere esteriori sono richieste dall’obbedienza o dalla carità, che non è esattamente quando vado dalla parrucchiera, per intenderci, non è proprio la stessa cosa, quello lo faccio perché lo voglio fare io, che per carità non c’è niente di male ma non rientra in questo discorso. In questo discorso rientra l’atto di carità della mamma verso i suoi bambini, del papà verso sua moglie, di un amico verso un altro amico, di un professore verso un alunno, di un Sacerdote verso i penitenti e via di seguito, oppure dell’obbedienza.

Quindi quelle cose del tipo: trasferiscono il parroco, il Sacerdote, “allora scriviamo le lettere”… Non fate mai queste cose, per amor del cielo! Sarebbero la manifestazione somma del non aver capito niente, nulla.

Qualcuno mi ha fatto presente, quando parlavo degli atti di carità: “Padre, sarebbe bello pensare a qualche atto di carità che sia proprio super nascosto, che sia impossibile risalire al donatore”.

A me era venuto in mente quello di ricaricare, per esempio, il cellulare, alla persona alla quale voglio fare un atto di carità. Gli ricarico il cellulare e non se ne accorge nessuno. Però poi ho pensato che mica tutti hanno la ricarica, ci sono alcuni che hanno il cellulare appoggiato alla carta di credito, oppure al conto in banca quindi questo non è sicuro, se non è una ricarica non funziona perché non possono essere utilizzati. 

È molto bella anche quella dove si sa che sono io, ad esempio con il mio cestino di fichi, si sa che sono io, anche questa è una bellissima carità, oppure ti do ospitalità, ti aiuto a fare i compiti, e tante altre cose. 

Un’altra ad esempio potrebbe essere quella di fare benzina, tante volte si sente in famiglia che tutti usano la macchina ma nessuno ci mette dentro la benzina, è importante avere la benzina nella macchina perché senza benzina ci possono essere dei problemini, quindi tutti la usano e poi arriva alla fine il papà o la mamma che sale dopo una settimana che non la usa e si trova la macchina in riserva, che ha dentro i fumi della benzina, non più neanche la benzina, qui potremmo fare un atto di carità e dire: “L’ho usata, non sto a fare i conti, metto dentro dieci euro. L’ho usata e faccio il pieno”. Chi è stato? Qualcuno l’avrà messa. 

Faccio una spesa, conoscendo i gusti di qualcuno e gliela metto alla porta. Oppure citofono, quello apre la porta e si trova la sua spesa lì.

Oppure, se non conosco i gusti, faccio una busta e gliela metto sotto alla porta, o gliela spedisco. Arrivano, se voi l’affidate al Signore, mettete dentro le vostre cose, la vostra offerta, vi informate bene dell’indirizzo — questo è necessario, dove abita e vive! — poi la chiudete con un foglio di carta colorato così che non si veda dall’esterno (bisogna essere furbi) la sigillate e la spedite con una posta normale.

Chi risalirà mai a chi è stato? Uno si vede arrivare una busta. Ci potete mettere dentro scritto a computer un pensiero, un messaggio, un augurio, una richiesta, un ringraziamento. Chi mai scoprirà chi è stato? Nessuno lo scoprirà mai. 

Ci sono tanti modi di fare la carità. La carità è una realtà bellissima perché ci fa sbizzarrire nella fantasia, ci sono tantissime maniere. Le cose le vediamo tutti, quando vediamo un’esigenza: rifare il letto in casa, senza dover massacrare la mamma o la moglie, cucinare noi, lavare i piatti, preparare la tavola, ci sono tanti di quei modi. 

Noi invece più che vivere la carità noi viviamo le bilance, in tutti i sensi, per cui: “Io ho fatto cinque e tu devi fare cinque” e dobbiamo vedere che l’altro fa cinque.

Il nuovo mantra del nostro vivere: “Tu vali tanto quanto sudi”, cioè tanto quanto fatichi.

