Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, X parte

Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, X parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 20 novembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, X parte

Eccoci giunti a sabato 20 novembre 2021. 

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XX di San Luca, versetti 27-40.  

Stiamo affrontando il libro su “I Novissimi” di don Giacomo Alberione siamo al tema della morte. Ci fa bene sapere, ricordare, credere che la morte non è l’ultima parola sulla nostra vita, perché ci sarà la Resurrezione, dove anche il corpo, nella forma gloriosa, parteciperà del luogo in cui si troverà l’anima: Inferno, Purgatorio, Paradiso.

Siamo arrivati al paragrafo 3°:

3. Con la morte hanno fine i mezzi spirituali per salvarci

“Il Signore ci ha dato la luce della mente: la verità. Noi abbiamo a nostra disposizione la dottrina della Chiesa; il S. Vangelo; gli scritti dei Santi Padri; abbiamo a nostra disposizione le prediche, i catechismi, le esortazioni; abbiamo a nostra disposizione i lumi interni, i libri, tutti coloro che ci insegnano le verità divine. Inoltre: possiamo praticare le virtù cristiane: la fede, la speranza, la carità; le virtù della mortificazione, dell’umiltà, della castità, ecc.

Su questa terra noi possiamo esercitare una missione, corrispondere alla nostra vocazione. Ognuno su questa terra deve fare qualche cosa: e cioè percorrere con coraggio e fedeltà la via, la missione assegnatagli dal Signore. Ognuno alla fine deve poter dire: «Ho terminato la mia corsa» (2Tm 4,7). Guai a chi dovesse confessare: ho sbagliato la strada, l’ho percorsa male, non ho speso bene i talenti ricevuti dal Signore; ovvero: li ho nascosti, li ho tenuti inoperosi! Abbiamo a nostra disposizione i mezzi di grazia, cioè il Sacramento della Confessione e della Comunione, la preghiera, la meditazione, l’esame di coscienza; il Breviario, il Messale, la Messa; abbiamo a nostra disposizione le devozioni alla SS.ma Eucaristia, alla Madonna, a San Paolo, al Cuore di Gesù; abbiamo a nostra disposizione la devozione agli Angeli Custodi. Tanti adunque sono i mezzi che il Signore ci ha provveduto e che la Chiesa ci propone. Ma viene il giorno in cui l’uso di questi mezzi terminerà: beato chi ora si arricchirà e disgraziato chi li userà malamente. Beato chi presentandosi al Signore potrà dire: Signore, mi hai dato cinque talenti, ne ho guadagnati altri cinque. L’eternità ce la facciamo noi, buona o cattiva, come vogliamo: non possiamo incolpare altri. Anche nella peggiore delle ipotesi possiamo sempre avere il meglio: la rassegnazione, la pazienza, l’amor di Dio. E chi ha da soffrire guadagna assai di più di colui che opera soltanto.”

Tutto questo per dirci che cosa? Non c’è mai mancato nulla. Finché saremo in vita non ci mancheranno mai i mezzi per santificarci, ne abbiamo tantissimi. 

Se pensiamo ai cristiani in Corea, in Cina, in tante parti del mondo, dove non hanno neanche la metà dei mezzi che abbiamo noi. E noi che uso ne facciamo? Viviamo in un’abbondanza spirituale, neanche ci accorgiamo dei doni che abbiamo, basta vedere come ci prepariamo alla Messa e come facciamo il Ringraziamento alla Messa, basta questo. Basta vedere la devozione che abbiamo alla Vergine Maria, il tempo che dedichiamo alla meditazione ogni giorno. 

Domani festeggeremo Cristo Re dell’Universo, basterà vedere quanto Gesù è Re nella nostra vita, basterà vedere come vivremo questo Avvento, come ci avvicineremo al Natale, come vivremo il Natale, le feste subito dopo, il primo giorno dell’anno, il passaggio da un anno all’altro, l’Epifania. Abbiamo tutti grandi mezzi, poi bisogna vedere come li usiamo.

V. I DISTACCHI CHE LA MORTE APPORTA 

“Dobbiamo questa sera chiedere a Gesù-Ostia la grazia di staccare il nostro cuore dai piaceri, dalle ricchezze, e dalla stima degli uomini.”

