Quanto è difficile entrare nel Regno di Dio

Quanto è difficile entrare nel Regno di Dio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 10 ottobre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione

Quanto è difficile entrare nel Regno di Dio

Eccoci giunti a domenica 10 ottobre 2021.

Abbiamo appena letto il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo X di San Marco, versetti 17-30.

Per prima cosa buona domenica a tutti, santa domenica a te che stai ascoltando, ti auguro di cuore che sia una domenica bellissima — come deve essere ogni domenica — passata con Gesù e con le persone più care, una bella domenica, un bel giorno.

Posso darvi un consiglio? Fatevi una stampa, uno screenshot, scrivetelo a mano se preferite, ma prendete questo brano del Vangelo e tenetelo sotto gli occhi ogni giorno, non ci vuole molto a leggerlo, a rileggetelo ogni giorno, rileggetelo ai vostri figli, in famiglia, quando pregate insieme. Questo Vangelo è importantissimo per diverse ragioni. 

Per motivi di tempo non mi concentrerò sulla parte iniziale, quella del giovane ricco, che è bellissima, non so se riuscirò a stare dentro con i tempi quindi comincio da metà. È veramente un’opera d’arte.

“Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli..”

Gesù, mi verrebbe quasi da dire, gli lancia un guanto di sfida. Questo Vangelo è un gioco di sguardi che parte con il giovane ricco:

“Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò”

“Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli..”

Gesù ti guarda sempre, Gesù non abbassa lo sguardo, Gesù ti guarda fisso, poi lo vedremo ancora meglio.

“Gesù, volgendo lo sguardo attorno..”

Il giovane ricco se ne va perché era pieno di certezze, la sua ricchezza erano le sue certezze. Voi direte: “Ma qui fa riferimento al denaro” Sì, ma al denaro non in quanto denaro, Gesù non è un pauperista, ma fa riferimento al denaro in quanto ricchezza, cioè certezza. È sentirsi al sicuro, la nostra certezza, la nostra sicurezza. 

Noi quante sicurezze abbiamo? Quante certezze abbiamo? Quante ricchezze abbiamo?

Apriamo una parentesi, e chiudiamola, a proposito di certezze, di sicurezze, e di ricchezze. Questo è un trinomio che sta molto unito insieme, diciamola così. Si sta già parlando di terza dose, quindi vuol dire che la prima dose è già stata ampiamente a disposizione di tutti noi italiani, di tutti i paesi occidentali, tutti abbiamo già avuto la disponibilità della prima dose, lasciamo perdere chi l’ha fatto e chi non l’ha fatto, non mi interessa, come sapete a me non piace mai entrare nel dettaglio di una questione, di un fenomeno, di un evento. Mi piace invece sempre andare a cercare l’orizzonte nel quale si colloca e del quale l’evento manifesta il profondo senso. Questo a me interessa fare, perché non lo fanno in tanti, tutti si mettono a parlare di un evento preciso, di un fatto, ma il fatto dice poco in sé, dice molto di più l’orizzonte nel quale l’evento si colloca e del quale l’evento parla, è importantissimo questo. Quindi, se stiamo parlando di terza dose vuol dire che la prima è già stata fatta, è già stata ampiamente a disposizione, e anche la seconda, perché altrimenti non potremmo parlare della terza. Quindi si parla della terza, tre dosi di un farmaco che, chi ne parla, asserisce essere assolutamente importante, assolutamente indispensabile, assolutamente utile per la salute privata e pubblica. Poi è stato detto da tutti gli esponenti più importanti del nostro vivere sociale — e non solo — che è un profondo atto di responsabilità civile, di responsabilità collettiva, è una profondo atto di amore, tutti riconoscimenti che sono stati dati a questo farmaco, riconoscimenti assolutamente positivi che sono arrivati dai vertici, di coloro che oggi sono deputati a governarci, a indicarci la strada, a essere i nostri punti di riferimento.

