Amare senza misura

Amare senza misura

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 7 gennaio 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Amare senza misura

Eccoci giunti a venerdì 7 gennaio 2022. 

Abbiamo ascoltato la prima lettura della Santa Messa di oggi tratta dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo capitolo III, versetti 22 e seguenti.

Sarebbero veramente tanti, come avete già sentito, gli spunti da approfondire di questo testo, ma ovviamente non possiamo approfondirli tutti. 

Il Comandamento di Dio è credere in suo Figlio Gesù e amarci gli uni gli altri. Questo è il Comandamento di Dio, quindi credere in Gesù è un Comandamento. Noi abbiamo Dieci Comandamenti che appartengono all’Antico Testamento, che sono assolutamente validi e che Gesù non è venuto ad abolire, lo dice Lui stesso, e poi abbiamo il nuovo Testamento in cui San Giovanni Apostolo ci dice che questo è il Suo Comandamento. Di chi? Di Dio.

“Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri”

Credere in Gesù, amare Gesù, servire Gesù, conoscere Gesù fa parte di questo grande Comandamento di Dio, unitamente all’amarci gli uni gli altri. Già ve lo dissi, ma ve lo ripeto, noi usiamo la parola “amore” in un modo così inopportuno che è imbarazzante registrare quanto sia inopportuno, perché noi, non tutti grazie al cielo, ma molti, non sappiamo cosa voglia dire amare. 

Amare non è voler bene, amare non è il sentimento di affetto che io provo nei tuoi riguardi, amare non è fare del bene a qualcuno, amare non è fare una cortesia a qualcuno. Questi sono aspetti, frutti, porzioni dell’amore, ma non sono l’amore. Un conto è dire: “Io ho mangiato una ciliegia”, un conto è dire: “Io ho mangiato un ciliegio”. Nessuno di noi si mangia la pianta delle ciliegie, ma mangiamo i frutti del ciliegio. La ciliegia fa parte del ciliegio ma non è il ciliegio, sono due cose diverse. 

Questi aspetti che vi ho nominato poc’anzi sono le ciliegie del ciliegio che è l’amore, ma il ciliegio non è le ciliegie, tanto’è che se io prendo tre ciliegie dal ciliegio X, tre ciliegie dal ciliegio Y, tre ciliegie dal ciliegio Z e le mischio, sfido qualcuno a riconoscere quella di chi era, è molto difficile, a meno che non siano di qualità diverse, di colori diverse, una rossa, una nera, allora certo, ma se sono simili è difficile. La stessa cosa vale per l’amore. Non confondiamo la ciliegia con il ciliegio, non confondiamo i frutti dalla pianta dell’amore.

Per capire che cos’è l’amore noi abbiamo davanti agli occhi, credo, solo una sola rappresentazione reale e abbiamo un Volto. La rappresentazione è il Crocifisso, amare è quella cosa che vediamo nel Crocifisso, non si dà altro. Altro sono i frutti, ma la pianta, l’amore è quell’Uomo innocente, abbandonato da tutti i suoi amici, tranne che da Giovanni, ma comunque abbandonato da tutti, perché la sua Passione se la fa tutto da solo, perché il suo processo farsa se lo fa tutto da solo, gli sputi, gli schiaffi, le frustrate, i flagelli, le corone di spine, la salita al monte Calvario, l’essere inchiodato, tutto da solo se l’è fatto. Non ce lo dobbiamo dimenticare. Noi appena soffriamo la puntura di una spillo, appena qualcuno ci dice qualcosa che non è secondo il nostro gusto, appena abbiamo un momento di sofferenza o di dispiacere, subito incominciamo a urlare come le oche di Roma, sembra che stia cadendo il mondo Lui tutto questo lo ha vissuto da solo. Completamente solo. Tutto questo, e molto di più che noi neanche immaginiamo, è perfettamente rappresentato, sigillato sul Crocifisso, che vuol dire quel Corpo appeso ai due legni. 

Quando mi devo chiedere: “Io amo?” devo prendere la Croce, guardala e dire: “Quanto sono distante da questo?”. Tanto quanto sono distante, tanto quanto io non amo. È molto semplice. Amo mia moglie? Amo i miei figli? Amo il mio Sacerdozio? Amo la gente? Prendi il Crocifisso, te lo guardi, lo fissi bene e dici: “Ok, no, così no. Dò le ciliegie, ma non partecipo di quell’albero lì. Quell’albero è un’altra cosa rispetto la mia vita”.

