Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, XII parte

Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, XII parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 23 novembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, la Morte, XII parte

Eccoci giunti a martedì 23 novembre 2021, ricordiamo quest’oggi San clemente I, Papa e Martire.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XXI di San Luca, versetti 5-11. 

Stiamo affrontando il tema dei Novissimi nel libro del Beato don Giacomo Alberione, stiamo affrontando il capitolo sulla morte e questo ci ricollega al Vangelo di oggi, nel senso che non resterà pietra su pietra. Abbiamo visto che non resterà pietra su pietra di nulla perché tutta la nostra vita materiale si concluderà appunto con la morte.

2. Operare per la morte

“Cioè fare adesso ciò che vorremmo aver fatto allora: fuggire e lasciare adesso ciò che vorremmo allora aver fuggito e lasciato.”

Qui cita la parabola del Ricco Epulone Lc 16,19-31.

“«Viene la notte, quando nessuno può più operare» (Gv 9,4). Eh, sì, immaginiamo che fosse oramai vicina l’ora della nostra morte e interroghiamo il nostro cuore, la nostra coscienza: che cosa vorrei aver fatto nei miei anni di esistenza?”

Cosa vorrei aver fatto da giovane? Cosa vorrei aver fatto da bambino? Cosa vorrei aver fatto da adulto? Cosa vorrei aver fatto da anziano?

“Certamente la risposta sarebbe semplice; verrebbe dal profondo della coscienza e quindi sarebbe molto convincente. Ah, vorrei essermi fatto santo! Dice quel moribondo: Io ho avuto tanti anni di vita, forse quaranta, forse trenta, forse venti. Altri in quegli anni si sono fatti santi. Beato me se adesso fossi santo! Ma allora è inutile desiderare, sarebbe come se un contadino non avesse seminato, e al mese di luglio volesse andare nel suo campo con la falce a mietere! Si raccoglie ciò che si è seminato. Sarebbe come se un vignaiuolo non avesse potato, piantato, concimato la sua vigna e giunto ad ottobre volesse vendemmiare. Si raccoglie ciò che si è seminato: «Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato» (Gal 6,7).”

E va fatto ogni giorno.

“Facciamoci santi adesso: abbiamo i momenti e le ore, basta anche poco tempo. Se io voglio, da questa sera divengo santo, perché dirigo tutti i pensieri, tutte le aspirazioni, tutti i sentimenti verso Dio; abbraccio intera la sua volontà, aderisco pienamente al suo cuore, mi unisco a Lui per la vita e per la morte. Chi vuole si fa santo. Beati noi, se, arrivati in punto di morte, potremo guardare a destra ed a sinistra le nostre opere buone, che già ci andranno ripetendo: «Siamo opere tue: non ti lasceremo», siamo state fatte da te e con te andremo al tribunale di Dio. Facciamo adesso quel che non si potrà fare allora. Ecco la gran massima dei santi. S. Alfonso ha una meditazione intera sopra questa massima. Fuggiamo ora ciò che allora vorremmo aver schivato: il peccato. Tristissima messe sarebbe questa: partire dal mondo col cuore ancora carico di peccati. Detestiamo ogni peccato; laviamo l’anima con una buona confessione. E specialmente: peccati non più; piuttosto la morte.”

Questo era il motto di San Domenico Savio.

“Né amicizie particolari, né piaceri, né vana superbia, né spirito di comodità.”

Comprendo che sia difficile, alle volte dolorosissimo, ma dobbiamo imparare a fare la volontà di Dio in tutto, anche dove ci sembra impossibile. Dobbiamo detestare il peccato e pregare. Pregare non è solo la preghiera vocale. Sarebbe bello poter affrontare un giorno cosa scrive Santa Teresa D’Avila sull’orazione, sulla preghiera vocale, sulla meditazione e sulla contemplazione, sono tutte cose diverse. Quanto è difficile fare meditazione, perché noi siamo abituati alla preghiera vocale, a dire preghiere, a continuare a recitare preghiere, che per amore del Cielo va bene, però dovremmo imparare a fare anche altro. Recitare le preghiere va bene, ma quando meditiamo? Almeno meditiamo. Arrivare alla contemplazione è una cosa bellissima, ma “Non a tutti – dice Santa Teresa – Dio concede questa grazia”, per le ragioni che sa Lui, ma almeno mettiamoci lì, almeno un quarto d’ora al giorno, tutti i giorni, scegliendo un testo che può essere “L’Imitazione di Cristo”, un’opera di Santa Teresa, di San Giovanni della Croce, un testo di Sant’Agostino, Sant’Ambrogio, “La pratica di amare Nostro Signore Gesù Cristo” di sant’Alfonso, “Filotea” di San Francesco di Sales, e via di seguito, ce ne sono tantissimi. Ogni giorno leggere poche righe e poi meditare, masticarle, cercare di assimilarle, lasciarci cambiare la vita da quello che leggiamo, scegliere ogni giorno una parola, un versetto, mezzo versetto del Vangelo, della lettura che abbiamo ascoltato a Messa, lasciarci guidare durante la giornata da quel testo, ritornare sempre su quel testo. È difficile, ma non è vero che è perché abbiamo tante cose da fare, questo non è vero, è perché non ne abbiamo voglia, perché il tempo per stare davanti alla televisione a guardare la partita di calcio, a guardare i derby, i gran premi, le formule 1, le corse delle moto, lo sci, a guardare di tutto e di più, quello lo abbiamo, siamo capaci di rimanere svegli fino a mezzanotte, all’una di notte per vedere un film che ci piace, per vedere la partita di calcio, siamo capaci, quando ci sono i mondiali di calcio, o quando fanno le partite dall’altra parte del mondo, a stare fino a tardi.