Attenzione qui:

 “La morte ci separerà in realtà da tutto, ma quello sarà un distacco necessario; ora è libero, cosciente, tutto ispirato dall’amore. Beati coloro i quali sanno fare il sacrificio mentre che si trovano nella giovinezza, o mentre si trovano ancora lontani dalla morte! Il sacrificio che si fa in punto di morte, se fatto con rassegnazione, potrà avere anche merito; ma il maggior merito si è farlo mentre si è in buona salute, o meglio, mentre si è in gioventù. Usare, dice S. Paolo, delle cose di questo mondo, ma senza goderle; cioè soltanto come di aiuti per meglio servire Dio. Dobbiamo arrivare a salvarci, al Paradiso, a farci santi; il resto è mezzo: sia gioia o sia dolore, sia ricchezza o sia povertà, sia disprezzo o sia onore: «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).”

 1. È necessario distaccare il cuore dalla stima e dall’affetto troppo naturale agli uomini

“La vita è sempre abbastanza lunga, ancorché brevissima per il numero dei giorni, quando noi nel tempo che ci fu dato ci facciamo santi. La vita è sempre troppo lunga invece quando ce ne servissimo a fare peccati ed a meritare l’inferno. La stima degli uomini è come un incantesimo…”

Attenzione alla stima, che noi tanto amiamo, bramiamo, vogliamo, desideriamo e per la quale siamo disposti a vendere l’anima al diavolo. È così. È così! Noi vogliamo essere stimati, apprezzati, lodati, avere il consenso.

“La stima degli uomini è come un incantesimo che guadagna alle volte anche coloro che sembrano quasi aver in disprezzo il giudizio degli uomini. Purtroppo molti sacrificano alla stima e all’affezione delle persone della terra anche i loro doveri. Per rispetto umano molti lasciano il bene; per rispetto umano molti commettono il peccato.”

Ditemi quanto è vera questa frase! 

Per il rispetto umano, per la stima, per l’affezione, per la compagnia, per la presenza, per la falsa amicizia degli uomini, noi lasciamo di fare il bene e addirittura commettiamo i peccati. Quante volte saltiamo la Messa perché arrivano i parenti, perché arrivano gli amici, perché siamo a fare la gita, perché siamo in vacanza, perché siamo in spiaggia, in montagna… 

 “Non vorrai mica fare il diverso che si distacca da tutti perché deve andare a Messa? Vorrai mica che mi metto a fare il Segno di Croce davanti alle persone prima di mangiare? Vorrai mica che quando passo davanti ad una Chiesa devo fare una genuflessione davanti al Santissimo che c’è lì dentro? Vorrai mica che io spenga la televisione o cambi programma se vedo che girano cose brutte, o discorsi indecenti?”

Sceglietevi bene la compagnia per il giorno di Natale, ve l’ho già detto nei giorni scorsi, perché a Natale c’è come una sorta di doverismo, per cui a Natale è un dovere invitare tutti, o certi parenti, quando magari questi parenti noi li vediamo solo a Natale e non li sentiamo mai, e magari sono persone che non ci fanno bene e soprattutto non fanno bene ai nostre figli: parolacce, magari bestemmie, discorsi maliziosi, ambigui, brutti.

“Ma come fai a non invitarli, dopo si offendono!”

“Per rispetto umano molti lasciano il bene… e commettono peccato”

Ma cosa conta, il Giudizio di Dio o il giudizio degli uomini? Dobbiamo dircele queste cose. Secondo il Giudizio di Dio: “Saluti e baci”

“Eh ma io…”

“Eh, caro!”

 “Molti, se non avessero certi compagni, si farebbero più santi.”

Quanta è vera questa frase! La compagnia di certe persone è veramente una piaga, è peggio che avere una spina nella carne. La compagnia di certe persone abbruttisce, avvilisce, stanca, schiavizza, corrompe.

 “Sentono l’invito della grazia, vorrebbero corrispondervi, ma poi si trattengono in realtà, per il sorriso malizioso di un povero infelice, che avrebbe più ragione di piangere di sé che di ridere degli altri.”

“Ma tu vai ancora a Messa? Ma tu preghi?”

“Il sorriso malizioso di un povero infelice”

“Sentono l’invito della grazia, vorrebbero corrispondervi, ma poi si trattengono”

Perché vedono quello la che li guarda e sorride, quell’altro che li prende in giro, quell’altro ancora che aspetta solo che facciano un passo per saltargli addosso.

 “Per la gloria e per la stima degli uomini, quante azioni si fanno con fine perverso! quanto bene viene rubato dalla vanagloria! bene che proviene dai nostri doveri quotidiani, dallo studio e qualche volta dalle stesse opere di pietà. O uomini, perché cercate la vana lode e la stima di coloro che sono mutabili come voi?”

Oggi ti lodano e domani ti crocifiggono.

“Tutto si dilegua: cose, lodi, gli uomini stessi.”

