S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, X parte

S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, X parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 15 settembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, X parte

Eccoci giunti a mercoledì 15 settembre 2021. Oggi festeggiamo, ricordiamo, ringraziamo la Beata Vergine Maria Addolorata.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo XIX di San Giovanni, versetti 25-27.

Gesù, prossimo a spirare, consegna a Giovanni il suo tesoro più prezioso che è la sua Mamma. Gesù ama profondamente la sua Mamma e la dà a chi? La dà a San Giovanni, il discepolo che Egli amava, il prediletto del Suo Cuore. È tutto un circolo d’amore. Gesù consegna il suo discepolo prediletto alla Sua Mamma. 

Sulla porta del Tabernacolo di una nostra Chiesa Carmelitana, è raffigurata un’immagine bellissima che mi fece notare tanti anni fa un frate, è scolpita sulla porta del Tabernacolo: si vede la Vergine Maria in ginocchio che riceve la Comunione da San Giovanni, è bellissima. Ci sono tante porte di tanti Tabernacoli che sono veramente meravigliose, dicono tutto. 

Sarà poi Giovanni ad avere cura della Mamma di Gesù e certamente la Vergine Maria sa avere cura di questo suo nuovo figlio e di tutti i nuovi figli che da lì in avanti le vengono consegnati. C’è un amore incredibile in questo dono che Gesù fa l’uno dell’altro, l’uno all’altro. 

Gesù accanto a sé, prima di morire, sotto la Croce, ha solo amore, amore puro: Sua Madre, la meravigliosa Vergine Maria Addolorata di cui oggi facciamo memoria e il discepolo che Egli amava, il prediletto. Poi c’è la Maddalena, anche lei amava tantissimo Gesù. 

È vero, questa morte è segnata dall’odio, dalla cattiveria, dall’invidia, dalla gelosia, da tutte queste cose brutte, però alla fine rimangono solo loro ad amarlo, perché chi ama non rimane solamente quando si è sul Tabor, rimane soprattutto e si distingue da tutti gli altri proprio sotto l’ignominia della Croce. Quello è il luogo degli amanti, quello è il luogo dell’amore. O si ama lì, o non si ha mai amato. O si ama di fronte a questo Gesù sfigurato, reietto, ucciso fuori da Gerusalemme, oppure non si ama. È facile amare quando Gesù entra in Gerusalemme sull’asinello, in mezzo ai canti: “Osanna al Figlio di Davide!”, o sul Tabor, è facilissimo. Il luogo dell’amore è sotto la Croce ed è il momento che tutti noi dobbiamo ripresentare anche nella nostra vita di tutti i giorni, stare accanto alle persone proprio nel momento più difficile della loro vita, non quando c’è di mezzo lo Champagne. 

 

Andiamo avanti con la nostra lettura del testo delle Fondazioni di Santa Teresa di Gesù. 

Ancora in questi giorni devo dire che mi stanno arrivando tantissime email, tantissimi messaggi, tantissime telefonate di persone confuse, spaventate, sofferenti, che non sanno più cosa fare, dove andare a sbattere la testa, non sanno più a chi credere, come comportarsi in relazione ovviamente al “succo di more” e a tutto ciò che da esso deriva. Io continuerò a riparlarvene perché mi sembra che abbiamo bisogno di risentirci confermare, confortare, rassicurare e per quel poco che posso lo faccio volentieri.

Non abbiate paura, non spaventatevi. Imparate a spegnere la televisione, non state ad ascoltare ogni singola ripetuta notizia, spegnetelo, è da lì che il 99% della vostra paura arriva. Non viene detto niente di utile. Impariamo ad affidarci completamente a Dio, lasciamo fare a Lui.

Non abbiate paura, non temeteli!

Qualcuno mi ha scritto: “Padre dovrebbe anche dire di essere sicuri di avere comportamenti legali, che nessuno abbia comportamenti violenti”. Io ho risposto che credo che nessuno di voi abbia comportamenti violenti, per quello che io leggo, leggo solamente di persone che vivono un grande dolore, con una grande dignità e una grande fede, quindi non c’è bisogno di precisare queste cose, che non servono a niente e non portano da nessuna parte.

Anche se, devo dirvi la verità, non mi sento di giudicare nessuno, neanche coloro che sbagliano, perché solo Dio può giudicare e nessun altro, e poi perché purtroppo la storia insegna che la disperazione, quando è portata all’estremo, può far compiere gesti estremi, appunto, e la storia è piena di questi eventi che tutti abbiamo studiato sui libri. 

