Per Gesù fino a dove voglio arrivare?

Per Gesù fino a dove voglio arrivare?

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 11 gennaio 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Per Gesù fino a dove voglio arrivare?

Eccoci giunti a martedì 11 gennaio 2022. Oggi ricordiamo Sant’Atanasio, Abate.

Abbiamo ascoltato il santo Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo I di San Marco, versetti 21-28. 

Sono stupiti del suo insegnamento, della sua autorità, di un insegnamento completamente diverso da quello degli scribi. Sono stupiti dalla Sua Parola che è un insegnamento nuovo sia per i contenuti, sia per il metodo, per tutto, appunto, perché ha autorità, autorevolezza, non è quel solito chiacchiericcio religioso, quell’aria fritta che gli scribi pronunciavano o dicevano. Gesù con quattro parole libera quest’uomo dal demonio.

“Un insegnamento nuovo, dato con autorità.”

Hanno le idee chiare.

“Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”

Hanno una fotografia della realtà assolutamente precisa, non si può dire che sia loro sfuggito qualcosa. 

E a questo punto mi permetto di fare una domanda: visto che quello che Gesù diceva e faceva era così chiaro — certo, qualcosa sarà rimasto un po’ indietro rispetto alla loro comprensione perché si sa che perdiamo i pezzi, ma nella sua grande maggioranza tutto era abbastanza evidente — il pane moltiplicato, la gente guarita, i lebbrosi mondati, lo storpio che cammina, l’insegnamento fatto con autorità, Gesù che cammina sulla acque… tutto abbastanza tangibile. Tutti lo vedono se uno aveva la lebbra e poi non ce l’ha più, se insegna con autorità tutti lo sentono, se caccia il demonio con quattro parole lo vediamo tutti e via di seguito, ma allora perché nessuno lo ha difeso quando è stato condannato a morte?

È questo che non torna. Non il fatto che l’abbiano condannato a morte. 

Si sa che gli uomini odiano ciò che invidiano, odiano vedere qualcuno che è migliore di loro, qualcuno che riesce meglio di loro, qualcuno che è più bravo di loro, qualcuno che è più santo, più onesto, più vero di loro, gli uomini lo odiano: “Quello che io non faccio per X ragioni, non lo deve fare nessuno. Quello a cui io non credo, non deve credere nessuno, viceversa quello che io faccio devono farlo tutti”. Per cui, se io per vent’anni non vado in Chiesa, non vado a Messa, non mi confesso, non credo in Dio, nessuno nella mia famiglia lo deve fare. Ma se io domani mi converto, tutta la mia famiglia si deve convertire e i miei figli come dei grilli devono saltare allo schiocco delle mie dita e anche loro diventare credenti. E se da domani dico cinque rosari al giorno, faccio tre digiuni alla settimana, faccio le penitenze e quant’altro, lo devono fare tutti, perché l’ho deciso io, perché lo faccio io. Questo, ovviamente, non ha niente a che fare con la fede, questo ha a che fare con i nostri problemi egoici, del nostro io, con i nostri problemi di protagonismo, di possessione dell’altro e della realtà, e via di seguito, ma non certamente con la fede.

Dove sono questi tutti? Tutta questa gente stupita, ammirata, guarita, educata, liberata, ma dove sono? Non c’è nessuno. Nessuno! Non ce n’è uno, neanche uno che gli portasse la Croce, hanno dovuto prendere uno che non voleva, una cosa ancora più umiliante. Avesse avuto — ovviamente no — un briciolo di santo orgoglio, Gesù avrebbe dovuto dire: “No, guarda, lascia stare, ci muoio qui sotto ma me la porto io, se mi devi aiutare così, lascia stare.” Il Cireneo neanche voleva…

“Almeno un pezzo di strada con la croce te lo faccio io mi hai guarito mio figlio, me l’hai risorto, mi hai tolto la lebbra, mi hai dato da mangiare, e non so quant’altro, sono sano, robusto e grosso, questa croce te la porto io fin sotto, poi sarà quel che sarà, ma almeno un pezzo. Sei lì che non stai in piedi, sei praticamente dissanguato, non hai più l’aspetto dell’essere umano, almeno un pezzo di strada… non è che rischio qualcosa, che il mio onore ne risente…”

Noi siamo pieni di amore per il Signore, per la Madonna, per i Santi ma poi alla fine tutto si gioca su una cosa sola: “Io che cosa ci rimetto e cosa ci guadagno?” La nostra vita religiosa è questo, parliamoci chiaro, funziona così, a meno che non abbiamo già fatto un cammino di santità importante, ma se no noi ci muoviamo su queste tre coordinate: cosa ci rimetto? Cosa ci guadagno? Fino a che punto devo arrivare per…? Queste sono le tre coordinate fondamentali della nostra vita religiosa, infatti noi siamo pieni di preghiera, rosari e quant’altro, e quando poi arriva il momento della verifica, noi cosa facciamo? “Eh no! Io posso arrivare fino a qui, perché oltre a qui ci perdo e poi come faccio?”

Altro che San Tommaso Moro!