Allora io pongo una domanda: se ho capito bene e se ho riportato in modo corretto quanto viene detto, la mia domanda è questa, soprattutto in funzione del “è un grande atto di amore”, — perché un atto d’amore è una cosa importante, vuol dire un grande atto di carità — se è vero tutto questo io ho bisogno di capire una cosa: perché noi in Italia, ma anche all’estero, come mai stiamo parlando di terza dose e ad esempio in Africa non è arrivata neanche la prima? C’è una percentuale bassissima di persone che hanno ricevuto la prima, come mai? Non è un atto d’amore? Non è un atto di responsabilità? Come mai noi parliamo di terza dose e loro neanche possono cominciare a parlare della prima?

O non è così importante, o non è così fondamentale averlo questo farmaco — e allora si capisce perché uno può averlo e non averlo, tanto non è importante — oppure, se è importante come ci viene detto, se è così importante, soprattutto se è un atto d’amore, a me sembra che noi dovremmo dire: “Guardate, io rinuncio. È un atto d’amore, io rinuncio.”

Perché rinuncio? Perché ce lo dice Gesù:

“Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»”

Ce lo dice Gesù! E questa è la ricchezza. Questa oggi è la più grande ricchezza, almeno così ci viene detto, perché da questo dipende tutto, dipende l’economia, la vita sociale, e infatti se tu non ce l’hai tu non puoi avere una vita sociale normale, e non puoi avere neanche una vita religiosa normale, perché oggi serve questo per fare anche una certa attività religiosa, per poter svolgere dei compiti religiosi dall’amministrare i Sacramenti, dal celebrare la Messa, dall’essere catechista, dal cantare in Chiesa, dal fare il servizio pastorale… è una ricchezza che si estende su tutta la vita dell’uomo, civile, politica e religiosa, tutta la vita dell’uomo è investita di questa necessità.

Che ricchezza maggiore c’è di questo?

Questa oggi è la ricchezza suprema, se tu ce l’hai puoi vivere, se tu non ce l’hai è un problema — se sto sbagliando ragionamento ditemelo perché può darsi che mi stia sbagliando a ragionare — quindi, questa è la ricchezza, la suprema ricchezza, molto più ricchezza dei soldi in quanto tali perché cosa me ne faccio di avere una marea di soldi se poi concretamente non posso viverli, non li posso trafficare, non li posso usare? Cosa mi interessa avere trecentomila euro se poi non posso neanche andare fuori a mangiare una pizza? Cosa mi interessa se non posso andare in un museo, in una piscina, se non posso andare a fare la palestra, o in un teatro? Cosa mi interessa se non posso vedere le persone? Cosa me ne faccio? Faccio come Paperon de’ Paperoni, li metto sotto al letto? A cosa mi servono? Avere i soldi è una cosa importante per una certa mentalità, ma se poi non li posso trafficare, a cosa mi servono? A niente.

Ora, questo farmaco rappresenta appunto il traduttore, colui che traduce, che permette la trasmissione di questa ricchezza in modo che possa essere trafficata. È la ricchezza suprema.

Noi parliamo di terza dose e in Africa non c’è la prima, o meglio, c’è ma in misura così ridotta che è dovuta intervenire l’Organizzazione Mondiale della Sanità per dire: “Fermi tutti!” (e, badate, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non è un organismo religioso), è dovuta intervenire lei per dire “Fermi tutti! Non è giusto che voi parliate di terza dose e c’è chi non ha ancora potuto avere la prima. Siate intelligenti, se loro non hanno ancora la prima — io sto ai loro ragionamenti, non entro nel merito che sia giusto o sbagliato — se non hanno potuto avere neanche la prima, qual è il rischio? Voi state facendo la terza, loro non hanno neanche la prima, continuano a infettarsi, continuano a sviluppare varianti e poi vi ritornano addosso a voi. A cosa vi serve fare la terza se loro non hanno neanche la prima, e possono diventare un bacino di infezione? Voi ne avete fatte già due, permettete agli altri di fare almeno la prima”

È un ragionamento logico, dentro a quella prospettiva.

