Guai a voi…

Guai a voi…

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 13 ottobre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Guai a voi…

Eccoci giunti a mercoledì 13 ottobre 2021. Ricordo subito a tutti, oggi, la recita della Supplica della Madonna di Fatima. Il 13 ottobre avvenne l’ultima apparizione della Vergine Maria a Fatima. In questa occasione apparve anche come la Madonna del Carmelo e poi ci fu anche il grande miracolo del sole. Insomma è un grande giorno oggi, una grande data mariana.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato tratto dal capitolo XI, versetti 42-46, di San Luca è un Vangelo che ancora una volta ci mostra un aspetto del Volto di Gesù. Gesù in questo Vangelo rimprovera seriamente i farisei, li rimprovera perché nella loro ipocrisia, che abbiamo già affrontato nei giorni scorsi, tralasciano la giustizia e l’amore di Dio. Non si può pensare che la nostra fede sia un’osservanza esteriore delle cose del Signore, che sia un apparire belli, simpatici, accondiscendenti, perché se manca la giustizia, cioè l’essere giusti, se manca l’amore per il Signore, noi lasciamo da parte l’essenziale e siamo dei farisei, siamo degli ipocriti. Chi non è giusto, chi non ama Dio, nella sua religiosità è un ipocrita. Gesù ci dice che non dobbiamo fare un cosa e non l’altra, dobbiamo farle entrambe, dobbiamo avere sia l’osservanza, sia la giustizia e l’amore di Dio.

L’ipocrita ama i primi posti nelle Sinagoghe e i saluti nelle piazze, cioè ama il riconoscimento pubblico, la stima, il consenso, la fama, l’onore, il potere, ma di fatto la gente gli cammina sulla testa, cioè la gente non ha una vera stima di persone così. Si capisce quando la gente stima qualcuno e ne ha rispetto, magari non ne condivide il pensiero e le idee, però riconosce che dentro lì c’è qualcosa di grande, di importante, di vero, di sincero, di onesto. Diverso quando invece è tutto frutto di questa apparenza, di questa fame di mondo travestita di religiosità.

Poi arrivano i dottori della legge, il rimprovero tocca anche a loro perché loro vanno lì per dire qualcosa e Gesù risponde.

«Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi».

Gesù non si scusa, non dice: “No, ma veramente, io non voglio offendere nessuno”. No! Vi siete offesi? Peggio per voi. Se ciò che è vero vi offende vuol dire proprio che siete corrotti fin dalla radice. Quando ciò che è vero, quando la verità ci offende, questo dice della nostra radicale corruzione, perché vuol dire che non siamo più alla ricerca della verità, ma siamo alla ricerca di noi stessi, sempre, comunque.

“Gesù rispose: «Guai anche a voi..”

Il rimprovero arriva anche lì. Ho offeso loro, offendo anche voi. Vi siete sentiti offesi? Offendiamo anche loro, cioè diciamo la verità, chiamiamo le cose col loro nome. Oggi è una cosa che non si può più fare, non si può chiamare niente col suo nome, bisogna passare la giornata con la bocca piena di false cortesie, di falsi sorrisi, di false educazioni, di false attenzioni perché se no altrimenti l’altro si offende, se tu non sei sufficientemente ipocrita tanto quanto lo è lui. 

«Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Ho riflettuto un po’ su questa espressione di Gesù e immagino già qualcuno come la potrà interpretare, come la potrà spiegare: “Pesi insopportabili… le regole… le leggi… la moralità… i Comandamenti…”. Ma questi non sono pesi insopportabili, i Comandamenti di Dio non sono dei pesi insopportabili, la Legge del Signore non è un peso insopportabile, è bello osservare i Comandamenti di Dio, ti rende più libero, più uomo, più felice, più vero. 

Parliamo di questi “pesi insopportabili”. Quando un fedele ha bisogno di aiuto, dell’aiuto di un Sacerdote e non lo trova, questo è un peso insopportabile. Quando un fedele ha bisogno seriamente di confessarsi, ha bisogno e non lo trova, questo è un peso insopportabile. Quando un fedele viene additato, escluso, quasi per certi versi potremmo dire anche ghettizzato perché non si sente di condividere qualcosa, questo è un peso insopportabile.

