Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Giudizio particolare, I parte

Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Giudizio particolare, I parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 25 novembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Giudizio particolare, I parte

Eccoci giunti a giovedì 25 novembre 2021, ricordiamo Santa Caterina d’Alessandria, Vergine e Martire.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XXI di San Luca, versetti 20-28. 

Il Signore ci chiama, ci invita a stare attenti ai segni, innanzitutto a quelli che vengono a realizzarsi nella nostra vita e poi a quelli che si realizzano nella storia dell’umanità. I segni non hanno un’interpretazione univoca, ovviamente, però qualcosa da dirci ce l’hanno. I segni possono essere sia positivi che negativi. Cos’è un segno? È tutto ciò che accade nella nostra vita, credo che l’uomo di Dio sia colui che riesce a leggere un invito anche nelle cose più semplici, anche nelle cose che tutti gli altri giudicano come banali. 

A proposito di invito, noi stiamo rispondendo a questo invito del Beato don Giacomo Alberione di leggere il suo libro su: “I Novissimi”. Oggi iniziamo una sezione nuova, che è quella sul Giudizio, in particolare modo il Giudizio Particolare.

IL GIUDIZIO PARTICOLARE

VII. LA PRESENTAZIONE DELL’ANIMA 

“Terminate le adorazioni sopra la Morte, veniamo a meditare il Giudizio Particolare. Se piacerà a Gesù benedetto, noi lo considereremo in tre Domeniche: 

  1. La presentazione dell’anima; 
  2. L’esame; 
  3. La sentenza. 

Lui teneva queste conferenze, queste meditazioni durante la domenica, quindi lui avrà trattato questi tre temi in tre domeniche successive.

“Consideriamo la presentazione.”

Cioè la presentazione dell’anima a Dio.

 “È stabilito che gli uomini tutti debbano morire, e dopo la morte vi è il giudizio. La morte non è terribile tanto in se stessa, ma per quello che segue. Attendiamo a renderci propizio questo Gesù, e prima di incontrarne la giustizia, approfittiamo della misericordia che ci offre. Un giorno Gesù Cristo innalzerà il suo tribunale davanti a noi, per giudicarci; ora è innalzata l’Ostia davanti a noi per salvarci e darci i suoi meriti ed arricchirci di grazie preziose. Eccolo Gesù: un giorno cadranno i veli eucaristici, siederà giusto giudice. Chiniamo la nostra testa e adoriamolo con fede, speranza, amore e dolore.”

  1. Ci presenteremo a Gesù Cristo Giudice sapientissimo

Qui cita Matteo 25, 1-13, quindi tutto il tema delle Vergini Sante e delle Vergini stolte.

“Noi moriremo, ed in quella medesima stanza dove saremo morti, si compirà il giudizio. Mentre il nostro cadavere sarà ancora caldo e i parenti si domanderanno forse se già saremo spirati, l’anima nostra, uscita dalle labbra, si incontrerà con Gesù Cristo. È eretto un tribunale: noi saremo soli, accompagnati soltanto dalle opere che avremo [compiute], buone o cattive. Gesù non ha bisogno di testimoni, né delle accuse del demonio, né delle difese dei Santi. Egli conosce tutto; Egli è Giudice sapientissimo; Gesù vede tutta la nostra mente, i pensieri che vi sono passati, e ne sa la storia minuta, precisa, dal principio alla fine. Gesù sa tutti i sentimenti che sono passati nel cuore, dai più cattivi ai più santi; li sa in tutte le particolarità, in tutte le sfumature, in tutta l’intensità. Gesù sa tutte le parole dette, dal primo momento d’uso di ragione fino all’ultima apertura di bocca: parole dimenticate, parole vane, parole sante: tutte sono scritte nel libro della vita: «La corte sedette e i libri furono aperti» (Dn 7,10). Gesù sa tutte le opere, tutti i movimenti delle nostre mani, da quelli che si fanno per distribuire la santa Comunione e innalzare il Corpo Eucaristico all’adorazione dei fedeli, alle azioni più materiali e comuni e cattive. Egli sa quanti caratteri vengono messi nel compositoio, e quante lettere escono dalla penna. Egli sa tutti i passi dati, tutti i nostri studi, il nostro apostolato, le nostre relazioni, tutte le faccenduole domestiche, quotidiane. Egli è Giudice sapientissimo. Inoltre sa quanto si doveva fare, corrispondendo a tutte le grazie di Dio; quanto si aveva di salute, di intelligenza, di perspicacia, di memoria, di abilità; quanto si aveva di grazie sacerdotali, religiose; nella fanciullezza, gioventù, virilità: le ispirazioni, mozioni, occasioni. Tu dici: Io ho compiuto quella cosa di notte…, erano le dodici, ero chiuso nella stanza, ero protetto dall’oscurità…, si trattava semplicemente di un sentimento del cuore, un desiderio, un odio…, tutto fu coperto, nessuno ha saputo, neppure il confessore… Stolto ragionamento! mentre tu ti credevi tutelato dall’oscurità, un Angelo era davanti a te, una mano sul muro scriveva; poiché vi è un occhio che tutto e sempre e dappertutto vede; vi è un orecchio che sempre e dappertutto e tutto sente; vi è una mano che dappertutto e tutto e sempre annota: e l’occhio, e l’orecchio, e la mano sono di Dio.”

