“Ci sia un re su di noi…”

“Ci sia un re su di noi…”

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 14 gennaio 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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“Ci sia un re su di noi…”

Eccoci giunti a venerdì 14 gennaio 2022. 

Abbiamo ascoltato la prima lettura della Santa Messa di oggi tratta dal Primo Libro di Samuele capitolo VIII, versetti 4 e seguenti. 

C’è un po’ di imbarazzo a leggere questa pagina della Scrittura, sapete, quel senso di spaesamento che ogni tanto può cogliere, perché uno dice: “Ma gli uomini possono essere tanto stupidi?” Noi uomini possibile che siamo capaci di arrivare a tale grado di stupidità e di stoltezza? Capaci di arrivare a negare l’evidenza, la logica e l’ovvietà? Sì, la risposta è sì. E quindi uno si chiede: “Ma, perché? A motivo di cosa? Che cosa regge una tale assurdità? Cosa la genera?” La genera questo: 

“Saremo anche noi come tutti i popoli, cioè il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie”

Noi vogliamo certezze, noi vogliamo evidenze, noi vogliamo sicurezze e, in nome di tutto questo, siamo disposti, da che mondo è mondo, a diventare schiavi, a perdere tutto, a vederci portare via tutto. Siamo disposti a qualunque più bassa forma di schiavitù. Siamo disposti a essere rapinati, l’importante è essere come tutti gli altri, cioè l’importante è avere certezze, sicurezze ed evidenze. L’importante è quello. E la prima forma concreta che nella storia dell’umanità ha realizzato questa assoluta follia è il peccato di Adamo ed Eva. Noi, dall’inizio, rigettiamo Dio come Dio, Dio come Re, Dio come Padre. Ricordate Giovanni capitolo 8, quel discorso che Gesù fece quando disse: “Voi ascoltate, voi servite, voi amate… il padre vostro, fate le sue opere”, e poi gli dice: “Vostro Padre è diavolo”, che è esattamente il contraltare del Padre di Gesù, di Dio Padre, il quale rende liberi e il demonio rende schiavi. Ma a noi va bene, a noi va benissimo, l’importante è che ci dia cose certe, cose concrete, cose sicure, che ci dia quello che dà a tutti, poi va bene qualunque cosa, accettiamo qualunque cosa, l’importante è avere sicurezze.

“Ti porterà via tutto”. Samuele è preoccupatissimo, a differenza di Dio che gli dice: “No lascia, lascia”. Vedete che Dio non si mette mai a polemizzare, a dire: “No, ma dai, ma cosa fai, aspetta, parliamo. No ma guarda che adesso ti spiego”. No, no, come vedete in questa bellissima pagina della Scrittura. Dio fa sempre così, appena noi facciamo un passo indietro, Dio ne fa cento indietro, non c’è neanche bisogno che diciamo a Dio: “No ma guarda che…”. Già solo il pensarlo, Lui è  già sparito. 

Verrebbe da chiedere: ma, scusami, fino adesso, chi è che vi ha condotto fuori dall’Egitto? Chi è che vi ha assistito per quarant’anni nel deserto? Chi vi ha dato la manna? Chi vi ha dato l’acqua della roccia? Chi vi ha dato le quaglie? Chi vi ha dato la Terra Promessa? Chi ha fatto quella bellissima teofania sul monte Sinai? Ma chi ha compiuto tutto questo? Dio, mica un re! E dopo aver vissuto tutto questo, voi dite: 

“Vogliamo un re”. 

Vogliamo un gigione come noi, con una corona in testa che si metta dire: “A me piace verde, a mi piace gialla, tutti in ginocchio perché arrivo io. Esco a cavallo con voi a combattere. Sì, ma voi avanti e io dietro, voi prima e io dopo.” Un re che ti porta via tutto, che ti sequestra tutto, che ha il diritto di vita e di morte su di te, sulla tua famiglia e sui figli, su tutto. Sì, va bene così.

«Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro»

Non vogliono più Me come re? Benissimo, si prendano i loro meravigliosi re!. E infatti, se andiamo a vedere questi re, si salvi chi può! E il Signore se ne va. Volete essere liberi da Me? Benissimo, avanti!