Tutti finiamo sottoterra, e dopo? Tutta questa gente dal cui giudizio sembrava che dipendesse il mondo, l’universo, le stelle, e gli altri, dove sono? E adesso? Tutto il loro parlare? Tutto lì, cibo per i vermi. E noi sacrifichiamo il nostro rapporto con Gesù, ci facciamo rapire la più importante realtà della nostra vita che è il rapporto con il Signore, per il sorriso di qualcuno? Per amore del Cielo! Tutto si dilegua. Santa Teresa: “Tutto passa, Dio solo resta!”

“Tutto si dilegua: cose, lodi, gli uomini stessi.

Pensiamo a ciò che accade quando una persona viene a mancare. I circostanti a poco a poco si ritirano, bisbigliando fra di loro; altri curiosamente si domandano se debba durarla ancora molte ore o molti giorni; il medico stesso si stringerà le spalle dicendo: la scienza umana qui non può più nulla. Resteranno soltanto certe persone più pie e su cui meno si contava: «Nei tempi felici si contano molti amici; – nella fortuna avversa, nessuno te ne resta». Coloro che ci lodavano per fini vani, forse per accaparrarsi le nostre grazie e le nostre affezioni, si squaglieranno. Che cosa si dirà di noi in quella stanza ove saremo spirati? Lodi o biasimi? e specialmente: chi mai degli uomini verrà a perorare la nostra causa al tribunale di Dio?”

Nessuno. Tranquilli, nessuno. Non lo facciamo qui sulla terra con le persone, figuriamoci se lo faremo mai con Dio.

 “Che se noi volessimo portare scuse al Giudice supremo per la nostra vita, che potremmo dire? Forse che anche gli altri non erano santi? Gesù risponderebbe: Essi renderanno conto della propria anima, tu devi dar conto della tua.”

Vedete i Santi come sono semplici, come sono logici? Ditemi se un bambino di terza elementare non capirebbe queste frasi. Io sono convinto che le beve queste cose, sono talmente vere che le beve, ti guarda con questi occhioni giganti, e tu dici: “Lo capisci?”. Certo che lo capisce.

 “Pochi accompagneranno la salma alla chiesa, pochi al camposanto.”

Io aggiungerei, e anche quelli che l’accompagnano in Chiesa poi neanche ci entrano, stanno fuori. L’altro giorno entravo con la macchina qui al Collegio, per entrare devo passare davanti ad una chiesa, la chiesa adiacente al Collegio che è anche parrocchia e  c’era fuori una ressa di persone. Mi sono chiesto: “Quanta gente c’è a mezzogiorno di oggi! Possibile, tutta questa gente fuori dalla Chiesa?” Sto per passare: “Ah, certo! C’è un funerale!”

Chi c’è in Chiesa? In Chiesa c’è il Sacerdote, il morto e due, tre o quattro persone. Ci saranno state in Chiesa neanche una decina di persone, di quei dieci la Comunione la faranno in quattro, tutto il resto era fuori, perché l’importante è far vedere che “io sono andato al funerale, io c’ero”, poi fa niente se non ho partecipato a niente, non ho detto neanche una preghiera e nel tragitto verso il camposanto chiacchieravo dell’ultima partita di calcio e magari non ho detto neanche un’Ave Maria per la persona morta. “Ma era una mia amica! Era una così brava persona, andavamo a sciare insieme, a ballare insieme, a giocare insieme, a fare le cene insieme”. E quindi? Adesso è morta e tu non sei neanche capace di stare accanto alla bara? 

Ma se io non ho l’anima in grazia di Dio, se non sono in pace con Dio come faccio a stare in quella chiesa? Me ne sto fuori a fumare la sigaretta.

“Calata la bara nella fossa, vi sarà forse qualche lacrima di persona più affezionata; ma dopo, la terra discenderà sulla nostra cassa, sarà coperta, tutti si partiranno, lasciandoci soli col becchino, soli in compagnia di morti che taceranno.”

Sembra di vederla questa scena.

 “Calerà la notte; quale silenzio in quelle tenebre! tutti dormono il sonno di morte. Il chiasso del mondo, il fumo della vanità, l’eco delle lodi si sarà spento.”

Pensate l’effetto di fare due passi al cimitero di sera tardi o di notte, se fosse possibile, se fosse aperto, ma ovviamente non è aperto e quindi non si può fare, ma se fosse mai possibile, pensate l’effetto, passeggiare e cosa senti? Il silenzio totale. Non c’è più spazio per le chiacchiere, non c’è più spazio per le lodi, non c’è più spazio per niente. Tutti che dormono il sonno della morte. Tutto è spento lì dentro.

