La misura dell’Amore

La misura dell’Amore

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 8 gennaio 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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La misura dell’Amore

Eccoci giunti a sabato 8 gennaio 2022. 

Abbiamo ascoltato la prima lettura della Santa Messa di oggi tratta dal capitolo IV, versetti 7-10, della Prima Lettera di San Giovanni apostolo.

Ritorna il tema che abbiamo sentito ieri:

“L’amore è da Dio”

E quindi siamo chiamati ad amarci.

“Chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio”

Chi conosce Dio, per le ragioni espresse ieri (ricordate: il Crocifisso e l’Eucarestia) non può che amare nel modo che il Crocifisso e l’Eucarestia ci insegnano. Non dando piccole cose, piccole manifestazioni, piccoli atti, ma vivendo proprio della natura stessa dell’amore, vivendo della sua sostanza. 

“In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di  lui.”

Come si manifesta l’Amore di Dio, del Padre? Nel dono di tutto. Dio Padre dona tutto, dona il Figlio. 

Un genitore, un padre che cos’ha di più prezioso a questo mondo? Qual è il bene più prezioso di questo mondo che ha? Qual è la realtà che ha, più bella, preziosa che ha un padre? È suo figlio. Non c’è niente di più prezioso per un genitore del proprio figlio. Così come non c’è nessun dolore più grande come quello di perdere il proprio figlio.

Ecco il ragionamento di ieri: Dio non ci dà le ciliegie, Dio ci dà tutto, ci ha dato Suo Figlio e questa è la manifestazione, l’espressione unica e assoluta dell’Amore. L’Amore dà tutto, se non dà tutto non è amore. Se questo è valso per il Padre che, dandoci il Suo Unigenito ci ha dato tutto e ha manifestato il Suo amore per noi in questa donazione, anche noi dobbiamo fare la stessa cosa, anche noi dobbiamo dare tutto. 

Perché Dio Padre ci ha dato tutto, ci ha dato Suo Figlio? Perché Dio Padre ha fatto questo dono incalcolabile, incommensurabile?

“Perché noi avessimo la vita per mezzo di  lui.”

Dio Padre concede a noi, come dono, Suo Figlio Unigenito, perché attraverso di Lui noi potessimo ritornare alla vita, cioè essere liberati dal peccato originale. Questo è l’amore, questo vuol dire amare. E noi, o ci mettiamo nell’ottica di seguire questo stile, questo modo, oppure nulla. Noi siamo troppo infatuati, troppo ingannati dalla confusione tra il sentimento e l’amore, ormai è un’opera costante che i mezzi di comunicazione, ad esempio, continuano a produrre. Il sentimento non è l’amore, è un’altra cosa. Il sentimento passa, oggi c’è, stasera non c’è più, è un fuoco di paglia, si accende, dura un po’ e poi si spegne, il sentimento non regge alle prove della vita, al freddo, al torrido, alla mancanza di acqua, alla durezza della notte artica, il sentimento non è capace di reggere questo, è un fuoco, ma non è IL fuoco, non è la brace che arde, quel fuoco che nessun ghiaccio, nessuna tempesta può indebolire. E noi, purtroppo, ci lasciamo molto ingannare, perché il sentimento fa subito effetto, è come un flash, perché è fatto di parole dolci, suadenti. Invece l’amore è fatto di verità e quindi sa ferire, sa provocare dolore, perché l’amore si fonda sulla verità, mentre il sentimento no. Non esiste un amore che non sia vero, così come non esiste una verità che non sia amorevole, che non vuol dire indolore, ma vissuta con amore.

Noi, che siamo sentimentaloidi, quando vediamo una persona che ama veramente, come la definiamo? Dura. Quando incontravano Padre Pio alcuni — non tutti ovviamente — i soliti sentimentaloidi che incontravano Padre Pio, che andavano là a cercare il fenomeno da baraccone e trovavano invece un uomo fatto di verità nella carità e viceversa, cosa dicevano di Padre Pio? “Padre Pio è durissimo! Severissimo! Padre Pio è capace di mandare a casa senza assoluzione un pullman intero di trenta persone”. L’ha fatto, nessuno di loro era pronto per essere assolto e li ha mandati a casa tutti senza assoluzione, tranne uno. E solo Dio sa quanto Padre Pio amasse le persone, quanto Padre Pio ha fatto di bene per tutta l’Italia, ci sono pagine incredibili sull’atto di offerta di Padre Pio. 