E invece si dice che è un grande atto di responsabilità civile, politica e religiosa, che è un grande atto di amore, ma noi ce l’abbiamo tutti e loro, no. 

“«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»”

Non so se sto sbagliando ma a me verrebbe da dire che se Gesù fosse stato qui, forse avrebbe detto: “Io rinuncio. Rinuncio alla mia per darla a chi non ce l’ha.”

È un po’ come i capitani delle navi: quando la nave affonda, il capitano della nave non è il primo che si salva, è l’ultimo. Il capitano della nave prima salva tutti i passeggeri, poi si salva lui, un capitano della nave non può lasciare la nave per primo e lasciare i passeggeri che affondano, non si fa, non si può. Un pastore che ha un allevamento di pecore e le porta a pascolare, quando arriva il lupo, il pastore delle pecore non scappa, non se ne torna a casa lasciando lì le pecore a farsi sbranare. Le difende con la vita, anche perché quelle sono il suo bene, oltre al fatto che vuole loro bene, ma sono il suo bene, se i lupi gli mangiano tutte le pecore, lui di cosa vive, poi? Lui ha i cani pastore, lui è il pastore, con il bastone difende le pecore dai lupi e non smette di farlo fino a quando tutte non sono salve.

“«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»”

Sì è un atto di responsabilità civile, politica, è un grande atto d’amore che però io faccio per me, è un grande atto di amore rivolto a me. 

San Massimiliano Maria Kolbe non mi sembra che abbia ragionato così. Gesù non mi sembra che ragionerebbe così. Gesù e San Massimiliano Maria Kolbe avrebbero detto: “Questo è il mio, io ve lo dò, curatevi voi, e se dovesse avanzare qualcosa, quando voi tutti siete a posto, io che sono il capitano della nave lo prenderò per ultimo, se avanza, e se non avanza siamo nelle mani di Dio! E se muoio, muoio per amore, sono morto per amore, sono morto offrendo la mia vita per il bene degli altri, quella che doveva essere la mia l’ho data a voi.”

Ricordate quando l’hanno scorso c’era stata la testimonianza di quei Sacerdoti che si erano ammalati, mi ricordo uno in particolare, c’era allora il tempo della carestia delle bombole di ossigeno, e i parrocchiani avevano fatto tutti insieme una colletta e gli avevano comprato una bombola di ossigeno. Quando gli è arrivata, il Sacerdote ha detto: “No, non è per me”, e l’ha regalata a un altro malato, e lui è morto. Questo è amore! 

Almeno io lo intendo così, ripeto, magari sbaglio, non sono nessuno, ma io lo intendo così, questo per me è amore. Quella bombola di ossigeno, in quel tempo, era la ricchezza suprema, nessun soldo valeva tanto quella bombola di ossigeno, perché senza quella tu morivi. E quando gli arriva questo dono, che voleva dire vita, ricchezza suprema, salute, salvezza, lui dice: “No, io rinuncio, sono un Sacerdote. Ho imparato che la mia vita è per gli altri, che i doni che arrivano da Dio sono innanzitutto per gli altri, io sono un Pastore, devo pensare al bene degli altri. Io rinuncio. Mi affido a Dio.” Ed è morto.

Un’altra persona è vissuta grazie al suo sacrificio. Questo è amore, questo vuol dire entrare nel Regno di Dio, questo vuol dire non avere ricchezze. Altrimenti è facile parlare quando ho la pancia piena, quando sono al di là della barricata, e dire: “Beh, io adesso sono salvo, la mia bombola di ossigeno ce l’ho e me lo sto respirando, adesso ti vengo a fare l’omelia, il comizio (usate tutti i termini che volete), sull’importanza e la bellezza dell’avere una bombola di ossigeno” e io che non ce l’ho ti guardo e ti dico: “Sì, certo, io intanto però muoio. È tanto bella, tanto importante che te la tieni per te e a me non la dai. È tanto bella e tanto importante che tu ne hai tre e io non ne ho neanche una. Ma cosa te ne fai? Se tu ne hai tre, dammene una a me! Non siete di quelli che inneggiano all’eroismo, al sacrificio? Allora sacrificati, rinuncia, compi un atto di amore supremo, dammi il tuo, dammi la tua bombola, fammi vedere con le opere che tu veramente sei povero, che tu veramente non hai ricchezze, perché questa oggi è la più grande ricchezza. Morirai? Fa parte del gioco, ma è questo che, coloro che comandano, coloro che ci guidano, hanno scelto”.