Sono rimasto colpito dal venire a sapere che ci sono persone che si svegliano di notte per guardare la televisione e vedere cosa succede dall’altra parte del mondo, perché lo vogliono vedere in diretta. È interessante questa cosa, non è che dobbiamo giudicarla subito, è interessante, perché il primo pensiero che a me viene è: se io fossi capace di fare questo per Dio, sarei già santo, cioè avrei già iniziato a instaurare con Gesù un’amicizia radicale profonda e indistruttibile. Questo io imparo dalle persone che fanno queste scelte, poi giusto o sbagliato questo lo sa Dio, è la loro coscienza e lì non ci può entrare nessuno, però certamente è interessante, questa cosa è interessante, questa fedeltà, questo sacrificio, perché stare sveglio fino all’una di notte, o svegliarsi di notte per guardare una partita o non so che cos’altro, ci vuole sacrificio, non è così facile. 

Mi ricordo quando anni fa per il Capodanno facevo quella cosa che il mondo suggerisce: “aspettiamo svegli la mezzanotte”. E quindi lì a inventarsele di tutte e di più per arrivare fino a mezzanotte e poi fare il brindisi e quindi la televisione, la tombola, i film, il mangiare, il cenone, il ballo non so cos’altro, uno se le inventa tutte per arrivare a mezzanotte, poi stappare lo spumante, i fuochi d’artificio, mangiare il panettone o non so che cos’altro, poi andare a letto. Tra l’altro è la notte di San Silvestro, San Silvestro Papa. Non vi dico che cosa ha fatto a Roma questo grandissimo Papa, una cosa meravigliosa e noi non lo sappiamo. Sono sicuro che la stragrande maggioranza non sa cosa vuol dire festeggiare San Silvestro, cosa fece a Roma quest’uomo, questa sua opera meravigliosa c’è ancora oggi. Peccato che, se a mezzanotte festeggiamo, non andiamo a letto a mezzanotte e cinque, perché se si è appena bevuto e mangiato è impossibile. Peccato che il giorno dopo, cioè vuol dire poche ore dopo, iniziano le celebrazioni per la Solennità della Madre di Dio, il primo giorno dell’anno. E se tu il primo giorno dell’anno dici: “Ma io domani mattina vorrei andare alla Messa delle 8.00”. È bellissimo, riuscite a fare cento chilometri in venti minuti, alla velocità della luce, non ci sono in giro neanche gli uccellini. Un silenzio, un deserto… Ma come? Se il primo giorno dell’anno, Solennità della Madre di Dio, noi siamo appena andati a letto perché abbiamo dovuto festeggiare brindando la mezzanotte?

Mi ricordo quando feci questi ragionamenti, un po’ di anni fa dissi: “No, basta! Adesso basta, non ha senso”, non ha proprio senso, almeno per me, non è ovviamente un dogma, è un mio pensiero, un banalissimo pensiero, molto personale, molto mio, ma ho capito che non aveva senso, ho preferito fare una scelta diversa, ho del tempo da investire, cos’è che scelgo? Vado a letto presto per svegliarmi presto, e festeggiare la Madre di Dio il primo dell’anno, o vado a letto più tardi per festeggiare la mezzanotte? Perché tutte e due non posso farle, sono un essere umano, ho bisogno di riposare, quindi devo scegliere. Bisogna fare una scelta. E quando si è sul cocuzzolo della montagna non si può portare tutto, qualcosa bisogna buttare via, perché non è che mi posso portare su dodici valigie. Quindi devo scegliere, qualcosa devo buttare dal monte, e qualcosa tenere, appunto le cose più importanti, bisogna scegliere nella vita. Non mi sono mai pentito di aver fatto questa scelta, e prego di riuscire a farla sempre, ogni anno, perché è bello, a me piace potermi svegliare presto e iniziare il primo giorno dell’anno con la Madre di Dio, concludere l’ultimo dell’anno come ogni giorno, ringraziando Dio, e deponendo tra le Sue Mani quell’ultimo giorno dell’anno ormai vissuto, con tutti i grazie che devo dare e tutti i “mea culpa” per non avere corrisposto alla grazia, e poi iniziare il nuovo anno totalmente tra le Mani di Maria. Lo potrà fare tranquillamente anche chi sarà andato a letto alle 5.00 del mattino, anzi probabilmente lo farà meglio di me, però a me piace comunque, anche se altri lo faranno meglio di me, l’idea di potermi svegliare presto e stare un po’ in preghiera, in silenzio davanti alla Vergine Maria a supplicarla, a pregarla, a ringraziarla, a consacrarle il nuovo anno, a stare un po’ con Lei, a iniziare quella giornata il più presto possibile per avere più tempo possibile affinché sia una giornata totalmente mariana. 

“Se fosse oramai vicina l’ora della nostra morte… la nostra coscienza: che cosa vorrei aver fatto nei miei anni di esistenza?”

Ecco, io questo, vorrei aver fatto questo. Vorrei poter dire di aver dato a Dio ogni giorno il meglio della mia vita, che vuol dire dei miei pensieri, dei miei affetti, delle mie azioni, di tutto.

Domani vedremo questo nuovo paragrafo che è:

Pregare per la morte. 

Per la grazia di una Santa morte.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

 

VANGELO (Lc 21, 5-11)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.