Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, VI parte

Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, VI parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 16 novembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, VI parte

Eccoci giunti a giovedì 16 novembre 2021. Oggi ricordiamo Santa Margherita di Scozia, Regina e Santa Geltrude, Vergine.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XIX, versetti 1-10 di San Luca.

Chi vuole vedere Gesù, chi vuole incontrare Gesù può sempre farlo, Zaccheo ne è testimone. Sei piccolo di statura? Sali su un albero. Chi vuole incontrare la salvezza, può farlo. A tutti è concessa questa possibilità. 

Certo che incontrare Gesù vuol dire cambiare vita, non per un fatto moralistico, ma per un’esigenza di ragione, innanzitutto, non si può cogliere la vita e la luce e rimanere nelle tenebre. E mentre tutti vedono un peccatore che accoglie Gesù, Gesù che entra in casa di un peccatore, Gesù vede invece un uomo che si converte in modo molto concreto:

“Se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto … e la metà di ciò che possiedo ai poveri”

Doveva avere tanto, perché se dà la metà ai poveri e se ha rubato dà quattro volte tanto, immaginatevi voi, era ben ricco. 

Questo è il modo concreto di dire: “Io cambio vita”. Nel suo caso era questo, nel caso di altri, altro, ma la conversione è innanzitutto un atto di concretezza. 

Andiamo avanti con il nostro testo del Beato don Alberione su “I Novissimi”. Ieri abbiamo visto questo tema del patto da fare, per chi vuole, con qualche amico — ci dice don Alberione — che ci avverta subito se ci troviamo in uno stato grave, se stiamo per morire, e non permetta che inconsciamente ci accostiamo all’ultimo momento, ieri lo abbiamo spiegato.

Andiamo avanti:

“Chi ha rispetto per il Sacerdote, dice Sant’Alfonso, merita di essere assistito in punto di morte da un buon Sacerdote. Per questo S. Teresa diceva prima di lui che ella avrebbe volentieri baciata la terra per dove passavano i Sacerdoti. Diceva che per lei era tanto sacra quanto quella di Gesù Cristo, quella destra del Sacerdote destinata a scioglierla dai suoi debiti con Dio. Rispettiamolo il Sacerdote, poiché dovrà aprirci la porta del Cielo in punto di morte. Per confessarci bene in punto di morte ci saranno certo delle difficoltà: il male con la febbre che d’ordinario lo accompagna; poi vi sarà forse l’angustia del tempo, il timore di manifestare certe cose, il diavolo della disperazione che ci mostrerà che le colpe forse sono troppo numerose e troppo gravi. In quel momento avremo bisogno di tanta confidenza: confidenza nelle piaghe di Gesù, confidenza nel suo costato aperto. Ma questa confidenza verrà certo concessa a chi si abitua a confessarsi bene. Chi si confesserà bene allora? Chi si abitua a fare bene il Ritiro Mensile. Il Ritiro Mensile, dice un pio autore, è uno dei più bei segni di fervore, se viene praticato bene e costantemente; perché permette che ogni mese aggiustiamo i conti con Dio.”

È un’altra indicazione importantissima, che adesso vi spiegherò.

“Per questo canteremo il salmo: “Laudate Dominum, omnes gentes”; per lodare Gesù Cristo di aver istituito il Sacramento della Penitenza, àncora di salvezza, per chi fece naufragio della sua innocenza. E recitiamo le “Litanie degli agonizzanti”.

Molto belle le Litanie degli agonizzanti, se non le avete mai lette vi consiglio di leggerle almeno una volta, non sono neanche molto lunghe.

L’importanza del Sacerdote: questa devozione verso il Sacerdozio che quindi va a toccare il Sacerdote, non è una forma di idolatria. Vi ricordate che quando il Sacerdote viene consacrato, al Sacerdote novello si baciano le mani, ma non è un onore che si dà all’uomo, se una persona bacia le mani al Sacerdote non è che le sta baciando perché rende onore all’uomo, ma perché rende onore al Sacramento che lui ha ricevuto, è per questo che non ha senso dire: “Queste cose qui, sono cose d’altri tempi, assurde”. Ma no, non sono assurde, sono cose che riguardano il tuo essere Sacerdote e quindi, in prima ed ultima istanza riguardano Dio, che è Colui che ti ha ti ha dato il Sacerdozio. Ecco perché Santa Teresa diceva che lei avrebbe baciato la terra dove passavano i Sacerdoti, non per una strana devozione verso i Sacerdoti ma per questo amore verso il Sacerdozio, verso il Sacramento istituito da Gesù. Diceva che per lei la mano destra del Sacerdote era tanto sacra quanto quella di Gesù Cristo. Perché? Perché era quella che l’assolveva dai peccati, ma in funzione dell’Ordine, del Sacramento, non in funzione della persona.

“Per confessarci bene in punto di morte ci saranno certo delle difficoltà”

Non sarà così facile confessarsi prima di morire, non è come adesso che io vi sto parlando, ci sarà — lui dice — il problema della febbre. Se uno è ammalato e sta per morire, è probabile che abbia la febbre, che non stia bene, che sia tutto sottosopra, che sia dolorante. È difficile mantenere la lucidità in quei momenti, non è uno dei momento più felici, dove io tranquillamente vado in Chiesa e mi confesso.