È vero che una persona che ha un comportamento violento sbaglia sempre, ma sbaglia anche, se non di più, chi ha provocato questo comportamento violento. È uno sbaglio biunivoco, non è uno sbaglio di una parte sola. Se io porto all’esasperazione una persona, e questa persona poi ha un comportamento violento, certo lui è responsabile delle sue azioni e ha sbagliato, però ho sbagliato anche io che l’ho provocato. 

Non cediamo a questa logica divisiva, veramente diabolica, che separa le persone tra chi ha bevuto e chi non ha bevuto. 

Leggete il libro 1984 di George Orwell, in questo periodo vi farà tanto bene, aiuterà ad aprire gli occhi. 

Tra le persone che ascoltano queste meditazioni, mi arrivano oltre a messaggi di grande sofferenza e di grande dignità e lo sottolineo perché siete veramente delle belle persone che nonostante la situazione terribile cercano sempre una via assolutamente cristiana per assumere tutta questa sofferenza.

Mi è piaciuto molto anche un messaggio di una persona che a proposito della fantasia e della carità mi scriveva: “Io faccio così, Padre, ogni mese dal mio stipendio tolgo il 5-10%  e lo dono a delle opere di carità, ma non voglio sceglierle io…”

Allora cosa fa? Prende un sacchettino e ci mette dentro tanti bigliettini con su il nome della persona o dell’ente, o della realtà che gli sembra bisognosa di aiuto o di sostegno, poi mette tutti i bigliettini dentro a questo sacchettino, prega la Vergine Maria e quindi pesca. Il nome che esce sarà colui che la Vergine Maria gli indicherà da aiutare. Bella questa cosa, anche perché potrebbe succedere che esca lo stesso bigliettino per una, due, tre volte. Vuol dire che quella è la persona che aveva più bisogno o che è più degna di ricevere quell’aiuto, o che è più buona, o chissà… 

È bello perché è anonima, anonima nel senso che io non la scelgo. Non c’è soltanto l’anonimato di io che faccio la carità e nessuno sa che l’ho fatta io, questo è un genere, ma ce n’è anche un altro: io non scelgo colei, colui, coloro da aiutare. 

Mi è piaciuto perché poi mi ha detto: “Io chiedo: preferisci che compro qualcosa per te o preferisci che questa somma io te la doni?”

Questo è molto bello, perché magari quella persona ha bisogno di fare una visita medica, ha bisogno di andare dal dentista, di fare un esame. 

Queste sono idee geniali che vengono quando si prega, quando si sta col Signore, che ci illumina, allora ho pensato di consigliarla anche ad altri.Adesso vediamo il paragrafo 14, del capitolo 5° delle Fondazioni. Qui il tema riguarda una monaca del monastero di San Bernardo, molto virtuosa, della quale Santa Teresa dice così:

“14 – Vi era una monaca non meno virtuosa delle precedenti, ma caduta in tanta debolezza a causa dei digiuni e delle sue molte discipline, che ogni qualvolta si comunicava o trovava di che infiammarsi in devozione, cadeva immediatamente per terra rimanendo svenuta per otto o nove ore. Ed essa, come pure le altre, credeva che ciò fosse rapimento.”

Il confessore va da Santa Teresa a raccontare quello che succede, e Santa Teresa scrive:

“Gli dissi quello che ne pensavo: che era una perdita di tempo, che non potevano essere rapimenti, ma effetti di debolezza, che le proibisse i digiuni e le discipline e l’obbligasse a distrarsi.

Ella era obbediente e si sottomise; e dopo qualche tempo, cominciando a rimettersi in forze, non ebbe più nulla, mentre se si fosse trattato di veri rapimenti, nessun rimedio sarebbe stato sufficiente, fino a quando non l’avesse voluto il Signore. Qui la veemenza dello spirito è così grande che le nostre forze non possono resistere e si rimane con grandi effetti nell’anima, mentre nel caso contrario, è come se non avvenga nulla, e se ne esce fisicamente affranti.”

A tal proposito devo dirvi una cosa. Qualcuno mi ha scritto: “Ma Padre, ma secondo lei io sbaglio a fare la mia preghiera e poi a fare ogni giorno un’ora o due ore di corsa? Secondo lei è tempo buttato via? È tempo sprecato? Dovrei dedicarmi solo allo studio o alla preghiera?”