Ricordate: “Mene, Tekel, Peres” alla corte di Nabucodonosor, quella mano che scriveva sul muro che ha quasi fatto morire di infarto il Re. Immaginate: lui era lì che cenava, gozzovigliava, beveva nei vasi sacri e, improvvisamente, davanti a lui vede una mano che scrive sul muro: “Mene, Tekel, Peres”. Nella Bibbia c’è scritto nella Bibbia cosa vuol dire. Daniele sarà l’interprete di questa mano che scrive sul muro, che ha terrorizzato e ha fatto tremare le ginocchia del Re Nabucodonosor. Il Signore interviene quando vuole, per dirci le Sue cose. Davanti a “Mene e Tekel”, uno può dire “Va bé”, il problema è quando scrive “Peres”, questo è il problema. E infatti, da lì a breve il Re muore, appunto, “Peres”. 

Il concetto di tutto quello che c’è scritto è: ricordati che Dio vede tutto e sa tutto, e tutto quello che tu sei è davanti a Lui sempre, non esiste nascondersi e far finta di niente.

Dio mi vede; e tutto comparirà davanti a quel Giudice Divino, Sapientissimo. Tutto si riflette in Lui come in uno specchio, tutto Egli tiene registrato. È proprio della Sapienza Divina aver sempre tutto presente; per Lui non c’è passato, né futuro, ma tutto è solo presente. 

Poi, uno dice: “Perché mi devo confessare di frequente?” Prova un po’ a pensarci. Prova a pensare perché Giovanni Bosco diceva che bisognava confessarsi di frequente, ci sarà pure una ragione. Iniziamo a pensare al Giudizio Particolare. 

“Consolazione grande, per i buoni, per noi che adoriamo! Lo ricorderà Gesù, Giudice sapientissimo. Nei più teneri anni la nostra mamma ci indicava il quadro della Madonna ed il Crocifisso; noi congiungevamo allora le nostre manine innocenti e le labbra si aprivano a dire: “Gesù, Maria”. Da quel giorno fino all’ultimo bacio del Crocifisso, oh, quante opere!… Gesù ricorderà tutto; ricorderà anche questa adorazione. Vittorie sulle nostre passioni, repressioni dell’ira, tante diligenze usate, giaculatorie dette… Tutto sarà ricordato. Vi sono persone e giovani così diligenti e nascostamente diligenti!… Nessuno sospetterà forse mai il bene di quelle anime. Sulla terra nessun premio; ma sarà sempre così? Oh, viva il nostro Dio! che è onnisciente, sapientissimo. Il bene è scritto Cuore di Gesù e non si cancella in eterno. Il bene ce lo portiamo appresso; esso è proprietà di chi lo compie. Gesù è sapientissimo! godano i buoni e si rallegrino! Egli sa tutti i nostri pii desideri, anche quando non riusciamo davanti agli uomini, lo sforzo e il desiderio, l’amore che portiamo nel cuore. Temano i cattivi per il proprio stolto ragionamento: nessuno mi sente, vede, saprà; neppure il confessore, neppur l’aria; l’ho fatta franca… Anzi, saranno così due colpe: cioè la mancanza e l’occultarla, che è ostinazione.”