Noi dovremmo proprio stare con gli esclusi, con gli ultimi… non si capisce, chi sono allora questi ultimi? Quelli che abitano nella nostra mente pauperistica? Gli ultimi non sono forse gli esclusi, gli emarginati, i ghettizzati? Per qualunque ragione essa sia, non sono forse questi? Qualunque sia la ragione della loro emarginazione, non tocca a noi giudicarla.

Oggi ero indeciso se fare l’omelia sul Vangelo o sulla prima lettura, la prima lettura di oggi è tratta dalla Lettera ai Romani di San Paolo Apostolo cap. II, versetti 1-11, andatela a leggere:

“Chiunque tu sia, o uomo che giudichi, non hai alcun motivo di scusa perché, mentre giudichi l’altro, condanni te stesso; tu che giudichi, infatti, fai le medesime cose..Tu che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, pensi forse di sfuggire al Giudizio di Dio? (..) Tu, però, con il tuo cuore ostinato, accumuli collera su di te per il tuo giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere”

Ma noi cristiani, noi Sacerdoti, come possiamo escludere qualcuno? Come possiamo dire: “Tu sì, tu no”? “Tu dentro, tu fuori”? A me sembra una contraddizione in termini. Nei tempi che furono persino gli assassini, i ladri, i fautori degli omicidi più tremendi andavano a rifugiarsi in chiesa e, una volta che entravano in chiesa, nessuno poteva entrare a toccarli e nessuna chiesa poteva rimanere chiusa, nemmeno davanti ad un uomo criminale che più criminale non si può. Tu non puoi chiudere la Casa di Dio a qualcuno, perché tu non sei Dio! Quella è la Casa di Dio, non è casa mia, e io non sono autorizzato a chiudere la Casa di Dio se non è Dio a investirmi di questo mandato e di questa autorità. Nel tempo che fu, chiunque trovava rifugio in una Chiesa e le forze dell’ordine non potevano entrare perché era un territorio sacro, franco, dove nessuno poteva entrare finché la persona rimaneva dentro a quel luogo. E noi possiamo forse escludere qualcuno? O peggio, lo possiamo forse giudicare? 

“Tu non ami, tu sei contro, tu sei disobbediente, tu sei ribelle…” Io sono quello che sono davanti a Dio. E solo Dio, solo Dio può giudicare un uomo. Solo Dio, nessun altro, nessuno sulla terra. La coscienza di un uomo la può giudicare solo e unicamente Dio. 

Fermo restando, come dice San Paolo, che noi poi non facciamo di peggio, comandiamo alle persone e poi noi facciamo peggio. Parliamone. Questi sono pesi insopportabili, questo è un peso terribile da portare, non avere conforto neanche da coloro che per missione, per mandato divino dovrebbero confortare proprio gli ultimi, e se anche questi ultimi fossero i più colpevoli di tutti, ammesso e non concesso fossero anche i più delinquenti e criminali, lì noi dobbiamo andare. Ricordiamo Santa Caterina da Siena e tutto il suo apostolato nelle carceri con i condannati a morte, per esempio. Ma oggi trattiamo da condannati a morte chi non ha fatto nessun crimine, nessun crimine di quelli previsti dal codice penale, dai dieci Comandamenti (sono ancora dieci i Comandamenti, non c’è un undicesimo Comandamento, sono ancora dieci). È un peso. È un peso essere soli, è un peso non trovare conforto, è un peso vedere di non essere capiti, compresi, sostenuti. Uno può anche dire: “Non sono d’accordo”, ma arrivare a negare l’aiuto è un’altra cosa.

Quando andavo in carcere non ero d’accordo con tutti i detenuti con cui parlavo, ovviamente, non ero d’accordo con la loro posizione, non con tutti, però si stava lì, li ricevevi, li ascoltavi, ascoltavi anche quelli che erano finiti in isolamento perché si erano comportati molto male. In carcere nessuno di noi si è mai permesso di dire: “Tu no!”. Nessuno ha mai detto ad un detenuto, fosse anche il peggiore di quelli presenti: “No, tu a Messa non vieni!”. Mai nessuno! Mai nessuno di noi si è sognato di fare una cosa del genere. Perché? Perché non tocca a noi. Non è nostro compito. Posso dire: “Non concordo con la tua scelta, con la tua posizione, con le tue idee”. Lo posso dire e lo devo dire, è giusto, però il mio compito di Sacerdote, di cristiano è quello di accogliere comunque, è quello di stare assieme, è il compito di coloro che si mettono accanto, di coloro che accompagnano e di coloro che ti dicono: “Io non sono d’accordo però sono qua, ci sarò sempre, su di me puoi contare”.