E così facciamo noi oggi. Noi vogliamo evidenze, noi vogliamo cose certe, noi vogliamo poter fare la vita che fanno tutti. Del resto, perché mai dovremmo essere diversi? Perché mai dobbiamo distinguerci? Perché avere problemi? Se tutti vanno nel fosso, andiamoci anche noi, perché no? Se tutti accettano di farsi schiavi, facciamolo anche noi, perché dobbiamo fare i diversi? Troviamoci anche delle belle ragioni un po’ teologiche, un po’ spirituali, l’importante è essere come tutti, e questo ci dà sicurezza, questo ci fa sentire al riparo, perché saliamo tutti sullo stesso barcone bucato. Almeno moriamo insieme a tutti. 

Ma volete mettere questa certezza paragonata all’insicurezza di questo Dio che non riesci a toccare, che non puoi prevedere mai, questo Dio un po’ stravagante che ti dice: “Batti il bastone sulla roccia e verrà fuori acqua?” 

“Ti prego! Ma non si può vivere così, ma dammi il mio secchio, ma dammi sto pozzo, ma fammi vedere questo benedetto seme da cui tirar fuori un po’ di farina, e dammi questo miele! Dammi queste api che io tutti i giorni vedo, mi tocco e mi pungo! No, tutti giorni devo uscire a prendermi la manna e ogni giorno devo fare il mio atto di fede. Non posso venire per due giorni? No ogni giorno devo fare l’atto di fede. E se domani non c’è?”

La fede, devi vivere di fede, ogni giorno! 

“Ma io non voglio ogni giorno vivere così! Io voglio mettermi via i miei 3 kg di pane, farmi le mie 50 focacce e quando vado a letto le notte dico: «Anima mia, stai nella pace! Guarda lì, domani mattina, hai 49 focacce da mangiarti, hai 3 kg di uva passa, e poi hai il latte acido da bere, e poi là c’è la mucca, di là c’è la capra! Che bellezza! Finalmente anch’io ho un po’ di pace, perché sono sicuro. Ho i miei greggi, un po’ di coltivazione, il mio pozzo.» Cosa vuoi di più dalla vita? Non puoi star lì ogni giorno e la manna, e la quaglia, e la roccia, e l’acqua che esce dalla roccia, ma oh! Ma come si fa a vivere così? Ma no! Io ho bisogno di cose sicure, di cose evidenti, di cose che posso andare lì e toccarle!”

 Ma questo ha un prezzo altissimo. Vuol dire perdere la libertà. 

“E, vabbè, fa niente! La libertà è un dettaglio! La posso dare io volentieri la libertà, però tu mi dai la sicurezza. Io ti dò la mia libertà e tu mi dai la sicurezza.”

Solo che, vedete, chi ti porta via libertà non è mai sazio, perché non è che c’è la libertà monoblocco che uno si prende tutta libertà e te la porta via. No, è sempre un po’ di più. Oggi sarà libertà di comprare, di vendere, e domani sarà libertà di muoverti, poi ci sarà la libertà di avere una tenda, una casa, e piano piano, un pezzo dopo l’altro, queste libertà andranno sempre più a sgretolarsi.  

È interessante vedere come noi siamo abili a giustificare i nostri compromessi, abilissimi! Prima facciamo tutti i proclami, prima facciamo i moralisti: “No questa cosa assolutamente no, no, assolutamente! No, io no, poi non si può, no è contro Dio, no no”.  Poi quando vediamo che rischiamo di perdere tanto, non è che sia proprio “No, no.” e alla fine diciamo: “Vabbè! Io non volevo, io non vorrei mai, però, sai com’è… alla fine”. E quindi…

Ma se lo facciamo su un aspetto, io mi sento autorizzato a farlo su tutto. È una questione di logica. A questo punto uno dice: “Se  è possibile scendere a compromesso, scenderemo a compromesso su tutto, non solo su quello che fa comodo a te, non solo su quello. Lo facciamo su tutto.”

“Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”

E infatti qui è il re che hanno voluto eleggere, per noi è l’accettare sempre di più un dominio che è puramente e totalmente umano e che non ha niente di divino, che non viene da Dio. Un dominio mondano che non ha niente di divino. Aver accettato, accettare o ciò che accetteremo, ciò che è irrazionale, illogico, ingiusto, ciò che la nostra testa ci dice e ci diceva essere sbagliato.

“Griderete… ma il Signore non vi ascolterà”

È così. E noi diciamo: “Ma allora Dio è cattivo”. No, sei tu che hai fatto le tue scelte, è diverso, e Dio rispetta le scelte dell’uomo a differenza nostra. Tu hai scelto questa cosa, bene, adesso ti assumi tutte le tue responsabilità. 