“Tuttavia, benché assorte nelle occupazioni che dico, non dobbiamo mai desistere dal desiderare la solitudine, come non cessano mai di desiderarla le anime che amano veramente il Signore.”

“Oh beata solitudo, oh sola beatitudo!” dicevano i monaci: “Oh beata solitudine o sola beatitudine”. Anche immerso in mille cose tu devi sempre desiderare la solitudine. Se ami il Signore hai questo anelito. 

“Se dico che l’azione è vantaggiosa (le opere, il fare) è perché in essa si viene a conoscere chi siamo e fin dove arrivi la nostra virtù. Per santa che si creda di essere, una persona continuamente in solitudine non saprà mai, né avrà mai modo di conoscere se ha pazienza ed umiltà. Come si può sa­ pere se uno è valoroso quando non lo si è mai visto in battaglia? Anche san Pietro si credeva coraggioso; ma alla prova sapete bene cosa avvenne. Però la caduta gli servì a non più fidarsi di sé, imparò a mettere in Dio ogni sua fiducia, e sostenne infine il martirio che sappiamo.”

Il detto dice: “l’occasione fa l’uomo ladro”. Questo dice il detto del mondo, il nostro potrebbe essere: “L’occasione fa l’uomo Santo”, non ladro.

Nelle occasioni, nell’azione, nelle cose da fare noi veniamo a conoscerci di più, perché vediamo se siamo pigri, se siamo dormiglioni, golosi, infatti è quando io sono davanti ad un cestino di ciliegie rosse come il fuoco, grandi come mandarini cinesi, è lì che io provo, se sono capace di resistere alla gola oppure no. Non vuol dire non mangiarle, ma magari non ne mangio un chilo. Oppure vado in gelateria con un po’ di limite, altrimenti poi uscite che avete un gelato che non vi sta neanche tra le mani…  potete immaginare perché rido.

“né avrà mai modo di conoscere se ha pazienza ed umiltà.”

Avete presente quando andate a Gibilterra, che voi camminate e arrivano le scimmie che vi saltano di qua e di là, sono le scimmie di Gibilterra. Magari anche noi abbiamo accanto qualcuno che è un po’ uno scimmiotto. Le scimmie sono un po’ fastidiose, sono dispettose. Se io sono circondato dai miei angeli è difficile che io possa mettere alla prova la mia pazienza e l’umiltà, ma se sono circondato da qualche scimmia allora diventa un po’ più complesso. Se non mi metto mai a fare battaglia per il Signore, per la verità, per ciò che conta, è difficile che io veda quanto sono coraggioso e valoroso.

Ci sono quelli che sanno le cose, le sanno anche bene, sanno cosa è bene e cosa è male, sanno fare certi discorsi, sanno riconoscere dove le cose non vanno, sanno vedere dove ci sono i vermai, sanno bene tutto, ma poi preferiscono girare la testa dall’altra parte, come Ponzio Pilato — prima o poi vi dovrò fare un commento sulla Passione perché urge —. Lì c’è poco valore, perché giro la testa dall’altra parte e faccio finta di non vedere, mi viene comodo. Volete mai che io perda il mio posto di onore? Il mio pezzo di torta alla mensa di Giuda? Ci mancherebbe! Meglio perdere l’anima! E allora rinnego tutto quello che so, tutto quello che ho vissuto e tutto quello che sono per mettermi anche io a rinnegare ciò che so essere vero e doveroso. Quindi so fare discorsi bellissimi sulle cose più vere, ma poi in concreto vivo nella codardia di Ponzio Pilato. Terribile!

Bisogna imparare a mettere ogni nostra fiducia in Dio.

Chiediamo al Signore la grazia di saper vivere con equilibrio, saper stare nella solitudine ma anche di essere pronti a saper stare in mezzo a qualunque occasione e a qualunque situazione il Signore ci chiederà, sempre però con questo cuore rivolto a Lui. Il Santissimo Nome di Maria ci protegga veramente tutti.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

SECONDA LETTURA (Gc 2, 14-18)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo?
Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.
Al contrario uno potrebbe dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”.