Ci sono due figure, una è Suor Zdenka Schelingovà beatificata da Giovanni Paolo II insieme anche a un Sacerdote che si chiama Titus Zeman, che hanno subito la persecuzione in Cecoslovacchia da parte del comunismo e sono stati torturati. Mi sarebbe tanto piaciuto parlarvi di loro ma non ci riesco, ho letto qualcosa molto velocemente, quattro righe, poi ho dovuto chiudere, perché non sono riuscito a reggere una violenza, una crudeltà, una roba così feroce, così tremenda… forse più avanti. Sul sito del Vaticano c’è un breve riassunto, non sono scritte tutte le torture subite, la prima frase che mi è venuta sotto gli occhi adesso:

“In quell’era di paura generale, suor Zdenka affrontò la sofferenza piuttosto che tradire la propria coscienza e venire meno alla parola data a Cristo e alla sua Chiesa… Con grandissimo coraggio rese possibile la fuga di un Sacerdote cattolico detenuto che si trovava nell’ospedale di Stato”.

Era un ospedale per le conseguenze delle torture subite, non perché aveva l’appendicite.

“Durante gli interrogatori dovette subire vessazioni terrificanti” .

Che non sono andato a leggere.

“Fu condannata a dodici anni di carcere e dieci anni di perdita dei diritti civili per presunto tradimento, ma in realtà la sua condanna era la fede, l’odio verso la Chiesa. 

Picchiata quasi a morte disse: “Il perdono è la cosa più grande della vita”. Morì a trentotto anni.

Mi stupisce questa cosa: “piuttosto che tradire la propria coscienza”. La propria coscienza non si tradisce mai, neanche quando stai rischiando di morire, neanche quando ti stanno ammazzando di botte, altro che: “Adesso io come faccio…”

Poi, noi, un domani, dovremmo passare l’eternità con queste persone? È tutto questo che mi si pone come domanda! È praticamente assurdo, illogico che noi crediamo di poterci sentire in pace perché mettiamo insieme quattro scuse. I compagni, gli amici di Gesù, quelli che condividono l’Eternità con Gesù, con Dio Padre e lo Spirito Santo, sono persone così che a trentotto anni muoiono massacrati di botte. Queste sono le persone che ci sono in Paradiso! Non ci sono quelli del compromesso, dello sfumato, del grigio, del “ma sì vediamo”. Io leggo una storia del genere, neanche riesco a leggere cosa le hanno fatto, perdonatemi ma non ci riesco, e dopo noi stiamo qui a riflettere: “Padre che bella l’omelia sui Novissimi, che belle le cose di don Alberione…bello…” Tutto bellissimo, certo! Ma ci rendiamo conto che quando moriremo, prima ancora del giudizio di Dio, guarderemo e diremo: “Ma io, con quelle persone, che cosa c’entro?” Questo è il problema! “Io che frignavo per ogni cosa, io che vedevo problemi ovunque anche dove non c’erano, io che ero lì pieno di ansia perché le cose non andavano come volevo io, ma cos’è che vado a dire alla Beata Suor Zdenka che è stata massacrata di botte per anni e anni e anni, e alla fine muore a trentotto anni per tutte le botte subite?” E io so solo questo perché sto leggendo solo questo, non sono andato a leggere il testo di tutte le torture che le hanno fatto, ho letto tre righe del Sacerdote… sono cose talmente feroci, talmente bestiali… e poi leggi:

“La sofferenza piuttosto che tradire la propria coscienza e venire meno alla parola data a Cristo e alla sua Chiesa…”

Muore massacrata! Muore torturata!

Poi uno si trova i messaggi: “Padre, ma io la domenica posso andare a mangiare il gelato oppure secondo lei è contro il Terzo Comandamento?”. Ma voi lo sentite l’eco della follia? Perché magari sono solamente io che ho i miei problemi, non lo so. Ho davanti queste figure, ho davanti al Beata Suor Zdenka e uno dice: “Questo è un problema! Ma io come faccio che devo andare a prendere il pane? Ho bisogno del pane fresco! Come faccio ad andare a Messa che alla domenica vengono i miei ospiti e devo preparare da mangiare per loro?”

E poi io dovrei leggere Suor Zdenka?

Sta di fatto che qualcosa non torna, a me sembra più di qualcosa, però almeno qualcosa non torna. Dobbiamo uscire dal nostro bozzolo, dalla nostra zona franca e capire che non si può essere cristiani e andare in giro in carrozza.

E rispetto a questo Gesù che tanto bene ha fatto, che tanto ha detto, io cosa faccio? Perché finché stiamo nel bozzolo è facile per tutti dire: “Io credo”. È quando esci da quel bozzolo, è quando devi vivere dentro al tua vita reale la tua fede in Gesù e non nascosto come un coniglio sotto i tronchi degli alberi. È lì che si misura tutto. 

Sta di fatto che la storia la conosciamo tutti, Gesù va a morire solo e non c’è nessuno che lo difenda, che lo sostenga, che lo conforti… nessuno. Il massimo che sono capaci di fare è dormire placidamente. Noi dormiamo, l’importante è dormire, mangiare, bere e divertirci, l’importante sono le partite di calcio e i miei sport preferiti.

Chiediamo al Signore la grazia di non vivere una vita da illusi e soprattutto di non vivere una fede da illusi, perché la vera fede è quella di suor Zdenka, di don Titus e via di seguito. Lì sta la vera fede, quella è, ma è dura, perché quando vieni massacrato di botte fino a morire è dura e non si può sempre trovare una via di soluzione, alle volte non c’è una via di soluzione, un’uscita di sicurezza non c’è, purtroppo è così, e quindi uno deve avere la forza e il coraggio di andare incontro a quello che lo aspetta, perché questa vita sulla terra non è eterna, grazie al cielo.

Vi auguro, quindi, una santa giornata, chiediamo al Signore questa grazia di essere con Lui e per Lui, in Lui in ogni istante della nostra giornata e di non abbandonarLo mai.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

VANGELO (Mc 1, 21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”.
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.