Ci avete mai pensato? 

Occultare un peccato, cioè nasconderlo. 

A chi? Al confessore, ma anche, mi verrebbe da dire, se io volontariamente lo nascondo all’interno della Direzione Spirituale, io sto occultando qualcosa. 

Lasciamo perdere tutto il discorso della Confessione invalida, questo lo abbiamo già trattato tante volte, tutti sappiamo questa cosa: se io volutamente in confessionale taccio un peccato, quella Confessione è invalida e da lì in avanti tutte le Confessioni saranno invalide, fino a quando io non dirò di aver taciuto un peccato volontariamente. Poi dirò quel peccato e quindi dirò che da lì mi sono confessato tot volte, perché, tra l’altro, commetto anche sacrilegio a compiere queste Confessioni invalide, poi questo si percuoterà sulla Comunione, potete immaginare. 

Ma non è una questione legalista, è una questione di pentimento. 

Che senso ha che io mi vada a confessare, a chiedere perdono a Dio, e poi lo prendo in giro non mettendo davanti al Signore tutti i miei peccati, volutamente. Se mi dimentico un peccato non è colpa di nessuno, me lo sono dimenticato, pazienza, posso sempre dirlo la volta dopo, non c’è problema. Ma se io ho rubato le chiavi della macchina al mio vicino, so di averlo fatto, e quando vado a confessarmi non lo dico volutamente, cosa c’entra con il pentimento? È evidente che è uno sfregio, è un’offesa al Sacramento. Ecco perché la Confessione è invalida. È invalida perché è una presa in giro, non c’è nessun pentimento. O ti penti di tutto, o non ti penti, ed è da lì che poi nasce il Sacrilegio, lo sfregio di una cosa sacra, e questo si ripercuote nella Comunione, perché vado con questi peccati gravi a fare la Comunione. Quindi è fondamentale quando mi vado a confessare, dire tutti i peccati di cui sono a coscienza, che io conosco.

L’occultarlo — dice il Beato Alberione — vuol dire ostinazione. L’ostinazione del peccato, che è uno dei peccati contro lo Spirito Santo, si sposa bene con questo concetto, non ci avevo mai pensato. Il fatto di non dirlo, che è la mancanza — non lo dico — e il fatto di nasconderlo, rivelano il mio ostinarmi nel peccato. Perché? Perché se io fossi veramente pentito e veramente volessi smetterla con quella cosa, io direi: “Ho fatto questo, questo e questo”, mi smaschero da solo, ma se io non lo faccio, è perché voglio, di fatto, andare avanti, è un’ostinazione nel male. Non lo dico chiaramente, ma la mancanza di sincerità, di trasparenza di dire la cosa, la voglia di nasconderla, questa è ostinazione. Dobbiamo fare molta attenzione.

Io personalmente dico sempre: “Se non te la senti di dire tutto in confessionale, aspetta, rimanda, ci sarà un tempo migliore, probabilmente non sei pronto, ma non andare a vivere male un Sacramento. E se proprio arriverà il momento ma non riesci proprio a dirlo…” Io ai detenuti dicevo, dato che alcuni erano peccati gravissimi: “Se queste cose non riuscite a dirle perché avete vergogna, perché non conoscete il confessore… scrivetevelo, lo scrivete su un pezzettino di carta e gli dite: «Guardi Padre, io questa cosa non riesco a dirla, per favore la legga lei, gliel’ho scritta, gliela dò in mano, la legga, così almeno io l’ho detta anche se non riesco a dirla a voce.»” 

Che poi, in realtà, dirlo sarebbe una bella penitenza, perché comunque è un’umiliazione, ci farebbe tanto bene, farebbe parte di questa sorta di purificazione dal peccato, però se uno non ci riesce lo può scrivere, se no, è meglio non andare, perché se io dopo lo nascondo la Confessione è invalida e cosa ho guadagnato? Di aver fatto un altro peccato grave. 

Oggi portiamo a casa questa idea, che quando moriremo verremo giudicati subito, il Giudizio Particolare, e tutto sarà davanti agli occhi di Dio, nel bene e nel male, è per questo che possiamo cominciare fin d’ora ad allenarci a questo giudizio. Come? Attraverso l’esame di coscienza, attraverso al Confessione frequente.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Lc 21, 20-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».