 Il generale in battaglia non sta dentro nelle tende a muovere le pedine e a salvarsi la vita, il generale, i capitani, i colonnelli in battaglia sono i primi che attaccano, sono i primi che muoiono, non gli ultimi, perché devono essere di sprone, devono dare l’esempio, funziona così da sempre. Non c’è bisogno dell’OMS che intervenga e dica: “No, scusate, guardate che c’è qualcosa che non gira nel vostro modo di procedere, voi siete al numero tre e c’è chi non è nemmeno al numero uno.”

Ma non dobbiamo essere attenti agli ultimi, ai deboli, ai sofferenti, ma non dobbiamo curare i malati? Ma le opere di misericordia? 

San Camillo del Lellis, spiegatemelo. Uno può dire: “No, ma io non lo conosco”. Hai ragione è un po’ troppo in la, Madre Teresa di Calcutta la conoscete tutti, secondo voi se Madre Teresa di Calcutta avesse avuto in mano la dose per salvarsi dalla lebbra, cosa avrebbe fatto di quella dose?

Io per quel poco che l’ho conosciuta, credo che nelle mani di Madre Teresa di Calcutta quella grande ricchezza sarebbe rimasta per il tempo di tre secondi forse, l’avrebbe data a qualche bambino, al primo bambino bisognoso che avrebbe incontrato. Io la immagino così Madre Teresa, lei che curava i lebbrosi a mano nuda. 

E il Padre dell’isola di Molokai, vi ricordate che vi parlati di quel Padre che andò là a curare i lebbrosi da solo e si ammalò di lebbra? Secondo voi, con tutto quello che aveva fatto, se lui avesse avuto il grande farmaco per non prendere la lebbra, cosa ne avrebbe fatto?

“«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»”

Noi pensiamo ai soldi, e siamo bravi a fare il discorso dei pauperisti, e quindi bisogna essere poveri. Poi parliamo di essere attenti agli ultimi, che dobbiamo dare le ricchezze agli ultimi… ma cominciamo a darle! Ma non quelle degli altri, le nostre! Siamo poveri con le nostre ricchezze, con le nostre sicurezze, questo è quello che conta, diamo l’esempio, non diamo il superfluo, diamo l’essenziale, il necessario, non il superfluo, siamo tutti capaci di dare il superfluo. 

Ricordate Gesù che guarda la povera vedova che getta l’ultima monetina nel tesoro del tempio e dice: “Vedete, gli altri hanno dato tutto il loro superfluo, lei ha dato tutto ciò che aveva per vivere” e Gesù riconosce e loda solo lei con quella monetina, con quel soldino lì, non gli altri. Noi siamo tanto bravi a riempirci la bocca, ma dopo cosa facciamo? Diamo il superfluo, diamo l’avanzo, non ci rimettiamo mai del nostro. Noi siamo al sicuro, siamo salvi. E gli altri? 

“Gli altri sono lontani, non è che li vedo, poi non è che posso salvare il mondo! Quindi comincio a salvare me con tre dosi.”

 E quello che non ne ha neanche una?

“Eh va bé, quello là morirà, gli farò un bel discorso sull’offerta della sua vita, sull’unione alle sofferenze con quelle di Gesù, e poi c’è sempre la vita eterna”.

E allora perché non la incontri tu la vita eterna? Visto che è così bella, così eterna, è così vita, vai tu, vai avanti tu.

“«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»”

Quanto è difficile!

Noi oggi tutto questo lo usiamo, mi sembra, poi magari mi sbaglio, per dividere e per escludere, e c’è invece qualcuno, il Terzo Mondo, il Quarto Mondo che non si può permettere neanche di usarlo come divisore, c’è qualcuno che non ha neanche la possibilità di averlo scelto, perché non ce l’ha, perché non c’è. 