“Ah, ma io non credevo… ma io non sapevo… ma io speravo… ma io non volevo”.  Guarda, vallo a dire ai sette figli Maccabei, vai a spiegarlo alla mamma dei sette figli Maccabei, parlane con loro, parlane con Santa Lucia, con Santa Agnese, con Sant’Agata, con Santa Maria Goretti, parlane con tutti i martiri del Cielo. Vai a dirlo a loro che tu non potevi, non sapevi, non volevi, e vediamo un p’’ cosa ti rispondono. 

 Noi vogliamo le nostre sicurezze affettive, noi vogliamo sentirci dire: “Ma che bravo che sei! Ma come sei intelligente, ma come sei bravo, ma come riesci bene!”. Noi viviamo di tutte queste apparenze, tutti questi perbenismi da cortigiani e poi dentro nascondiamo cuori pieni di ogni putridume. Perché? Perché ci va bene l’apparenza. 

Qualcuno mi ha detto: “Padre, con tutti i libri che ci consiglia di leggere mi sono fatto una biblioteca!” Avete ragione, forse ve ne ho consigliati un pò troppi, piuttosto che rimbambire davanti alla televisione, tutto sommato è meglio, avere una bella biblioteca. Poi ci fa bene avere un Sacerdote ci consiglia dei buoni libri.  Cosa vi devo consigliare, la pizza? 

Adesso, invece di consigliarvi un libro, vi consiglio una trilogia di film. Anche su questa ci sarebbe da dire il mondo perché è una trilogia bellissima, veramente bellissima, un pò densa però veramente bella. Vi consiglio di vederla con calma, non tutti i tre film in un colpo perché sennò morite. Questa trilogia si intitola “The Hunger Games”. Guardate bene Capitol City. 

“No, ma non succederà mai” e una voce ti guarda e ti risponde: “Guarda che sei già a Capitol City, non porti le parrucche, ma per il resto ci sei già dentro.”

“No, ma gli Hunger Games non succederanno mai”

“Ma li stai già facendo. Non ti rendi conto che sei già dentro gli Hunger Games? Non ti rendi conto che tu sei il tributo? Non lo vedi? Guarda, non vedi quanti tributi ci sono? Lì almeno erano una manciata.” 

Qualche volte dovremmo avere il coraggio di fermarci e dirci: “Ma io cosa sto facendo? Per chi lo sto facendo? Per cosa lo sto facendo? Ma dove sta andando? Ma questa vita ha un senso? Forse questa vita avrebbe un senso se fosse fuori dagli Hunger Games, questa vita avrebbe un senso se decidessi di abbandonare Capitol City, di dire: “No, questo no! Non è umano, non è reale, questa è un’illusione, è una grande chimera, che siccome tutti ci crediamo allora la vogliamo far diventare reale, ma non c’è niente di reale in tutto questo, è tutta pura apparenza”.

Oggi è evidente che non vogliamo Gesù come nostro Re, questo è evidentissimo, l’abbiamo espiantato dalla nostra vita e dalla nostra vita sociale. Va bene tutto, vanno bene tutti, ma assolutamente non Gesù. Tanta grazia che c’è ancora un po’ il Natale, però diciamolo piano, diciamo sottovoce perché forse potrebbe essere discriminante e allora dobbiamo camminare in punta di piedi come le ballerine e dire: “Scusate, scusate, posso solo chiedere il permesso di poter dire Buon Natale?” Ma sì va bene così, ci mancherebbe, l’importante è avere le nostre sicurezze e le nostre certezze. Questo è fondamentale. Poter andare dalla parrucchiera, allo stadio e guardarmi le partite, mangiare, dormire. Cosa vuoi di più dalla vita?

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

PRIMA LETTURA (1 Sam 8, 4-7. 10-22)

In quei giorni, si radunarono tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuèle a Rama. Gli dissero: “Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli”.
Agli occhi di Samuèle la proposta dispiacque, perché avevano detto: “Dacci un re che sia nostro giudice”. Perciò Samuèle pregò il Signore. Il Signore disse a Samuèle: “Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro”.
Samuèle riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse: “Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”.
Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuèle e disse: “No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie”.
Samuèle ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuèle: “Ascoltali: lascia regnare un re su di loro”.