Ricordate quella bellissima scena finale del film “The Mission”, dove il padre con la barba (i nomi non me li ricordo) decide di andare incontro ai Conquistadores con l’ostensorio in mano e con la gente, gli ultimi, le donne, i bambini, i vecchi, mentre gli altri Padri imbracciano le armi e, insieme agli uomini, vanno a combattere. Ad un certo punto si pone una divisione e coloro che vanno a combattere chiedono a questo Padre, che era un po’ il responsabile della comunità, di benedirli, e lui dice: “Se voi siete con Dio, avete già la Sua benedizione, se non siete secondo Dio, la mia non serve a niente”. Perché lui non era d’accordo. 

Così come mi viene da pensare a Mons. Oscar Romero, anche lui non era d’accordo a tutto il tema dell’“imbracciamo le armi e combattiamo per il popolo”. Non era questa la via e questi due pagano con la vita la loro scelta, prendono una distanza entrambi da altri cristiani, da altri confratelli Sacerdoti, ma rimangono lì, in ascolto, presenti, rimangono vicini, non escludono nessuno, dicono: “Io la penso in modo diverso, non lo so se sia giusto, a me non sembra sia giusto, io non condivido la tua posizione, però siamo fratelli, siamo figli del medesimo Padre, diciamo Padre Nostro e quindi non posso escluderti, e quindi ti sto accanto. E se tu non puoi entrare, esco io, perché non ti posso lasciare fuori, allora stiamo fuori tutti, perché fare comunità vuol dire innanzitutto accogliere gli ultimi, accogliere i diversi (oggi va molto di moda, ma va di moda dove vogliamo noi)”

Il primo diverso è colui che non la pensa come me, e allora lo devo accogliere. Oggi diciamo da tutte le parti che dobbiamo accogliere i diversi, ma il diverso non è solamente colui che ha un colore della pelle diverso dalla mia, non è solo colui che ha una religione diversa dalla mia, no, innanzitutto il diverso è quello che vive in casa con me, che ha una sensibilità diversa da me, che ha una testa diversa da me, che ha un sentire diverso dal mio. Lo devo accogliere. Vuol dire condividere quella posizione che occupa, cioè l’ultima, stare accanto a lui. Questo vuol dire. Però si capisce che è molto più facile caricare gli uomini di pesi insopportabili.

“..e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!”

Quanti preti sono andati nella torre dove era rinchiuso San Tommaso Moro a dargli conforto, sostegno, aiuto, incoraggiamento, a rimanere fedeli alla sua coscienza, alle sue idee anche se potevano non comprenderle, non accettarle? A dirgli: “Sii giusto, onesto, rimani fedele in quello in cui credi”. Quanti sono andati?

“caricate gli uomini di pesi insopportabili”

Questa è l’omelia nella quale ancora una volta vi ripeto: “Non siete soli, non sei solo. È vero, è un momento brutto, difficile, pesante, ma non sei solo. Tantissimi altri in tutto il mondo vivono questo tempo, il Signore lo vede e non manca oggi di sostenerci con la sua presenza. Non dubitare, non temere, non vacillare, non avvilirti, non deprimerti. Sii forte, mantieni la posizione, resta fermo, resta immobile. Chiedi aiuto.”

Una signora mi ha fatto sorridere perché oggi mi ha detto: “Padre, guardi, quel ragazzo mi ha chiesto se posso dargli il suo numero di cellulare, ma io ho detto che prima dovevo chiedere a lei, dovevo avere prima il suo permesso”. Quando me lo ha raccontato mi sono messo a ridere, le ho detto: “Ma signora, sono i segreti di Pulcinella? Credo che non ci sia numero di cellulare più conosciuto in tutta Italia. Chi non conosce il mio numero di cellulare? Anche i sassi lo conoscono, ormai.” Da tempo non chiedo neanche più come hanno fatto ad avere il mio numero, perché mi chiamano da ogni dove. Lo stesso accade con la mia mail. Lo dico anche qui, davanti a voi: se conoscete il mio numero di cellulare datelo pure a chi ne ha bisogno che ve lo chiede. Per quel poco che io posso fare, cerco di farlo col cuore. Certo, non mi riuscirà sempre di farlo bene, non sarò sempre all’altezza della situazione, perché anche io sono stanco, perché anche io faccio le mie fatiche, perché anche io sono un uomo come voi, e quindi ho dei tempi. Non posso rispondere sempre a tutti, cerco di farlo, ma non come uno dovrebbe, magari uno si aspetta una mail di risposta di cento righe e invece ne riceve due, magari uno si aspetta di poter andare fuori a mangiare un gelato e invece non è possibile, però cerchiamo di dire che non siete soli, fosse anche per un saluto, per una parola, per dieci minuti di telefonata, uno almeno mette giù e dice: “Non sono solo”.