Oggi è il simbolo supremo della ricchezza, oggi solo il ricco, solo colui che abita in un paese ricco, in un paese industrializzato si può permettere questa cosa, oggi il povero, il Charles de Foucauld di turno, in mezzo ai Tuareg non se lo può permettere, perché non c’è per lui. 

Ma allora l’amore dove sta? Quale sarebbe la vera manifestazione di questo amore? Il fatto che io ce l’ho, o il fatto che io rinuncio perché ce l’abbia tu? E io lo avrò quando tutti voi l’avrete potuto avere, poi magari uno non lo vuole, va bene, ma intanto te l’ho offerto. 

L’amore è quando io ho un panino e me lo mangio tutto dicendo che è importante e lascio morire te di fame, o quando io, almeno faccio metà tra me e te, e così evito a te di morire di fame?

“«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»”

È una parola tremenda quella di Gesù, sconvolgente.

“I discepoli erano sconcertati..”

Potremmo tradurre con “sconvolti”.

“I discepoli erano sconcertati dalle sue parole”

Le parole di Gesù sconvolgono i discepoli, li lasciano sconvolti.

“..ma Gesù riprese”

Gesù sconvolge i Discepoli, i discepoli rimangono sconvolti, disorientati, completamente terrorizzati e Gesù cosa fa? Rincara la dose, non è che l’ammorbidisce, no, la rincara.

“..ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”

Lo ridice un’altra volta. In due secondi glielo ha ridetto un’altra volta.

“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”

Noi che diciamo: “Ma no, va tutto bene. Il Signore ha perdonato tutto, siamo tutti ormai in Paradiso”. Qualcuno allora mi spieghi queste due espressioni:

“Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”

“Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”

Quest’ultima è ancora più tremenda, quella prima almeno diceva “per chi ha ricchezze”, questa invece lo mette come un assoluto:

“Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”

Entrare nel Regno di Dio è una cosa difficile, non è una cosa a basso costo.

“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”

Di San Massimiliano  Maria Kolbe, di Charles de Foucauld, del Padre di Molokai, di madre Teresa di Calcutta, di San Camillo de Lellis non ce ne sono stati tanti! 

“Essi, ancora più stupiti”

Ci credo. Anche noi oggi non accettiamo queste parole di Gesù, noi le abbiamo cancellate dal Vangelo, per questo vi ho detto di leggerlo tutti i giorni, perché questa è la Parola di Gesù, non le fanfaronate che diciamo noi, non le baggianate che ci raccontiamo noi. Questa è la Parola di Gesù! 

Le mie idee, le nostre idee non salvano nessuno, è la Parola di Dio che salva l’uomo. Questa è la Parola di Dio, che ci piaccia o non ci piaccia, così è scritto.

“Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?».”

Sono arrivati ad una sintesi: non si salva nessuno.

Fino a quando anche noi non arriviamo ad avere interiormente la certezza di questa domanda, cioè fino a quando noi non proviamo lo stupore, lo sconcerto e lo sconvolgimento di sentirci questa domanda come l’ultima domanda possibile per noi, cioè non ne abbiamo altre, siamo arrivati al dunque, abbiamo capito come stanno le cose e quindi ci nasce spontanea questa domanda:

«E chi può essere salvato?»

Non mi salverò mai. 

Fino a quando non arriviamo a questa domanda, noi non abbiamo veramente ancora capito niente di Gesù e del Vangelo. Questa domanda è la conditio sine qua non per dire di aver fatto una vera esperienza di Gesù. Credo che un predicatore dovrebbe sempre condurre il suo uditorio ad arrivare a questa domanda. Un predicatore credo che debba essere felice perché ha svolto bene il suo compito, solamente quando ha condotto l’uditorio a dire: “Ma qui non si salva nessuno! E chi si salva? Ascoltando queste cose non si salva nessuno”. Ecco, benissimo, allora ho svolto bene il mio compito, sono stato un buon predicatore perché ho predicato esattamente come Gesù, ti ho condotto esattamente dove Gesù ha condotto i suoi Discepoli, ti ho condotto alla stessa domanda, quindi vuol dire che ho predicato secondo il sensus Christi, secondo il gusto di Cristo, ho predicato esattamente come ha fatto Gesù, non con le stesse parole ma con lo stesso stile e ti ho condotto ad arrivare alla stessa domanda:

«E chi può essere salvato?»