Li noi vediamo la vita di un uomo — sto parlando proprio di quello che vediamo, permettetemelo per un poco, è come se volessi per un attimo scorporare il Gesù uomo dalla Sua Natura Divina, non si può, è un’operazione che non va mai fatta perché sono assolutamente inscindibili, lo so benissimo, però permettetemi per un secondo di fare questa piccola scorporazione — noi lì vediamo quest’uomo, assolutamente Dio, ma anche assolutamente uomo, conciato in quel modo per me.

Perché lo voglio scorporare per un secondo? Perché se io lo tengo insieme, uomo e Dio, sapete qual è il rischio che già vedo? Che noi diciamo: “Ma tanto Gesù è il Figlio di Dio. È ovvio che Lui… ma io non sono Figlio di Dio, non sono Dio, non ho quella forza lì. Se io fossi Dio…”. È già finito tutto. Tutta la Redenzione l’abbiamo già vanificata. Faccio questa operazione di scorporazione per questa ragione, non perché Gesù abbia bisogno di essere scorporato, ma perché noi, nella nostra testa, abbiamo bisogno di questa scorporazione, perché siamo così falsamente furbi da innescare subito il meccanismo dell’autogiustificazione. Invece Gesù che muore così ci muore da uomo assolutamente uomo, oltre che da Figlio di Dio, e noi vediamo quest’uomo che patisce tutto quello che patisce, che lo patisce da uomo, la sua Umanità patisce tutto questo. Certo, poi c’è anche la Sua Divinità, ma innanzitutto noi quando vediamo Gesù in Croce vediamo l’uomo Gesù crocifisso e la fede ci fa credere che è il Figlio di Dio. Ma se noi non avessimo fede e non vedessimo in Gesù il Figlio di Dio, noi vedremmo l’uomo, solo l’uomo. C’è da dire che è un grande uomo, perché anche solo da uomo, per tutto quello che ha vissuto, è un grande uomo. Lì noi vediamo l’albero, l’amore. Innanzi tutto perché non so se siamo stati mai amati così, o quasi, in questo modo. In secondo luogo, non so se noi abbiamo mai amato qualcuno così o in un modo che si avvicina a quello. Se la risposta alle due domande è no, allora non usiamo la parola amore, perché non la conosciamo. 

Secondo aspetto, assolutamente più potente, perché è assolutamente reale, è l’Eucarestia, il Volto Eucaristico di Gesù, il Suo Cuore Eucaristico che è lì, presente in ogni Eucarestia. Gesù ama talmente che decide di essere presente nella nostra vita da quel momento della Sua Passione, fino alla fine dei tempi. Ma quando mai noi ci siamo trovati a dover riflettere su qualcuno che ci amasse in questa maniera? Ma quando mai è successo?

Capite cosa vuol dire prendersi cura delle persona a tal punto?

No, non lo capiamo, già lo so, mi sento già la vostre parole: “No, Padre, non lo sappiamo”. Perché le persone sapete cosa fanno? Quelle che ci vogliono più bene, mettete che hanno fatto una mancanza, che hanno mancato alla cura dell’amore — che non è possibile perché l’amore c’è o non c’è, ma comunque — hanno mancato alla cura dell’amore, perché l’amore è innanzitutto cura, assunzione, responsabilità e tu dici: “Guarda che in questa cosa però non ci sei stato”. Ti guardano e ti dicono: “E però al tuo posto io sarei felice, sarei grato a Dio di avere una persona come me che fa questo, questo, questo…” 

Non abbiamo capito niente. Chi ragiona così non ha capito niente dell’amore, perché il punto non è: faccio questo, questo, questo e quest’altro. Queste sono le ciliegie, il punto è: tu sai portare, sai essere albero che quindi ha radici, stabilità, forza, potenza, che sa portare il peso? Perché su un ciliegio puoi appoggiare una scala, un trattore e il ciliegio rimane dov’è, ha stabilità, il ciliegio non si muove di una virgola mai! Lui affonda le sue radici, è lì e lì rimane. Quando noi incominciamo a usare le bilance, “Io ho fatto questo, tu hai fatto quell’altro…”, l’amore è già finito. Quando iniziamo a usare i bilancini, è finita. Quando iniziamo a misurare ciò che noi facciamo per gli altri, è finita, perché l’amore è per antonomasia senza misura, non ha misura. La misura dell’amore, diceva quel tale, è l’amore stesso, quindi è senza misura. Infatti lo vediamo nell’Eucarestia. Se voi ci pensate, se ci ragioniamo uno dice: “Ma Gesù, cos’hai fatto?” Noi dovremmo tornare indietro nel tempo, all’Ultima Cena, andare da Gesù e dirgli: “Gesù, non farlo!”. Perché noi ti abbandoniamo nei Tabernacoli, ti lasciamo chiuso in zone brutte, sporche, ti mettiamo in un angolo dove non ti vede nessuno, che per cercarti ci vogliono i Turtle Ninja, per cercare Gesù nella chiesa devi assoldare i Turtle Ninja.