Vi racconto questo aneddoto di quand’ero piccolino, bambino. Sapete che ai bambini piace dormire con la mamma o con il papà, o con la nonna, insomma con qualcuno, è sempre bello stare nel lettone, c’è un po’ questo mito (gli psicologi che ascoltano mi faranno un’analisi psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica, c’è qualche psichiatra che mi scrive, qualche psicoterapeuta, adesso mi espongo ad un’analisi, chissà cosa mi tireranno fuori, ma fa niente). Anche io, come tanti bambini, ho sempre avuto questo desiderio, però, si sa che i genitori sanno, giustamente, dire anche i loro no, perché è giusto che tu dorma nel tuo lettino. Ma la nonna… al cuor non si comanda! Se la mamma e il papà sanno reggere l’impatto, la nonna è la nonna, le nonne sono le nonne, si sa che le nonne hanno un cuore sempre più morbido… quindi, quando andavo dalla mia nonna nei tempi di vacanza, si sa che lì era proprio la terra dei balocchi. Mi ricordo, quando dormivamo insieme, questa frase che le dicevo sempre: “Nonna ma se mi sveglio di notte, ti posso chiamare? Ti posso svegliare?” Perché, come capita da bambini, mi faceva un po’ paura il buio. Chissà perché poi avevo in mente questa cosa, e avevo bisogno di questa sicurezza, non mi ricordo più perché, ma mi ricordo questa frase, tutte le volte glielo dicevo: “Ti posso chiamare? Ti posso svegliare?”. E lei mi diceva: “Certo, se ti svegli e non riesci ad addormentarti, mi chiami e vedrai che poi ti addormenti”. Mai successo una volta. Non è mai accaduto una volta che io abbia dovuto svegliarla, che mi sia svegliato e abbia dovuto chiamarla. Ma quella frase, quella rassicurazione era tutto. Oggi dico, forse non è mai successo proprio perché c’era quella garanzia, siccome c’era quella certezza non è mai accaduto.

Così dico a voi: c’è questa certezza, ci sono io, ma ci sono anche tanti altri bravissimi Sacerdoti, molto più disponibili di me, molto più preparati di me, molto più santi di me, molto più amanti del Signore di me, ce ne sono tantissimi altri, non siete soli, guardatevi bene intorno. E se avete paura del buio potete svegliarci, potete chiamarci, ci siamo, non siete soli. Nessuno di noi vi dirà mai: “Armiamoci e partite.” Tranquilli, si parte insieme, non si lascia indietro nessuno ma si fa insieme fino in fondo, anzi noi saremo chiamati ad essere i primi, non quelli che stanno dietro, lo si fa insieme. Il combattimento contro le potenze dell’aria, come le chiama San Paolo, contro gli spiriti malvagi, contro la cattiveria, è un combattimento che bisogna fare insieme, ognuno deve stare al suo posto, l’importante è non sentirsi soli, disorientati, non essere nel proprio letto a gelare dalla paura. Non è così. Se il buon Dio lo vorrà, noi ci saremo, sempre, ogni giorno. E voi pregate, pregate tanto, perché il Signore ci conceda la grazia di essere fedeli al nostro mandato, alla nostra missione, e di non caricare nessuno di pesi insopportabili, ma di portarli noi questi pesi. Certo, siamo esseri umani, quindi ci saranno anche momenti di stanchezza, ci saranno dei momenti in cui diremo dei no, ma non è per cattiveria, credetelo, è perché ci sono dei momenti in cui bisogna sedersi un secondo e tirare un fiato, a respirare un attimo, perché ci sono tempi e momenti in cui non ce la si fa più, però siamo insieme, in cordata, legati gli uni agli altri, non si lascia indietro nessuno, statene sicuri.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Lc 11, 42-46)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».