Benissimo, allora ho svolto il mio compito, stasera posso mangiare la pastasciutta e dormire in pace.

“Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse..”

Vedete lo sguardo. Queste cose sono troppo importanti e Gesù te le dice guardandoti negli occhi, non c’è niente di più importante di queste cose; qui siamo veramente al punto di snodo fondamentale dell’essere cristiani.

“Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini…”

Guardate che questa è una parola sconvolgente: “Per te è impossibile salvarti, tu non ti puoi salvare con la tue forze, con le tue ricchezze, con le tue certezze, con le tue capacità, è impossibile, a te è impossibile.” 

“…ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Che bello! Lasciatemelo dire, che bello! 

È bello perché la nostra certezza, la nostra sicurezza, la nostra ricchezza non risiede nei soldi, non risiede in un farmaco, in un buon lavoro, in un titolo di studio, in una bella casa. La nostra salvezza risiede solo in Dio, la nostra ricchezza risiede solo in Dio, è ricco colui che ha Dio dalla sua parte, perché tutto è possibile a Dio. Chi mi salva è Dio, certo, io devo fare la mia parte, ma mi salva Dio nella misura in cui Dio è la mia unica ricchezza, tutto il resto è importante ma relativo, quindi saprò, come atto d’amore supremo, dire: “Tieni la mia bombola di ossigeno, salvati. Io sono pronto a rinunciare alla mia vita per te”.

Questo è l’atto di carità supremo che una persona può fare, è un atto di carità eroico: “Rinuncio alla mia bombola di ossigeno, alla mia unica bombola di ossigeno, dono di tutti i miei parrocchiani, rinuncio per te che non conosco neanche. Salvati e vivi una vita felice, una vita in Dio, sii grato sempre a Dio per questo dono che mi ha ispirato e dato la forza di farti. Diventa una grande persona, fai tesoro dei tuoi talenti. Ricordati di questo sacrificio, perché poi un domani dovrai essere tu a farlo a un altro. Io intanto mi affaccio alla vita eterna, lascio questo mondo perché non è qui la mia patria e se Gesù mi chiama io sono pronto.”

E Gesù lo ha chiamato. È un martirio. Questo è veramente il martirio della carità. Io spero che qualcuno abbia raccolto la testimonianza di questo Sacerdote del quale non ricordo il nome o di questi Sacerdoti, io avrei iniziato il processo di beatificazione perché mi sembra proprio che ci siano tutti gli estremi.

Se non è beato questo, chi lo è?

Non c’è amore più grande di questo”, dice Gesù “dare la vita per i propri amici”

Dare la vita per gli altri, rinunciare a ciò che mi serve per vivere per far vivere te. San Massimiliano Maria Kolbe: “Prendo io il tuo posto”. 

Nessuno andò a curare i malati di Aids quando scoppiò l’Aids, vi ricordate in America? Venivano messi fuori dalle città in esilio totale, perché ancora non si sapeva se veniva trasmesso per via aerea o attraverso i liquidi corporei, quindi nel dubbio li avevano isolati tutti fuori in una sorta di ghetto, ma nessuno andava a curarli perché erano tutti terrorizzati, era un virus terribile, e lo è tuttora, però adesso almeno si conosce. 

Chi andò a curarli? Andate a leggere il libro “La città della gioia”, chi andò a curarli? Madre Teresa di Calcutta e le sue suorine, solo loro andarono dentro a quelle case. Lì Gesù non ha chiesto il sacrificio di quella vita, gli ha fatto affrontare tutte le malattie più impossibile ed immaginabili del Quarto e Quinto mondo, ma Madre Teresa non è morta per quelle malattie, a qualcuno lo chiede, a qualcuno invece no. 