È difficile! Ve l’ho detto che una volta in una chiesa mi sono arreso e ho chiesto dove fosse: “Dov’è Gesù?”. Sono dovuto andare dal Sagrestano: “Scusi, sono un Sacerdote, mi vergogno a dirlo ma non trovo Gesù”.

“Come non trova Gesù?”

“L’ho girata per il lungo e per il largo questa chiesa, ma dove l’avete messo Gesù?”

“Ah ma lei intende dire l’Eucarestia!”

“Eh sì, di cosa stiamo parlando? Non è che sto parlando dell’ectoplasma. Sì, di quello sto parlando, sono in una chiesa!”

Siamo ancora nella fase in cui dobbiamo abbinare i nomi alle cose… è importante assimilare l’idea con la cosa, perché se faccio un errore qui, è un problema, se confondo una piastrella con una bistecca è un problema, è fondamentale nella fase prenatale e post natale. 

Alla fine me l’hanno fatto vedere. Era impossibile umanamente trovarlo. 

“No, Gesù, non farlo!” Non farlo perché dopo noi arriviamo anche a dire che tutto va bene, “perché io ho bisogno di Te”. Va bene qualunque cosa purché io possa soddisfare i miei bisogni. Riesco a trasformare il Corpo dato e il Sangue sparso di Gesù in un bisogno egoistico tale per cui il mio bisogno conta di più di Gesù. È più importante quello di cui io dico di aver bisogno che Gesù stesso.

Spero che riusciate a vedere questo livello, è un po’ profondo ma è importante. 

Gesù sicuramente mi avrebbe detto: “Tranquillo, Padre Giorgio, lo so, ma io scelgo di fare così”.

“Perché?”

“Scelgo di fare così perché dentro a tutto quello che tu stai elencando e a molto altro che tu neanche sai, ci sono e ci saranno comunque delle persone, delle anime che sapranno amarmi nel modo corretto, e questo basta.”

Perché chi ama non cerca i numeri, chi ama, se in 2.000 anni, in 3.000 anni, vede una sola persona che corrisponderà a questo amore, questo vale 2.000 anni di tormenti, di ingratitudini, di oltraggi, di abbandono, di solitudine e di tutto quello che volete mettere insieme. Perché è così per chi arriva a dare il proprio corpo e il proprio sangue fino a svenarsi, fino a morire, per chi arriva a dare il proprio cuore, il “miocardio”. Quello è il tessuto quando c’è il miracolo Eucaristico, trovano quel tessuto nell’Eucarestia diventata carne. Non è che Gesù ti dia la sua carne generica, ti dà il “miocardio”, la parte più interna del cuore, non ti dà neanche il cuore, ma la parte più interna. Andate a vedere cos’è l’infarto del miocardio così capite.

Di fronte a chi mi dà questo, quando io devo pensare all’amore e guardo me, dico: “Bene, vado a casa”.

Non so se noi ci alleniamo quotidianamente a pensare che devo dare la mia carne e il mio sangue, non in senso materiale ovviamente, ma nel senso che se amo do tutto, non posso amare e dare porzioni, non posso amare e tenermi qualcosa per me, perché questo non è amore, queste sono ciliegie. Noi siamo chiamati lì.

Vedete che c’erano veramente tante cose da dire e io ne volevo dire almeno quattro o cinque e ne ho detta una, forse mezza, pazienza. Sono già passati 24 minuti, e mi sono fermato solo sulla parola amore, e avrei da parlare ancora per due ore. La Parola di Dio è sempre così, è talmente ricca, solo a vedere le righe che vengono dopo questo testo ti scaldano il cuore in un modo incredibile, ti accendono nella mente una luce, una voglia di essere, di trasformarti, di conformarti, di appartenenza a Gesù, di imparare ad amare veramente gli altri, di saperti dare agli altri… mi fermo se no faccio un’altra omelia e altri 25 minuti.

Vi auguro di cuore di lasciarvi innamorare dell’amore e di uscire da voi stessi, di abbandonare quel bozzolo vecchio e stantio nel quale costantemente ci rifugiamo e finalmente di spiegare le nostre belle ali colorate e di volare, volare, volare senza fermarci mai, volare dentro questo orizzonte bellissimo che è l’amore di Dio e imparare da lì, dal Crocifisso e dall’Eucarestia, cosa vuol dire amare. 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

PRIMA LETTURA (1 Gv 3,22 – 4,6)

Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.
Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.