“Poi vi sarà forse l’angustia del tempo, il timore di manifestare certe cose”

Magari non avremo accanto il nostro Sacerdote che ci ha confessato per trent’anni, avremo uno che non abbiamo mai visto.

“Il diavolo della disperazione che ci mostrerà che le colpe forse sono troppo numerose e troppo gravi”

Il diavolo ci tenterà con la disperazione, ci dirà che le colpe sono troppo grosse e troppo gravi e non si possono dire. 

“In quel momento avremo bisogno di tanta confidenza nelle piaghe di Gesù, nel suo costato..”

Ma questa confidenza, in quel giorno e in quell’ora verrà data a coloro che si sono abituati, nella vita, a confessarsi bene.

Chi si confesserà bene allora?

Lui consiglia il ritiro mensile. 

“Ma io come faccio a fare il ritiro mensile? Non è che posso partire e andare a fare tre giorni dalle Monache di non so dove, dai Patri eremiti o dai Cistercensi, se io lavoro, se ho famiglia.”

Anche per il Sacerdote, non tutti i Sacerdoti possono andare a fare un ritiro mensile di tre giorni ogni mese. Ma non è detto che un ritiro mensile deve essere fatto di due, tre giorni ogni mese. 

Nella nostra vita di tutti i giorni, il ritiro mensile come può essere fatto?

Io vi do un consiglio:

Potreste scegliere il primo sabato del mese, di ogni mese, e quel giorno farvi voi un ritiro mensile, cioè vi scegliete prima una bella catechesi di qualche bravo Sacerdote, predicatore, che potete ascoltare su YouTube, internet, o una meditazione, un’omelia, una conferenza, una cosa teologica, spirituale, ce ne sono tantissime. Potete altrimenti scegliervi un buon libro di meditazione, un buon articolo, un buon testo, quello che volete, ve lo scegliete prima. Poi quel sabato lì cosa fate? Vi svegliate un po’ prima del solito, se già non vi svegliate presto anticipate un pochino la sveglia, se invece vi svegliate già presto va bene così, vi alzate un pochino prima del solito, nel caso, e iniziate quella giornata all’insegna del ritiro mensile, con le vostre preghiere, e poi iniziate la meditazione, leggete il testo o ascoltate l’audio e iniziate. Quel giorno sarà tutto centrato su quel testo, quell’audio che state ascoltando o che avete ascoltato, poi andrete a Messa, e poi a fare la Confessione.

Quel giorno bisogna evitare il più possibile le distrazioni, quindi lascerò da parte il cellulare, il chiamare Tizio, Caio e Sempronio, lascerò da parte il Whatsapp, Facebook, la televisione, la radio, cioè mi ritirerò — ecco il senso del ritiro mensile — al mio interno per stare di più in ascolto del Signore, per stare di più con Lui e tutta questa giornata passerà il più possibile nel silenzio. 

Certo, se sono mamma, farò la mamma: dovrò cucinare, dovrò andare a fare la spesa se non ho potuto farla in un altro momento, dovrò stirare se non posso farlo in un altro momento, le incombenze di tutti i giorni della nostra vita e del nostro stato, ci saranno, se non ho potuto spostarle, ma questo non è un problema. Fare il ritiro non vuol dire che devo stare in ginocchio davanti a un Crocifisso. Fare il ritiro vuol dire che conduco una giornata ritirata e c’è modo e modo di fare qualunque cosa. C’è modo e modo anche di cucinare il risotto alla pescatora: posso cucinarlo con la televisione accesa, con la radio accesa, chiacchierando, parlando con non so chi, in tanti modi, oppure posso cucinarlo nel silenzio — appunto, nel ritiro — e magari mentre lo cucino posso riascoltare la meditazione, la stessa che ho ascoltato al mattino per farmela entrare meglio, e via di seguito. Cercherò in quel giorno di essere anche un po’ penitente, che non vuol dire fare il digiuno totalmente, ma vuol dire magari, al posto di mangiarmi una fetta di Saint Honoré, rimandare all’indomani che è domenica perché voglio stare un po’ più ritirato. Ecco fatto il ritiro mensile. 

Provate a farlo ogni mese, ogni primo venerdì, ogni primo sabato, ogni primo giovedì o quando volete voi, e provate a dedicare una giornata così. Vedrete come è vero che, come dice il Beato Alberione, questo ritiro mensile permette di aggiustare i conti con Dio. Questa cosa è proprio vera, è proprio così.

Adesso dovremmo iniziare il secondo paragrafo: chiedere la grazia di ricevere santamente il Viatico, però non lo iniziamo  oggi perché ieri sono stato un po’ più lungo, quindi oggi sarò un po’ più breve, lo faremo domani, oggi concentriamoci sull’organizzazione del nostro ritiro mensile.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

 

VANGELO (Lc 19, 1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».