“Amiamo le persone, le anime, ma in ordine a Dio; cessiamo dal desiderare quella stima degli uomini che dopo la morte si spegne; cominciamo a desiderare soltanto Iddio: che Gesù sia contento di noi; che al giudizio possiamo sentire: «Servo buono e fedele… entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 24,21). Quella è lode verace, quella è lode che ha conseguenza eterna, perché è lode divina.” 

Vi consiglio a questo proposito di leggere il capitolo XV del Cammino di Perfezione di Santa Teresa. È bellissimo, vi leggo qualcosa, vi consiglio di usarlo come meditazione:

“Tacere quando si è accusati ingiustamente è un grande atto di umiltà, e si imita più da vicino nostro Signore che prese sopra di sé tutti i nostri peccati.”

Noi non siamo capaci di tacere mai, non siamo capaci di stare zitti neanche quando abbiamo torto, perché morsichiamo le persone, ringhiamo contro le persone, assaliamo le persone, facciamo polemiche infinite quando abbiamo torto, immaginiamoci se veniamo accusati in giustamente, per amore del Cielo!

 “Perciò vi prego di porre in questo ogni vostro impegno, essendo cosa di grandissimo vantaggio. Dal volersi scusare non si ricava alcun frutto, a meno che, come dico, non si tratti di certe circostanze in cui tacere sia di disgusto o di scandalo. Ma per conoscere quali esse siano, occorre più discrezione che io non abbia.”

“Il vero umile deve desiderare di essere disprezzato, perseguitato e condannato senza motivo, anche in cose gravi. Se vuole imitare nostro Signore, in che cosa lo può meglio fare se non in questo?”

Noi non siamo umili, probabilmente, noi non siamo umili. Chi di noi prega mai Dio di essere disprezzato, perseguitato e condannato senza motivo in cosa gravi? Quando mai abbiamo fatto queste preghiere?

(…) “Non ho mai sentito dire tanto male di me da non vedervi insieme che era ancora troppo poco.”

E guardate che l’hanno calunniata tanto.

 “Se mi accusavano falsamente sopra un punto, vedevo che avevo offeso il Signore in molti altri, e che mi facevano una grande carità a non parlarne. E così provavo più piacere nel vedermi accusata di falli immaginari che di colpe reali.”

L’abitudine di non scusarsi è assai perfetta, molto edificante e molto meritoria. 

Le false accuse, per gravi che fossero, mi lasciavano insensibile.

(…) “Se siamo innocenti di quanto ci attribuiscono, non siamo mai così scevre da colpa come lo era il buon Gesù.

Datemi luce e fate che desideri veramente di esser da tutti disprezzata, poiché anch’io ho disprezzato Voi, che tanto fedelmente mi avete amata!

Che speriamo di avere dal contentare le creature? Che c’importa se anche tutte c’incolpino, quando non c’incolpate Voi?… questa è una verità che non finiamo mai d’intendere… Anche se non vi fosse alcun vantaggio che la confusione di chi ci accusa ingiustamente nel vedere che ci lasciamo condannare senza difenderci, sarebbe già una gran cosa”

Certo, perché quando veniamo accusati, se chi ci accusa vede che noi non ci difendiamo, che stiamo zitti, rimane confuso. Ecco questa è già una grande cosa, dice Santa Teresa.

Sentite cosa scrive: 

“Credete forse, figlie mie, che non discolpandovi da voi, più nessuno vi difenda? Ricordate il Signore che difese la Maddalena in casa del fariseo e quando fu accusata dalla sorella. Con voi Egli non userà certo il rigore che ha usato con se stesso, perché, se permise che un ladro si levasse a difenderlo, fu solo quando già stava sulla croce. Per voi invece susciterà sempre qualcuno, e se non lo farà, sarà perché non ne avrete bisogno. (…) Però, lungi dal lasciarvi muovere da questo riflesso, vorrei che nel vedervi accusate ingiustamente, ne aveste a godere. Vi do il tempo in testimonio, e vedrete da voi stesse il gran profitto che ne avrete. Si acquista tanta libertà da non preoccuparci più del bene o del male che si dica di noi, come se nemmeno ci riguardasse.”

Capitolo XV del Cammino di Perfezione. Ne abbiamo di strada da fare! E allora che Santa Teresa quest’oggi ci aiuti a mettere al centro il giudizio di Dio, la Parola di Dio, il gusto di Dio e quindi la santità, tutto il resto… lasciamolo andare, tagliamo gli ormeggi, “dicano bene, dicano male, non aggiungono e non tolgono nulla di ciò che siamo davanti a Dio”, diceva San Giovanni Maria Vianney.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Lc 20, 27-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.