Ed è vero, questa frase di Gesù finale:

“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi…”

Non c’è nessuno che abbia lasciato tutto.

“… per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto, insieme a persecuzioni e alla vita eterna”

Io devo proprio testimoniare che ho ricevuto mille volte tanto in case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, mille volte tanto, perché il Signore è generoso. Quando devi rinunciare sembra che tu debba rinunciare al mondo, ma poi in realtà è il mondo che ti ritorna tutto indietro con gli interessi al mille per cento, ecco perché mi viene da dire: “È bello rinunciare alle nostre ricchezze”quando lo facciamo per Gesù. Perchè Gesù o attraverso le case, i fratelli, le sorelle, le madri, i figli e i campi o attraverso la vita eterna — perché prende la nostra vita come quel Sacerdote e la bombola di ossigeno — Gesù ci ricompensa sempre in modo infinito. 

Allora cerchiamo nella nostra vita di non essere ipocriti, non dobbiamo essere ipocriti e, se vediamo dell’ipocrisia attorno a noi, preghiamo. È inutile criticare e fare polemiche, non serve a niente, quando vediamo le ipocrisie preghiamo, preghiamo per coloro che vivono da ipocriti, chiediamo innanzitutto al Signore di non esserlo anche noi, e in secondo luogo preghiamo perché abbiano a vedere la loro ipocrisia. 

È facile andare ad aiutare i bambini poveri con la pancia piena, sono capaci tutti, facciamoci poveri con i poveri come Charles de Foucauld, facciamoci ultimi degli ultimi, condividiamo la loro condizione. È facile andare là dopo essermi riempito la pancia di brioches e di pastasciutte, intanto quelli muoiono di fame e non solo di fame. Andiamo là a vivere di quello che vivono loro, a mangiare  una volta al giorno come mangiano loro, se va bene, e a mangiare quello che mangiano loro, se mangiano e quando mangiano.

Ecco, io spero di aver detto cose che possano, in qualche modo, essere di aiuto per tutti noi.  Per essere coerenti, quando parliamo di amore, di carità, facciamola veramente, facciamola fino in fondo. È importante amare? Certo, amiamo al modo di Gesù.

“Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, e chi perderà la propria vita per causa mia la salverà”

“Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici”

E non c’è bisogno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per dirmi moralmente, eticamente cosa è più giusto fare, non c’è bisogno, se sono un cristiano ci dovrei arrivare da solo, dovrei essere io a dirlo all’OMS che cos’è etico e cos’è morale, non il contrario. Dovrei essere io d’esempio: “No guarda che non ce l’ho neanche io, io veramente ho rinunciato, ne avevo cento pezzi, li ho presi tutti, ho fatto partire l’aereo e sono andati là. Non li abbiamo neanche noi. Neanche io ho la prima. Sto aspettando, quando mi direte che tutti i miei fratelli nella fede e anche che non sono nella stesa fede, che tutti gli uomini hanno avuto la possibilità di averlo (poi se non l’hanno preso è una questione loro), e il fatto che l’abbia io non vuol dire toglierlo a nessuno, quando mi direte questo, quando mi assicurerete di questo, allora anche io prederò quello che è avanzato, quanto ne è avanzato, se è avanzato, e se non è avanzato va bene, imiterò quel Sacerdote, San Camillo de Lellis, imiterò il Padre di Molokai, andrò a fargli compagnia, ma almeno morirò dicendo:

“Gesù che bello, almeno in questa cosa ti ho un po’ imitato; come hai fatto tu ho sacrificato la mia vita per il bene dei fratelli, non ho dato il superfluo, ma come la povera vedova ho dato tutto quello che avevo, ho rinunciato a tutta la mia ricchezza, ho dato tutto, ho dato la mia vita affinché l’abbiano e l’abbiano in abbondanza”.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Mc 10, 17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre””.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.