Io ho risposto che assolutamente è giustissimo e doverosissimo fare quel tempo di sport che lui pensa di dover fare, è importantissimo perché permette alla mente di svagarsi. Anche io prendo la mia bici e faccio i miei giri alla bellissima Villa Pamphili in mezzo ai miei pappagalli, in mezzo ai miei alberi giganti, a questi Pini Marittimi. Vado a vedere i cigni, vado a dare il pane alle oche, alle tartarughe giganti e carnivore che ci sono nel laghetto… 

È importantissimo, doveroso, soprattutto se uno è giovane. Ma anche se uno è anziano, anzi a maggior ragione, magari non può fare la corsa, usare la bicicletta, ma può fare una bella passeggiata di un’oretta o due, e poi torna a casa. 

Io, ad esempio, uso il tempo del mio uscire per fare quelle telefonate che devo fare, le concentro un po’ lì, se le ho le faccio lì, oppure uso quel tempo per contemplare la bellezza del Signore attraverso la natura, per riflettere e meditare, per dire qualche preghiera, per ascoltare qualche audiolibro, per fare silenzio.

Ma è importantissimo, perché se no si rischia di andare fuori di testa come questa povera monaca, bravissima, ma sfiancata da tutte queste situazioni che poi le hanno rovinato un po’ l’esistenza, e Santa Teresa la riporta in equilibrio. Quindi recupera le forze, comincia a mangiare e questi rapimenti, che non erano rapimenti, spariscono, erano semplicemente il corpo estenuato. 

Ad alcuni qualche volta dico, quando mi raccontano certe loro riflessioni un po’ avvitate e avvitanti: “Che consiglio mi dà?”

“Ti dò questo consiglio — se è inverno — una bella cioccolata calda con la panna, vedrai che ti risolve il problema. Oppure un mega gelatone — se è estate” —  Io lo mangio anche d’inverno ma io sono un caso a parte. — Vedrete che dopo queste due cose, improvvisamente i problemi svaniscono, si relativizzano. 

Oppure si può fare una bella chiacchierata, una passeggiata con una persona amica cara, andare a mangiare un gelato assieme. Sono momenti importanti.

“le proibisse i digiuni e le discipline e l’obbligasse a distrarsi.”

Questo è scritto da Santa Teresa nel paragrafo 14.

Se ti piace nuotare vai in piscina, vai al mare, fatti un bel tuffo, fai una bella nuotata, vedrai quando esci che sei una persona diversa, dopo una bella corsa intensa, dopo una o due ore di corsa per i super allenati, arrivate a casa, vi fate la vostra bella doccia, vi sembra di sognare, siete persone nuove. 

Noi abitiamo in una realtà fatta di materia e di corpo, non solo di spirito, non siamo Angeli, e quindi questo corpo va trattato bene, va rispettato nelle sue esigenze e il movimento è un’esigenza. 

“15 – Resti dunque stabilito di ritenere per sospetto tutto quello che ci avvince in tal modo da non lasciarci libera la ragione.”

È molto pericoloso quando c’è qualcosa che mi occupa la testa in modo tale che non sono libero. Se anche questo qualcosa fosse Dio, non va bene, perché bisogna sempre che ci sia una libertà nel ragionare, nel pensare. Non possiamo essere rapiti. È come quando uno è felice e si comporta da esaltato, e allora fa le stupidaggini da esaltato, non va bene questa cosa, perché la ragione deve essere sempre libera anche dalla troppa felicità. 

 Non sarà mai per di qui che si giungerà alla libertà di spirito, perché prerogativa di tale libertà è appunto il trovar Dio in ogni cosa e poter pensare ad ogni oggetto.”

Dio è ovunque, ed io lo trovo ovunque, e, nello stesso tempo, quando io sto studiando, sto studiando, quando sto operando, sto operando, quanto sto pulendo, sto pulendo. Dio è ovunque, lo trovo ovunque, vivo la Presenza Sua e nello stesso tempo quando faccio quella cosa, sto facendo quella cosa e la faccio bene.

 “Il resto è schiavitù di spirito: oltre che averne danno alla salute, l’anima ne rimane inceppata ed incapace di avanzare, press’a poco come un viaggiatore che, imbattutosi in una palude o in una strada fangosa, non possa più andare innanzi. Eppure ella, se vuol progredire, deve non dico camminare, ma volare.”

Se si vuole progredire. Ci fermiamo qui per oggi, credo che abbiamo fatto due paragrafi importanti, mettiamoli in pratica.

State bene, forza, forza, forza! Non spaventatevi, non abbiate paura perché non siete soli mai.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Gv 19, 25-27)

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.