Amare vuol dire essere veri, amare vuol dire non fare sconti alla Verità. Chi ama, vive di Verità. Noi non siamo pronti per questo, non siamo capaci. Noi abbiamo bisogno di essere accarezzati, di essere coccolati, adorati, cercati, vezzeggiati. Peccato che tutte queste cose non sono vere, ma a noi vanno bene lo stesso. Tutte queste smancerie, tutta questa sorta di false galanterie… ma è vero, o no? Lo pensi davvero, o no?

“No, ma guarda… no ma vedrai non hai un problema serio.”

“Veramente mi hanno trovato il cancro al cervello… vedi un po’ tu…”

“No, ma vedrai che starai meglio.”

“Ma stai scherzando? Ma di cosa stiamo parlando? Ho un cancro al cervello al quarto stadio, ma cosa vuol dire che starò meglio? Ma se mi hanno dato 6 mesi di vita?”

Noi siamo fatti così, perché crediamo che mentirci voglia dire fare il bene. Noi non crediamo veramente che la Verità ci farà liberi, non ci crediamo e non lo vogliamo, preferiamo vivere di menzogne, perché la menzogna non ti scalfisce, alla menzogna puoi anche non dare retta. Ma che vita è?

Dio non fa così. Lui che ama, Lui che è Amore, Lui che è l’Albero dell’Amore, il fuoco pulsante dell’amore, ci mostra cosa vuol dire amare.

“Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.”

Acciderboli! Ma qui scopriamo una cosa nuova! Ma cosa scrive San Giovanni? Attenzione, attenzione! Che paroloni usa San Giovanni in questa lettera? Parole che noi abbiamo praticamente rimosso dalla nostra religione, ho usato apposta questo termine.

“Vittima di espiazione per i nostri peccati.”

Voi ditemi quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare di “vittima di espiazione dei peccati”.

 “Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.”

Qua ci sarebbe da dire il mondo su questa frase. Non è che l’ha semplicemente mandato. E San Giovanni, onde evitare che noi facessimo i furbini o i finti tonti, prima dice:

“Perché noi avessimo la vita per mezzo di  lui.”

“Ah sì certo, la vita umana!” No! Non è questa vita a cui lui fa riferimento, ma alla vita soprannaturale, alla vita di grazia, perché Lui l’ha mandato non per stare qui 33 anni a fare un po’ di bene, non l’ha mandato per fare i miracoli, ma neanche per predicare, infatti tutto questo l’ha fatto solo per tre anni. L’ha mandato per essere vittima di espiazione dei nostri peccati, cioè la Sua morte in Croce, questa è la ragione, questo è l’atto d’amore supremo del Padre, che in Gesù si realizza. Ed ecco che il cerchio si chiude. Quello che ieri abbiamo aperto (Crocifisso ed Eucarestia), oggi lo chiudiamo. Quando siamo fedeli al Vangelo, alla Parola di Dio, la Parola di Dio è sempre un cerchio che si chiude, è sempre assolutamente logica, sempre, non fa una grinza, i conti tornano sempre.

Se lasciamo alla Parola di Dio di essere di Dio e di dire quello che vuole dire e la seguiamo, alla fine i conti tornano sempre, non ci dobbiamo arrampicare sugli specchi. Il ragionamento fatto ieri, prendete la meditazione di ieri e prendete la meditazione di oggi, prendete un bambino di prima elementare, gliele leggete e lui capisce tranquillamente, perché è logica, è un cerchio che si chiude e tutti noi siamo capaci di vedere la bellezza di un cerchio. 

Capite l’importanza di vivere una vita lontana dal peccato? Capite la gravità del peccato che è costata la morte in Croce del Figlio di Dio, del Suo Unigenito, è costata l’Atto d’Amore supremo del Padre? Gesù si è fatto ammazzare a causa dei nostri peccati, i nostri peccati hanno ammazzato Gesù. 

Vittima di espiazione.

Chi è una vittima? Quando noi diciamo che quella persona è una vittima? Quando subisce un’ingiustizia. Infatti la morte di Gesù è l’atto supremo di ingiustizia, l’atto più grande di ingiustizia che ci potesse mai essere nella storia dell’umanità, perché è l’atto di un Dio. 

Vedete che il cerchio si chiude, ieri abbiamo preso Gesù e l’abbiamo scorporato per un secondo, abbiamo scorporato la natura Umana dalla natura Divina e ci siamo concentrati sulla natura Umana. Oggi il cerchio si chiude, riprendiamo Gesù e scorporiamo questa volta la natura Divina e consideriamo quella perché, adesso che abbiamo detto questa cosa sulla natura Divina, appena lasciamo il tasto, le due nature si riuniscono immediatamente ed ecco che il cerchio si chiude. Quindi Gesù è questo atto supremo di Amore, unico nel suo caso perché è Dio — ecco la natura Divina — che nel Suo Amore infinito si vede respinto, rinnegato, tradito, ucciso — ecco perché è vittima — nel modo più disumano possibile. Tutto questo odio infernale che l’uomo ha fatto suo si va a scaricare su Gesù e se ieri lo abbiamo visto in particolare nella sua umanità, oggi lo vediamo nella prospettiva della sua Divinità e vediamo quanto è ingiusto questo atto di odio che uccide l’uomo, ma non Dio, non la natura Divina, perché Dio non può essere ucciso. Si scatena su Gesù e Gesù muore veramente in quanto uomo, ovviamente non in quanto Dio. Ecco perché vittima, ecco perché espiazione, perché solo un Amore Infinito che si offre vittima di questo odio poteva essere capace di sanare, di colmare quel debito infinito che è stato il peccato originale, al quale noi non pensiamo praticamente mai e che invece è la radice di ogni male. Il peccato originale non è il problema di una mela mangiata, è il problema di una libertà che ha scelto ciò che non era amore, cioè il dubbio, ha preferito dubitare di colui che gli ha dato la vita, ha preferito ascoltare chi non c’entrava niente con sé e non gli ha dato niente, se non la morte. Questi siamo noi, ieri come oggi.

Gesù morendo espia quel debito, quella colpa, quel peccato originale per i nostri peccati. Oggi noi possiamo dire: “Io ti assolvo nel nome del Padre…” L’assoluzione trova la sua ragion d’essere solamente nella Santissima Trinità, che è quello che abbiamo detto in questi due giorni. 

Spero che sia stata chiara questa mini catechesi di due giorni, questa mini meditazione sull’amore. Spero che ognuno di noi sappia trarne tutte le conseguenze pratiche e quando dico pratiche faccio riferimento ad andare a comprare latte, uova e pane. Pratiche vuol dire questo, vuol dire che da oggi, quando andrai a comprare latte, pane e uova, lì dovrà manifestarsi la concretezza della comprensione di ciò che è stato detto in questi due giorni, di ciò che è scritto in questa lettera di San Giovanni. Lì si vedrà se l’hai capito, da come comprerai il pane, il latte e le uova. Guardando lì uno dirà: “L’ha capito, perché oggi ha comprato il pane, il latte e le uova in modo diverso da ieri”.

Com’è possibile? Chi capisce questa cose vedrà come sarà possibile perché, o questa corrente passa da tutte le parti e arriva fino a lì, che è l’atto più ordinario e più normale, o non è, perché è dalle più piccole cose che si capisce cosa sta nel cuore dell’uomo: da un grazie detto o mancato, da una cortesia detta o mancata, dal modo con cui una persona prepara il pane per la tavola, la colazione, tre uova all’occhio di bue, l’uovo in camicia… è da lì che si capisce se quella corrente è arrivata fino a lì, se non è arrivata fino lì allora vuol dire che non ha raggiunto niente e allora bisogna ricominciare da capo. 

Nel Regno dei Cieli entrerà solo chi ha vissuto in questo modo, chi ha sperimentato la bellezza di essere un ciliegio, più piccolino. Non sarà il grande e maestoso ciliegio, non sarà il grande e maestoso Cuore di Cristo, sarà un piccolo ciliegio, un cuoricino piccolino, però sarà un cuoricino d’oro, che ha dato tutto e sarà in quel tutto che assomiglierà al grande Cuore, non nella grandezza, ma nella totalità, ha dato tutto, come tutto ha dato il Suo Maestro, ha fatto il massimo che poteva fare, allora è un ciliegio.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

PRIMA LETTURA (1Gv 4,7–10)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.